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martedì 21 maggio 2024

USA - La Tassa sui miliardari, la Segretaria di Stato Usa respinge la proposta del Brasile al G20

Janet Yellen si è espressa contro la proposta di tassa globale, che secondo i sostenitori impedirebbe ai ricchi di spostare ricchezza verso paesi dove possono evitare di pagare la tassa

mercoledì 22 novembre 2023

Mondo - il G20, un vertice virtuale oggi: Putin tra i partecipanti, assenti Biden e Xi Jinping

Per Putin sarà la prima occasione di parlare davanti a capi di Stato e di governo occidentali, mentre l'opinione pubblica internazionale è distratta dalla guerra in Medio Oriente e sempre più stanca della guerra in Ucraina, sottolineano gli analisti

martedì 5 settembre 2023

mercoledì 16 novembre 2022

Indonesia - Bali, G20, Giorgia Meloni: "Mia figlia a Bali? Ho il diritto di fare la madre come ritengo"

Il presidente del Consiglio, con un post sui social, risponde a chi ha polemizzato sulla scelta di portare con sé la figlia Ginevra in occasione del suo viaggio di lavoro: "Non è materia che vi riguarda"

giovedì 10 novembre 2022

Russia - G20, Mosca conferma: “Putin non sarà a Bali”

Posso confermare che Sergei Lavrov guiderà la delegazione russa al G20. Il programma del presidente è ancora in fase di elaborazione, potrebbe partecipare virtualmente", ha detto Yulia Tomskaya dell'ambasciata russa. Il vertice è in programma fra il 14 e il 16 di questo mese. Sono 17 al momento i leader che hanno confermato la loro presenza

lunedì 1 novembre 2021

martedì 24 agosto 2021

Mondo - Afghanistan, quello che ogni nazione spera di ottenere dal summit del G7

I Paesi europei chiedono un rinvio della scadenza del 31 agosto per il ritiro definitivo delle truppe. Draghi preme per un G20 che coinvolga Cina e Russia nella trattativa con i Talebani

giovedì 8 luglio 2021

Italia - G20 a Venezia, il piano Usa per rilanciare l’economia globale. Ecco dove l’Italia ci può guadagnare

Il G20 finanziario si apre nel segno degli Stati Uniti. Joe Biden ripete che «l’America è tornata» e la Segretaria al Tesoro, Janet Yellen, presenterà a Venezia i piani e i numeri che indicano la spinta verso il cambio di passo. Ecco perché il summit di Venezia (9-10 luglio) dei ministri dell’economia dei paesi più ricchi del mondo, non è uno dei tanti. Nell’agenda ufficiale c’è la «global minimum tax», su cui è stato raggiunto un primo accordo, il «climate change», la crescita economica. Ma il governo di Washington incalzerà gli alleati e sfiderà gli «avversari» sulla base di un programma di spesa pubblica che ha pochi precedenti: investimenti pubblici per le infrastrutture, per la riconversione energetica, per la ricerca e l’innovazione. Inoltre Yellen porta il dossier della Casa Bianca sulla lotta alla corruzione internazionale, e per prima volta viene esplicitata una richiesta di collaborazione transatlantica.

giovedì 21 giugno 2012

Italia - Crisi dell'Europa, Savona: "L'Italia ha bisogno di un piano B per l'uscita dall'euro"

 
 
 L'economista Paolo Savona già ministro nel Governo Ciampi
 
 
 
di Michael Pontrelli
 
Mario Monti nel corso del G20 in Messico ha dichiarato che nei prossimi giorni saranno prese decisioni fondamentali per salvare l’Eurozona. I leader politici europei continuano però ad essere divisi sulle politiche da seguire per uscire dalla crisi. La Germania rimane ferma nella sua richiesta di rigore finanziario ai paesi dell’area mediterranea in difficoltà. L’intransigenza tedesca sta alimentando nel nostro Paese la nascita di un fronte molto critico nei confronti dell’Europa. Ieri sera l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affermato che “l’uscita dell’Italia dall’euro non sarebbe una bestemmia”. Dichiarazioni di questo tipo hanno un fondamento o sono solamente slogan populisti? Lo abbiamo chiesto a uno dei più autorevoli economisti italiani, Paolo Savona, cofondatore dell’università Luiss e ministro nel governo Ciampi negli anni ’90.
Professore, Berlusconi ipotizza l’uscita dall’euro. Cosa ne pensa? E’ una strada realmente percorribile?
“Purtroppo l’Europa sta funzionando male. I meccanismi esistenti avvantaggiano alcuni paesi, Germania in testa, e penalizzano altri tra cui l’Italia. Io non penso che dobbiamo uscire dall’euro, penso però che se non si correggono i difetti dell’Eurozona allora dobbiamo essere pronti ad abbandonare la moneta unica perché se non lo facessimo l’Italia andrebbe incontro ad un degrado progressivo dell’economia analogo a quello della Grecia. Per il nostro bene dobbiamo perciò essere pronti ad avere un piano B che preveda, appunto, l’uscita dell’euro, basato su nuove alleanze internazionali e su una nuova politica di gestione del debito pubblico”.

In realtà in Europa esiste un largo consenso politico sulla necessità di cambiare i meccanismi esistenti per ridurre il rigore di bilancio e rilanciare la crescita. L’unica che ostinatamente continua ad opporsi a qualsiasi riforma è la Germania. Perché i partner europei non riescono a far cambiare idea alla Merkel?
“Il cancelliere tedesco fa leva sul fatto che esistono degli accordi sul rigore fiscale sottoscritti dagli altri capi di governo. Mi riferisco per esempio al Fiscal compact che non è stato ancora ratificato dai Parlamenti ma è stato firmato dai leader europei compreso il nostro presidente del Consiglio, Mario Monti. Il problema vero però non è cambiare la Merkel ma cambiare i tedeschi e questo è un compito molto più arduo. In Germania l’opinione pubblica non è disposta a pagare i debiti dei partner europei indebitati perché considera il proprio paese più virtuoso degli altri. E questa è una valutazione culturale che la Germania ha da secoli. Se volessimo usare un termine forte potremmo parlare di superiorità della razza”.

Mi sembra di capire che lei non è molto ottimista sul futuro dell’Europa.

“Non ho molta fiducia nella possibilità di cambiare i tedeschi ma penso però che l’Europa abbia comunque un grande potere autonomo che può ancora salvare l’euro. Questa forza è la Bce. La Banca centrale in qualsiasi momento e indipendentemente dagli organi politici può decidere di fornire all’economia tutta la liquidità necessaria per salvare l’euro”.

Diversi economisti affermano però che l’Italia ha ancora molti compiti da fare a casa prima di contare solo ed esclusivamente sull’aiuto della Bce o della Germania. Uno di questi è la vendita dell’immenso patrimonio pubblico che il governo ha appena avviato. Come valuta questa operazione?
“Da sempre sostengo la necessità di cedere almeno 400 miliardi euro di patrimonio pubblico per abbattere il rapporto debito pubblico-pil sotto quota 100 e portarlo al livello degli altri principali partner europei. Purtroppo però l’annuncio dell’operazione è stato fatto malissimo. Rischiamo di sprecare uno strumento da cui possiamo effettivamente ricavare tanto. E’ fondamentale fare una operazione che convinca il mercato. Aggiungo inoltre che questa operazione è necessaria per non uscire dall’euro ma anche per affrontare una eventuale uscita dalla moneta unica”.
Il governo sta procedendo anche con la tanto attesa spending review. Come valuta gli obiettivi di risparmio posti dall’esecutivo?
“Sono modestissimi. Anche in questo caso sostengo da tempo la necessità di tagliare tutte le spese pubbliche del 3%, escluso le spese sugli interessi passivi sulle quali abbiamo dei precisi obblighi contrattuali nei confronti dei creditori. La spending review che si sta facendo non raggiunge neanche l’1% della spesa complessiva. E’ un solletico sotto l’ombelico”.

Torniamo un attimo alle relazioni in ambito europeo da cui, molto probabilmente, dipenderà il futuro dell’euro e dell’Italia. Mario Monti su questo fronte è stato incisivo fino ad ora?
“Monti ha ristabilito il rapporto con i partner europei che per una serie di motivi Berlusconi aveva perso. Però non credo si possa dire che sia stato incisivo perché fino ad ora abbiamo avuto solamente maggiori vincoli e nessuna opportunità. Ha firmato accordi, come il Fiscal compact, che peggiorano la situazione ma che non danno nessun vantaggio”.

Sul piano interno, come valuta la politica economica del premier?
“Le rispondo come ho sempre ripetuto a Ciampi quando facevo parte del suo esecutivo: i governi tecnici per la democrazia sono una iattura. Se hanno successo la gente non crede più nella democrazia ma purtroppo la stessa regola vale anche nel caso in cui non abbiamo successo. Credo che questo sia lo spirito dei cittadini italiani nei confronti del governo in questi giorni”.

Come legge il fenomeno Grillo che ormai, secondo i sondaggi, è il secondo partito italiano?

“Grillo non sta crescendo perché ha un programma che raccoglie il consenso dell’elettorato. Sta crescendo perché sta raccogliendo il dissenso dei cittadini verso i partiti politici esistenti e questo non è il modo di costruire il futuro del Paese”.
 
20 giugno 2012