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giovedì 5 gennaio 2023

Vaticano - Papa Ratzinger, piazza San Pietro piena per i funerali di Benedetto XVI. FOTO

Circa mezz’ora prima dell’inizio della cerimonia la bara è stata portata in piazza, accolta da un lungo applauso. Circa 50mila i fedeli presenti. Papa Francesco nell'omelia: "Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell'udire definitivamente e per sempre la sua voce". Nella prima fila dei posti riservati alle autorità anche il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

sabato 31 dicembre 2022

Vaticano - Papa Ratzinger morto, dal camauro alla mozzetta di ermellino: tutti gli abiti e i paramenti di Benedetto XVI (rimandati in soffitta da Bergoglio)

Tra i cimeli rispolverati da Benedetto XVI nell’ottobre 2012 c'è stato il fanone. Esso è formato da due mozzette sovrapposte l’una all’altra con quella inferiore più lunga di quella superiore. È di stoffa bianca e aurea, con lunghe linee perpendicolari, separate da una striscia amaranto o rossa

lunedì 22 novembre 2010

QUANDO I PONTEFICI SOGNANO LE DIMISSIONI

 

RATZINGER,  LA FATICA DI FARE IL PAPA

POVERO vecchio, chi sa non l’assaglia / Una deserta volontà d’amare!”. Così scriveva più o meno un secolo e mezzo fa il professor Giosué Carducci, massone e repubblicano forse non ancor convertito alla monarchia sabauda, ma che ormai pur rimanendo mangia preti aveva digerito e metabolizzato l’odio giovanile per Pio IX e se lo immaginava ormai vecchio e solo, in atto di ripensare ai tempi andati, “alla sua Sinigaglia / sì bella a specchio dell’adriacomare”.
Anche Benedetto XVI è vecchio. Non sono solo gli ottant’anni a pesargli. Forse lo affliggono soprattutto i ricordi: la camicia bruna indossata senza colpa da ragazzino, e poi Dresda che brucia sotto le infami bombe allo zolfo degli alleati, e la prigionia, e poi il mondo dell’ultimo mezzo secolo con la sua folle corsa verso la cancellazione delle tradizioni, il danaro, il vorticoso e inimmaginabile progresso tecnologico, la fine dei sistemi morali, il crollo del comunismo e lo sgretolarsi dell’Occidente, e quella Chiesa romana trionfante e peccatrice, gli scandali finanziari e la pedofilia, e il magistero dei prelati che comandano a un gregge che non li ascolta e che non obbedisce più loro.  
E piazza San Pietro sempre stracolma di folla alla domenica mattina e le chiese desolatamente semivuote in un Paese dove ormai in pochi celebrano il matrimonio religioso, mentre ormai anche i battesimi sono in calo e le cresime vanno a picco.
Sì, la Chiesa romana è in crisi. Che cosa sta scritto, davvero, nel Terzo Segreto di Fatima ? Che cosa mai voleva dire Paolo VI con quel fumo di Satana entrato fin nei palazzi lateranensi, fin nei penetralia vaticani ?
Giovanni Paolo II, quello splendido instancabile guerriero, ha attraversato la storia tragica di fine secolo a passo di corsa: ha combattuto nazismo e comunismo, ha vinto il proiettile terrorista,  ha lottato contro il Parkinson, ha abbracciato Pinochet e Castro, ha ringhiato da vecchio leone contro la mafia e contro Bush.
E monsignor Ratzinger gli arrancava dietro, il sorriso mite, il carico pesante del suo profondo sapere giuridico, l’accento renano bavarese che rispuntava di continuo dietro il suo bell’italiano e il suo ottimo inglese.
Ha quasi ottant’anni, papa Ratzinger: ha parlato fin troppo di embrioni, di tutela del matrimonio  e di eutanasia; ora, forse, lo scandalo dei preti pedofili lo ha indotto a guardar con occhio diverso all’omosessualità che non fa male a nessuno, che si esercita solo tra adulti consenzienti; ed è arrivato a considerare che, ebbene sì, anche la prostituta che invita il cliente a indossare il preservativo fa un atto di carità verso se stessa e gli altri. Come dice Roberto Vecchioni, “Forse non lo sai ma pure questo è amore”.   
Che cos’avrebbe fatto, al nostro posto, Gesù Cristo ?, come chiedeva don Andrea Gallo a un solenne porporato; e, alla sua perplessa risposta (“Certo, se lamette su questo piano…”), il prete della gente di Via del Campo rispondeva sereno: “E su che piano la devo mettere ?”. 
Questo è il punto, papa Ratzinger: su che piano bisogna metterla ? Ma allora è comprensibile che il papa si stanchi, e che ricordi a se stesso e al mondo che in fondo anche il vicario di Pietro ha il diritto di gettar la spugna, se non ce la fa più : e a passare i suoi ultimi anni, che potrebbero anche essere molti, in compagnia di se stesso e del suo Signore, di quello che ha deciso tanti anni fa di servire una volta dismessa l’uniforme verde della Wehrmacht…
Precedenti ? Forse uno solo, Celestino V. Ma fu proprio un Gran Rifiuto, come dice Dante? E fu davvero per “viltade”? E siamo certi che Dante alluda a lui ? A volte ci vuol più coraggio a scappare che a rimanere. Forse, nel 1461, papa Piccolomini, Pio II, se ne sarebbe voluto andare quando si rese conto che  i suoi sforzi per la crociata erano vani e che i principi d’Europa non stavano a sentirlo. Forse sarebbe tornato volentieri nella sua Firenze, magari nella bella villa di Poggio a Caiano, Leone X, quando mezza Europa si ribellò alla Santa Sede e scelse la Riforma. E magari Pio VII, mentre si trovava in viaggio verso il suo esilio carcere francese cui lo aveva destinato Napoleone, si sarebbe arrestato volentieri nella bella Certosa di Firenze che lo accolse qualche giorno e avrebbe amato chiudere l’esistenza lì, tra quei buoni monaci. 
E Pio IX, fuggiasco dalla Roma del 1849, non avrebbe forse preferito il definitivo silenzio di Montecassino ai  cannoni borbonici della fortezza di Gaeta ? E chissà che cos’avrebbe dato Benedetto XV per non starsene lì, inchiodato al Santo Soglio, mentre i troni degli ultimi imperatori cristiani crollavano l’uno dietro l’altro e i dèmoni d’Europa ruggivano che l’Amore è impotente, che Cristo ha perduto e che tutto nel mondo è Violenza, Potere, Denaro, Menzogna, Lussuria, Morte?
Ma, a parte Celestino V, nessun papa ha mai avuto la paura o il coraggio sufficienti ad andarsene.
Sarà Lei il secondo della storia a farlo, Herr Ratzinger? Temo (e spero) di no, Beatissimo Padre. Il Signore ha pregato di non bere il calice amaro, ma non è stato esaudito; sarebbe potuto scendere dalla croce, ma non l’ha fatto.
Nessuno meglio della Santità Vostra sa che i troni bruciano come carboni ardenti e che l’unico Potere legittimo è quello di chi lo tiene per servire. Anche quando le navi affondano, i buoni capitani restano al timone. Come dice Leonard Cohen, And Jesus was a sailor.  

Franco Cardini
Da www.ilSecoloxix.it  del 22 Novembre 2010

sabato 26 dicembre 2009

Buon Santo Stefano !



Papa: a S. Stefano, ricordiamo i tanti credenti sottoposti a prove e sofferenze a causa della fede

Benedetto XVI mette in luce le prove e le sofferenze dei credenti i molte parti del mondo. In Asia in almeno 32 Paesi (su 52) i cristiani soffrono persecuzioni o limitazioni alla loro missione. Stefano mostra anche l’inizio della civiltà dell’amore, che perdona i persecutori, e che “non si arrende di fronte al male”. L’impegno per i poveri, vissuto da santo Stefano, è anch’esso una via privilegiata per testimoniare il Vangelo.
Città del Vaticano (AsiaNews) – La festa di santo Stefano, il primo martire della Chiesa, che si festeggia il giorno dopo il Natale, “ci ricorda… i tanti credenti, che in varie parti del mondo, sono sottoposti a prove e sofferenze a causa della loro fede”. Così Benedetto XVI all’Angelus in piazza san Pietro di oggi, tutta addobbata per le celebrazioni natalizie, con il grande presepio e il gigantesco albero di Natale.


 Il papa non ha citato alcun Paese in particolare, ma ieri alla benedizione Urbi et Orbi ha parlato delle difficoltà vissute dai cristiani e dalle popolazioni in Terra Santa, Iraq, Sri Lanka, penisola coreana, Congo e America Latina.


In Asia, su 52 Paesi, almeno 32 limitano in qualche modo la missione dei cristiani: i paesi dell'Islam (dal Medio oriente al Pakistan, all'Indonesia, alla Malaysia) mettono difficoltà a chi vuole convertirsi; India e Sri Lanka spingono sempre di più per leggi anti-conversione; i Paesi dell'Asia centrale – escluso forse il Kazakistan – limitano la libertà religiosa; i Paesi comunisti (Cina, Laos, Vietnam, Nord Corea) soffocano o addirittura perseguitano la Chiesa.


Il pontefice ha continuato chiedendo a tutti i cristiani di affidare i fratelli perseguitati alla protezione di santo Stefano. “Impegniamoci – ha detto - a sostenerli con la preghiera e a non venir mai meno alla nostra vocazione cristiana, ponendo sempre al centro della nostra vita Gesù Cristo, che in questi giorni contempliamo nella semplicità e nell’umiltà del presepe”.


Ma la celebrazione del martirio di Santo Stefano, non è solo un ricordo della violenza. Stefano, “come il suo Maestro, muore perdonando i propri persecutori e ci fa comprendere come l’ingresso del Figlio di Dio nel mondo dia origine ad una nuova civiltà, la civiltà dell’amore, che non si arrende di fronte al male e alla violenza e abbatte le barriere tra gli uomini, rendendoli fratelli nella grande famiglia dei figli di Dio”.


In più, il papa ricorda che Stefano è uno dei primi diaconi, fattosi “servo dei poveri”, nella distribuzione di aiuti ai poveri di Gerusalemme. Per questo, conclude Benedetto XVI, “la testimonianza di Stefano, come quella dei martiri cristiani, indica ai nostri contemporanei spesso distratti e disorientati, su chi debbano porre la propria fiducia per dar senso alla vita. Il martire, infatti, è colui che muore con la certezza di sapersi amato da Dio e, nulla anteponendo all’amore di Cristo, sa di aver scelto la parte migliore. Configurandosi pienamente alla morte di Cristo, è consapevole di essere germe fecondo di vita e di aprire nel mondo sentieri di pace e di speranza. Oggi, presentandoci il diacono Santo Stefano come modello, la Chiesa ci indica, altresì, nell’accoglienza e nell’amore verso i poveri, una delle vie privilegiate per vivere il Vangelo e testimoniare agli uomini in modo credibile il Regno di Dio che viene”.

Da www.asianews.it  del 26 Dicembre 2009

mercoledì 23 dicembre 2009

Berlusconi, lettera di auguri al Papa: «Garantiremo la pace sociale»


Il premier scrive al Pontefice e lo ringrazia per la «vicinanza» mostrata dopo l'aggressione a Milano 

MILANO - Silvio Berlusconi scrive a Benedetto XVI per gli auguri di Natale. Nella lettera inviata al Pontefice attraverso il cardinale Tarcisio Bertone, il premier ringrazia Ratzinger per la «vicinanza» mostrata dopo l'aggressione a Milano. «Le Sue parole mi sono state di grande conforto» scrive il presidente del Consiglio. «Posso confermare - è un altro dei passaggi principali della missiva - che i valori cristiani testimoniati dal Pontefice sono sempre presenti nell'azione del Governo da me presieduto, che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la serenità e la pace sociale».

«CRISTO dimenticato quando alla forza delle idee si risponde con la violenza verbale»

- «Il Natale - aggiunge il Premier - è un momento importante di riflessione per tutti gli uomini di buona volontà. Il messaggio di pace e di fraternità di Cristo, che dovrebbe regnare tra gli uomini, purtroppo viene dimenticato quando alla forza delle idee si risponde con la violenza verbale o financo fisica».

Da www.Corriere.it  del 23 Dicembre 2009