Visualizzazione post con etichetta Pierluigi Bersani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pierluigi Bersani. Mostra tutti i post
sabato 13 aprile 2013
Bari - Il Cav a Bari: "Vincemmo nel 1994, dobbiamo vincere anche oggi"
"Senza un governo forte
Oltre 150mila persone. Piazza della Libertà gremita. "Vi sembra possibile che in una crisi così possiamo concederci questa assurda paralisi?", ha chiesto Berlusconi ricordando che, dal giorno del voto, il Pdl si è subito dimostrato disponibile a formare un governo di larghe intese e a individuare di comune accordo un candidato per la presidenza della Repubblica. "Invece questi signori ci hanno detto di 'no' pur avendo solo lo 0,3% in più - ha continuato - non si sono aperti a nessun accordo con noi e anzi tentano di prendersi tutte le cinque cariche istituzionali dello Stato".
Etichette:
Bari,
manifestazione,
Pdl,
Piazza della Libertà,
Pierluigi Bersani,
Popolo della Libertà,
Roma,
Silvio Berlusconi
domenica 24 marzo 2013
Roma - Noi c'eravamo ... ! Marco Melgrati e Fabio Lucchini del PdL alassino in piazza del Popolo, ieri simpaticamente rinominata " Piazza del Popolo della Libertà ", per la manifestazione nazionale che ha raccolto migliaia di esponenti, sostenitori e simpatizzanti sotto il palco per ascoltare le parole di Silvio Berlusconi
Fabio Lucchini e Marco Melgrati all'ingresso di Piazza del Popolo .. della Libertà
Il dott. Giuseppe Costa di Genova con il presidente del Gruppo Consiliare PdL in Regione Liguria Marco Melgrati
Fabio Lucchini e Marco Melgrati in Piazza del Popolo durante l'intervento del leader
del PdL on. Silvio Berlusconi
Una Piazza del Popolo gremita di esponenti, iscritti e sostenitori del PdL
ha visto l'arrivo di Silvio Berlusconi,
che ha tenuto un importante e determinato intervento politico
ha visto l'arrivo di Silvio Berlusconi,
che ha tenuto un importante e determinato intervento politico
Persone del Popolo della Libertà di tutte le età, provenienti da tutta la penisola in piazza insieme a Silvio Berlusconi per manifestare contro il colpo di mano che la sinistra guidata da Bersani sta tentando alle Istituzioni democratiche
mercoledì 27 febbraio 2013
Italia - Elezioni Politiche 2013 - I dati definitivi giunti dal Ministero dell'Interno
lunedì 14 marzo 2011
Popolo della Libertà - Giustizia - Berlusconi: non faremo forzature
mercoledì 29 dicembre 2010
Dopo Berlusconi anche Bossi plaude all'accordo Fiat. Ma Marchionne e Mirafiori agitano il Pd
Il logo della Fiat in due formati estetici: uno abbastanza datato e l'ultimo in ordine temporale
Il via libera del premier era arrivato qualche giorno fa. «È un accordo storico e positivo. Si tratta di una intesa innovativa e di un investimento importante per il paese».
Poche parole pronunciate da Silvio Berlusconi per benedire l'intesa su Mirafiori siglata giovedì scorso da Fiat e sindacati , (leggi il testo dell'accordo) Ieri, poi, anche il leader della Lega Umberto Bossi ha elogiato l'accordo. «Se si sono accorti anche i sindacati - osserva il senatùr - vuol dire che qualcosa da cambiare c'era».
Quanto alla chiusura della Fiom (che non ha sottoscritto l'intesa) il segretario del Carroccio taglia corto. «È d'accordo la Cgil. Io penso che qualcosa da cambiare c'era, d'altra parte la cosa più grave sarebbe che la Fiat vada all'estero perché fin quando sta qui possiamo trattare, e ora bisogna superare il momento difficile».
La provocazione di Vendola
Se nella maggioranza si registrano solo giudizi positivi, l'accordo di Mirafiori crea invece parecchie fibrillazioni all'interno del Pd. Dove convivono anime diverse: gli ex diessini legati alla Cgil, ma anche gli ex popolari vicini soprattutto alla Cisl. Con Nichi Vendola, leader di Sel, che getta benzina sul fuoco sottolineando come il rigetto dell'accordo Fiat, definito «un atto di arroganza padronale», è «un punto dirimente per costruire una coalizione». Un sasso lanciato nello stagno democratico con l'obiettivo, nemmeno troppo velato, di provocare uno spostamento a sinistra del suo asse. E le repliche non si fanno attendere.
Se nella maggioranza si registrano solo giudizi positivi, l'accordo di Mirafiori crea invece parecchie fibrillazioni all'interno del Pd. Dove convivono anime diverse: gli ex diessini legati alla Cgil, ma anche gli ex popolari vicini soprattutto alla Cisl. Con Nichi Vendola, leader di Sel, che getta benzina sul fuoco sottolineando come il rigetto dell'accordo Fiat, definito «un atto di arroganza padronale», è «un punto dirimente per costruire una coalizione». Un sasso lanciato nello stagno democratico con l'obiettivo, nemmeno troppo velato, di provocare uno spostamento a sinistra del suo asse. E le repliche non si fanno attendere.
L'endorsement di Fassino
Chiarissimo è il sostegno dell'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, torinese doc. «Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì all'accordo, tuttavia l'azienda deve avvertire la responsabilità di compiere atti per favorire un clima più disteso». Ma l'ex ministro getta anche uno sguardo oltre, al referendum su Mirafiori, per rimarcare che nel caso di un eventuale no all'intesa «quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l'azienda potrebbe trasferire la produzione negli Stati Uniti o altrove».
Chiarissimo è il sostegno dell'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, torinese doc. «Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì all'accordo, tuttavia l'azienda deve avvertire la responsabilità di compiere atti per favorire un clima più disteso». Ma l'ex ministro getta anche uno sguardo oltre, al referendum su Mirafiori, per rimarcare che nel caso di un eventuale no all'intesa «quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l'azienda potrebbe trasferire la produzione negli Stati Uniti o altrove».
Ma l'accordo divide i democratici
Il richiamo di Vendola trova però qualche seguito tra i democrats soprattutto nella sinistra del partito con Vincenzo Vita che sollecita il Pd ad avere «un giudizio contrario forte e netto perché è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa del partito riformista». Di avviso diverso è invece Giorgio Merlo che risponde direttamente al leader di Sel.
Il richiamo di Vendola trova però qualche seguito tra i democrats soprattutto nella sinistra del partito con Vincenzo Vita che sollecita il Pd ad avere «un giudizio contrario forte e netto perché è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa del partito riformista». Di avviso diverso è invece Giorgio Merlo che risponde direttamente al leader di Sel.
«Se l'accordo è una discriminante allpora no si può dar vita a una coalizione dove sono prevalenti massimalismi ed estremismi politici e sindacali». A sbarrare la strada a Vendola intervengono poi gli ex popolari, in testa Franco Marini che da vecchio leader della Cisl pronuncia un giudizio netto, simile a quello di Fassino. Se fosse capitato a lui, osserva, avrebbe detto «sì» all'intesa e aggiunge che «si è perso anche troppo tempo».
Sulla stessa linea si colloca poi l'ex ministro Beppe Fioroni. «Un partito riformatore deve avere il coraggio di guardare avanti. Quell'accordo è frutto del lavoro di imprese e sindacati e spetta alla politica avere il coraggio di affrontare le nuove sfide». Analogo giudizio giunge anche dall'ala veltroniana che, per bocca di Giorgio Tonini, insiste. «Il Pd è il partito del cambiamento e non della conservazione».
Più o meno lo stesso refrain pronunciato da Alessia Mosca, vicina a Enrico Letta e membro della sua associazione Trecentosessanta, che attacca Vendola «teologo della conservazione» e colpevole «di lucrare sulle paure dettate dalla crisi».
Il giudizio del segretario Bersani
Nel Pd convivono dunque posizioni differenti. Mentre il responsabile economico dei democratici, Stefano Fassina, si limita a sottolineare che il partito non entra nel merito dell'accordo ma «valuta l'aspetto della democrazia sindacale considerato un pezzo fondamentale della democrazia» per cui «non si può negare rappresentanza alla parte dei lavoratori che dissente».
Nel Pd convivono dunque posizioni differenti. Mentre il responsabile economico dei democratici, Stefano Fassina, si limita a sottolineare che il partito non entra nel merito dell'accordo ma «valuta l'aspetto della democrazia sindacale considerato un pezzo fondamentale della democrazia» per cui «non si può negare rappresentanza alla parte dei lavoratori che dissente».
Pierluigi Bersani, invece, aveva posto l'attenzione sulle luci dei nuovi investimenti di Fiat ma anche sulle ombre delle relazioni sindacali chiedendo, qualche giorno fa, che il tema fosse affrontato in Parlamento. «L'iniziativa della Fiat è molto forte. Se porterà, come io spero, a sollecitare una riforma, che ci vuole, dei meccanismi di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro, sarà un fatto che avrà un esito buono. Se, invece, porterà, come è anche possibile, a una disarticolazione dei rapporti sociali, allora sarà un fatto molto negativo».
L'associazione pro-Fiom di Bertinotti e Cofferati
Chi invece abbraccia in toto la linea Fiom di rigetto dell'accordo è la neonata associazione "Lavoro e libertà", promossa da autorevoli esponenti politici come Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda. Sorta per combattere, scrivono gli ideatori, «fermare e rovesciare la deriva autoritaria» suggerendo di «ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee».
Chi invece abbraccia in toto la linea Fiom di rigetto dell'accordo è la neonata associazione "Lavoro e libertà", promossa da autorevoli esponenti politici come Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda. Sorta per combattere, scrivono gli ideatori, «fermare e rovesciare la deriva autoritaria» suggerendo di «ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee».
Celestina Dominelli
Da www.ilSole24ore.com del 29 Dicembre 2010
Etichette:
Berlusconi,
Carroccio,
Cgil,
Fiat,
Fiom,
MIrafiori,
Nichi Vendola,
Pierluigi Bersani,
Sel,
Sergio Marchionne,
Sindacati,
Umberto Bossi
sabato 2 gennaio 2010
Pdl: “Complimenti a Napolitano”
Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
Il premier Berlusconi ha telefonato al presidente della Repubblica Napolitano per complimentarsi in merito al discorso di fine anno.
“Gli è piaciuto davvero molto”, dice chi ha parlato con il presidente del consiglio.
I commenti positivi arrivano anche dagli altri esponenti del Pdl. “Napolitano ha fatto un discorso sopra le parti - dice il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto - e ha invitato maggioranza e opposizione a impegnarsi per fare le riforme costituzionali”.
Il Presidente dei Deputati del PDL
Soddisfatto anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani che ha dichiarato: “Un messaggio ancora una volta autorevole e chiaro che ha il suo cuore nell’esigenza di riforme sociali e istituzionali”.
Silvio Berlusconi - Pierluigi Bersani
Più critico, invece, il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro che sul suo blog scrive: “Ho ascoltato il discorso del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e direi che è di per sé condivisibile come tutte le dichiarazioni di buoni propositi. Ma per quanto riguarda la riforma della giustizia il problema è sempre lo stesso, le riforme che vuole questo governo sono solo ed esclusivamente norme per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari.
Su questo tema non credo si possa parlare di clima di sospetto, ma di certezza, visto che questi provvedimenti sono già all’esame del Parlamento. Sono sicuro che il Presidente della Repubblica saprà essere garante dei principi della Costituzione e che, questa volta, non firmerà questi orrori”.
Da www.Corriere2000.it del 02 Gennaio 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)














