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giovedì 16 ottobre 2025

Italia - Roma, la manovra, Mef invia Dpb alla Commissione Ue. Ecco cosa prevede e le misure principali

Il ministero dell'Economia ha inviato alla Commissione Ue e al Parlamento italiano il Documento programmatico di bilancio 2026. Il testo è stato anche pubblicato sul sito del Mef. Ecco le misure principali

sabato 30 dicembre 2023

Italia - Roma, la Manovra, via libera della Camera alla legge di bilancio: 200 sì e 112 no

Il testo era già stato approvato dal Senato. Meloni: "Famiglie e imprese al centro, avanti con coraggio". Schlein: "Governo guidato da una donna fa scelte contro le donne". Conte: "Solo tagli e tasse, con Patto di Stabilità addio a futuro"

domenica 27 dicembre 2020

Italia - Parlamento, per la manovra c'è il via libera dalla Camera: il testo passa al Senato

La manovra da 40 miliardi per il 2021 ha incassato il via libera della Camera. Dalla Cig per autonomi al blocco licenziamenti: ecco le misure principali

domenica 15 novembre 2020

Italia - Roma: 1 miliardo di euro per le "marchette" politiche. Conte si inventa il fondo "per esigenze parlamentari"

Deputati e senatori possono sorridere: potrebbero avere presto a disposizione un tesoretto da spendere come vogliono. Con l’articolo 195 dell’ultima bozza della Manovra, sarà creato un fondo per «esigenze Parlamento»: 800 milioni di euro per il 2021 e 400 milioni all’anno dal 2022.

domenica 8 gennaio 2012

Italia - Mario Monti: "Non occorrono altre manovre ma operazioni meno indigeste. Liberalizzazioni per aiutare i giovani"

 

 Il Presidente del Consiglio Mario Monti intervistato da Fabio Fazio 
durante la trasmissione televisiva Rai "Che tempo che fa"

 
La situazione dal punto di vista dei conti pubblici "è tranquilla" quindi non occorrono altre manovre. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, intervistato a 'Che tempo che fa'. "Spero che siamo tranquilli. La tranquillità nelle cose - ha spiegato - l'abbiamo raggiunta. L'operazione di consolidamento dei conti che il governo ha proposto, il Parlamento votato e gli italiani responsabilmente accettato, è molto grossa anche in base agli standard europei e mette in sicurezza i conti pubblici, conseguendo l'obiettivo che il governo precedente aveva accettato cioè il raggiungimento del bilancio in pareggio nel 2013. Quindi non occorrono altre manovre".


Liberalizzazioni: stop alle corporazioni, agiremo su più fronti - "Stop alle corporazioni e più spazio al merito, alla concorrenza e ai giovani. Lo ha detto Mario Monti sottolineando di sentirsi fiducioso nella riuscita di questo obiettivo anche perché quello da lui presieduto è un "governo strano" esterno a certe geometrie politche. "Quello che occorre e che vedrete succedere nelle prossime settimane - ha sottolineato il premier - sono altre operazioni di politica economica meno indigeste, volte a far crescere di più l'economia. Sono diverse cose: creare più spazi per la concorrenza e il merito in diversi settori"."Si chiamano liberalizzazioni e non ho niente in contrario anche se - ha osservato - può sembrare in parte ideologico. Qui si tratta di ridurre quelle protezioni, i diversi modi in cui ogni categoria in Italia cerca di avvantaggiare chi è incluso nella roccaforte a danno di chi è al di fuori. E io credo che, così come nella vita politica degli ultimi mesi abbiamo visto che un certo disarmo bilanciato tra forze politiche che in passato si confrontavano molto aspramente ha consentito di prendere decisioni in modo pacato e condiviso, io credo che un certo disarmo multilaterale di tutte le corporazioni di cui viviamo possa consentirci di dare più spazio al merito, alla concorrenza e ai giovani". "E' sicuramente più facile a dirsi che a farsi. Però la mia fiducia di riuscire a fare questo - ha detto Monti - nasce dal fatto che mentre tradizionalmente una parte politica si prende cura di proteggere una categoria e un'altra parte ne protegge un'altra, un governo strano come quello che ho l'onore di presiedere non fa parte di nessuna di queste geometrie politiche e quindi può permettersi di presentare un disegno al Paese, sperando che sia compreso, e di chiamare un po' tutti a disarmare privilegi che nel breve periodo danno a tutti il senso della sicurezza, ma che nel lungo periodo farebbero affondare la nave Italia".


La ricchezza non va demonizzata ma lotta all'evasione - "Io - ha spiegato Monti - non ho nulla contro la perla delle Dolomiti, ma operazioni come quella di Cortina possono avere un loro significato nell'ambito di una lotta seria contro l'evasione fiscale". "Niente danneggia la qualità della convivenza civile e l'immagine dell'italia all'estero - ha osservato - quanto la percezione che si ha che questo sia un Paese ricco perché la visibilità, per non dire l'esibizione della ricchezza, sia ben nota e d'altra parte con un forte debito pubblico accumulato nel tempo anche a causa dell'evasione". Secondo Monti "bisogna fare due cose che possono sembrare contraddittorie: una è rispettare la ricchezza che è un valore e sbaglia grossolanamente chi ci dice che facendo queste operazioni di contrasto noi rendiamo la ricchezza un demonio. Al contrario la ricchezza è un valore che deve entrare di più nella società, ma a condizione che sia il risultato di un merito e di un talento in condizioni di concorrenza e non una rendita che si forma sulle spalle di altri e che quando si è formata paghi doverosamente i tributi. Vorrei che gli italiani fossero orgogliosi di essere ricchi e che restituissero alla comunità una parte di quello che hanno ricevuto. Al tempo stesso serve una lotta senza quartiere all'evasione"..


Lavoro, articolo 18? Niente è tabù - Affronteremo il mercato del lavoro senza "nessun dogma né intenzione di dividere i sindacati, ma per cercare una condivisione". Parlando della riforma del Lavoro e dell'articolo 18 Monti aggiunge: "Queste materie sono dominate dal diritto del lavoro e da certi simboli, ora però siamo in una fase in cui c'é un disperato bisogno non di simboli, ma di lavoro non precario. Sarà l'impostazione, con l'accordo dei sindacati, a vedere non solo le enunciazioni di principio, ma gli effetti economici sulla competitività e doi veri e durevoli posti di lavoro. Il nostro governo ha un atteggiamento mentale è un'agenda specifica. L'atteggiamento mentale è quello di considerare che niente debba essere considerato un tabù tra le forze civili come il sindacato, il mondo produttivo e il governo pensando al futuro del Paese. In questo senso il mio ministro del Lavoro Elsa Fornero aveva citato l'articolo 18".


La Rai? Vedrete fra qualche settimana - La Rai "non è venuta come urgenza numero uno nella mia attività", "ha bisogno di ulteriori passi in avanti", "mi dia ancora qualche settimana".



Riforma elettorale: non decide il governo - "E' un tema che spetta alla politica. La nostra agenda è piena. Più i partiti trovano il modo di dialogare su argomenti squisitamente politici, più il ritrovato clima si riverberà positivamente sul governo".


Provo pena per i politici - Io sento un po' di pena per i politici che sono così trattati male dall'opinione pubblica. Si è creato un tale divario tra classe politica e opinione pubblica - ha aggiunto - che la mia ambizione in questo breve periodo è certamente portare l'Italia fuori dall'emergenza economica, ma anche favorire in questo periodo intercapedine una riconciliazione tra la classe politica e l'opinione pubblica. E noi opinione pubblica, perché io mi metto dalla parte del cittadino non avendo mai fatto politica, dobbiamo riflettere e dire dentro di noi 'siamo sempre pronti a dare la colpa ai politici, ma io singolo cittadino o gruppo sto facendo il mio dovere?'parte dell'opinione pubblica, dobbiamo riflettere e dire: 'siamo sempre pronti a dare la colpa ai politici, ma io cittadino sto facendo il mio dovere per fare crescere l'Italia?".


Il mio è un governo strano - Governo pre-politico o politico? "Non lo so e non me lo chiedo. E' un governo strano: le cose si fanno". "E' un governo che di fronte ad un Parlamento così responsabile è riuscito a fare cose" importanti "non per merito nostro, come cambiare il sistema pensionistico".


Rientro dei capitali: accordi da valutare - Un accordo con la Svizzera sui capitali italiani espatriati? "Stiamo guardando a questo argomento" ma "Germania e Gran Bretagna hanno fatto qualcosa che l'Ue non ha gradito: accordi bilaterali". "In Italia l'hanno chiesto alcuni che dicono: 'mai piu' condonì - prosegue il premier - Il mio governo ha detto 'mai piu' condonì ed è stato criticato da chi dice mai più condoni. Sono stato il primo quando ero Commissario europeo nel 1999" ad intervenire sull'argomento. "A nome della Commissione europea sono andato a Berna per avviare il primo duro negoziato con la Svizzera perché accettasse di applicare alcuni principi sulla direttiva della tassazione del risparmio e sono stati fatti passi avanti", spiega il capo del governo. "Se vogliamo gli accordi di Germania e Gran Bretagna sono il risultato ultimo di questo accordo. La pressione sulla Svizzera viene esercitata. La Svizzera non è l'unico Paese al mondo che ha un occhio di riguardo, magari chiuso, sui capitali esteri ma in questi anni la politica nei confronti di questi paradisi fiscali è cambiata. E la Svizzera si è comportata di conseguenza. Non è più come prima


Alla Merkel dirò: Italia responsabile - Nell'incontro di Berlino "mostrerò alla signora Merkel che in realtà anche la Germania trae benefici dall'integrazione europea, dal mercato comune e dall'euro. E' interesse della Germania, come di tutti che altri che, via via che singoli Paesi danno prova di recuperata virtù, è giusto e doveroso che le decisioni che collettivamente prendiamo in Europa siano tali da dissipare qualsiasi dubbio sulla solidità dell'euro". "La Germania - spiega Monti - ha un'opinione pubblica comprensibilmente preoccupata di dover pagare un giorno per comportamenti leggeri di altri paesi in Europa. Il mio sforzo nell'incontro che avrò mercoledì con la Merkel sarà quello di mostrare due cose: primo che l'Italia è ben lungi da tenere comportamenti irresponsabili, la maturità con cui l'opinione pubblica e il sindacato hanno accolto le pesanti misure imposte può essere da esempio per altri Paesi e, contemporaneamente mostrerò alla Merkel che soprattutto la Germania trae benefici dal mercato unico e dall' euro". "E' un discorso che si può fare da pari, è interesse della Germania, della Francia e nostro Paese che via via che i singoli Paesi danno prova di recuperata virtù, noi non lo facciamo non perché ce lo chiede l'Ue, ma per non dissipare il futuro dei nostri figli è giusto e doveroso che decisioni prese collettivamente in Europa siano tali da dissipare i dubbi sulla solidità dell'euro"


Rischio default? Le nostre banche sono solide - "Il sistema bancario italiano è tra quelli più stabili sulla comparazione internazionale". Lo ha detto Mario Monti rispondendo a una domanda sul rischio default delle banche. Poi, riferendosi al caso Unicredit ha spiegato che "qualche banca sta sperimentando una spiacevoli diminuzione" ma "questo è molto connesso ad un aumento di capitale".


Aperti sulla Tobin tax - Rispetto alla posizione del governo Berlusconi, sulla Tobin Tax "io ho segnalato una apertura del governo italiano", siamo "disposti a lavorare" a livello Ue, ma "e in questo differisco da Sarkozy, mai e poi mai la applicherei solo all'Italia".


Il premier difende la Lagarde - La signora Lagarde è una brillante francese che ha lavorato in ambienti anglosassoni dove ha acquisto il comune senso dell' understatement: forse intendeva dire che è certa che non c'é preoccupazione" per la tenuta dell'euro. Il premier Mario Monti risponde così al conduttore Fabio Fazio che si mostra preoccupato sulle sorti dell'euro dopo che il direttore generale dell'Fmi ha detto di ritenere "improbabile che l'euro sparisca nel 2012". "Preferiva che dicesse probabile?", scherza il premier.


Ricandidarmi? Ci sono altri valori nella vita - "Io ricandidarmi? Sono molto orgoglioso dei miei ministri e già il fatto di essere chiamato a dare un contributo in questa fase mi sconvolge, vedo anche altri valori nella vita...". 
Il premier Mario Monti risponde così alla domanda di Fabio Fazio se intenda 'ricandidarsi' al termine dell'esperienza dell'attuale governo tecnico

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giovedì 27 maggio 2010

Conferenza stampa del Presidente Silvio Berlusconi sulla manovra di bilancio di 24 miliardi Roma, tenutasi il 26 maggio 2010

Questa manovra non è la tradizionale operazione di aggiustamento dei conti pubblici. Si inquadra nella crisi dell’euro scatenata dalla speculazione e ha come obiettivo una riduzione del peso dello Stato nell’economia e nella società.

Questa crisi provocata dalla speculazione è diversa da tutte le precedenti. Non è una crisi, come quella del 2008-2009, provocata dalla bolla immobiliare, che il governo ha saputo superare con risultati riconosciuti da tutti.
E’ una situazione senza precedenti in tutti i Paesi europei che tutti hanno vissuto sopra le loro possibilità.
Parlare, come fanno alcuni, di pessimismo contro ottimismo significa non avere capito nulla.

Basta con uno Stato da socialismo reale.
Oggi in Italia abbiamo uno Stato che intermedia più del 50% della ricchezza prodotta ogni anno dai suoi cittadini e dalle sue imprese. Un costo non più sostenibile. Ed una spesa pubblica così ingente, capillare e scarsamente responsabilizzata è fatalmente soggetta a pessime gestioni e malversazioni. Ne portano la responsabilità sia i 2 “governi consociativi” della prima Repubblica, che negli Anni Ottanta hanno moltiplicato per otto il debito pubblico, sia il governo della sinistra che poco più di dieci anni fa, con soli quattro voti di scarto, ha modificato il Titolo quinto della Costituzione e attribuito alle Regioni un potere di spesa nella sanità sganciato da ogni vincolo di responsabilità.
Una riforma costituzionale che si è rivelata dissennata, il contrario del federalismo fiscale che noi vogliamo attuare, una riforma che ha fatto esplodere la spesa sanitaria, soprattutto in molte Regioni del Centro Sud.
La migliore ricetta contro le spese eccesive e la corruzione è la riduzione della spesa pubblica e quindi dell’intervento dello Stato nell’economia. Sono questi gli obbiettivi che intendiamo raggiungere.
Lo faremo con provvedimenti equilibrati e inevitabili. Equilibrati perché si chiede di più a chi ha di più o ha evaso di più. Inevitabili perché da anni l’Italia, come tutti i Paesi della vecchia Europa, sta vivendo al di sopra delle proprie risorse.

Welfare: svolta epocale. 
Il secolo scorso è stato caratterizzato in Europa dall’aumento del ruolo dello Stato nella vita dell’economia e dei singoli individui. Come si diceva ai tempi di Lord Beveridge, lo Stato aveva il compito di accompagnare ogni persona dalla culla fino alla tomba. Il principio era giusto in sé. Ma in questo modo in Italia è cresciuta in maniera 3 incontrollata la spesa sociale che all’inizio era effettivamente destinata
a sostenere i ceti più bisognosi, ma poi si è trasformata in una spesa assistenziale.
Questo sistema irresponsabile ha funzionato finché era possibile ricorrere alla svalutazione della moneta e finché si è potuto ricorrere all’aumento delle tasse.
Con l’euro e dopo la recente crisi internazionale questi due strumenti (svalutazione e aumento delle tasse) sono diventati inservibili, perché la crisi impone a tutti i Paesi di ridurre il debito pubblico.

I numeri della manovra.
La speculazione ha ora posto nel mirino i debiti sovrani degli Stati.
Vale a dire la stabilità dei nostri Bot e Btp: assieme alla casa, al risparmio ed al patrimonio delle nostre famiglie. Per questo, così come un anno fa abbiamo messo in sicurezza i depositi dei risparmiatori ed imposto un tetto ai mutui, ora abbiamo deciso di intervenire per riportare il rapporto deficit-Pil dal 5% di adesso al 2,7
nel 2012.
Dunque abbiamo varato un aggiustamento da 12 miliardi l’anno, 24 per i due anni, che punta essenzialmente sulla riduzione della spesa pubblica e sulla lotta all’evasione fiscale.
Voglio però sottolineare che non abbiamo aumentato le tasse, perché il nostro obbiettivo resta sempre quello di ridurle.

Le manovre degli altri Paesi: i numeri.
La Grecia si è per ora salvata con una manovra di 30 miliardi in tre anni, circa 12-13 punti del pil greco. La Spagna ne ha decisa una da 50 miliardi alla quale si è aggiunto un supplemento di 15 miliardi. La Francia una da 100 miliardi di euro in tre anni. La Germania taglierà 10 miliardi da qui al 2016; in totale 60 miliardi.
L’aggiustamento di bilancio dell’Italia è minore perché il governo ha bene operato in questi due anni.
Dobbiamo tagliare le spese eccessive per salvare ciò che abbiamo di buono e ci viene invidiato:
• abbiamo un sistema pensionistico che garantisce il massimo di
copertura con l’equilibrio contabile;
• abbiamo la sanità per tutti, nonostante gli sprechi;
• abbiamo gli ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro, tutela
che noi abbiamo esteso per la prima volta anche agli autonomi;
• infine, grazie a tutto questo e grazie al nostro governo, a imprese e banche solide, abbiamo il tasso di disoccupazione più basso rispetto alla media europea.

I dipendenti pubblici.
Con la manovra chiediamo un atto di responsabilità ai nostri dipendenti pubblici, per alcune ragioni. In primo luogo perché negli scorsi anni i loro redditi sono aumentati più di quelli dei dipendenti 5 privati: 42,5 per cento in dieci anni le retribuzioni pubbliche, rispetto al 24,8 per cento dei privati (fonte: Corte dei Conti). Poi perché i dipendenti pubblici godono del vantaggio della garanzia del posto di  lavoro, non possono essere licenziati per chiusura dell’attività e non rischiano di andare in cassa integrazione né di vedersi ridurre lo stipendio come i privati. E dunque ai dipendenti dello Stato spetta una particolare responsabilità per il risanamento dello stesso Stato.

Pensioni.
Le pensioni sono tutelate e garantite: chiediamo solo a chi si accinge ad andare in pensione di lavorare qualche mese in più.

Enti locali: sacrifici e federalismo.
Chiediamo a Regioni, Province e Comuni di ridurre le spese meno produttive, e ce ne sono ancora tante. Ma in cambio daremo loro i beni demaniali da valorizzare, che potranno generare notevoli risorse. Così
il federalismo fa un sostanziale passo avanti.

Lotta all’evasione e al sommerso.
Il nostro governo ha già avviato un forte contrasto all’evasione fiscale. Rispetto ai 6,4 miliardi di euro recuperati nel 2007, siamo saliti a 6,9 miliardi nel 2008 e a 9,1 miliardi nel 2009.
Nel 2009 gli accertamenti fiscali sono stati 711.932, e le maggiori imposte accertate hanno riguardato 26.338 casi: più 30 per cento.
L’evasione stimata nei giorni scorsi è pari a un mancato introito di 120 miliardi di euro. E’ la conferma di quanto andiamo dicendo da tempo: l’economia sommersa dell’Italia è pari al 22,2 per cento del pil, seconda in Europa solo alla Grecia. Poiché l’imponibile evaso dall’economia sommersa è di 270 miliardi, il mancato introito fiscale – secondo l’Agenzia delle entrate - è pari a poco più di un terzo: 100 miliardi. 
In alcune Regioni del Sud l’evasione raggiunge poi percentuali inaccettabili: 85 per cento in Calabria, 63 in Sicilia, 55 in Campania, contro il 12 per cento della Lombardia, il 19 dell’Emilia-Romagna e il 19,6 del Veneto.
I controlli introdotti con la manovra sono la prima medicina a questo malcostume. Con il federalismo fiscale potremo porre un rimedio ancora più efficace a questa autentica “diserzione” fiscale, coinvolgendo i Comuni nell’accertamento dei redditi.

Una “manovra europea” che salva l’Italia.
Il Governo ha varato una manovra a cui siamo tenuti dagli impegni assunti con l’Unione europea. L’Europa, di cui siamo tra i fondatori, è la nostra casa, la nostra patria: lo è oggi e lo sarà sempre più. La nostra è una manovra europea, in linea con quanto stanno facendo altri Paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna.
I sacrifici richiesti sono indispensabili per difendere l’euro: cioè i salari, le pensioni, i risparmi delle famiglie e i ricavi delle imprese.
Difendere l’euro oggi significa salvare il futuro dell’Italia, il benessere di 60 milioni di donne e uomini, e di oltre 5 milioni di imprese.
Poiché la sfida è questa, tra Governo, imprese e forze sociali non c’è alcuna diversità di obbiettivi. Come non ce ne deve essere, spero, tra noi e l’opposizione, e ringrazio il Presidente Napolitano per l’esortazione al senso di responsabilità e all’unità, che faccio mia.
Siamo tutti nella stessa barca, che andrà avanti e supererà anche questa difficile situazione.
Da inguaribile ottimista, sono convinto che ce la faremo anche questa volta.