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venerdì 13 febbraio 2026

Italia - Roma, il Referendum sulla Giustizia, Arianna Meloni, segretaria di FdI, avverte : "Non è un voto sul governo". Scontro Nordio-Gratteri

Il capo della segreteria politica di Fdi e sorella della premier annuncia: "Saremo tra la gente a spiegare che non c'è nessun attacco alla libertà". Intanto il procuratore antimafia, dopo le polemiche, puntualizza: "Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede e vuole alzare lo scontro". Salvini: "Dopo gli insulti a casaccio attendo le scuse di Gratteri"

mercoledì 17 aprile 2024

Italia - Massoneria: i fratelli provano a fare pace con la nuova giunta al Grande Oriente d'Italia

Il Gran Maestro Seminario si è insediato nel palazzo romano di Villa del Vascello. Gli sconfitti, abbandonati per motivi di salute dal loro leader Taroni, fanno buon viso a cattivo gioco. Ma i ricorsi alla magistratura ordinaria continuano

sabato 28 ottobre 2023

Italia - Massoneria, Taroni (NOI INSIEME): Mi candido alla Gran Maestranza del Grande Oriente d’Italia. Lotta totale alla Mafia. Il Programma completo

(AGENPARL) - ROMA, 28 Ottobre 2023 - Nella prossima primavera, i Fratelli del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani saranno chiamati ad eleggere il Gran Maestro ed altri sei membri di Giunta: i due Gran Maestri Aggiunti, il Primo Gran Sorvegliante, il Secondo Gran Sorvegliante, il Grande Oratore ed il Gran Tesoriere.

Nella Gran Loggia a seguire saranno formalizzate alcune importanti nomine, a partire da quella di Gran Segretario.

Leo Taroni (Noi Insieme) si candida alla Gran Maestranza del Grande Oriente d’Italia. Il programma presentato dalla lista Noi Insieme è la Guida per restituire Anima e Spiritualità al Grande Oriente d’Italia (GOI), conferendogli il ruolo di “Banca del Sapere” del nostro Paese e restaurando il rispetto della Regola, della Tradizione e degli Antichi Doveri. Costituisce anche il Nostro impegno a rinsaldare i rapporti con lo Stato e, in particolare, con la Magistratura.

Leo Taroni, candidato alla Gran Maestranza, si impegna a rimanere in carica per un unico mandato, rinunciando sin d’ora alla ricandidatura.

Inoltre, da sottolineare che Leo Taroni e i Fratelli candidati alla carica di Grande Dignitario, si impegnano a lavorare incessantemente, compiendo ogni necessario sacrificio, affinché il Grande Oriente d’Italia operi, all’interno e nel mondo profano, in modo assolutamente conforme a quanto stabilito dalla Costituzione repubblicana e dalla Legge, nonché in modo rispettoso della sovranità dello Stato e dell’azione della Magistratura e, infine, affinché ponga in essere pensieri, parole e azioni di siderale distanza e di avversione totale, effettiva ed efficace alla criminalità organizzata, specialmente se di natura mafiosa, e anche alla cosiddetta “mentalità mafiosa”, che costituisce un morbo velenoso e mortifero che non deve trovare dimora nel Tempio della Fratellanza.

Il programma di "NOI INSIEME"


 

Cliccare sul link qui sotto, per visionare il programma completo.

Programma di "NOI INSIEME" 



 

sabato 30 ottobre 2021

Italia - Il Gran Maestro Emerito della Gran Loggia d'Italia degli A.L.A.M., avv. Antonio Binni e il suo articolo pubblicato sulla Rivista Officinae dal titolo: "La Giustizia: una virtù scomoda"

Clicca qui sotto per il 

Collegamento alla Rivista Officinae - articolo: La Giustizia: una virtù scomoda ...

Dike – figlia mitologica di Giove e Temi – era la dea delle leggi e dei tribunali. Veniva abitualmente raffigurata con una spada e una bilancia. Immagine con la quale ancora oggi si rappresenta la giustizia. 

È sufficiente questo pur brevissimo accenno per rendersi perfettamente conto di un dato incontestabile, quanto dire della impossibilità di riflettere sulla giustizia senza un puntuale riferimento alla filosofia greca che, sulla giustizia, com’è noto, si è interrogata a lungo, e a fondo, offrendo contributi preziosi che, ancor oggi, costituiscono insegnamenti fondamentali per riempire di contenuto il concetto di giustizia. 

Parola emotiva dal significato oscuro. Tanto che diversi sono stati i tentativi di circoscriverla in una definizione comunemente accettata. Nella irripetibile Atene democratica del V sec. a. C. dominano la scena i sofisti. Ai nobili giovani che aspirano ad una carriera politica, oltre all’arte della parola necessaria per primeggiare nella agorà, costoro insegnano che la giustizia altro non è che l’imposizione del volere del più forte: tesi che, dopo moltissimi secoli, sarà ripresa, e portata fino alle sue estreme conseguenze, da un filosofo morto pazzo (… o solo finto pazzo!). 


Nella Repubblica, Platone, fra gli altri temi affrontati, sull’argomento giustizia, ipotizza un confronto tra Socrate e Trasimaco. Questi, coerentemente a ciò che insegna, si pronuncia a favore della tesi che ravvisa nel potere la fonte unica ed esclusiva della giustizia. Socrate, per contro, obietta al sofista che la giustizia si attua solo quando si dà priorità ai beni dell’anima. Nel contempo, denunzia la natura nociva della veduta criticata per la società e, prima ancora, per il bene del singolo (Repubblica IV, 443c – 444a; I, 353). 

Ancor più profonda è la definizione della giustizia proposta da Platone, sempre nella Repubblica (433b), là dove afferma che la stessa consiste in questo: che “ciascuno faccia quello che gli spetta”. Trattasi, infatti, di un profilo fondamentale in quanto collega strettamente il concetto di giustizia individuale a quello di ordine generale, posto che è compito della giustizia evitare che le parti sociali, anziché collaborare alla vita armonica e felice della comunità, lottino invece per sopraffarsi a vicenda. 

A Aristotele si deve la distinzione fra giustizia commutativa e giustizia distributiva. Mentre la prima (commutativa) si applica nei rapporti contrattuali nei quali ciascuno dà ciò che riceve, la seconda (distributiva) rinviene invece il suo campo d’azione nella distribuzione dei beni in base al rango, ossia al posto da ciascuno occupato nella società (Etica Nicomachea 1131 a10 – 1132 b9). I più noti criteri che discendono dalla cennata distinzione, di ordine relativo, possono essere elevati a valori assoluti. 

Così, “a ciascuno secondo il merito” diventa il principio cardine al quale si conforma la ideologia liberale (donde la concezione democratica della società), mentre il criterio “a ciascuno secondo il bisogno” diventa il principio al quale si ispira la ideologia comunista. È importante ricordare che, secondo lo Stagirita, c’è un senso di giustizia in ogni uomo. Questa osservazione costituirà il nucleo di ciò che verrà poi denominata “legge naturale”: un giusto e un ingiusto per natura di cui tutti hanno come una intuizione. La legge, per definizione astratta, viene imparzialmente applicata. La regola di giustizia può però finire in contrasto con l’esigenza della giustizia sostanziale. 

Secondo Aristotele, per essere giusti, occorre pertanto applicare la giustizia del caso concreto. Il che equivale a sostenere che l’equo è superiore al giusto perché possiede la capacità di giudicare la situazione concreta (Etica cit. 1137 b12 – 14.27 -32). Il contributo degli autori latini all’approfondimento del tema è volto soprattutto a precisare la dimensione giuridica della giustizia. Qui si impone allora di citare la celebre definizione di Ulpiano (170ca – 228 d. C.) “a ciascuno il suo diritto” (Digesto 3.1.1.1) che diviene successivamente l’incipit del Corpus Juris Civilis) di Giustiniano: definizione poi pedissequamente ripresa dalla maggior parte dei trattati medioevali. 

A Tommaso spetta altresì il merito di avere affrontato il punto centrale della definizione di Ulpiano, quanto dire cosa significhi il “suo diritto”, visto che, se c’è un diritto, qualcuno lo deve avere concesso. Al difficile quesito Tommaso risponde che è la creazione ad attribuire “qualcosa di proprio” (Summa contra Gentiles II, 28). Quanto dire altrimenti che, per il solo fatto di nascere, si è portatori di diritti. Dunque, il “suo diritto” è “suo” perché nasce con l’aprire gli occhi al mondo. Diritto innato che, dunque, da tutto prescinde, compreso in particolare il riconoscimento statale. 

Non v’è poi niuno che non veda come questa geniale soluzione abbia aperto, anzi spalancato, la porta all’argomento dei diritti naturali, il tema per certo più controverso fra i cultori della materia, siano essi giuristi o filosofi del diritto. Sempre a Tommaso si deve inoltre la configurazione della giustizia come una virtus ad alterum posto che la sua materia concerne le relazioni. La giustizia – osserva sempre Tommaso – prescrive un obbligo verso ciò che è dovuto: atto vitale indipendente dai sentimenti che si possono provare al riguardo. Per questo è una virtù scomoda perché, nell’adempimento della giustizia, c’è una dimensione di sofferenza. Specie quando è in gioco la propria vita. Comportando l’obbligo della sua osservanza, Tommaso ha inoltre cura di separare la giustizia dalla generosità, semplice complemento della prima. La giustizia – annota ancora Tommaso – investe tutta la sfera della vita attiva. 

Per questo la giustizia diventa il fondamento della civiltà e del vivere comune. Con un ardito salto storico, esaminiamo ora il concetto di giustizia nella concezione positivistica del diritto: concezione secondo la quale l’unico diritto realmente esistente sarebbe quello in civitate positum. Il che, com’è lapalissiano, è in netta antitesi alla dottrina del “diritto naturale” nell’ottica positivistica assolutamente inesistente. Pure perché in natura è inesistente il soggetto chiamato a irrogare la sanzione e nel caso che il comando venga trasgredito. Secondo i positivisti, il concetto di giustizia si risolve così in quello della puntuale conformità alla legge. In quest’ottica, infatti, è giusto solo ciò che la legge dichiara come tale. Il criterio supremo finisce perciò per divenire, e al postutto essere, la correttezza procedurale.

Non v’è tuttavia niuno che non veda come un siffatto punto di vista finisca per esporre a gravi aporie, che rendono estremamente problematico, e soprattutto pericoloso, il vivere comune. Sull’altare della legge vengono infatti sacrificati non solo la verità, ma pure l’umanità dei destinatari del comando. Com’è avvenuto, ad esempio, con le infami leggi razziali italiane del 1938 che, di quella veduta, sono state le figlie dirette e consequenziali. 

Da questa sommaria e per certo lacunosa presentazione che ha avuto ad oggetto il retroterra teorico del concetto di giustizia dal profilo storico, è emerso, con chiarezza, che la sua nozione è connotata da diversi aspetti per essere collegata a quella di verità, di uguaglianza e di ordine. Di verità, perché non v’è giustizia senza verità. Di uguaglianza, perché senza uguaglianza non può esservi giustizia. Di ordine, perché la disuguaglianza crea disordine, quando, invece, proprio dikaiosynē consente di assegnare all’uomo e alle cose il loro posto “giusto” nell’armonia del creato. Sembra a noi sommessamente che, se si vuole, come pur si deve, ancorarsi ad un pilastro, tutti codesti profili debbono allora essere ricondotti ad unità, ad un principio che non può che essere metafisico. Per il religioso sarà la giustizia propria del suo Dio. 

Per il laico sarà quella dell’uomo viator e della sua umanità, che riconosce all’uomo la titolarità di diritti, situazione che precede – e appunto perciò fonda – l’ambito giuridico. L’aspetto positivo di questa veduta è che fa salva quella legge naturale che consente di discernere ciò che è bene e giusto da ciò che non lo è, legge iscritta nella coscienza di ogni essere umano come ci ricorda la vicenda di Antigone e, con essa, l’esigenza di riconoscere la legge non scritta che tanto infiammava l’anima di Hegel. In particolare, sono così salvi i diritti umani, nucleo di quello jus che la giustizia è tenuta a garantire in ogni luogo e in ogni tempo. Il mero ambito procedurale non è, infatti, sufficiente a elevare a “valori ultimi” quei valori che non si giustificano, ma si assumono. 

Nel contempo, rimane escluso dalla giustizia che possa essere la maggioranza a stabilire che gli uomini sono tutti liberi e uguali. Così come non sarà mai giusta la maggioranza che potrà stabilire il contrario. Tutto questo può rinvenire il suo fondamento solo in un principio incondizionato. Assoluto. Il solo che può tutto fondare. A diversamente argomentare non resterebbe infatti più nulla, a parte la volontà dell’uomo e i suoi desideri protetti dallo Stato. 

Nell’epoca contemporanea, la trattazione dell’argomento giustizia non di rado risulta carente nella visione d’insieme, irrinunciabile invece per chi avverte la necessità logica di ancorarsi ad un terreno sicuro. Ne discende conclusivamente che, come si impone di ripetere, solo il ricorso ad un principio metafisico, proprio perché irriducibile alla puntuale situazione storica, può garantire la giustizia “vera” e, con essa, la dignità umana di fronte agli interessi di parte o alle brutali contrapposizioni etniche, doloroso presente. 

L’amore per la giustizia e la sua pratica costante e ininterrotta fanno parte dello statuto costitutivo del massone che, con la sua vita retta, ne fa irrinunciabile quotidiana testimonianza. Anche se spesso risulta emarginato perché la sua voce è soffocata da mille altre che la contraddicono. Testimonianza invero sempre sgradita perché – correttamente! – letta come un severo giudizio di ingiustizia e di oppressione che sovente regna purtroppo sulla storia. Quando poi non si trasforma addirittura in sopruso personale, privazione della libertà e perfino della vita nei casi più gravi. L’ottava ultima beatitudine del Vangelo secondo Matteo può allora ben dirsi appropriata anche a chi segue la via muratoria.

Avv. Antonio Binni

Gran Maestro Emerito della Gran Loggia d'Italia degli A.L.A.M.

lunedì 12 marzo 2012

Alassio - Diffamazione, la Casa della Legalità a Melgrati: “Semmai è lui a dover chiedere scusa a noi”







Christian Abbondanza della "Casa della Legalità"



Alassio - La causa per diffamazione intentata dal consigliere regionale Pdl Marco Melgrati contro Christian Abbondanza e la Casa delle Legalità – e che è partita da un video, finito on line, e dal titolo “Alassio, il regno di Melgrati, dove il cemento cola”, in cui si mette in dubbio la trasparenza dell’operato dell’allora sindaco alassino – prosegue al di fuori delle aule dei tribunali con un acceso botta e risposta tra i contendenti.

A lanciare un messaggio diretto ad Abbondanza era stato proprio Melgrati che, a seguito dell’udienza dell’8 marzo scorso, ventilava l’ipotesi di ritirare la propria denuncia nel caso in cui il portavoce della Casa della Legalità gli avesse reso pubbliche scuse. 

Di qui, la risposta. “L’udienza che si è tenuta l’8 marzo era un”udienza filtro’ dove quella che è necessaria è la presenza dei legali e del querelante, cioè lui – esordisce Abbondanza in una nota firmata anche dai suoi colleghi Castiglion e D’AgostinoMelgrati, con la sua dichiarazione, dimostra ancora una volta di parlare di cose che non conosce, come purtroppo ci ha abituato ogni qualvolta parli dei molteplici procedimenti penali che lo riguardano. Quindi a ‘brillare per l’assenza’ non è stato certo il presidente della Casa della Legalità”.

Noi dovremmo chiedere scusa a lui perché il vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Fabio Granata, aveva fatto il suo nome tra gli ‘indegni’ eletti alle ultime elezioni regionali, e che vennero – quindi – riportati sulle pagine nazionali del quotidiano ‘La Repubblica? Noi abbiamo semplicemente ripreso, nel video e nell’articolo tali informazioni pubbliche e nulla ci siamo inventati. Così come mai abbiamo detto o scritto che sia un iscritto alla massoneriaquindi anche qui: perché scusarci di una cosa che non abbiamo fatto?”.

I molteplici procedimenti a suo carico, per le vicende edilizie ad Alassio, quando da un lato era sindaco e dall’altro progettista ed architetto, sono una costante presso il Palazzo di Giustizia di Savona – si legge ancora nella nota – Dovremmo scusarci noi se nella sua attività (amministrativa e professionale) vi sono stati molteplici e ripetuti episodi degni dell’azione penale della Procura? Non scherziamo!”.

Ed ancora: è colpa nostra se il nucleo interforze, coordinato dalla Prefettura, negli accessi antimafia, ha riscontrato problematiche nell’ambito dei lavori di costruzione dello stadio di Alassio? 
O, ancora, è colpa nostra, se alla segreteria generale del Comune di Alassio è stato chiamato ad operare, dalla sua amministrazione, l’ex segretario e direttore generale del Comune di Gioia Tauro (sciolto perché piegato a garantire gli interessi dei Piromalli), ovvero quel Giuseppe “Pino” Strangi, che negli Atti dell’Antimafia calabrese (SCO e DDA di Reggio Calabria), e non da noi, è indicato come esempio della pratica omertosa? 
Oppure, è ancora colpa nostra se la DIA di Torino è recentemente andata a far visita agli Uffici Comunali di Alassio per la pratica relativa al Grand Hotel che è stata, senza ombra di dubbio alcuno, un’operazione del Melgrati sindaco?”.

In ultimo: è colpa nostra se era un assiduo frequentatore delle feste, insieme al pm Alberto Landolfi, presso la villa del notaio Elpidio Valentino, che è risultato, dall’indagine della Squadra Mobile di Savona e della Procura savonese, uno dei principali soggetti che operavano per permettere le illecite condotte di riciclaggio all’organizzazione del boss Antonio Fameli, uomo dei Piromalli legato a Carmelo “Nino” Gullace?”.

Sulla questione Massoneria – precisano ancora gli esponenti della Casa della Legalità – noi non abbiamo mai, come già ricordato, indicato una partecipazione a tale sodalizio riservato del Melgrati. In merito ad Alassio (non di Melgrati) abbiamo parlato di Massoneria in riferimento ad un dato emerso dalle perquisizioni presso gli stabilimenti balneari, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulle concessioni della società del Comune di Alassio durante l’amministrazione Melgrati, visto e considerato che la Polizia Giudiziaria ha rinvenuto in quegli stabilimenti balneari vari oggetti dei rituali massonici”.

Suvvia, come abbiamo detto ci vediamo in dibattimento (non all’udienza filtro)… dove sarà nostra cura dimostrare la correttezza di quanto da noi detto, scritto e pubblicato (ivi compreso chiedere di sentire come testimone il vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ad esempio). Quindi: di quale scuse parla nel suo comunicato stampa Melgrati proprio non si capisce. A meno che non intendesse dire che è pronto lui, Marco Melgrati, a chiedere scusa a noi, Casa della Legalità, per averci dato pubblicamente (dal palco della manifestazione “pro” Scajola-Caltagirone del 23 ottobre 2010 ad Imperia) degli ‘squallidi’ ed ‘infami’”

“In questo caso faccia le scuse pubbliche e dichiari quanto è disposto a donare per le attività antimafia della Casa della Legalità, o, se preferisce, quanto è disponibile a donare al Wwf di Savona che, in questi anni, ha dovuto impegnare molteplici energie per difendere il territorio di Alassio dalle colate di cemento. Noi se vedremo che è sincero, valuteremo se ritirare la querela che abbiamo presentato nei suoi confronti e se possiamo anche accettare la remissione della sua querela nei nostri confronti, evitandogli di perdere in dibattimento”, conclude la nota.

Redazione

Da www.Ivg.it  del 12 Marzo 2012

mercoledì 27 ottobre 2010

Alassio - La Polizia giudiziaria torna in Comune per il caso spiagge

 


 Una bella immagine della facciata del Comune di Alassio con la antistante fontana

ALASSIO - ACQUISITA NUOVA DOCUMENTAZIONE
 
ALASSIO
Proseguono le indagini della Procura di Savona sull’assegnazione delle spiagge libere comunali di Alassio. Anche ieri mattina gli uomini della pg erano a palazzo civico per reperire informazioni, atti di consiglio e documenti.   
Chiusi nell’ufficio del segretario comunale, anche se assente, insieme al vicesegretario, hanno chiesto di visionare documenti e verbali. Intanto in Procura sono proseguite le attività istruttorie con alcuni interrogatori condotti dagli uomini della polizia giudiziaria su delega del sostituto procuratore Chiara Maria Paolucci.
L’inchiesta era partita nei primi giorni di agosto portando al sequestro di assegni e contanti per decine di migliaia di euro ad alcuni dei concessionari. Alla base, presunte irregolarità nell’aggiudicazione delle spiagge libere, che secondo alcune voci sarebbero state date sempre alle stesse persone, in modo irregolare, senza un appalto. 
Da più parti si parla anche di ombre nell’aggiudicazione degli stabilimenti, che avrebbe privilegiato presunti affiliati alla massoneria. Tutte voci che potrebbero essere infondate e, come sempre in questi casi, il condizionale è d’obbligo.
I diretti interessati, sia gli amministratori comunali che il presidente della Sbm (Società bagni di mare), Corrado Barbero, escludono ogni coinvolgimento nella vicenda. Intanto nei giorni scorsi sono stati di nuovo posti sotto sequestro i fondi - assegni e contanti per decine di migliaia di euro - «ritirati» dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini di agosto. 
Pochi giorni fa il Tribunale del Riesame aveva dissequestrato tutto accogliendo il ricorso di alcuni indagati e contestando la mancanza di motivazioni del provvedimento. Nel giro di poche ore la Procura ha però reiterato il sequestro di assegni e contanti, allegando una dettagliata motivazione.
«Confido nel lavoro della procura. Lascerei lavorare i magistrati in modo sereno»: ha commentato così Fabrizio Calò, assessore alle Società partecipate, alcuni giorni fa, la notizia che parlava di infiltrazioni massoniche nell’aggiudicazione delle spiagge libere ad Alassio.
«Non so nulla di questo, io ho sempre fatto il mio lavoro di amministratore nel modo più preciso e puntuale possibile», gli ha fatto eco Corrado Barbero, presidente della Sbm, Società Bagni di Mare, che di recente ha sostituito la Gesco mare nella gestione delle spiagge alassine.

Barbara Testa
Da www.laStampa.it del 27 Ottobre 2010