Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post

lunedì 17 maggio 2021

Italia - Meloni tira dritto: "Chi vince le elezioni sceglie il premier"

Il presidente di FdI ha così replicato ad una specifica domanda sul prossimo presidente del Consiglio in caso di vittoria del centrodestra, arrivata dopo le parole dell'intervista concessa a Lucia Annunziata

lunedì 8 ottobre 2012

Genova - Scajola a Primocanale: "Azzeriamo il Pdl e ripartiamo"


L'on. Claudio Scajola durante l'intervista rilasciata oggi a Primo Canale  


Genova - "Pdl? E' un grande pasticcio. C'è fibrillazione anche perchè è stata un'intuizione che non è diventata realtà": parola di Claudio Scajola, deputato ligure ed ex Ministro dello Sviluppo economico, intervistato da Mario Paternostro. "Io penso a un nuovo soggetto. Il Pdl ha un brutto simbolo e un brutto nome, ora bisogna azzerare tutto e mettere insieme i moderati che fanno riferimento al Partito popolare europeo" ha detto Scajola, reduce da un recente incontro riservato con Silvio Berlusconi.
Il futuro del Cavaliere? " Non credo voglia fare il presidente del Consiglio - risponde Scajola - Ha voluto dare una scossa, anche con la provocazione del 'torno io'. Lui deve essere il regista per ricomporre i moderati. Ora ai cittadini dobbiamo dire chi siamo e cosa vogliamo per migliorare il Paese".
Scajola si dice favorevole alle Primarie, e quando gli si chiede cosa farà, risponde: "Quando ci sono stati problemi ho sempre fatto un passo indietro.  Se fossi condannato, anche solo in primo grado, non mi candiderei mai a un'elezione, ma le vicende della casa romana e del porticciolo di Imperia sono in via di risoluzione". Insomma, pronto a tornare in campo, e anche a cercare casa a Genova.
Dall'ex ministro un attacco frontale al coordinatore regionale del Pdl, di cui molti iscritti vicini a Scajola hanno chiesto le dimissioni: "Scandroglio l'ho proposto io a Berlusconi. Ora il consenso non c'è più, nè il mio nè quello della maggioranza del partito".
Scajola è intervenuto anche sui temi dell'industria, con l'emergenza Ilva in primo piano. "Anche a Genova nel 2005 arrivò un'ordinanza della magistratura contro la cockeria: qui siamo riusciti a risolvere la vicenda grazie all'impegno mio e del presidente della Regione. Ora se Taranto chiude saremo in crisi". E su Ansaldo Energia l'ex ministro non ha dubbi: "Ansaldo va protetta, non dobbiamo cederla ai tedeschi. Su questo tema Passera è timido, e anche la Liguria è silenziosa. Non vorrei che Siemens avesse promesso di dare qualcosa in cambio del silenzio sull'operazione di acquisizione dell'azienda".
In chiusura di intervista Claudio Scajola ha criticato il Governo Monti ("Quattro quinti dei ministri sono inadeguati, anche se Monti lavora per il Paese") e non si è fatto mancare una battuta sulle Primarie del Pd: "Renzi? Non mi piace l'idea che basta mettere dei giovani, anche se incompetenti, per risolvere i problemi. Fanfani diceva che se uno è bischero a 20 anni lo è anche a 70".


Da www.Primocanale.it del 08 Ottobre 2012

venerdì 13 luglio 2012

Alassio - “Melgrati e Lucchini ospiti questa sera ad Imperia Tv ”. I Consiglieri comunali di opposizione di Alassio Fabio Lucchini e Marco Melgrati saranno ospiti questa sera della trasmissione “Microfono Aperto”, alle 21.00 su Imperia Tv.







Comunicato Stampa:

Tanti gli argomenti che verranno toccati, dalla situazione politico-amministrativa della Città del Muretto a tematiche di più ampio interesse regionale.
In particolare si parlerà delle condizioni che hanno portato alla cacciata del Consigliere Lucchini dalla maggioranza guidata dal Sindaco Avogadro: “In realtà Avogrado mi ha fatto un favore, perché da mesi ormai non mi riconoscevo più nella linea politico-amministrativa da lui espressa. Quello che devo denunciare - dichiara Lucchini- è la totale assenza di dialogo e democrazia all’interno della maggioranza, la servile sudditanza al Pd  e l’impossibilità di esprimere idee e opinioni autonome come invece dovrebbe accadere all’interno di una lista che si dichiara civica e democratica. Non sono uno dei tanti cagnolini addestrati che alzano la mano, per non dire la zampa, in Consiglio comunale. Denuncerò, altresì, durante l’intervista le minacce verbali ricevute da un autorevole membro della Giunta, molto contrariato dall’attività di verifica e controllo che svolgevo nell’ambito del mio mandato di Consigliere, successivamente raggiunto da uno degli avvisi di garanzia emesso dalla Magistratura.

Anche il Consigliere Melgrati lamenta una grave mancanza di democrazia nel consesso alassino:
 Come gruppo di minoranza abbiamo richiesto più volte al Sindaco di ripristinare la diretta del Consiglio su Tele Imperia, come era consuetudine da decenni, offrendoci di pagare noi stessi il costo delle riprese e della messa in onda, ma Avogadro non ne vuol sapere. Evidentemente non vuole che quello che accade all’interno del consiglio comunale sia noto anche ai cittadini. Alla faccia della tanto sbandierata trasparenza e legalità da lui professata in campagna elettorale e, di fatto, mai concretizzata nel sua amministrazione.

Stasera si parlerà anche di temi di importanza regionale, come la chiusura del Pronto Soccorso e della sezione distaccata del Tribunale. “Ad Albenga stanno succedendo cose davvero spiacevoli.. –aggiunge Melgrati- “Da una parte si vuole chiudere e si chiuderà il Pronto Soccorso, riducendolo a mero Punto di Primo Intervento, quindi apertura per 12 ore al giorno e stabilizzazione del paziente per poi mandarlo al Santa Corona o al San Paolo. Il tutto per risparmiare 300mila euro!!! Se pensate che l’anno scorso il disavanzo della sanità, solo in provincia di Savona, era di 18 milioni di euro!!! E’ ridicolo!! Per risparmiarne 300mila si pensa di chiudere i Pronto Soccorso di Cairo e Albenga, con tutto quello che questa scelta scellerata comporta per questi territori così complessi dal punto di vista della viabilità. Questa è pazzia pura, aggravata dal fatto che così  si specula sulla pelle e sulla salute dei cittadini.

Dall’altra parte si vuole chiudere e quasi sicuramente si chiuderà il Tribunale di Albenga, nonostante il Ministero di Grazia e Giustizia abbia fatto uno studio su tutte le sezioni distaccate e abbia verificato che Albenga è al ventesimo posto per numeri, e quindi sopravvenienze, pratiche svolte al suo interno. Con questo decreto della spending review pare che il Governo voglia cancellare tutte le sezioni distaccate delle Procure. È una battaglia che stiamo portando avanti con gli avvocati, col territorio, coi Sindaci per mantenere la centralità di questi servizi e non c’è nessun criterio che legittima questa chiusura

Stupisce l’atteggiamento ancora una volta contraddittorio del Sindaco Avogadro che a dicembre approva un odg a favore del mantenimento della Sezione distaccata del Tribunale di Albenga e ieri invece sui giornali dichiara di essere favorevole alla chiusura si del Tribunale di Albenga sia dell’Università di Imperia e Savona; un atteggiamento che denota insicurezza, pressapochismo e mancanza del senso delle Istituzioni.

Marco Melgrati  - consigliere regionale, provinciale e comunale
Fabio Lucchini  - consigliere comunale 

Alassio 13 luglio 2012

Alassio - Questa sera alle 21.00 su TELEIMPERIA - intervista al consigliere regionale Marco Melgrati e al consigliere comunale Fabio Lucchini






Consigliere Fabio Lucchini
Consigliere Marco Melgrati







Questa  sera alle 21.00 su TELEIMPERIA intervista al Consigliere Regionale Marco Melgrati e al Consigliere Comunale Fabio Lucchini sulle vicende della paventata chiusura del Pronto Soccorso di Albenga e Cairo Montenotte da parte della maggioranza di sinistra della Regione Liguria, sulla temuta chiusura della sezione distaccata del Tribunale di Albenga e sulle dichiarazioni del Sindaco di Alassio sulla necessità di chiusura delle sedi universitarie di Savona e Imperia.
Si parlerà, nell'intervista, dell' operazione immobiliare che ha visto l' alienazione dell'ex Ospedale Val d'Olivo per coprire le pesanti perdite della Sanità ligure e degli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato la vita politica alassina, anche alla luce degli avvisi di garanzia emessi dalla Magistratura.   
Approfondimento circa la situazione amministrativa del Comune di Alassio.

Marco Melgrati  - Fabio Lucchini

venerdì 4 maggio 2012

Italia - Il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione fondata da Don Giussani, è intervenuto il 1° Maggio 2012 su "La Repubblica" a proposito delle vicende dell'ultimo periodo che hanno in qualche maniera chiamato in causa il movimento

 Julian Carron, presidente di Comunione e Liberazione

Abbiamo tanta strada da fare

di Julián Carrón

01/05/2012 - La lettera del Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione a proposito delle vicende dell'ultimo periodo che hanno chiamato in causa il movimento. "La Repubblica", 1° maggio 2012

Caro Direttore, leggendo in questi giorni i giornali sono stato invaso da un dolore indicibile dal vedere cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto. Se il movimento di Comunione e Liberazione è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo aver dato.
E questo sebbene Cl sia estranea a qualunque malversazione e non abbia mai dato vita a un “sistema” di potere. Né valgono le pur legittime considerazioni sulla modalità sconcertante con cui queste notizie vengono diffuse, attraverso una violazione, ormai accettata da tutti, delle procedure e delle garanzie pur previste dalla Costituzione.
L’incontro con don Giussani ha significato per noi la possibilità di scoprire il cristianesimo come una realtà tanto attraente quanto desiderabile. Per questo è una grande umiliazione costatare che a volte per noi non è bastato il fascino dell’inizio per renderci liberi dalla tentazione di una riuscita puramente umana. La nostra presunzione di pensare che quel fascino iniziale bastasse da solo, senza doversi impegnare in una vera sequela di lui, ha portato a conseguenze che ci riempiono di costernazione.
Il fatto che don Giussani ci abbia testimoniato fino alla morte che cosa può essere la vita quando essa è afferrata da Cristo mostra che non manca nulla alla sua proposta cristiana. Tanti che lo hanno conosciuto confermano quello di cui noi, suoi figli, abbiamo potuto godere in una convivenza più o meno stretta con lui: che la sua persona traboccava Cristo. Questa convinzione ci ha portato a chiedere l’apertura della causa di canonizzazione, certi del bene che è stato ed è don Giussani per la Chiesa, per rispondere alle sfide che il cristianesimo ha oggi davanti a sé. Chiediamo perdono se abbiamo recato danno alla memoria di don Giussani con la nostra superficialità e mancanza di sequela. Spetterà ai giudici determinare se alcuni errori commessi da taluni costituiscano anche reati. D’altra parte, ciascuno potrà giudicare se, tra tanti sbagli, siamo riusciti a dare un qualche contributo al bene comune.
Quando un membro soffre, tutto il corpo soffre con lui, ci ha insegnato san Paolo. Noi, i membri di questo corpo che è Comunione e Liberazione, soffriamo con coloro che sono alla ribalta dei media, memori della nostra debolezza per non essere stati abbastanza testimoni nei loro confronti; e questo ci rende più consapevoli del bisogno che abbiamo anche noi della misericordia di Cristo.
Tuttavia, con la stessa lealtà con cui riconosciamo i nostri sbagli, dobbiamo anche ammettere che non possiamo strappare via dalle fibre del nostro essere l’incontro che abbiamo fatto e che ci ha plasmato per sempre. Tutto il male nostro e dei nostri amici non riesce a cancellare la passione per Cristo che l’incontro con il carisma di don Giussani ci ha inoculato. La febbre di vita che lui ci ha comunicato è così grande che nessun limite riesce a eliminare e ci consente di guardare tutto il nostro male senza legittimarlo o giustificarlo.
L’avvenimento dell’incontro con Cristo ci ha segnato così potentemente che ci consente di ricominciare sempre, dopo qualsiasi errore, più umili e più consapevoli della nostra debolezza. Come il popolo di Israele, possiamo essere spogliati di tutto, andare perfino in esilio, ma Cristo, che ci ha affascinato, rimane per sempre. Non è sconfitto dalle nostre sconfitte. Come gli israeliti, dovremo imparare a essere coscienti della nostra incapacità a salvarci da soli, dovremo imparare da capo quello che pensavamo già di sapere, ma nessuno ci può strappare di dosso la certezza che la misericordia di Dio è eterna. In quante occasioni ci siamo commossi sentendo don Giussani parlare del “sì” di Pietro dopo il suo rinnegamento.
Per questo non abbiamo altra lettura di questi fatti se non che essi sono un potente richiamo alla purificazione, alla conversione a Colui che ci ha affascinato. È Lui, la sua presenza, il suo instancabile bussare alla porta della nostra dimenticanza, della nostra distrazione che ridesta in noi ancora di più il desiderio di essere suoi. Speriamo che il Signore ci dia la grazia di rispondere con semplicità di cuore a tale chiamata. Sarà il modo migliore di testimoniare che la grazia data a don Giussani è molto più di quanto noi, suoi figli, riusciamo a mostrare.
Solo così potremo essere nel mondo una presenza diversa, come tanti tra noi già testimoniano nei loro ambienti di lavoro, in università, nella vita sociale e in politica o con gli amici, per il desiderio che la fede non sia ridotta al privato. Lo sa bene chi ci incontra: resta così colpito che gli viene voglia di partecipare a quello che è stato dato a noi. Per questo dobbiamo continuamente riconoscere che “presenza” non è sinonimo di potere o di egemonia, ma di testimonianza, cioè di una diversità umana che nasce dal “potere” di Cristo di rispondere alle esigenze inesauribili del cuore dell’uomo. E dovremo ammettere che quello che cambia la storia è quello che cambia il cuore dell’uomo, come ciascuno di noi sa per propria esperienza. Questa novità la potremo vivere e testimoniare solamente se ci mettiamo alla sequela di don Giussani, verificando la fede nell’esperienza, tanto egli era persuaso che solo se la fede è una esperienza presente e trova conferma in essa della sua utilità per la vita, potrà resistere in un mondo in cui tutto, tutto dice l’opposto.
Abbiamo ancora un lungo cammino davanti e siamo felici di poterlo percorrere.

venerdì 6 aprile 2012

Italia - Intervista di Silvio Berlusconi al quotidiano israeliano 'Yedioth Ahronoth'





IL FUTURO POLITICO - Signor Berlusconi, è vero che nel suo futuro politico potrebbe esserci il Quirinale? "Assolutamente no. La priorità oggi è quella di dare allo Stato una architettura istituzionale che lo renda governabile. Con questo governo di tecnici, proprio perchè sostenuto sia dalla maggioranza che dall'opposizione, spero sia possibile realizzare quelle riforme che diano al governo italiano gli stessi poteri delle altre democrazie occidentali, che riducano ad una Camera il sistema di approvazione delle leggi, che delimitino infine una revisione dei poteri della Corte Costituzionale.
Io credo che nel mio status attuale di padre fondatore del partito posso essere maggiormente utile. Confermo di non avere intenzione di candidarmi per la sesta volta alla guida del governo. Continuerò ad essere il presidente fondatore del Pdl e il primo supporter del mio partito. E continuerò a impegnarmi per realizzare in Italia le grandi riforme istituzionali necessarie per la governabilità del Paese.".
Nel momento in cui ho deciso di scendere in politica per salvare l'Italia dal comunismo ho consegnato le mie aziende ai miei figli e ai bravissimi manager che erano cresciuti con me. Non torno indietro. Invece credo che tornerò ad occuparmi del Milan che è la squadra che con me ha vinto più titoli in assoluto nella storia del calcio (Bernabeu che è il secondo, ne ha vinti appena la metà)".
Mi dedicherò anche all'Università della Libertà: un complesso straordinario, che aprirà i battenti il prossimo mese di settembre e vedrà come docenti i principali protagonisti della politica mondiale degli ultimi vent'anni.. La loro missione sarà di tenere lezioni di governo e di libertà ai giovani provenienti da ogni paese e con risultati universitari straordinari, che intendessero dedicarsi al servizio della politicà'.
Sto anche mettendo a punto una fondazione per realizzare ospedali per bambini nel mondo. Ma di questo vorrei parlare un'altra volta...
Non c'è stato nessun complotto internazionale contro di me. La decisione di dimettermi da presidente del Consiglio è stata frutto di un ragionamento che abbiamo svolto guardando all'esclusivo interesse del Paese. Sono orgoglioso di questa decisione, alla quale non ero tenuto, perchè il mio governo godeva e gode ancora della maggioranza in Parlamento e non è mai stato sfiduciato.”-.
 
EURO - ''Il salvataggio della Grecia è stato un'impresa difficile che sembra ormai in via di acquisizione. Bisogna riconoscere ai greci di aver compiuto importanti sacrifici, e all'Europa, inclusa l'Italia, di essersi adoperata per evitare il peggio.
La moneta unica è probabilmente salva. Credo che nei Paesi dell'Eurozona non vi sia alternativa all'Euro e che passi indietro siano impensabili.
Tuttavia, il salvataggio della Grecia non significa che l'Europa abbia del tutto superato le cause della crisi economica, che affondano soprattutto nella mancanza di una banca di ultima garanzia della moneta unica e di politiche fiscali comuni.
In Italia, grazie anche al mio governo, sono stati compiuti i primi passi importanti di un percorso difficile ma inevitabile, che non è ancora completato e che il governo Monti sta portando avanti come propria missione prioritaria.”.

SIRIA - “Un intervento in Siria richiede condizioni di politica internazionale che al momento non sono mature. Seguo con orrore le notizie della guerra e dei bombardamenti sui civilì. 'Seguo pure gli sforzi delle Nazioni Unite e della comunità internazionale perchè si consolidi un'alternativa credibile al regime di Assad che ormai non ha alcun futuro, e soprattutto perchè siano osservate regole elementari di rispetto dei diritti umani fondamentali, che purtroppo vengono violati ogni giorno: la Croce Rossa Internazionale deve essere messa in condizione di intervenire. Condivido e appoggio tutte le pressioni politiche e diplomatiche su Damasco. E mi auguro che anche in quel Paese si possa realizzare un percorso che porti verso la democrazia.”.

IRAN - “Considero la prospettiva dell'Iran come potenza nucleare una minaccia per la pace nel mondo, una situazione da scongiurare non soltanto per la sicurezza di Israele e la stabilità del Medio Oriente, ma per l'equilibrio globale. Condivido perciò le vostre preoccupazioni e quelle del vostro premier.
Sono altresì convinto che il presidente Obama sia sincero quando afferma che un Iran dotato di armi nucleari sarebbe inaccettabile e che per scongiurare questa eventualità tutte le opzioni sono possibili, inclusa in extrema ratio l'opzione militare. Abbiamo un interesse comune che è la sicurezza di Israele. Occorre trovare il modo più adeguato per garantirla, è bene evitare azioni precipitose, che potrebbero risultare controproducenti - ci vuole un attimo per avviare un'escalation dalle conseguenze imponderabili - ma agire con lucidità di obiettivi e senza timori, con determinazione e con fermezza”.

LIBIA - ''In Libia non c'è stata una rivoluzione dal basso, ma una lotta di potere alimentata da ex ministri che Gheddafi aveva allontanato. Gheddafi è stato certo un dittatore, ma ha goduto di un tasso molto alto di consenso interno e ha avuto il merito di aver fermato l'espansione dell'Islam radicale e rappresentato - almeno negli ultimi annì - un argine in Africa contro Al Qaidà: motivo per il quale tutti i Paesi occidentali riallacciarono i rapporti con lui.
Ho provato disgusto e dolore dinanzi alle immagini del suo linciaggio: perché anche i dittatori avrebbero diritto a un processo giusto.”.