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giovedì 2 maggio 2024
venerdì 2 febbraio 2024
Italia - Fiat, quando le banche italiane salvarono la prima azienda "pubblica" col prestito "convertendo"
John Elkann sostiene che le banche, nella crisi tra il 2002 e il 2003, lasciarono sola la Fiat. Un’affermazione infondata: le principali banche la salvarono con il finanziamento convertendo di 3 miliardi. Ciò fu pienamente riconosciuto da Sergio Marchionne
giovedì 19 agosto 2021
Usa - Sergio Marchionne, batosta delle toghe sul defunto Ad: "A chi pagava mazzette la Fiat"
L'ex Fiat avrebbe versato tangenti da 3,5 milioni di dollari ad alcuni leader del sindacato americano United Auto Workers per ottenere vantaggi durante le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro. I fatti risalgono ai sette anni che vanno dal 2009 al 2016 - quando alla guida della casa automobilistica italiana c'era ancora Sergio Marchionne - e hanno portato a una sentenza di condanna con una multa da ben 30 milioni di dollari ai danni del gruppo Fca, diventato poi Stellantis a seguito della fusione con Peugeot. La svolta lo scorso mese di marzo quando il responsabile degli Affari legali di Fca Usa si era dichiarato colpevole del reato di cospirazione in violazione del National Labor Relations Act. Non c'è solo la multa - a proposito Stellantis ha 30 giorni di tempo per pagarla - ma anche la nomina di un commissario indipendente che per tre anni vigilerà sul rispetto delle leggi sul lavoro.
venerdì 21 gennaio 2011
Saso (Pdl) su Fincantieri: “Aiutare i sindacati a superare le divisioni”
Alessio Saso consigliere del Pdl in Regione Liguria
Genova - Sarà discussa martedì prossimo in Consiglio regionale la mozione presentata da Alessio Saso, e sottoscritta da tutti i consiglieri regionali del Pdl, che chiede alla Giunta un impegno per ricomporre la frattura che si è creata a livello nazionale fra le sigle sindacali.
«Il tema – ha detto Saso - è di particolare attualità anche per il territorio ligure, in relazione agli scenari che si profilano in Fincantieri sul tema della flessibilità del lavoro. Del resto lo stesso amministratore delegato Giuseppe Bono ha dichiarato di aver addirittura anticipato l’Ad della Fiat Marchionne in tema di flessibilità e capacità produttiva nella sfida con il mercato globale.
Credo, quindi, che sia necessario l’impegno da parte della Giunta ligure su questo tema vitale e ad adottare tutte le politiche necessarie per ricomporre la pericolosa frattura che si è creata fra le sigle sindacali. Mi aspetto in aula un dibattito serio, intellettualmente onesto, scevro da pregiudizi, che, mettendo da parte posizioni meramente ideologiche e preconcette, possa dare un apporto costruttivo, nell’interesse del territorio ligure».
«La carenza di competitività, e di una produttività che oramai si misura a livello globale, è un problema oggettivo». L’esponente del Pdl ha ricordato come i 18 o i 21 turni di lavoro, la disciplina degli straordinari, le pause, questioni al centro dell’accordo di Pomigliano, e riproposte per lo stabilimento di Mirafiori, vengano da tempo applicati in molti contratti nazionali di lavoro in altri settori produttivi, dove si è definita una diversa distribuzione dell’orario anche con l’intesa della Filcem-Cgil o della Fiom-Cgil, senza arrivare alle criticità della situazione attuale. «Mai – ha detto Saso - come in questo momento economico, un atteggiamento improntato alla collaborazione tra parti sociali è l’unica via perseguibile per mantenere e potenziare il nostro assetto industriale.
«La carenza di competitività, e di una produttività che oramai si misura a livello globale, è un problema oggettivo». L’esponente del Pdl ha ricordato come i 18 o i 21 turni di lavoro, la disciplina degli straordinari, le pause, questioni al centro dell’accordo di Pomigliano, e riproposte per lo stabilimento di Mirafiori, vengano da tempo applicati in molti contratti nazionali di lavoro in altri settori produttivi, dove si è definita una diversa distribuzione dell’orario anche con l’intesa della Filcem-Cgil o della Fiom-Cgil, senza arrivare alle criticità della situazione attuale. «Mai – ha detto Saso - come in questo momento economico, un atteggiamento improntato alla collaborazione tra parti sociali è l’unica via perseguibile per mantenere e potenziare il nostro assetto industriale.
Quest’ultimo non può prescindere dalla presenza sul territorio dei grandi impianti ad alto contenuto tecnologico. Occorre un impegno stringente della politica per mantenerli e svilupparli».
Da www.cittadigenova.it del 21 Gennaio 2011
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venerdì 14 gennaio 2011
Politica - I "nazionalisti" doc
mercoledì 29 dicembre 2010
Dopo Berlusconi anche Bossi plaude all'accordo Fiat. Ma Marchionne e Mirafiori agitano il Pd
Il logo della Fiat in due formati estetici: uno abbastanza datato e l'ultimo in ordine temporale
Il via libera del premier era arrivato qualche giorno fa. «È un accordo storico e positivo. Si tratta di una intesa innovativa e di un investimento importante per il paese».
Poche parole pronunciate da Silvio Berlusconi per benedire l'intesa su Mirafiori siglata giovedì scorso da Fiat e sindacati , (leggi il testo dell'accordo) Ieri, poi, anche il leader della Lega Umberto Bossi ha elogiato l'accordo. «Se si sono accorti anche i sindacati - osserva il senatùr - vuol dire che qualcosa da cambiare c'era».
Quanto alla chiusura della Fiom (che non ha sottoscritto l'intesa) il segretario del Carroccio taglia corto. «È d'accordo la Cgil. Io penso che qualcosa da cambiare c'era, d'altra parte la cosa più grave sarebbe che la Fiat vada all'estero perché fin quando sta qui possiamo trattare, e ora bisogna superare il momento difficile».
La provocazione di Vendola
Se nella maggioranza si registrano solo giudizi positivi, l'accordo di Mirafiori crea invece parecchie fibrillazioni all'interno del Pd. Dove convivono anime diverse: gli ex diessini legati alla Cgil, ma anche gli ex popolari vicini soprattutto alla Cisl. Con Nichi Vendola, leader di Sel, che getta benzina sul fuoco sottolineando come il rigetto dell'accordo Fiat, definito «un atto di arroganza padronale», è «un punto dirimente per costruire una coalizione». Un sasso lanciato nello stagno democratico con l'obiettivo, nemmeno troppo velato, di provocare uno spostamento a sinistra del suo asse. E le repliche non si fanno attendere.
Se nella maggioranza si registrano solo giudizi positivi, l'accordo di Mirafiori crea invece parecchie fibrillazioni all'interno del Pd. Dove convivono anime diverse: gli ex diessini legati alla Cgil, ma anche gli ex popolari vicini soprattutto alla Cisl. Con Nichi Vendola, leader di Sel, che getta benzina sul fuoco sottolineando come il rigetto dell'accordo Fiat, definito «un atto di arroganza padronale», è «un punto dirimente per costruire una coalizione». Un sasso lanciato nello stagno democratico con l'obiettivo, nemmeno troppo velato, di provocare uno spostamento a sinistra del suo asse. E le repliche non si fanno attendere.
L'endorsement di Fassino
Chiarissimo è il sostegno dell'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, torinese doc. «Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì all'accordo, tuttavia l'azienda deve avvertire la responsabilità di compiere atti per favorire un clima più disteso». Ma l'ex ministro getta anche uno sguardo oltre, al referendum su Mirafiori, per rimarcare che nel caso di un eventuale no all'intesa «quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l'azienda potrebbe trasferire la produzione negli Stati Uniti o altrove».
Chiarissimo è il sostegno dell'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, torinese doc. «Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì all'accordo, tuttavia l'azienda deve avvertire la responsabilità di compiere atti per favorire un clima più disteso». Ma l'ex ministro getta anche uno sguardo oltre, al referendum su Mirafiori, per rimarcare che nel caso di un eventuale no all'intesa «quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l'azienda potrebbe trasferire la produzione negli Stati Uniti o altrove».
Ma l'accordo divide i democratici
Il richiamo di Vendola trova però qualche seguito tra i democrats soprattutto nella sinistra del partito con Vincenzo Vita che sollecita il Pd ad avere «un giudizio contrario forte e netto perché è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa del partito riformista». Di avviso diverso è invece Giorgio Merlo che risponde direttamente al leader di Sel.
Il richiamo di Vendola trova però qualche seguito tra i democrats soprattutto nella sinistra del partito con Vincenzo Vita che sollecita il Pd ad avere «un giudizio contrario forte e netto perché è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa del partito riformista». Di avviso diverso è invece Giorgio Merlo che risponde direttamente al leader di Sel.
«Se l'accordo è una discriminante allpora no si può dar vita a una coalizione dove sono prevalenti massimalismi ed estremismi politici e sindacali». A sbarrare la strada a Vendola intervengono poi gli ex popolari, in testa Franco Marini che da vecchio leader della Cisl pronuncia un giudizio netto, simile a quello di Fassino. Se fosse capitato a lui, osserva, avrebbe detto «sì» all'intesa e aggiunge che «si è perso anche troppo tempo».
Sulla stessa linea si colloca poi l'ex ministro Beppe Fioroni. «Un partito riformatore deve avere il coraggio di guardare avanti. Quell'accordo è frutto del lavoro di imprese e sindacati e spetta alla politica avere il coraggio di affrontare le nuove sfide». Analogo giudizio giunge anche dall'ala veltroniana che, per bocca di Giorgio Tonini, insiste. «Il Pd è il partito del cambiamento e non della conservazione».
Più o meno lo stesso refrain pronunciato da Alessia Mosca, vicina a Enrico Letta e membro della sua associazione Trecentosessanta, che attacca Vendola «teologo della conservazione» e colpevole «di lucrare sulle paure dettate dalla crisi».
Il giudizio del segretario Bersani
Nel Pd convivono dunque posizioni differenti. Mentre il responsabile economico dei democratici, Stefano Fassina, si limita a sottolineare che il partito non entra nel merito dell'accordo ma «valuta l'aspetto della democrazia sindacale considerato un pezzo fondamentale della democrazia» per cui «non si può negare rappresentanza alla parte dei lavoratori che dissente».
Nel Pd convivono dunque posizioni differenti. Mentre il responsabile economico dei democratici, Stefano Fassina, si limita a sottolineare che il partito non entra nel merito dell'accordo ma «valuta l'aspetto della democrazia sindacale considerato un pezzo fondamentale della democrazia» per cui «non si può negare rappresentanza alla parte dei lavoratori che dissente».
Pierluigi Bersani, invece, aveva posto l'attenzione sulle luci dei nuovi investimenti di Fiat ma anche sulle ombre delle relazioni sindacali chiedendo, qualche giorno fa, che il tema fosse affrontato in Parlamento. «L'iniziativa della Fiat è molto forte. Se porterà, come io spero, a sollecitare una riforma, che ci vuole, dei meccanismi di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro, sarà un fatto che avrà un esito buono. Se, invece, porterà, come è anche possibile, a una disarticolazione dei rapporti sociali, allora sarà un fatto molto negativo».
L'associazione pro-Fiom di Bertinotti e Cofferati
Chi invece abbraccia in toto la linea Fiom di rigetto dell'accordo è la neonata associazione "Lavoro e libertà", promossa da autorevoli esponenti politici come Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda. Sorta per combattere, scrivono gli ideatori, «fermare e rovesciare la deriva autoritaria» suggerendo di «ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee».
Chi invece abbraccia in toto la linea Fiom di rigetto dell'accordo è la neonata associazione "Lavoro e libertà", promossa da autorevoli esponenti politici come Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda. Sorta per combattere, scrivono gli ideatori, «fermare e rovesciare la deriva autoritaria» suggerendo di «ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee».
Celestina Dominelli
Da www.ilSole24ore.com del 29 Dicembre 2010
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