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giovedì 13 ottobre 2022

Italia - Roma, Senato della Repubblica Italiana: La Russa assume presidenza al Senato e regala un mazzo di rose bianche per Liliana Segre

Ignazio La Russa ha assunto la presidenza del Senato salendo sul più alto scranno di Palazzo Madama. L'esponente di FdI ha portato un mazzo di rose bianche per Liliana Segre. Applausi dai banchi del centrodestra, Forza Italia compresa. Applausi più tiepidi anche dai banchi dell'opposizione. 

giovedì 27 gennaio 2022

Italia - Shoah, la Giornata della Memoria 27 gennaio 2022. Un estratto dal libro "Fino a quando la mia stella brillerà" di Liliana Segre.

“Ad Auschwitz superai la selezione per tre volte. Quando ci chiamavano sapevamo che era per decidere se eravamo ancora utili e potevamo andare avanti, o se eravamo vecchi pezzi irrecuperabili. Da buttare.
 
Era un momento terribile. Bastava un cenno ed eri salvo, un altro ti condannava. Dovevamo metterci in fila, nude, passare davanti a due SS e a un medico nazista. Ci aprivano la bocca, ci esaminavano in ogni angolo del corpo per vedere se potevamo ancora lavorare. Chi era troppo stanca o troppo magra, o ferita, veniva eliminata. 
 
Bastavano pochi secondi agli aguzzini per capire se era meglio farci morire o farci vivere. Io vedevo le altre, orrendi scheletri impauriti, e sapevo di essere come loro. Gli ufficiali e i medici erano sempre eleganti, impeccabili e tirati a lucido, in pace con la loro coscienza. Era sufficiente un cenno del capo degli aguzzini, che voleva dire “avanti”, ed eri salva. Io pensavo solo a questo quando ero lì, a quel cenno. 
 
Ero felice quando arrivava, perché avevo tredici anni, poi quattordici. Volevo vivere. Ricordo la prima selezione. Dopo avermi analizzata il medico notò una cicatrice. «Forse mi manderà a morte per questa…» pensai e mi venne il panico. Lui mi chiese di dove fossi e io con un filo di voce ma, cercando di restare calma, risposi che ero italiana. Trattenevo il respiro. 
 
Dopo aver riso, insieme agli altri, del medico italiano che mi aveva fatto quella orrenda cicatrice, il dottore nazista mi fece cenno di andare avanti. Significava che avevo passato la selezione! Ero viva, viva, viva! Ero così felice di poter tornare nel campo che tutto mi sembrava più facile. Poi vidi Janine. Era una ragazza francese, erano mesi che lavoravamo una accanto all’altra nella fabbrica di munizioni. Janine era addetta alla macchina che tagliava l’acciaio. 
 
Qualche giorno prima quella maledetta macchina le aveva tranciato le prime falangi di due dita. Lei andò davanti agli aguzzini, nuda, cercando di nascondere la sua mutilazione. Ma quelli le videro subito le dita ferite e presero il suo numero tatuato sul corpo nudo. Voleva dire che la mandavano a morire. Janine non sarebbe tornata nel campo. 
 
Janine non era un’estranea per me, la vedevo tutti i giorni, avevamo scambiato qualche frase, ci sorridevamo per salutarci. Eppure non le dissi niente. Non mi voltai quando la portarono via. Non le dissi addio. Avevo paura di uscire dall’invisibilità nella quale mi nascondevo, feci finta di niente e ricominciai a mettere una gamba dietro l’altra e camminare, pur di vivere. Racconto sempre la storia di Janine. È un rimorso che mi porto dentro. 
 
Il rimorso di non aver avuto il coraggio di dirle addio. Di farle sentire, in quel momento che Janine stava andando a morire, che la sua vita era importante per me. Che noi non eravamo come gli aguzzini ma ci sentivamo, ancora e nonostante tutto, capaci di amare. Invece non lo feci. Il rimorso non mi diede pace per tanto, tanto tempo. 
 
Sapevo che nel momento in cui non avevo avuto il coraggio di dire addio a Janine, avevano vinto loro, i nostri aguzzini, perché ci avevano privati della nostra umanità e della pietà verso un altro essere umano. Era questa la loro vittoria, era questo il loro obiettivo: annientare la nostra umanità.”
 
Tratto da "Fino a quando la mia stella brillerà", di Liliana Segre.
 
 

sabato 20 novembre 2021

Italia - Fabio Meroni, il leghista no vax e la frase choc su Liliana Segre: «Mancava lei, 75190». Poi le scuse: ho sbagliato

Fabio Meroni, consigliere provinciale della Lega, è stato due volte sindaco di Lissone e parlamentare del Carroccio. Su Facebook l’attacco alla senatrice, deportata a 13 anni ad Auschwitz (75190 era il suo numero). Lui prima si difende e poi si scusa: ho sbagliato, spero di avere l’onore di conoscerla. Cecchetti, coordinatore lombardo del Carroccio: subito provvedimenti

domenica 17 ottobre 2021

Italia - Liliana Segre insultata dal palco di Bologna da un "antifascista": imbarazzo per Pd e sinistra

E alla fine, dal palco di una manifestazione contro il Green pass, sono arrivati pure gli insulti a Liliana Segre. Ad attaccare la senatrice a vita, a Bologna, è stato Gian Marco Capitani, del movimento "Primum non nocere". È «una donna vergognosa», ha urlato Capitani al microfono, «che ha un seggio che non dovrebbe avere». E infine: «La Segre dovrebbe sparire». Ovviamente alla senatrice è arrivata subito la solidarietà di sinistra e destra. 

sabato 25 settembre 2021

Italia - Roma, l'alta l'onorificenza dalla Germania alla senatrice Liliana Segre che sorpresa, dice: " Colpita nel profondo ".

L'importante riconoscimento, dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania, consegnato all'interessata dall'ambasciatore tedesco Viktor Elbing a Roma nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica...

 


 

Da www.ilSecoloxix.it del 25 settembre 2021

mercoledì 10 febbraio 2021

Italia - Un esule istriano senatore a vita

Nominare senatore a vita un esule istriano. Un testimone delle foibe, così come è stato fatto per Liliana Segre e la Shoah