E pensare che avevano organizzato tutto. Sei macchine cariche di capi
d'abbigliamento da distribuire ieri mattina in piazzale Adriatico agli
alluvionati e a tutti coloro che ne avevano bisogno, dopo che il
nubifragio del 4 novembre scorso ha piegato la città.
Giacche, piumini, felpe, cappotti: mille - mille, non una decina - pezzi nuovi di
pacca fatti recapitare a Genova dalla ditta Canali di Milano. Un gesto
di solidarietà, punto e stop. Senza nessun'altra connotazione.
Invece
succede che il gruppo di ragazzi che si era preso la briga di
distribuire i vestiti non ha potuto nemmeno iniziare a mettere la merce
nel baule. La ragione? Tutta colpa di quel maledetto volantino che si
sono messi in testa di distribuire la sera prima - ingenui loro - nel
quartiere per pubblicizzare la cosa e sul quale hanno stampato - guai a
loro - pure il simbolo della Giovane Italia, il coordinamento cittadino dei giovani del Pdl. Ma siamo impazziti? Il centrodestra che si
permette di fare solidarietà in una zona «rossa»? Un affronto, a tal
punto da meritarsi una scarica di insulti e minacce dal nemico, ovvero
gli antagonisti, ovvero i ragazzi dei centri sociali.
Ecco come sono andati i fatti.
«Venerdì sera verso le otto, siamo
andati in piazzale Adriatico per mettere le locandine per pubblicizzare
la distribuzione degli abiti - racconta A., uno dei ragazzi della
“Giovane Italia” -. Sul foglio c'era anche un simbolino del
coordinamento. Appena abbiamo appeso i primi cartelli, un paio di
ragazzi che erano lì in piazza a fumare, sono andati a leggerli e li
hanno strappati. Ci hanno chiesto se eravamo del Pdl, e hanno alzato il
pugno per picchiarci. Due ci sono venuti incontro, mentre gli altri
chiamavano i rinforzi con i cellulari o al citofono dei palazzi».
Quando
gli si parano davanti, i due no global dicono ad A. di far parte del
centro sociale «Caos», uno addirittura spiega di essere il fondatore.
Lui cerca di calmarli, prova a parlarci e a farli ragionare. In fondo
sono tutti coetani, giovani di vent'anni o poco più, e perch´ dovrebbero
prendersi a botte per una questione di solidarietà, alla quale nessuno e
tantomeno loro, vogliono attribuire un colore politico?
«Gli ho
detto di leggere il volantino e che noi avevamo le migliori intenzioni e
nessuna voglia di speculare su un fatto come l'alluvione del 4
novembre, ma hanno iniziato ad insultarci, a chiamarci “Fascisti” ed
altre offese più pesanti ad una ragazza che era con noi».
Ma non c'è
niente da fare: loro, i giovani del Pdl hanno osato mettere la bandiera
del partito nel territorio nemico, affiggendo persino dei volantini con
quel simbolo. Quindi si meritano una punizione, così la prossima volta
capiranno quali sono i confini da non varcare, mai, promettono gli
antagonisti.
«Ci hanno detto che se volevamo uscire indenni,
dovevamo girare i tacchi e andarcene perch´ tempo due minuti sarebbero
arrivati gli altri». E «gli altri», assicurano i simpatizzanti dei
centri sociali, son quelli «cattivi», i 40enni duri e puri chiamati dai
più giovani a raccolta in piazzale Adriatico, per pestare i fascisti.
«Dopo
la discussione - continua a raccontare A. - mi hanno detto che se
volevamo fare del bene, potevamo lasciare i capi all'Arci e poi li
avrebbero presi loro. Ma che non potevamo darli come Giovane Italia».
A.
ha vent'anni e mai si sarebbe aspettato che nel 2011 potessero ancora
accadere cose del genere, che ci fosse una città spaccata con delle
«zone franche» in cui non fosse tollerata la presenza di simboli di
partito diversi rispetto a quello vigente.
«Ieri ho avuto paura,
paura vera. Era gente con la bava alla bocca, rabbiosi. Poi siamo
riusciti a parlarci, però». Però è stato solo un caso se alla fine con i
ragazzi dei centri sociali, non è scoppiata una rissa perch´ era
evidente, dice A., che gli antagonisti cercassero soltanto lo scontro.
Per fortuna nessuno si è fatto male, e non sono volati pugni, schiaffi o
spintoni.
Ma il punto è un altro, ed è che la distribuzione
organizzata per ieri mattina dei capi per gli alluvionati è saltata e
gli unici a rimetterci sono stati proprio loro, le persone che hanno
perso tutto e che in questo momento hanno più bisogno di aiuto. Alla
faccia della democrazia e di chi si vanta di esserne un paladino.
«Sinceramente
non ci sembrava il caso di regalare gli abiti all'Arci, poi si facevano
belli loro con una nostra iniziativa. Ora stiamo pensando di darli agli
alluvionati delle Cinque Terre», aggiunge A.
Ieri mattina alla
riunione del coordinamento metropolitano del Pdl, il capogruppo in
Comune, Matteo Campora ha stigmatizzato quanto è successo che «evidenzia
un razzismo politico contro il centrodestra. Chiederemo al consiglio
comunale di esprimere solidarietà ai ragazzi, lo stesso che abbiamo
fatto noi». Anche il senatore Giorgio Bornacin, coordinatore
metropolitano pidiellino è pronto a chiedere un incontro a Prefetto e
Questore.
«Sono stanco di questo strapotere dei centri sociali in città, quello
che è successo è vergognoso. Non si trattava di un volantinaggio
politico, n´ di propaganda. I ragazzi stavano semplicemente distribuendo
gli avvisi nelle caselle di posta dei condomini per dire che l'indomani
avrebbero regalato gli abiti agli alluvionati».
Era stato un
abitante del Municipio Medio Levante a procurare il contatto con la
ditta di Milano per dare gli abiti agli alluvionati. «Visto che una
parte di Genova impedisce gli aiuti, abbiamo deciso di dare tutto alle
Cinque Terre - spiega Fabio Orengo, presidente del parlamentino del
Medio Levante -. L'altra sera ho chiamato Gianelli (presidente del
Municipio Media Val Bisagno, ndr) per raccontargli cosa era successo.
Era dispiaciuto anche lui. Gli ho detto che quest'aggressione ledeva il
buon nome del suo municipio e anche dell'Arci. La solidarietà è di tutti
e non ha colore politico».
di Giulia Guerri
Da www.IlGiornale.it del 27 Novembre 2011