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martedì 8 febbraio 2022

Vaticano - La lettera del Papa emerito Ratzinger in risposta al rapporto sugli abusi sui minori: «Chiedo perdono, presto sarò di fronte al giudice ultimo, e ho l’animo lieto»

Suona come un testamento spirituale, la lettera che Benedetto XVI ha scritto in risposta alle contestazioni che gli sono state rivolte nel rapporto sugli abusi sui minori a Monaco: «Ho avuto grandi responsabilità dentro la Chiesa». Il ringraziamento a Papa Francesco per la «preghiera e la vicinanza»

giovedì 7 ottobre 2021

Vaticano - La verità sulle dimissioni di Benedetto XVI

Chi sapeva delle dimissioni di Benedetto XVI? Con chi si confidò il Papa emerito? Tra le persone che vennero messe al corrente in anticipo della scelta di Joseph Ratzinger spicca anche il nome…

…dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  

lunedì 20 dicembre 2010

Abusi sessuali, il Papa: "Responsabilità è nostra, ora serve rinnovamento"


 
Papa Benedetto XVI benedice i fedeli dalla finestra che affaccia su Piazza San Pietro

Il Papa torna a parlare dello scandalo degli abusi sessuali nei confronti dei minori:

"Se la Chiesa è coperta di polvere la colpa è dei sacerdoti. 

Ora dobbiamo essere capaci di penitenza e rinnovamento 

perché una tale cosa non possa più succedere"

 
Roma - "Il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l'abbiamo visto. Il suo vestito è strappato, per la colpa dei sacerdoti".   
Benedetto XVI non usa mezzi termini per descrivere l'anno che sta per concludersi e che ha visto la Chiesa Cattolica macchiarsi di episodi orribili, dello scandalo degli abusi nei confronti di minori. 
"Siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita", ha detto il Papa in occasione degli auguri natalizi ricevendo in udienza la Curia romana. 

- Esame di coscienza. Un attacco duro da cui ripartire e una "umiliazione" da vivere "come una esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento". 
Da qui l'invito del Pontefice a "ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio".
"Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio - si interroga il capo della Chiesa di Roma - dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere". 

- I mali del mondo. Poi Benedetto XVI ha lanciato il suo attacco nei confronti degli altri mali che affliggono la società: dal mercato della pornografia, al turismo sessuale e alla droga. 
Infine il Pontefice ha allargato lo sguardo alla situazione attuale del mondo e in particolare del nostro Paese: "Il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è al tempo stesso angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano".   

Da www.ilGiornale.it  del 20 Dicembre 2010 

sabato 26 dicembre 2009

Buon Santo Stefano !



Papa: a S. Stefano, ricordiamo i tanti credenti sottoposti a prove e sofferenze a causa della fede

Benedetto XVI mette in luce le prove e le sofferenze dei credenti i molte parti del mondo. In Asia in almeno 32 Paesi (su 52) i cristiani soffrono persecuzioni o limitazioni alla loro missione. Stefano mostra anche l’inizio della civiltà dell’amore, che perdona i persecutori, e che “non si arrende di fronte al male”. L’impegno per i poveri, vissuto da santo Stefano, è anch’esso una via privilegiata per testimoniare il Vangelo.
Città del Vaticano (AsiaNews) – La festa di santo Stefano, il primo martire della Chiesa, che si festeggia il giorno dopo il Natale, “ci ricorda… i tanti credenti, che in varie parti del mondo, sono sottoposti a prove e sofferenze a causa della loro fede”. Così Benedetto XVI all’Angelus in piazza san Pietro di oggi, tutta addobbata per le celebrazioni natalizie, con il grande presepio e il gigantesco albero di Natale.


 Il papa non ha citato alcun Paese in particolare, ma ieri alla benedizione Urbi et Orbi ha parlato delle difficoltà vissute dai cristiani e dalle popolazioni in Terra Santa, Iraq, Sri Lanka, penisola coreana, Congo e America Latina.


In Asia, su 52 Paesi, almeno 32 limitano in qualche modo la missione dei cristiani: i paesi dell'Islam (dal Medio oriente al Pakistan, all'Indonesia, alla Malaysia) mettono difficoltà a chi vuole convertirsi; India e Sri Lanka spingono sempre di più per leggi anti-conversione; i Paesi dell'Asia centrale – escluso forse il Kazakistan – limitano la libertà religiosa; i Paesi comunisti (Cina, Laos, Vietnam, Nord Corea) soffocano o addirittura perseguitano la Chiesa.


Il pontefice ha continuato chiedendo a tutti i cristiani di affidare i fratelli perseguitati alla protezione di santo Stefano. “Impegniamoci – ha detto - a sostenerli con la preghiera e a non venir mai meno alla nostra vocazione cristiana, ponendo sempre al centro della nostra vita Gesù Cristo, che in questi giorni contempliamo nella semplicità e nell’umiltà del presepe”.


Ma la celebrazione del martirio di Santo Stefano, non è solo un ricordo della violenza. Stefano, “come il suo Maestro, muore perdonando i propri persecutori e ci fa comprendere come l’ingresso del Figlio di Dio nel mondo dia origine ad una nuova civiltà, la civiltà dell’amore, che non si arrende di fronte al male e alla violenza e abbatte le barriere tra gli uomini, rendendoli fratelli nella grande famiglia dei figli di Dio”.


In più, il papa ricorda che Stefano è uno dei primi diaconi, fattosi “servo dei poveri”, nella distribuzione di aiuti ai poveri di Gerusalemme. Per questo, conclude Benedetto XVI, “la testimonianza di Stefano, come quella dei martiri cristiani, indica ai nostri contemporanei spesso distratti e disorientati, su chi debbano porre la propria fiducia per dar senso alla vita. Il martire, infatti, è colui che muore con la certezza di sapersi amato da Dio e, nulla anteponendo all’amore di Cristo, sa di aver scelto la parte migliore. Configurandosi pienamente alla morte di Cristo, è consapevole di essere germe fecondo di vita e di aprire nel mondo sentieri di pace e di speranza. Oggi, presentandoci il diacono Santo Stefano come modello, la Chiesa ci indica, altresì, nell’accoglienza e nell’amore verso i poveri, una delle vie privilegiate per vivere il Vangelo e testimoniare agli uomini in modo credibile il Regno di Dio che viene”.

Da www.asianews.it  del 26 Dicembre 2009