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domenica 12 dicembre 2021

Italia - Davigo, Di Pietro e gli "arresti facili"? Parla il giudice Salvini: "Ecco come facevano", bomba sulla Procura di Milano

Con Mani Pulite le regole di assegnazione dei fascicoli nel tribunale di Milano venivano assegnati sempre ad un unico giudice, pronto ad accogliere con rapidità fulminea tutte le richieste di cattura spiccate dal pool. Scrive il giudice Guido Salvini, tuttora gip a Milano: "Era comodo per la Procura avere un unico gip già sperimentato, per alcuni già "direzionato", e non doversi confrontare con una varietà di posizioni e di scelte che potevano incontrare all'interno dell'ufficio gip, formato da una ventina di magistrati. Andava evitata e prevenuta una possibile variabilità di decisioni dei giudici che potesse in qualche modo creare "difficoltà" alle indagini (...) così il pool escogitò un semplice ma efficace trucco costituendo, a partire dall'arresto di Mario Chiesa, un fascicolo che in realtà non era tale ma era un "registro" che riguardava centinaia e centinaia di indagati che nemmeno si conoscevano tra loro e vicende tra loro completamente diverse unificate solo dall'essere da gestite dal pool".

mercoledì 10 novembre 2021

lunedì 1 ottobre 2012

Roma - Addio a Shlomo Venezia, sopravvissuto alla Shoah e testimone dei lager nazisti

 

 Shlomo Venezia, un grande testimone della Shoah, è morto quest'oggi



Roma, 1 ott. (Adnkronos/Ign) - E' morto nella notte a Roma lo scrittore ebreo Shlomo Venezia, 89 anni, uno dei sopravvissuti alla Shoah e protagonista dei 'Viaggi della Memoria'. Shlomo Venezia è stato un deportato sopravvissuto all'internamento nel campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau.
Durante la prigionia fu obbligato a lavorare nei Sonderkommando, squadre composte da internati e destinate alle operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante gas. La sua esperienza ha spinto Roberto Benigni a chiamarlo come consulente, insieme a Marcello Pezzetti, per il film 'La vita è bella'. Venezia ha raccolto le sue memorie in un libro pubblicato nell'ottobre 2007 dal titolo 'Sonderkommando Auschwitz'.
''Voglio esprimere il mio profondo cordoglio per la scomparsa di Shlomo Venezia, uno dei pochissimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz" si legge nel messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla signora Marica Venezia. "Ha saputo vivere con sobria dignità - si legge - la notorietà che gli portava l'essere divenuto uno dei simboli della tragedia ebraica, nata da secolari persecuzioni, che negli anni del nazismo e del fascismo raggiunsero inimmaginabili dimensioni''.
"La sua coraggiosa e infaticabile opera - è scritto nel messaggio inviato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, al presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna - continuerà ad ispirare la nostra società affinché non diminuisca mai l'impegno volto a rafforzare i valori della libertà e della democrazia, attraverso un'opera diretta a preservare la società dai rischi derivanti dal riaffacciarsi del razzismo, dell'odio etnico e religioso, del fanatismo''.
In un messaggio a Gattegna il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, si è detto ''profondamente colpito dalla scomparsa di Shlomo Venezia. Dobbiamo prendere tutti un impegno solenne, quello di preservare la memoria dello sterminio e tramandarlo alle giovani generazioni anche quando non ci saranno più testimoni diretti delle atrocità commesse dalla follia nazista".
"Era un uomo straordinario, che aveva vissuto la più terribile delle esperienze'' è il ricordo di Walter Veltroni . "Ho avuto la fortuna di conoscerlo bene, di diventare suo amico. Sono tornato con lui ad Auschwitz, assieme ai ragazzi delle scuole romane: mi impressionava la fermezza e la precisione con cui raccontava quell'inferno che aveva visto e toccato. Ecco Shlomo era davvero un testimone che sapeva restituire l'orrore dei campi e della Shoah. Era forse l'unico testimone che avesse vissuto lo sterminio come vittima e ingranaggio della macchina di morte. La condizione più disperata: per questo la sua morte provoca tanto dolore. Il suo racconto, questo possiamo promettere a Shlomo, non andrà perduto. E' il mio impegno, l'impegno di tutti quelli che ti hanno conosciuto'', conclude Veltroni.


 


''Lascia un vuoto e un grande dolore'' le parole del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. ''Shlomo è stato uno dei pochissimi sopravvissuti nel mondo ai terrificanti Sonderkommando: un'esperienza tremenda, annichilente per l'essere umano. Di questa tragedia, Venezia ci ha lasciato una testimonianza preziosa, il suo libro 'Sonderkommando Auschwitz', un pugno nello stomaco - sottolinea - in grado di porre a nudo le vette di crudeltà cui può giungere l'uomo quando abbraccia l'ideologia del male''. Per Alemanno occorre ''accelerare ancora di più sulla costruzione del Museo della Shoah proprio perché ci sia la possibilità di continuare quell'opera di formazione e trasmissione della memoria che Shlomo Venezia ha portato avanti in modo impareggiabile e con una grandissima umanità".
''Con Shlomo Venezia muore un grande testimone della tragedia della Shoah - afferma il leader Idv Antonio Di Pietro - I suoi racconti da sopravvissuto alla prigionia, nel campo di concentramento di Auschwitz, sono stati un importante contributo alla memoria storica e alla consapevolezza di quanto accadde durante l'Olocausto". "Sarà sempre - aggiunge - nei nostri cuori e la sua testimonianza continuerà a essere un monito alla politica e alle future generazioni, affinché non si dimentichi e non si ripeta una delle pagine più drammatiche di tutti i tempi''.
Per il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, è grazie a Shlomo Venezia, ''al suo infaticabile impegno per tenere accesa la fiammella della memoria, che tante generazioni hanno potuto conoscere l'orrore dei campi di sterminio". "Le sue parole e la sua spaventosa testimonianza personale - dice Cesa - resteranno scolpite in maniera indelebile nella mente di tutti noi e continueranno a essere un inestimabile insegnamento per i più giovani, perché capiscano a che punto possa arrivare la follia umana''.



domenica 18 settembre 2011

Molise - Candidato il figlio di Di Pietro. E un circolo dell' Idv lascia il partito

Gli iscritti contro Tonino:

«Ha la stessa concezione familistica della politica di Bossi e Berlusconi»

 «Di Pietro come Bossi e Berlusconi, accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica». 

I componenti del circolo Idv di Termoli (Cb) abbandonano il partito per la candidatura alle regionali del Molise di Cristiano Di Pietro. In una nota si esprime «risentito dissenso a tale candidatura, figlia della stessa concezione familistica e/o privatistica che presumibilmente ha mosso il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, a candidare e a far eleggere il figlio al consiglio regionale della Lombardia o il presidente del Pdl, Silvio Berlusconi a candidare e a far eleggere Nicole Minetti nello stesso consiglio».
«Per questa ragione - si legge nel comunicato - l’intero circolo decide, seduta stante, di interrompere la propria esperienza politica con l’Italia dei valori, riconfermando la loro appartenenza al centro Sinistra e con l’auspicio che le prossime elezioni regionali possano essere occasione di un reale cambiamento della politica nel Molise». 
A far esplodere la protesta tra i dirigenti e gli iscritti termolesi non è tanto la scesa in campo di Di Pietro junior, ma la composizione della lista con candidati ritenuti «deboli» proprio per favorire l’elezione del figlio del leader.

«Avevano chiesto - dicono gli ex iscritti - di inserire personalità che avrebbero portato voti e qualità; ad esempio Vincenzo Greco, stimato notaio ed ex sindaco della città. Nessuno ci ha mai dato una risposta. Poi vediamo che si accolgono esponenti di altri partiti, come uno dei candidati alle primarie del Pd. Se il fosso lo saltano gli altri verso l’Idv per Di Pietro va bene, diversamente il partito mette veti e pregiudiziali. Questa visione strabica della politica non ci piace».
 
 
Da www.laStampa.it del 18 Settembre 2011

martedì 15 marzo 2011

Legambiente contro Marylin Fusco: “Paladina dei cementificatori”

 


Regione. “La principale contraddizione della Liguria sta nel fatto che l’Italia dei Valori, un partito che a livello nazionale si dichiara ambientalista, in questa regione sia il principale sostenitore del cemento”. A dirlo è Roberto Della Seta, parlamentare del Pd ed ex presidente nazionale di Legambiente, che emette un giudizio netto: “La vicepresidente della Regione Liguria è un caso emblematico: è diventata la paladina degli interessi dei costruttori e dei cementificatori”.

Un attacco a gamba tesa all’assessore all’urbanistica e vicepresidente della Regione, Marylin Fusco.
Anche a Cogoleto, non a caso, l’Idv sostiene la candidatura di Luigi Colasottolinea Della Seta.
L’associazione ambientalista questa mattina ha illustrato i casi “emblematici” della cementificazione ligure. 
A Cogoleto la speculazione che rischia di abbattersi vede interessata l’area della Tubi Ghisa. Speculazione sulla quale si sta giocando anche la corsa alla poltrona di sindaco per la prossima legislatura.

Qui è previsto un intervento, ben voluto da Luigi Cola, che porterà alla costruzione di quasi seicento alloggi per 174 mila metri cubi di cemento per 1.500 nuovi abitanti. Un insediamento che porterebbe ad un aumento dei residenti di quasi il 15% (da 9.000 a 10.500). 
Una colata di cemento che, secondo Legambiente, cancellerebbe la possibilità di mantenere aree industriali da riqualificare con attività produttive e servizi attenti alla green economy.

Per Roberto Della Seta “il caso di Cogoleto, già simbolo delle tante fabbriche dei veleni disseminate per l’Italia e dove ora c’è chi vorrebbe trasformare la città in un unico, diffuso, ecomostro, è l’ennesima dimostrazione dell’insistenza su una strada sbagliata, perché la Liguria ha già pagato prezzi altissimi per una idea di sviluppo basata sull’equazionepiù cemento uguale più ricchezza’. 
Questa equazione è sbagliata, lo era ieri e lo è tanto più oggi: continuare a consumare territorio vuol dire infatti aumentare i rischi legati al dissesto idrogeologico e tagliare le gambe alla tutela e valorizzazione della qualità ambientale come fattore irrinunciabile di uno sviluppo duraturo”.



Da www.Ivg.it  del 15 Marzo 2011

mercoledì 2 febbraio 2011

I due dell’apocalisse democratica...


Massimo D'Alema e la maschera del suo braccio sinistro Bersani

Mentre l'ammucchiata anti-Berlusconi proposta da D'Alema ha già perso un pezzo e mezzo, dopo il no secco di Di Pietro e la solita spaccatura dentro Fli, Bersani non si è fatto mancare nulla perdendo le primarie anche a Cagliari.
Insomma, l'accoppiata D'Alema-Bersani - la mente e il braccio dell'agognata riscossa del Pd - sembra, più che una falange politica, una riproposizione grottesca di figure letterarie come Don Chisciotte e Sancho Pancia o, in modo forse più calzante, di personaggi dell'avanspettacolo come i fratelli De Rege.
Da quando ha ripreso in mano le redini del partito, infatti, la strana coppia non ne ha mai azzeccata una.

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martedì 2 novembre 2010

Vespa: Il rischio che corre Casini





Pier Ferdinando Casini, al momento di alzarsi al mattino, guarda fuori della finestra. Nebbia, come sempre. Prende la bussola e cerca di orientarsi. Nel giro di tre mesi ha esaminato le tre situazioni possibili. In estate, quando ci fu la rottura con Gianfranco Fini, tentò di convincere Silvio Berlusconi a fare una crisi di governo per imbarcare l’Udc in un’ottica dichiarata di responsabilità nazionale. L’8 luglio, in una cena in casa mia organizzata per tutt’altra ragione, Maddalena Letta portò due ottime crostate, evocando il famoso patto che fu stretto in casa sua il 18 giugno 1997 tra Berlusconi, Fini, Franco Marini e Massimo D’Alema per una revisione della Costituzione e della legge elettorale sotto gli auspici della bicamerale. Dinanzi alle nuove crostate, Casini fu molto di spirito. Le tagliò con cura, ne distribuì le fette, ma il Cavaliere voleva che Casini entrasse con un semplice rimpasto di governo. E tutto saltò. Berlusconi non accettò la crisi, temendo di non controllarne gli sviluppi. Casini, quando ne abbiamo parlato, mi ha detto al contrario di essere certo che Giorgio Napolitano non avrebbe obiettato nulla sulla nuova alleanza e, paradossalmente, non lo farebbe nemmeno oggi se Berlusconi e Umberto Bossi andassero a dirgli che vogliono aprire una crisi per allearsi con Casini.
Ma intanto le convulsioni politiche italiane vanno avanti e, solo in caso di autoribaltone, cioè di crisi aperta dalla maggioranza, Casini accetterebbe un governo appoggiato da Fini, Francesco Rutelli, Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani. Lo sta già preparando perché una gestazione del genere è complessa e il nuovo esecutivo «non dovrebbe occuparsi soltanto di legge elettorale, ma anche di provvedimenti economici e finanziari per l’emergenza che stiamo vivendo. Un programma chiaro e limitato, insomma».
Un governo a metà strada fra il tecnico e il politico, presieduto verosimilmente da Beppe Pisanu (anche se Casini non ne fa apertamente il nome per non bruciarlo) e composto da personalità politicamente riconoscibili, ma meno «ministeriali» di quelle dei governi ordinari.
All’obiezione che non è facile mettere d’accordo teste tanto diverse su fisco, lavoro, scelte economiche, legge elettorale, Casini, come del resto Bersani, risponde di non vedere troppe difficoltà. Vorrebbe un accordo «blindato» sull’economia e pensa che, come per incanto, al momento della crisi tutte le insanabili divergenze che finora hanno sempre impedito all’opposizione di proporre una legge elettorale diversa dell’attuale cadrebbero «in dieci minuti».
La terza ipotesi, quella di «ballare da solo», in questo momento sarebbe limitata a una chiusura traumatica della legislatura e a elezioni anticipate. A meno che non maturasse un’alleanza elettorale con Rutelli e anche con Fini perché Casini sostiene di avere fatto sempre prevalere le scelte politiche sulle questioni personali. E si sa che dopo la rottura del 2008 i rapporti tra Casini e Fini non erano al meglio.
Come andrà a finire? Casini si sente uomo del centrodestra e le recenti mosse del Pd, ultima il sostegno alla manifestazione della Fiom, gli fanno escludere di poter fare con Bersani e Di Pietro un’alleanza che non fosse provvisoria e dettata dall’emergenza. Domani chissà. Lo vedremo tornare a destra in un ipotetico dopo Berlusconi o con un Berlusconi convertito o scivolare lentamente a sinistra? Pier, da vecchio democristiano, vuole prudentemente restare fedele a se stesso ed evitare, soprattutto, che gli diano del traditore.
 
Da www.Panorama.it  del  02 Novembre 2010

domenica 24 gennaio 2010

«Io, come Fantozzi e la corazzata Potemkin»


 
Un amico è uno che ti critica quando pensa che tu abbia sbagliato, non per fregarti ma per farti migliorare. Massimiliano, semplicemente: grazie. 

«Attenzione a inseguire l'elettorato di sinistra, perché rischi di perdere il nostro». Ma io non inseguo l'elettorato, solo un'elettrice rognosa, la mia coscienza. Diceva Gladstone che «fra la coscienza e il partito un gentiluomo sceglie sempre il partito». Ma gentiluomini si nasce e io, disgraziatamente, non «lo» nacqui - come direbbe Totò, che invece, lui, «lo» nacque.

Men che meno inseguo la sinistra: qui è in gioco la (bella) fetta del nostro elettorato che pensa due cose. Uno. Si deve tutelare il governo, qualunque governo, dalle incursioni dei magistrati. Subito, con un provvedimento specifico come il cosiddetto «legittimo impedimento» o il lodo che rinvia i giudizi a fine mandato, come avviene in molti paesi. Due. La giustizia italiana è scandalosamente lunga, serve una legge che la renda più rapida e una riorganizzazione che faccia lavorare di più e meglio i magistrati. Una legge che a quel punto non ha bisogno di introdurre una norma che per troncare i processi di Silvio ne estingue migliaia di altri, lasciando senza giustizia le vittime e impuniti i colpevoli.
Esattamente queste due cose ho detto in aula, in quel minuto non facile. Ho ricevuto 2-300 messaggi. Anche da sinistra: «Non voto per voi, ma apprezzo» eccetera. Ma per lo più nostri elettori - molti giovani - o eletti, o coordinatori, a dirmi che anche loro la pensano così.
Ricordate il ragionier Fantozzi quando osa alzarsi e dire che «La Corazzata Potemkin è una boiata pazzesca», ricevendo un'ora di applausi liberatori? Attenti: l'opinione dentro il Pdl non è solo quella ufficiale. E tanto meno ai margini, fra quelli che decidono volta per volta, decidendo spesso anche l'esito delle elezioni.
Si è detto: «Ma nei partiti si dibatte all'interno, e poi ci si allinea». Il monitoraggio delle oltre 3000 votazioni elettroniche misura un mio dissenso del 5%. Mi pare fisiologico se si legge davvero quello che si sta per votare. Ma a parte ciò, quando è stato il dibattito interno su questo tema, che peraltro non è nel programma del governo? Nessuna riunione prima delle votazioni in commissione o in aula. Ho presentato emendamenti e mi è stato chiesto di ritirarli. Che poi Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vice dei senatori Pdl, siano stati con me disponibili, giustamente insistenti ma poi rispettosi del mio dissenso, è un fatto che va a loro personale merito, ma non ha nulla a che fare con l'esistenza di un dibattito.
Due «titoli di coda». 
Primo: le voci di una mia vicinanza a Di Pietro. È un film già visto con altri attori: Casini, ma persino il Pd. Io sono lontano da Di Pietro, dai metodi e dalla mentalità giustizialista. 
Se un uomo per bene e intellettuale di valore come Nicolò Scialfa, storico preside del Colombo e oggi del Vittorio Emanuele II, o altri esponenti di quello o altri partiti, o «uomini pubblici» come Gino Paoli, lodano un comportamento che definiscono «da uomo libero» non è cosa di cui né io né soprattutto il mio partito dobbiamo vergognarci.
Secondo: la candidatura a sindaco. Il coordinatore regionale l'ha messa in dubbio, chiedendomi un chiarimento per il quale mi sono già messo a disposizione. Metto a disposizione la candidatura stessa, perché non è mai stata mia, ma del Pdl genovese. 
A cui raccomando solo di decidere presto, non perché sto già lavorando per questo - è semplicemente doveroso che lo faccia - ma perché se scegliamo il candidato all'ultimo momento, come fu per me la volta scorsa, poi la corsa è tutta in salita. Non voglio fare il sindaco a tutti i costi. Ma voglio essere fra quelli che eleggono, dopo troppi anni e troppi danni, il primo sindaco non di sinistra.
 
Da www.ilGiornale.it  del 24 Gennaio 2010

giovedì 7 gennaio 2010

POL - Riforme: dopo il rilancio del Cav, Bersani paventa uno “tsunami”


Silvio Berlusconi a passeggio ieri con la sua scorta in Costa Azzurra a ST Paul de Vence 

Roma, 7 gen (Velino) - La vacanza in Costa Azzurra è finita: il premier Silvio Berlusconi - in ottime condizioni, come testimoniano le foto pubblicate da “Nice-Matin” - è rientrato ad Arcore in elicottero. Ma il suo rientro nel dibattito politico interno si era già verificato mercoledì, quando – intervenendo via telefono a un incontro di europarlamentari del Pdl ospitato da Vito Bonsignore – il capo del governo aveva espresso la convinzione che il 2010 possa essere l’anno delle riforme. Indicando tra le priorità la riforma della giustizia, da cui si dovrà partire, ma anche interventi in materia di scuola e fisco (non è stata però annunciata una riduzione delle tasse nel 2010, ha puntualizzato Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e portavoce del premier). Un percorso parallelo a quello relativo alle riforme istituzionali. Rispetto alle quali, ha ribadito il premier, la collaborazione dell’opposizione è auspicabile ma non indispensabile: in caso di veti da parte del centrosinistra, la maggioranza può approvarle da sola. Se da Pier Ferdinando Casini giunge – attraverso un’esternazione a Mattino 5 – un’esortazione ad “accompagnare Berlusconi in questo percorso riformista che ha annunciato e non lasciarlo solo a fare le riforme”, il leader Pd Pier Luigi Bersani risponde rompendo un lungo silenzio con una conferenza stampa in cui tra l’altro apre alla prospettiva riformatrice, ponendo però una serie di condizioni. Prima fra tutte, quella di evitare che il Parlamento sia travolto da uno “tsunami” di leggi ad personam in tema di giustizia. Una materia sulla quale secondo Bersani si deve sì intervenire, ma in un’ottica di sistema, puntando a ricalibrare i rapporti tra governo, Parlamento e magistratura e a migliorare il servizio offerto ai cittadini soprattutto nel settore del processo civile.

Se tali condizioni verranno rispettate, il Pd – sottolinea Bersani – è pronto a mettersi in gioco “anche domattina”, nonostante l’imminente scadenza delle elezioni ragionali (indicata da Casini come un fattore inevitabilmente ostativo rispetto al confronto tra i poli). Non solo: Bersani chiede al governo di rivedere l’agenda “sbagliata” delle priorità, dando la precedenza al tema più sentito dai cittadini, quello della difficoltà dei giovani nel mercato del lavoro. Semi-aperture che soddisfano solo in parte il centrodestra. Bonaiuti commenta: “Bersani dice di essere disponibile alle riforme e questo è un bene. Ma dovrebbe sapere altrettanto bene che lo tsunami, il maremoto lo ha scatenato certa giustizia politica contro Berlusconi negli ultimi 15 anni”. Un’interpretazione a tinte più rosee dell’esternazione di Bersani è offerta dal vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi: “Con le sue parole Bersani conferma di essere un serio interlocutore per avviare il processo di riforme di cui il Paese ha bisogno”. Il dirigente Pdl è “sempre più fiducioso – aggiunge - sul fatto che questa volta si possa raggiungere l’obiettivo. Quanto al tema giustizia, mi sembra che anche il segretario del Pd – rileva Lupi - parli della necessità di un intervento”. Di tenore diverso la reazione del vicepresidente dei deputati Pdl, Italo Bocchino: “I troppi distinguo di Bersani sulle riforme rischiano di rompere sul nascere il clima di possibile convergenza per cambiare la Costituzione. Sono molti i problemi dell’Italia, ma se non c’è la disponibilità a cominciare dalla modifica delle regole istituzionali si rischia di allungare lo stallo”.

Sul versante opposto, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, avverte: “La sostanziale apertura che il segretario del Pd Bersani ha fatto oggi nei confronti del governo e del premier sulle possibili riforme da discutere insieme in Parlamento è completamente sbagliata perché da un lato permette alla maggioranza di centrodestra di andare avanti su una linea di politica economica e sociale disastrosa che continua a far pagare la crisi a lavoratori, giovani e pensionati senza una sostanziale ed efficace presenza e proposta dell’opposizione tutta e del Pd in particolare, dall’altro permette a Berlusconi ed ai suoi di introdurre nel dibattito politico il loro vero e unico obiettivo, quello di far passare le tante e pessime controriforme della e sulla giustizia che servono solo a salvare dai processi il premier”. Non dissimile la reazione dell’Italia dei valori. Il capogruppo dell’Idv alla camera, Massimo Donadi, dice che il suo partito è pronto a parlare di riforme purché si parta “dal lavoro, dall’economia e dalla libertà d’informazione”. Mentre se si continua a parlare di giustizia il Pd cadrà nell’ennesimo “trappolone”. Antonio Di Pietro accende i riflettori su Palazzo Madama e lancia un aut aut ai democrat: “Ho visto che al Senato il Pd ha presentato una proposta di legge per reintrodurre l’immunità parlamentare. Noi vogliamo essere alleati con il Pd ma se lo scordano se pensano di poter essere contemporaneamente alleati con noi e fare ammiccamenti con gli assassini della democrazia”.

Tra i temi dell’agenda politica occupa sempre un posto di rilievo quello del riassetto istituzionale. Al riguardo il presidente del Senato, Renato Schifani, ribadisce che vede “spiragli positivi” da tradurre però “in una vera volontà riformatrice”, così da raccogliere l’invito espresso da Giorgio Napolitano. Per Schifani “la Costituzione va modernizzata nella sua seconda parte” quella relativa al governo, al bicameralismo. Quanto alla prima parte, “quella che riguarda i valori e che è la parte fondamentale della Carta” non è “mai messa in discussione da nessuno”. In generale, occorre per la seconda carica dello stato “evitare di cadere nell’errore di ritenere in buona fede che questo dibattito sulle riforme voglia dire che la nostra Costituzione non sia più adeguata. È adeguata ma va solo messa al passo con i tempi”. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, affronta invece, in un’ampia intervista pubblicata dal “Messaggero”, la questione della riforma del fisco, sfiorata ieri da Berlusconi. “Una riforma fiscale – spiega Tremonti - non è una manovra elettorale. Non è neppure una manovra finanziaria, è qualcosa di enormemente più complesso”. Come Berlusconi, il ministro dell’Economia è convinto che il sistema fiscale, “disegnato negli anni 60, messo in legge negli anni 70 e poi per 40 anni infinitamente rattoppato”, va riformato: “Non si può entrare nel nuovo secolo con gli strumenti di cinquant’anni fa. E tuttavia – rammenta Tremonti - abbiamo una serie di vincoli, a partire dal debito pubblico. Sappiamo che non possiamo fare errori, e dobbiamo tra l’altro combinare la riforma fiscale con il federalismo fiscale. È un meccanismo ad alta complessità”. Per ridurre le tasse “occorrono – è il monito espresso invece da Bonaiuti - i tempi giusti e i momenti giusti”.
 
Da www.ilVelino.it (Nicholas D. Leone) 7 gen 2010 19:31

sabato 2 gennaio 2010

Pdl: “Complimenti a Napolitano”



Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Il premier Berlusconi ha telefonato al presidente della Repubblica Napolitano per complimentarsi in merito al discorso di fine anno.
“Gli è piaciuto davvero molto”, dice chi ha parlato con il presidente del consiglio.
I commenti positivi arrivano anche dagli altri esponenti del Pdl. “Napolitano ha fatto un discorso sopra le parti - dice il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto - e ha invitato maggioranza e opposizione a impegnarsi per fare le riforme costituzionali”.


 Il Presidente dei Deputati del PDL


Soddisfatto anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani che ha dichiarato: “Un messaggio ancora una volta autorevole e chiaro che ha il suo cuore nell’esigenza di riforme sociali e istituzionali”.


Silvio Berlusconi - Pierluigi Bersani
 

Più critico, invece, il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro che sul suo blog scrive: “Ho ascoltato il discorso del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e direi che è di per sé condivisibile come tutte le dichiarazioni di buoni propositi. Ma per quanto riguarda la riforma della giustizia il problema è sempre lo stesso, le riforme che vuole questo governo sono solo ed esclusivamente norme per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari.
Su questo tema non credo si possa parlare di clima di sospetto, ma di certezza, visto che questi provvedimenti sono già all’esame del Parlamento. Sono sicuro che il Presidente della Repubblica saprà essere garante dei principi della Costituzione e che, questa volta, non firmerà questi orrori”.

Da www.Corriere2000.it  del 02 Gennaio 2010

venerdì 1 gennaio 2010

Apprezzamenti bipartisan al discorso del Capo dello Stato


Il Premier Silvio Berlusconi ed il leader del centro-sinistra Pier Luigi Bersani
 
Unanimi, sia dalla maggioranza che dall'opposizione gli attestati di stima al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il suo discorso di fine anno.
A partire dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha personalmente espresso il suo apprezzamento a Giorgio Napolitano con una telefonata, subito dopo la diretta televisiva.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini condivide «appieno le parole alte e nobili del Capo dello Stato, il quale si è reso interprete di quel sentimento sempre più diffuso nel paese, che auspica l'avvio di una nuova fase politica, e di riforme istituzionali, basata sul civile e democratico confronto delle opinioni». E sottolinea la necessità di un forte impegno soprattutto per i giovani, richiamata dallo stesso Napolitano.

Il portavoce del Pdl invita l'opposizione a collaborare sulla strada delle riforme. Secondo Daniele Capezzone l«'approccio» di Napolitano «è convergente» con «la linea di fondo tenuta dal Governo Berlusconi in questo anno difficilissimo, e che ci sta consentendo di prendere il treno della ripresa prima di molti altri Paesi occidentali». Un invito alle forze politiche ad accogliere il richiamo del Capo dello Stato arriva anche da Italo Bocchino, secondo il quale le riforme non sono più rinviabili. Bocchino considera «saggia ed importante l'indicazione che viene dal Quirinale affinchè ogni riforma tenga conto del giusto equilibrio tra i poteri del governo e quelli del Parlamento, senza trascurare il ruolo degli organismi di garanzia». Secondo il presidente del Senato, Renato Schifani il confronto sulle riforme auspicato da Giorgio Napolitano potrà «iniziare alla ripresa dei lavori parlamentari con la messa all'ordine del giorno, nella commissione Affari Costituzionali del Senato, di quelle che sono le varie proposte della maggioranza e dell'opposizione».
Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi rileva che ora, tutti coloro che si sono riconosciuti «nelle parole sagge ed equilibrate del capo dello Stato, in particolare quando ha ricordato la necessità che la politica recuperi uno stile misurato, rispettoso e sobrio per aprire una nuova stagione politica»» hanno «il dovere di non allontanarsi dal sentiero stretto, difficile ma necessario per migliorare l'Italia».

Dal Pd il segretario Pier Luigi Bersani sottolinea che «il richiamo al lavoro dei giovani e alle condizioni del Mezzogiorno non può restare inevaso». E invita il Governo a lasciare «il terreno sgombro da altri problemi» e a dedicare «il prossimo anno alle questioni cruciali che il Presidente ha indicato». Suggerisce inoltre a Governo e Parlamento di stabilire «un'agenda sui temi sociali a partire dal punto di vista delle nuove generazioni colpite in modo più pesante dalla crisi». Il Pd, sottolinea metterà questa materia al centro e ribadisce «l'impegno a concorrere ad un ammodernamento delle nostre istituzioni secondo le linee che il Presidente ha tracciato con nettezza».
Anche Francesco Rutelli, presidente di Alleanza per l'Italia assicura l'impegno «a raccogliere il suo forte richiamo» del presidente della Repubblica «per restituire ragionevolezza al confronto nella politica e nelle istituzioni».

Accenti diversi da Antonio Di Pietro, secondo il quale il discorso di Napolitano «è di per sè condivisibile come tutte le dichiarazioni di buoni propositi». Ma, sottolinea il leader Idv, «per quanto riguarda la riforma della giustizia il problema è sempre lo stesso: le riforme che vuole questo Governo sono solo ed esclusivamente norme per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari, quindi processo breve, legittimo impedimento e il solito elenco di provvedimenti ad personam noti ormai a tutti». Di Pietro si dice «sicuro» che il presidente della Repubblica «non firmerà questi orrori» .

Intanto Giorgio Napolitano è arrivato a Napoli in visita privata. (S. Bi)
 
 
Da www. IlSole24ore.it  del 01 Gennaio 2010

mercoledì 30 dicembre 2009

Alassio - PDL : all'annuncio della nomina a coordinatore del Pdl alassino dell'Avv. Emanuela Preve, Fabio Lucchini risponde con una lettera aperta all' on. Silvio Berlusconi

Alassio (Sv),  23 Dicembre 2009

Lettera aperta al Leader del PDL on.Silvio Berlusconi ed in copia per opportuna conoscenza alla coordinatrice PDL della provincia di Savona, dott.ssa Roberta GASCO .



      Carissimo Presidente Silvio Berlusconi,

quale migliore occasione delle Festività Natalizie per porgerLe i Migliori Auguri di un pronto ristabilimento e possa riacquistare un pò di serenità,  dopo il drammatico avvenimento di Piazza Duomo a Milano (anch'io sono milanese d'origine e conosco bene quella piazza tanto cara ai milanesi per la "madunina").

Ho ascoltato e seguito con molta attenzione le parole da Lei dette sul palco della manifestazione che ha avuto un così ripugnante epilogo, e devo dire che erano musica per le mie orecchie. Lei ha parlato di un partito di larga base popolare, di un partito non verticistico, dove le decisioni vengono prese collegialmente, di un partito che è aperto a tutti coloro che credono nel supremo valore della Libertà. 

Ora, dopo aver letto i quotidiani che trattano gli avvenimenti della provincia di Savona, ove io risiedo, ad Alassio, ho potuto leggere tra le altre notizie, della nomina di tutti i nuovi referenti cittadini del PDL in prospettiva della campagna elettorale, che è al nastro di partenza, per la conquista della Regione Liguria.

Sono sobbalzato sulla sedia quando ho letto il lungo elenco in cui compare il nome della gentile Avv. Emanuela Preve, confermata coordinatrice del PDL alassino.

Mi interrogo e chiedo a Lei in primis ed in subordine alla neo responsabile (da un paio di mesi circa) del coordinamento del PDL per la provincia di Savona, Dott. Roberta Gasco: quali sono i criteri adottati per le nomine ed in particolare le valenze che hanno portato ufficialmente e non "provvisoriamente" (come era sino ad ora) al vertice del PDL di Alassio l’avv. Emanuela Preve ?

Dico ciò perché già in occasione della campagna elettorale della scorsa primavera, per le elezioni provinciali del Savonese, mi ero peritato di segnalare un attacco gratuito che l’ha riguardata in prima persona, illustre Presidente Silvio Berlusconi. Ovvero la lettera che l'avv. Emanuela Preve, in qualità di terza firmataria dell'iniziativa (insieme al padre, stimato professionista locale) si era preoccupata di inviare all'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

In questa lettera che allegherò qui sotto,  per completezza di informazione, si chiedeva in buona sostanza che Lei caro Presidente Berlusconi fosse fermato in qualsiasi maniera nella Sua azione politica come leader dell'allora  splendida, snella e coriacea ( peraltro mi permetto aggiungere come Lei, il fondatore) struttura di partito, che rispondeva al nome di Forza Italia. 

Riporto quindi il testo della missiva,  indirizzata al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, dall'avv. Emanuela preve :
                           
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Ill.mo Signor
Presidente della Repubblica
Palazzo del Quirinale
Roma
Quali avvocati del Foro di Savona, convinti assertori del principio di legalità, inteso quale eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge – principio che, necessariamente presuppone l’Indipendenza e l’autonomia della magistratura – sentiamo il dovere morale e professionale di prendere netta posizione sul disegno di legge in tema di “legittimo sospetto”, evidentemente predisposto ed attivato, oltre ogni logica e lecita misura, ad personam, come significativamente riconosciuto, tra gli altri, dall’On. Carlo Taormina, già sottosegretario nell’attuale Governo, in una recente intervista rilasciata a “La Stampa”. Frase altamente significativa di tale intervento È stata: “fare in fretta per battere i Giudici di Milano... bisogna impedire la condanna di due innocenti: Berlusconi e Previti”.
Tralasciando ogni considerazione di merito in ordine al disegno di legge come proposto e come frutto dell’affrettata – a tacer d’altro – approvazione al Senato, va sottolineato il tema della palese violazione dell’articolo 72 della nostra Carta Costituzionale, sia sotto il profilo della inesistenza dei requisiti di urgenza, sia comunque sotto il profilo della mancanza di una rituale dichiarazione al riguardo.
È inaccettabile in uno Stato di diritto il tentativo (che è sotto gli occhi di tutti) di chi esercita il potere politico-istituzionale, fra l’altro in posizione di particolare preminenza, di sottrarsi al controllo di legalità cui è istituzionalmente preposto e tenuto il Potere Giudiziario, attaccando, peraltro rozzamente, quei Magistrati che, esercitando correttamente la loro funzione, osino perseguire anche i potenti.
Se questo palese tentativo avesse successo, se si dovesse constatare che ai “potenti di turno” ed a chi gode della loro protezione, è consentito di sottrarsi al controllo di legalità, di sottrarsi alla giurisdizione del Giudice naturale se non gradito, di sottrarsi addirittura al processo (ché questo accadrebbe attraverso la reiterazione di domande di remissione, se il disegno di legge in questione fosse malauguratamente approvato e promulgato), se si dovesse constatare ancora che l’alta funzione legislativa dei rappresentanti dell’intera collettività nazionale può essere piegata alla tutela di interessi particolari, ne sarebbe irrimediabilmente leso il principio della eguaglianza di tutti davanti alla legge e scossa la fiducia dei Cittadini nelle istituzioni democratiche.
Nella nostra qualità di avvocati, impegnati quotidianamente nella difesa dei diritti e per il conseguimento della giustizia nel caso concreto, con l’unico strumento della argomentazione giuridica, sentiamo il dovere, professionale e morale, in questo momento particolare, di esprimere la nostra forte preoccupazione per questo stato di cose che ci allarma ed insieme esprimere il convincimento che la Costituzione della Repubblica sia – e debba continuare ad essere – punto di riferimento e guida essenziale ed insostituibile e la nostra fiducia nel Presidente della Repubblica, che della Costituzione e dei principi dell’autonomia e della indipendenza della Magistratura e dell’eguaglianza di tutti davanti alla legge in essa affermati, è il supremo garante.
Con il massimo ossequio.

Alassio-Savona, lÏ 23 agosto 2002

F.to Avvocati Claudio Bottelli, Angelo Preve, Emanuela Preve, Giampiero Mentil, Nazzareno Siccardi, Gian Carlo Salomone, Gianluigi Bruzzone, E. Stefano Carrara Sutour, Silvio Carrara Sutour, Giorgio Cangiano, Franco Vazio, Giannantonio Chiavelli, Vittorio Varalli, Silvana Biamonti, Daniela Rosano, Giovanni Russo, Alberto Russo, Marco Russo, Marino Morixe, Franco Aglietto, Sergio Aquilino, Monica Becchino, Mauro Mazzi, Angelo Luciano Germano, Giuliano Germano, Pietro Beltrametti, Attilio Beltrametti, Francesco Bruno.

E' bene sottolineare che questa missiva ha goduto di una particolare attenzione al punto di essere pubblicata nel libro dal titolo:

 “Giustizia e impunità" - Interviste a Antonio Di Pietro e Marco Travaglio

Autrice la sig.ra Gloria Bardi, insegnante e candidata nell’ Idv di Antonio Di Pietro, alle ultime elezioni europee.
La lettera, nel libro, è corredata dal commento del giornalista Travaglio, che riporto qui di seguito:


il commento di Marco Travaglio

"Questo è un documento importante per quello che dice, ma soprattutto perché firmato da avvocati e quindi è l’ennesima dimostrazione che in questo momento non è in corso una guerra tra giudici e avvocati o tra giudici e politici, ma è in corso una guerra di alcuni imputati contro la Magistratura, contro l’Avvocatura che vuole vincere i processi dentro le aule e non in Parlamento e contro i Cittadini che pretendono la legge uguale per tutti. Speriamo che Ciampi di lettere come questa ne riceva tante."

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Come avrà potuto vedere non manca il commento di Marco Travaglio e neppure  uno stuolo di firme a corredo della "petizione" organizzata e sostenuta dall'avv. Emanuela Preve, dal papà e da tante altre persone (Legali) per lo più appartenenti allo schieramento di sinistra, più spesso, estrema sinistra.

Io mi interrogo, ma soprattutto chiedo a Lei, Sig. Presidente, a questo punto, come si possa innalzare al ruolo di coordinatore locale del PDL,  l'avv. Emanuela Preve .

Per aver fatto presente questa deflagrante incongruenza, la scorsa primavera sono stato dileggiato, diffamato, su giornali locali, nella miglior tradizione della sinistra vetero-sistema, che, quando non può opporre argomentazioni concrete, si appiglia alla diffamazione ed al pettegolezzo.

Contattato in occasione delle scorse elezioni provinciali dalla Direzione generale del PDL di Milano per sapere se ero disponibile a ricoprire nuovamente il ruolo di "difensore del voto", ne sono stato escluso dal "comitato locale" già condotto dall’avv. Emanuela Preve. Anzi, sono stato ridicolizzato con la notizia che era stato espulso (pura menzogna !) da Alleanza Nazionale, di cui facevo parte prima della fusione con Forza Italia, ed escluso dal PDL dell’avv. Preve,  che ha supportato questa affermazione con le seguenti parole:

"Per quanto riguarda infine il signor Lucchini a lui certamente non si può addebitare alcuna incoerenza, infatti ha cocciutamente continuato a perpetrare quei comportamenti che gli sono avvalsi l’espulsione da AN prima e successivamente l’esclusione dal PDL." 

(Io amo la coerenza non l'ottusità, la lealtà, la concretezza:non la subdola ipocrisia: ECCO I MIEI COCCIUTI COMPORTAMENTI, come li definisce l'avv. Preve; io non salto sul carro del vincente, l'ho sempre sospinto con determinazione anche quando era assai più faticoso ed il risultato finale non garantito !) .

A tali false, diffamanti e lesive accuse ho replicato a suo tempo, come segue :

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Egregio avvocato, la mia espulsione da An?
E' falso, diffamante e lesivo

Gentile Avv. Emanuela PREVE, mi scuso per il ritardo con cui rispondo alla Sua lettera: ero impegnato in campagna elettorale per il PDL .
Lei ha scritto: “ Per quanto riguarda infine il signor Lucchini a lui certamente non si può addebitare alcuna incoerenza, infatti ha cocciutamente continuato a perpetrare quei comportamenti che gli sono avvalsi l’espulsione da AN prima e successivamente l’esclusione dal PDL. “
Lei è un avvocato e come tale ha certamente una deontologia professionale, La invito quindi a pubblicare la documentazione a sostegno di quanto sopra riportato ed a suo tempo da Lei scritto.
Al sottoscritto quanto da Lei sostenuto non risulta assolutamente: mai mi è stato notificato l’inizio di un’istruttoria relativa ad un tale provvedimento e men che meno un provvedimento in questo senso e neppure una qualsiasi lettera che possa anche lontanamente riferirsi a qualcosa del genere. E poi per quale motivo ? Forse perché ho raccolto e rappresentato le legittime attese di Legalità ed Ordine di Imprenditori e Commercianti tra i più prestigiosi in Alassio, tematiche, queste, che sono sempre state i cardini dell’azione politica di Alleanza Nazionale, al tempo non ancora confluita nel PDL ?
Lei ben sa che provvedimenti simili prevedono tutta una serie di azioni ed attività che li corroborano anche al fine della corretta tutela del diretto interessato. Io non ne sono mai stato oggetto. Ritengo, quindi, qualsiasi elemento che dovesse scaturire a supporto di tale ipotizzato provvedimento artatamente redatto in palese assenza di qualsiasi principio di giustizia, equità e democrazia, in dispregio delle disposizioni statutarie di Alleanza Nazionale in proposito, dei Codici Civile e Penale e di conseguenza assolutamente falso, quindi diffamante e gravemente lesivo della mia rispettabilità, sia come cittadino politicamente impegnato che gode pienamente di tutti i diritti socio-politici sia come operatore inserito nel mondo imprenditoriale e commerciale da tanti anni.
In relazione alla mia esclusione dal PDL oggi, sono certo non sia Lei la persona in grado di valutare e determinare il mio diritto di appartenenza o meno ad esso.

Rifletta e mediti, piuttosto, su quanto Lei ha sottoscritto a suo tempo: 

 “Quali avvocati del Foro di Savona, convinti assertori del principio di legalità, inteso quale eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge – principio che, necessariamente presuppone l’Indipendenza e l’autonomia della magistratura – sentiamo il dovere morale e professionale di prendere netta posizione sul disegno di legge in tema di “legittimo sospetto”, evidentemente predisposto ed attivato, oltre ogni logica e lecita misura, ad personam, come significativamente riconosciuto, tra gli altri, dall’On. Carlo Taormina, già sottosegretario nell’attuale Governo, in una recente intervista rilasciata a “La Stampa”.
Frase altamente chiarificante di tale intervento è stata: ….come significativamente riconosciuto, tra gli altri, dall’On. Carlo Taormina, già sottosegretario nell’attuale Governo, in una recente intervista rilasciata a “La Stampa”. Frase altamente significativa di tale intervento È stata: “fare in fretta per battere i Giudici di Milano... bisogna impedire la condanna di due innocenti: Berlusconi e Previti”.
Ed ancora : “Tralasciando ogni considerazione di merito in ordine al disegno di legge come proposto e come frutto dell’affrettata – a tacer d’altro – approvazione al Senato, va sottolineato il tema della palese violazione dell’articolo 72 della nostra Carta Costituzionale, sia sotto il profilo della inesistenza dei requisiti di urgenza, sia comunque sotto il profilo della mancanza di una rituale dichiarazione al riguardo.È inaccettabile in uno Stato di diritto il tentativo (che è sotto gli occhi di tutti) di chi esercita il potere politico-istituzionale, fra l’altro in posizione di particolare preminenza, di sottrarsi al controllo di legalità cui è istituzionalmente preposto e tenuto il Potere Giudiziario, attaccando, peraltro rozzamente, quei Magistrati che,  esercitando correttamente la loro funzione, osino perseguire anche i potenti.”
È inaccettabile in uno Stato di diritto il tentativo (che è sotto gli occhi di tutti) di chi esercita il potere politico-istituzionale, fra l’altro in posizione di particolare preminenza, di sottrarsi al controllo di legalità cui è istituzionalmente preposto e tenuto il Potere Giudiziario, attaccando, peraltro rozzamente, quei Magistrati che, esercitando correttamente la loro funzione, osino perseguire anche i potenti.”

Alle parole di cui sopra  ho così completato la mia replica all'Avv. Preve:

Alla luce degli ultimi attacchi da sinistra a Silvio Berlusconi ed a conferma dell’ indifendibilità, per chiunque si trovasse ad agire in politica nella sfera del PDL, di questa lettera da Lei sottoscritta tra i primi, come purtroppo sempre più spesso avviene, nell’assenza di argomentazioni dialettiche di risposta, secondo una consolidata modalità di certa Sinistra, l’unica difesa è rispondere architettando ad arte la diffamazione dell’antagonista politico con ogni mezzo, tra cui il supporto di inquietanti individui che proprio da associazioni pseudo-intellettuali sinistroidi, dopo varie fasi di riciclaggio, sono riusciti ad approdare rocambolescamente nel Centrodestra!
Mi piace ribadire che io non confuto quanto da Lei sottoscritto in quella lettera: Lei è libera di pensare ciò che meglio crede. Contesto invece che una persona che ha sottoscritto quanto sopra riportato abbia avuto ieri l’incoerenza di ricoprire proprio l’incarico di coordinatrice di Forza Italia ed oggi di Presidente Provvisorio del Direttivo del PDL di Alassio. Io, pur avendo certamente, a questo punto, le carte più in regola di Lei, sempre politicamente parlando, non ho questa ambizione e neppure ritengo di possederne “le qualità”. Ah … l’ambizione, che irrefrenabile moto dell’animo è !
Vede, in fondo, nel mio piccolo, mi sento anch’io un po’ come Silvio Berlusconi, specialmente negli ultimi tempi: mi vengono affibbiati provvedimenti disciplinari a me del tutto sconosciuti.
Stia comunque ben certa di una cosa: anch’io non mi fermerò !
Rimango in attesa della pubblicazione della documentazione che attesta quanto da Lei asserito entro 08 giorni dalla pubblicazione della presente.
Con osservanza
Fabio Lucchini

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Carissimo Presidente, ho avuto il privilegio di essere difensore del Voto per il PDL in occasione delle vittoriose elezioni politiche del 2008 ed ho sempre operato per quel che mi è stato concesso, per la crescita del PDL locale e non solo, tutto sempre senza fini personali, senza mai chiedere favori, dando una mano quando era necessario, senza farmelo chiedere due volte.  
Ho potuto incontrarLa durante il rinfresco al Terminal Crociere di Savona seguito dalla vittoriosa competizione politica; ho ascoltato le Sue parole costruttive di allora; ho apprezzato  i Suoi sforzi per affrontare questa gravissima crisi globale che attanaglia pure il nostro Paese ed il tentativo di condurlo fuori dalle acque tempestose del momento contingente. Ma ancor più ho visto gli eccellenti risultati in occasione del gravissimo terremoto che ha colpito L'Aquila e per la prima volta una reazione pronta, determinata ed incisiva per ridare un pò di serenità a quelle popolazioni travolte dalla catastrofe di una notte. Mai nei miei ricordi si sono raggiunti tali encomiabili risultati in circostanze simili, anzi spesso si è consumata una tragedia nella tragedia (basti pensare all’Irpinia ed a coloro che ancora vivono nei container), con l'oblio di queste popolazioni terremotate e delle loro legittime attese. 
Chiedo pertanto  a Silvio Berlusconi,  fondatore di Forza Italia ieri, oggi leader del PDL, cosa si debba attendere un libero cittadino che gode di tutti i diritti socio-politici, elettore del PDL, da un partito gestito localmente in tale maniera, da permettere a persone come l'avv. Emanuela Preve di ricoprire un ruolo discrezionale, che Le consente di escludere cittadini leali e fedeli  da sempre  ai valori del centro-destra.
Un sistema perverso permette di inserire una persona che sino all'altro ieri si era accanita al punto di scrivere al Presidente della Repubblica. Sottoscrivendo l'allontanamento, da oppositrice,  di Silvio Berlusconi ! 

Con i migliori ossequi ed auguri
Fabio Lucchini

domenica 27 dicembre 2009

Cicchitto: "Pregiudiziali per bloccare le riforme" Di Pietro: "Amore? no partito della menzogna"


Il presidente dei deputati del Pdl, replica seccamente all'intervista di Franceschini: "Quello di Berlusconi non è un problema personale, ma politico. La maggioranza può disinnescare una questione che è comunque molto importante, auspicabilmente d'intesa con l'opposizione oppure anche da sola".

Roma "Sostenere che qualora la maggioranza si inoltrasse ad affrontare i problemi più immediati della giustizia ciò verrebbe considerato una sorta di provocazione tale da bloccare subito il confronto, significherebbe non volere che esso neanche decolli, ponendo da subito una questione pregiudiziale; ma si sa che l'esercizio delle pregiudiziali viene effettuato in genere da chi vuole bloccare qualunque processo di riforma, inevitabilmente articolata e complessa". Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, replica seccamente all'intervista di Franceschini alla Repubblica

"Il legittimo impedimento, il cosiddetto processo breve, il lodo Alfano, così come il ritorno all'immunità parlamentare non possono essere considerate come leggi ad personam: sono strumenti per disinnescare l'uso politico della giustizia, molto praticato dal 1992 ad oggì, ribadisce Cicchitto. "Non a caso, a suo tempo, la Costituzione aveva introdotto da un lato la totale autonomia dei giudici, che per quel che riguarda i Pm non esiste in molti altri ordinamenti giudiziari europei, e dall'altro lato l'articolo 68, nella sua stesura originaria, prima della 'decapitazione' del 1993. Di conseguenza - prosegue - quello di Berlusconi non è un problema personale, ma politico. La maggioranza può farsi carico di questo problema, disinnescando una questione che è comunque molto importante, auspicabilmente d'intesa con l'opposizione oppure anche da sola. In questo modo si sgombrerebbe il campo da una questione che altrimenti sarebbe una mina vagante, tale da destabilizzare tutto il quadro politico. Una volta sciolto questo nodo - conclude - si può molto più agevolmente aprire il confronto tra maggioranza ed opposizione sulle riforme istituzionali e sulla riforma complessiva della giustizia. Questo ci sembra essere un percorso ragionevole".

Di Pietro alza ancora il tiro, "Cicchitto confonde il partito dell'amore con il partito della menzogna", afferma in una nota Antonio Di Pietro, che aggiunge: " Affermare infatti che il processo breve, il lodo Alfano o il legittimo impedimento non sono leggi ad personam, quando esponenti della stessa maggioranza hanno detto che erano provvedimenti per non far processare Berlusconi, vuol dire offendere l'intelligenza degli italiani. Sostenere poi che si deve 'disinnescare l'uso politico della giustizià, quando invece il problema reale è l'uso giudiziario della politica, compiuto da Silvio Berlusconi per difendersi dai processi e non nei processi, mi sembra sia anche questa una grave menzogna. Se così fosse - conclude - a Cicchitto verrebbe un naso tanto lungo da non poter neppure entrare in casa". 

Da www.Giornale.it  del 27 Dicembre 2009