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lunedì 12 marzo 2012

Alassio - Melgrati VS Casa della Legalità: ci vedremo in tribunale !!! Christian Abbondanza continua a reiterare la diffamazione… deciderà il tribunale di Genova !!!




Il consigliere regionale Marco Melgrati risponde per le rime a Christian Abbondanza 
della Casa della Legalità



Leggo sui media telematici che il sig. Abbondanza non solo non vuole chiedere scusa, come aveva fatto il giornale “La Repubblica”, pubblicando a titolo risarcitorio una mia precisazione, ma ribatte ancora, addirittura chiedendo a me di scusarmi…inaudito!!!
 
I molteplici procedimenti a suo carico, per le vicende edilizie ad Alassio, quando da un lato era sindaco e dall’altro progettista ed architetto, sono una costante presso il Palazzo di Giustizia di Savona, scrive Abbondanza…omettendo però che da tutti i procedimenti in corso sono stato assolto con formula piena o perché il fatto non sussiste, o perché il fatto non costituisce reato, o archiviato in istruttoria.
Ed ancora: è colpa nostra se il nucleo interforze, coordinato dalla Prefettura, negli accessi antimafia, ha riscontrato problematiche nell’ambito dei lavori di costruzione dello stadio di Alassio? Scrive Abbondanzaè vero che la D.i.a. ha fatto delle verifiche nel cantiere dello stadio, più di un anno fa, ma non mi risulta che ci siano stati riscontri positivi, e il cantiere si avvia alla conclusione… .

Così come mai abbiamo detto o scritto che sia un iscritto alla massoneria”…pur rispettando la Massoneria come istituzione, non ne ho mai fatto parte, come invece si paventa nei video, chiamandomi “maestro venerabile”…certo non maestro di scuola elementare…piuttosto, immodestamente, sono da anni docente di Storia dell’Architettura, ovviamente a titolo onorifico e gratuito, presso Unitre di Alassio, l’università della terza età, che da anni è stata istituita per svolgere corsi annuali su diversi temi a servizio dei “giovani” over 50, e tengo lezioni che riscuotono sempre un discreto successo, di pubblico e di critica… .

O, ancora, è colpa nostra, se alla segreteria generale del Comune di Alassio è stato chiamato ad operare, dalla sua amministrazione, l’ex segretario e direttore generale del Comune di Gioia Tauro (sciolto perché piegato a garantire gli interessi dei Piromalli), ovvero quel Giuseppe “Pino” Strangi l’avv.to Strangi, peraltro a me segnalato da un Funzionario della Polizia di Stato, e continua la Sua opera presso l’amministrazione del Sindaco Avogadro, fin dalla campagna elettorale si è dichiarato strenuo difensore (dice Lui) del “rispetto delle regole e della legalità”… .

Per quanto attiene poi a quello che ho detto sul palco a Imperia, per averci dato pubblicamente (dal palco della manifestazione “pro” Scajola-Caltagirone del 23 ottobre 2010 ad Imperia) degli ‘squallidi’ ed ‘infami’” infame è chi gode di dubbia fama, e il sig. Abbondanza e la sua “casa della Legalità” sono già stati più volte condannati per diffamazione con sentenze definitive, proprio per il Suo modo approssimativo, urlato e fazioso di rappresentare i fatti, e non è mia intenzione chiedere scusae non mi risulta di essere stato rinviato a giudizio per questo, diversamente dal sig. Abbondanza…che applica una tecnica di difesa che implica l’attaccoe nel rispetto della democrazia e della libertà di pensiero, al sig. Abbondanza fu permesso, durante la manifestazione di Imperia, di diffondere volantini con il  pensiero proprio che coincide con quello della “Casa della Legalità.
Inoltre voglio specificare che non ho mai avuto il piacere di essere stato invitato presso la villa del notaio Valentino, né in forma privata né a feste da questi organizzate. 

Ci vedremo in tribunale, e siccome ho piene fiducia nella Giustizia, prova ne è che non sono mai stato condannato, sono certo che giustizia sarà fatta!!!
Marco Melgrati Consigliere Regionale
Si allega qui sotto copia della lettera pubblicata da “La Repubblica” a titolo risarcitorio.


 
Preg.mo Direttore de “la Repubblica”
Dott. Ezio Mauro

E p.c.
Preg.mo Dott. Carmelo Lopapa

Oggetto: articolo apparso su La Repubblica in data 13.10.2010 a firma del dott. Lopapa al titolo: oltre cento i sospettati e l’Antimafia accusa “Maroni non ci aiuta”.

Pregiatissimo Direttore,
                        nell’articolo apparso oggi su La Repubblica a firma del dott. Carmelo Lopapa dal titolo: oltre cento i sospettati e l’Antimafia accusa “Maroni non ci aiuta”, oltre a inserire la mia fotografia al posto di quella del sig. Roberto Conte, condannato per concorso esterno, cosa già di per sé grave, nel testo dell’articolo vengono scritte imprecisioni e falsità gravemente lesive della mia dignità e onorabilità.
Premesso che, in 18 anni di carriera amministrativa, di cui 9 da Assessore, 9 da Sindaco del Comune di Alassio, eletto con il 70% dei consensi, 15 da Consigliere Provinciale, rieletto quatto volte consecutivamente, e oggi da Consigliere Regionale, primo tra gli eletti del P.d.L. in provincia di Savona, pur avendo avuto svariati avvisi di garanzia, 18 per la precisione, non sono mai stato rinviato a giudizio o condannato per reati connessi con i miei incarichi pubblici.

Infatti l’articolo recita: Marco Melgrati è consigliere Pdl in Liguria, è stato condannato il 29 novembre 2009 a 9 mesi di reclusione per lottizzazione abusiva in zona sottoposta a vincolo paesistico-ambientale, in quanto ex sindaco di Alassio ( peraltro assolto in Appello; n.d.r. successiva alla lettera di Repubblica )
Occorre specificare che, essendo un professionista imprestato alla politica, e non un politico di professione, esercito l’attività di Architetto con studio in Alassio.

Già nel passato, anche la Procura di Savona, oltre alle minoranze di sinistra in Consiglio Comunale avevano messo in discussione la mia facoltà in quanto Sindaco, di fare il mio lavoro, cioè il progettista; premesso che all’indomani della elezione a Sindaco il Segretario Comunale, su mio imput, aveva posto il quesito sia al Ministero dell’interno che all’Anci, e la risposta era stata che se la titolarità delle deleghe tecniche (urbanistica, Lavori Pubblici e Edilizia Privata) fosse stata assegnata ad altri, ed in effetti è quello che è stato fatto subito con le deleghe al Vicesindaco Ai cardi, non ci sarebbe stata incompatibilità. Inoltre più indagini della procura hanno sottolineato, scagionandomi già in istruttoria, quindi senza il rinvio a giudizio, che questo doppio ruolo è compatibile e che non ho mai approfittato della mia carica per fare pressioni agli uffici o alla commissione edilizia. E questo lo dice la Procura di Savona, il chè è tutto dire!!!! Peraltro le Concessioni Edilizie e i Permessi a Costruire sono a firma e responsabilità del Dirigente dell’Ufficio Tecnico, senza possibilità di ingerenze dei politici.

Sono stato condannato, è vero, in primo grado, per Concorso in Lottizzazione Abusiva, ma non come Sindaco ma come architetto. Voglio specificare che ho già dato mandato al mio avvocato di fare appello alla sentenza di primo grado. Nel dettaglio, ero il direttore dei lavori di opere interne di un Residence di n. 48 alloggi di Residenza Turistico Ricettiva, in zona di vincolo ambientale, ma con opere esclusivamente interne. Intorno ai primi giorni del dicembre 2003 il mio cliente mi comunica di voler aderire ad una legge dello stato, il CONDONO EDILIZIO, legge 326/2003, per chiedere il cambio di destinazione d’uso dell’immobile, senza opere, da Residence Alberghiero a Alloggi di civile abitazione. Dopo aver espresso la mia contrarietà ho comunicato al cliente che il giorno dopo avrei rassegnato le dimissioni da direttore dei lavori e comunicato al Comune che il mio cliente intendeva autodenunciarsi con il Condono Edilizio, venendo meno il rapporto di fiducia tra cliente e professionista. Questo è quello che prevede la legge: denuncia all’autorità competente e dimissioni, in caso di irregolarità edilizie (peraltro ideologiche e non formali nel caso). Per me il caso era chiuso.
Invece sono stato prima rinviato a giudizio e poi condannato, in primo grado, come Direttore dei Lavori e quindi Professionista, e non già come Sindaco, per un reato che non ho commesso, e dimostrerò in appello la mia estraneità ai fatti e la insussistenza del reato. Peraltro, già in sede di sentenza di primo grado, non avevo invocato la prescrizione (5 anni), che era già scattata (dicembre 2003-dicembre 2008, sentenza a dicembre 2009), e neppure l’indulto, proprio perché mi aspettavo una assoluzione con formula piena. (assolto perché il reato è prescritto mi sono appellato in Cassazione per vedere riconosciuta la mia assoluta innocenza e la mia estraneità ai fatti; n.d.r. successiva alla lettera  a Repubblica)
Peraltro appare quantomeno bizzarra la teoria della lottizzazione abusiva portata avanti dalla Procura; avrebbero dovuto dimostrare la non accoglibilità del Condono e quindi “condannare” l’imprenditore a fare l’albergatore “forzatamente”, e sarebbe già stata una bella vittoria, invece che insistere su un reato di lottizzazione abusiva che, a mio sommesso parere, non sta in piedi; infatti il palazzo è lì da 40 anni, con tutte le urbanizzazioni, in pieno centro abitato.

Trovare il mio nome in un articolo che parla di collusioni con la mafia è per me motivo di sorpresa prima, di indignazione poi, e motivo per chiedere a Lei una rettifica pari per ridondanza a quella avuta con l’articolo e la fotografia sbagliata.
In caso contrario ho già avviato contatti con i miei legali per denunciarVi, Lei come Direttore e il giornalista Lopapa, per diffamazione aggravata a mezzo stampa, per proteggere la mia onorabilità e la mia reputazione cristallina, mantenuta tale nonostante 18 anni di amministrazione “sul campo”. La mia famiglia mi ha insegnato 4 valori fondamentali, che per me sono imprescindibili: la Fede,  la Famiglia, il Lavoro e soprattutto l’Onestà.

Per questi motivi credo che si arriverà ad una composizione benevola della nostra vertenza, nata da un equivoco di fondo, e cioè dalle mie responsabilità come Politico, per ora immacolate, e dalle questioni giudiziarie legate alla mia professione di Architetto.

Con i miei Saluti


                                                                                                Arch. Marco Melgrati

Alassio - Diffamazione, la Casa della Legalità a Melgrati: “Semmai è lui a dover chiedere scusa a noi”







Christian Abbondanza della "Casa della Legalità"



Alassio - La causa per diffamazione intentata dal consigliere regionale Pdl Marco Melgrati contro Christian Abbondanza e la Casa delle Legalità – e che è partita da un video, finito on line, e dal titolo “Alassio, il regno di Melgrati, dove il cemento cola”, in cui si mette in dubbio la trasparenza dell’operato dell’allora sindaco alassino – prosegue al di fuori delle aule dei tribunali con un acceso botta e risposta tra i contendenti.

A lanciare un messaggio diretto ad Abbondanza era stato proprio Melgrati che, a seguito dell’udienza dell’8 marzo scorso, ventilava l’ipotesi di ritirare la propria denuncia nel caso in cui il portavoce della Casa della Legalità gli avesse reso pubbliche scuse. 

Di qui, la risposta. “L’udienza che si è tenuta l’8 marzo era un”udienza filtro’ dove quella che è necessaria è la presenza dei legali e del querelante, cioè lui – esordisce Abbondanza in una nota firmata anche dai suoi colleghi Castiglion e D’AgostinoMelgrati, con la sua dichiarazione, dimostra ancora una volta di parlare di cose che non conosce, come purtroppo ci ha abituato ogni qualvolta parli dei molteplici procedimenti penali che lo riguardano. Quindi a ‘brillare per l’assenza’ non è stato certo il presidente della Casa della Legalità”.

Noi dovremmo chiedere scusa a lui perché il vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Fabio Granata, aveva fatto il suo nome tra gli ‘indegni’ eletti alle ultime elezioni regionali, e che vennero – quindi – riportati sulle pagine nazionali del quotidiano ‘La Repubblica? Noi abbiamo semplicemente ripreso, nel video e nell’articolo tali informazioni pubbliche e nulla ci siamo inventati. Così come mai abbiamo detto o scritto che sia un iscritto alla massoneriaquindi anche qui: perché scusarci di una cosa che non abbiamo fatto?”.

I molteplici procedimenti a suo carico, per le vicende edilizie ad Alassio, quando da un lato era sindaco e dall’altro progettista ed architetto, sono una costante presso il Palazzo di Giustizia di Savona – si legge ancora nella nota – Dovremmo scusarci noi se nella sua attività (amministrativa e professionale) vi sono stati molteplici e ripetuti episodi degni dell’azione penale della Procura? Non scherziamo!”.

Ed ancora: è colpa nostra se il nucleo interforze, coordinato dalla Prefettura, negli accessi antimafia, ha riscontrato problematiche nell’ambito dei lavori di costruzione dello stadio di Alassio? 
O, ancora, è colpa nostra, se alla segreteria generale del Comune di Alassio è stato chiamato ad operare, dalla sua amministrazione, l’ex segretario e direttore generale del Comune di Gioia Tauro (sciolto perché piegato a garantire gli interessi dei Piromalli), ovvero quel Giuseppe “Pino” Strangi, che negli Atti dell’Antimafia calabrese (SCO e DDA di Reggio Calabria), e non da noi, è indicato come esempio della pratica omertosa? 
Oppure, è ancora colpa nostra se la DIA di Torino è recentemente andata a far visita agli Uffici Comunali di Alassio per la pratica relativa al Grand Hotel che è stata, senza ombra di dubbio alcuno, un’operazione del Melgrati sindaco?”.

In ultimo: è colpa nostra se era un assiduo frequentatore delle feste, insieme al pm Alberto Landolfi, presso la villa del notaio Elpidio Valentino, che è risultato, dall’indagine della Squadra Mobile di Savona e della Procura savonese, uno dei principali soggetti che operavano per permettere le illecite condotte di riciclaggio all’organizzazione del boss Antonio Fameli, uomo dei Piromalli legato a Carmelo “Nino” Gullace?”.

Sulla questione Massoneria – precisano ancora gli esponenti della Casa della Legalità – noi non abbiamo mai, come già ricordato, indicato una partecipazione a tale sodalizio riservato del Melgrati. In merito ad Alassio (non di Melgrati) abbiamo parlato di Massoneria in riferimento ad un dato emerso dalle perquisizioni presso gli stabilimenti balneari, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulle concessioni della società del Comune di Alassio durante l’amministrazione Melgrati, visto e considerato che la Polizia Giudiziaria ha rinvenuto in quegli stabilimenti balneari vari oggetti dei rituali massonici”.

Suvvia, come abbiamo detto ci vediamo in dibattimento (non all’udienza filtro)… dove sarà nostra cura dimostrare la correttezza di quanto da noi detto, scritto e pubblicato (ivi compreso chiedere di sentire come testimone il vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ad esempio). Quindi: di quale scuse parla nel suo comunicato stampa Melgrati proprio non si capisce. A meno che non intendesse dire che è pronto lui, Marco Melgrati, a chiedere scusa a noi, Casa della Legalità, per averci dato pubblicamente (dal palco della manifestazione “pro” Scajola-Caltagirone del 23 ottobre 2010 ad Imperia) degli ‘squallidi’ ed ‘infami’”

“In questo caso faccia le scuse pubbliche e dichiari quanto è disposto a donare per le attività antimafia della Casa della Legalità, o, se preferisce, quanto è disponibile a donare al Wwf di Savona che, in questi anni, ha dovuto impegnare molteplici energie per difendere il territorio di Alassio dalle colate di cemento. Noi se vedremo che è sincero, valuteremo se ritirare la querela che abbiamo presentato nei suoi confronti e se possiamo anche accettare la remissione della sua querela nei nostri confronti, evitandogli di perdere in dibattimento”, conclude la nota.

Redazione

Da www.Ivg.it  del 12 Marzo 2012

venerdì 9 marzo 2012

Genova - Prima udienza nella causa che vede imputato Christian Abbondanza e La Casa delle Legalità, rinviato a giudizio per diffamazione per un video in rete ingiurioso nei confronti dell’ex Sindaco di Alassio e Consigliere Regionale Marco Melgrati.





Il consigliere regionale Marco Melgrati



Ieri prima udienza presso il Tribunale di Genova della causa per diffamazione intentata da Melgrati contro Christian Abbondanza e la Casa delle Legalità; presente Melgrati, che si è costituito parte civile, assistito dall’avv. Franco Vazio; brillava per la Sua assenza Christian Abbondanza.

I fatti sono noti… all’inizio del 2010 era stato pubblicato, sul sito internet www.casadellalegalita.org ripreso con enfasi da altri siti, tra i quali Alassio 2009 e Trucioli Savonesi, un video dal titolo “Alassio il regno di Melgrati, dove il cemento cola”, dove veniva ripetutamente offesa la reputazione del Consigliere Regionale Marco Melgrati, ai tempi Sindaco di Alassio. Era scattata le denuncia per diffamazione, presso la Procura di Genova, competente territorialmente, per i contenuti del filmato e delle scritte in sovrimpressione, che accostavano il Melgrati a comportamenti e appartenenze mafiose, a intrecci e appartenenze massoniche e alla presunta incompatibilità del doppio ruolo di progettista e di amministratore pubblico di Melgrati.

In data 20 luglio del 2011 era stato firmato il “Decreto di citazione in giudizio” per Christian Abbondanza, e ieri la prima udienza in Tribunale a Genova per il reato di cui all’art. 595 commi 1,2 e 3 c.p., Pubblico Ministero il dott. Pier Carlo Di Gennaro.

Invitato dal Giudice a trovare un accomodamento, Melgrati ha dichiarato che, se da domani scompare dai vari siti internet e da You Tube il filmato incriminato, gravemente lesivo della Sua reputazione, e il sig. Christian Abbondanza, tramite il suo sito e con un comunicato stampa, rende pubbliche scuse al Melgrati, stabilendo un risarcimento oneroso congruo, che il Melgrati ha già dichiarato che devolverà in beneficenza al reparto di pediatria infantile dell’ospedale di Savona del Prof. Cohen, e solo al manifestarsi di queste 3 condizioni, il Consigliere Regionale Marco Melgrati è disposto a ritirare la denuncia. 
Diversamente, si procederà con la successiva udienza già fissata dal Giudice a giugno di quest’anno. Con una certa ironia Melgrati ha inoltre affermato che non basta avere una moglie siciliana, ancorché facente parte della Polizia di Stato, per essere accusato di mafiosità.

“Nel confermare la mia assoluta estraneità a comportamenti men che leciti” commenta Melgrati “avendo anche scritto una lettera al Presidente della Commissione Antimafia, e assolutamente estraneo a contiguità mafiose, paventate nel video, e estraneo anche al mondo della Massoneria, essendo stato legittimato nel passato a esercitare il doppio ruolo di progettista e di Sindaco, come numerose indagini della Magistratura hanno ormai acclarato, anche in relazione alle mai avvenute pressioni a uffici, dirigenti o commissione edilizia, ribadisco la mia assoluta fiducia nella Magistratura, fiducia ben riposta, nonostante qualche intemperanza nel passato dovuta al mio carattere “guascone”, sfociata nelle continue assoluzioni per i procedimenti a mio carico, che hanno dimostrato la mia onestà, rettitudine e buona fede, anche in presenza di errori effettivamente commessi, soprattutto nell’espletamento di una professione difficile quale quella dell’Architetto; auspicando una pena esemplare per chi non ha rispetto di niente e di nessuno come dimostrato in mille occasioni dal sig. Abbondanza, usando la diffamazione e il sospetto come strumento.”


Alassio 9/3/2012