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mercoledì 15 giugno 2022
Italia - Angelino Alfano nominato cavaliere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella
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domenica 9 dicembre 2012
Imperia - L'on. Claudio Scajola chiarisce un retroscena degli ultimi giorni: "Berlusconi in campo ? Merito anche mio ". L'incontro è avvenuto presenti anche Alfano e Verdini: chiaro a tutti che solo il Cavaliere può portare alla vittoria il centro-destra
giovedì 4 ottobre 2012
Da Il Giornale - Da Savona una mozione di sfiducia contro i coordinatori regionali del Pdl. Chiesto ad Alfano il commissariamento
di Diego Pistacchi
Commissariare il partito in Liguria.
La
richiesta è forte, ma anche molto chiara. E arriva da Savona, in
particolare dal coordinamento provinciale del Pdl, che fa ricorso allo
Statuto per chiamare in causa il segretario nazionale Angelino Alfano e
ottenere un intervento sul caso ligure. La tensione all'interno del
partito è altissima, in particolare nei confronti del coordinatore
regionale Michele Scandroglio e del suo vice vicario Eugenio Minasso,
contro i quali è stata firmata una mozione di sfiducia.
A loro viene
contestato proprio il modo di gestire il partito e soprattutto la
perdurante mancanza di convocazioni di riunioni del coordinamento. Un
fatto che peraltro si protrae a fronte di numerosi e importanti fatti
avvenuti, sui quali non sono mai stati coinvolti dirigenti e iscritti.La
mozione, firmata da «pezzi grossi» del partito, come il presidente
della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza, il senatore Franco Orsi e
il consigliere regionale Roberta Gasco, è stata approvata martedì sera
dal direttivo provinciale a larghissima maggioranza: 25 voti a favore, 4
contrari ed 1 astenuto.
E ad essere pesante è soprattutto il testo del
documento, con il quale vengono accusati Scandroglio e Minasso di aver
occupato in gran segreto il partito con i loro fedelissimi. In
particolare, secondo quanto scritto nella mozione indirizzata ad Alfano,
«il coordinatore regionale Michele Scandroglio e il suo vice vicario
Eugenio Minasso, hanno tentato un vero e proprio colpo di mano, hanno
riscritto i componenti del comitato direttivo portandoli da 40 a 50,
dando così in teoria più voce alle varie sensibilità del partito ma
attuando in realtà una vera e propria pulizia etnica: tutti quelli che
non la pensavano come loro sono stati allontanati dal coordinamento
regionale. In questa operazione di rinnovamento non sono stati
consultati né i territori né quei coordinatori provinciali che da poco
erano stati eletti dagli iscritti.
Così la nostra provincia ha sì cinque
delegati, persone stimate su cui nulla si può dire, ma che non
rappresentano di certo il partito savonese.
Da questo dato non possiamo
far altro che dedurre che la nuova linea del Pdl sia quella di tutelare i
personalismi a tal punto da escludere le maggioranze».Un colpo di mano
silenzioso, quello contestato dai «savonesi» che si va ad aggiungere ad
altri episodi citati nella mozione di sfiducia.
Dalla «fallimentare»
organizzazione della Festa Azzurra di Chiavari alla mancata convocazione
del coordinamento sia prima sia dopo le importanti elezioni
amministrative 2012, fino alle scelte sulla rappresentanza in seno
all'Anci, l'associazione dei Comuni. «Questo pensiero è condiviso da
migliaia di iscritti ed in particolar modo è sostenuto dai nostri
amministratori, sia della Provincia di Savona che di Imperia, sia della
Provincia di Genova che di La Spezia. Persino del Tigullio», chiude il
documento. Uno spinoso caso Liguria, nelle mani di Alfano.
Da www.ilGiornale.it del 03 Ottobre 2012
domenica 22 aprile 2012
Italia - Popolo della Libertà - Alfano: il PDL rinuncia ai finanziamenti pubblici
Angelino Alfano
"Il Pdl non avrà finanziamenti pubblici, li rifiuteremo".
Lo ha annunciato Angelino Alfano, in una dichiarazione rilanciata da Alessandria dal Tg1.
"Il nostro movimento - ha spiegato - sarà tutto finanziato dagli iscritti, dai contribuenti privati, dai cittadini. Un finanziamento dunque "volontario" e "faremo in modo che abbia un tetto massimo, in modo che nessuno possa dirsi azionista di riferimento del nostro partito".
Da Pdl Segreteria del 22 Aprile 2012
Genova - Nella splendida cornice di Palazzo Ducale si è tenuta una tappa importante del percorso elettorale del candidato sindaco del Popolo della Libertà, Pierluigi Vinai. Tante le presenze importanti di esponenti politici del PdL e una platea appassionata che ha applaudito a scena aperta il candidato sindaco ed i vari oratori che si sono alternati sul palco, ma il pomeriggio ha avuto il suo culmine con l'intervento del segretario nazionale del PdL Angelino Alfano
Genova - Il segretario Angelino Alfano durante l'intervento a Palazzo Ducale
attorniato dal candidato sindaco Pierluigi Vinai e dai candidati della lista
del Popolo della Libertà
attorniato dal candidato sindaco Pierluigi Vinai e dai candidati della lista
del Popolo della Libertà
Angelino Alfano, segretario nazionale del Popolo della Libertà, ritratto con il
consigliere regionale Marco Melgrati
Genova - La campagna elettorale per il nuovo sindaco di Genova si accende ed arrivano a supporto dei rispettivi candidati Alfano e Vendola
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giovedì 22 marzo 2012
Alassio - Valle, coordinatore del Pdl savonese : “Nessun accordo per il futuro del coordinamento cittadino di Alassio”
Andrea Valle coordinatore provinciale per il savonese del Pdl
Alassio - Il Coordinatore Provinciale Andrea Valle
smentisce seccamente l’ipotesi di accordo raggiunto riguardo al futuro
del coordinamento cittadino di Alassio.
“Si terranno al più presto, come indicato dal segretario nazionale,
onorevole Angelino Alfano, i congressi cittadini, cui soli spetta
localmente l’elezione dei coordinatori, che saranno scelti
democraticamente e senza interferenze di sorta da parte di altri organi
del partito”, si legge in una nota della segreteria provinciale del Pdl.
“Il coordinatore provinciale non intende in alcun modo sostituirsi
alle giuste norme che regolano democraticamente le elezioni dei
coordinatori cittadini, né ha mai pensato di interferire in tale
scelta”, si legge infine nella nota.
Redazione
Da www.Ivg.it del 21 Marzo 2012
mercoledì 30 novembre 2011
Popolo della Libertà - Non sottovalutare (il tablet di) Alfano
Angelino Alfano
da www.ilFattoQuotidiano.it del 30 Novembre 2011
Dopo i primi mesi di stenti, sovrastato e spesso smentito dal suo mentore Berlusconi, il segretario del Pdl Angelino Alfano sembrava destinato a giocare il ruolo di eterno comprimario. I ripetuti endorsement del
premier a favore della sua candidatura a premier, con o senza primarie,
nel pieno della crisi politica della maggioranza, avevano ispirato i
retropensieri. Sembrava fosse in atto un ripetuto tentativo di
bruciarlo.
Probabilmente quelle ricostruzioni estive non erano prive di fondamento. A Berlusconi che diceva di non volersi ricandidare nel 2013 non ha creduto nessuno. Sembrava fossero tentativi di placare i mal di pancia dei vari frondisti che si sono alternati alla porta di Palazzo Grazioli per guadagnare il tempo necessario a difendersi dalla giustizia.
L’attacco alle aziende di famiglia ha indotto a più miti consigli. Lo scenario è inevitabilmente cambiato, ma non la ratio strategica. Berlusconi ha compreso che non ha bisogno di essere in politica per fare politica, che non deve firmare le leggi ad personam perché siano attuate, che non deve governare per essere al governo.
A Mediaset e al Pdl hanno compreso che il premier non ha più una sua forza propulsiva, ma ha ancora una macchina dell’immaginario perfettamente funzionante e in grado di promuovere chiunque. Con parole nuove, immagini nuove, regole nuove, ma con la stessa forza (magari un po’ fiaccata dal progressivo allontanamento dei giovani dalla tv). E soprattutto con gli stessi obiettivi.
Berlusconi aveva semplicemente bisogno di un prestanome di lusso, di una figura con una sua identità riconoscibile ma allo stesso tempo vincolato politicamente e mediaticamente a lui (senza Berlusconi, il prossimo candidato premier del centrodestra non fa un metro) e dunque incapace di recidere il cordone ombelicale. Ed ecco che Alfano è diventato improvvisamente spendibile.
Probabilmente quelle ricostruzioni estive non erano prive di fondamento. A Berlusconi che diceva di non volersi ricandidare nel 2013 non ha creduto nessuno. Sembrava fossero tentativi di placare i mal di pancia dei vari frondisti che si sono alternati alla porta di Palazzo Grazioli per guadagnare il tempo necessario a difendersi dalla giustizia.
L’attacco alle aziende di famiglia ha indotto a più miti consigli. Lo scenario è inevitabilmente cambiato, ma non la ratio strategica. Berlusconi ha compreso che non ha bisogno di essere in politica per fare politica, che non deve firmare le leggi ad personam perché siano attuate, che non deve governare per essere al governo.
A Mediaset e al Pdl hanno compreso che il premier non ha più una sua forza propulsiva, ma ha ancora una macchina dell’immaginario perfettamente funzionante e in grado di promuovere chiunque. Con parole nuove, immagini nuove, regole nuove, ma con la stessa forza (magari un po’ fiaccata dal progressivo allontanamento dei giovani dalla tv). E soprattutto con gli stessi obiettivi.
Berlusconi aveva semplicemente bisogno di un prestanome di lusso, di una figura con una sua identità riconoscibile ma allo stesso tempo vincolato politicamente e mediaticamente a lui (senza Berlusconi, il prossimo candidato premier del centrodestra non fa un metro) e dunque incapace di recidere il cordone ombelicale. Ed ecco che Alfano è diventato improvvisamente spendibile.
Questa strategia ha numerosi punti di forza: Alfano è il più giovane
segretario di partito in Italia: circa vent’anni in meno di Bersani e Di
Pietro, circa quindici in meno di Vendola e Casini, trenta in meno di
Bossi e Berlusconi.
Può essere percepito come nuovo: è sulla scena nazionale da soli tre anni; a lui, di certo, non possono essere attestate le ataviche storture del nostro Paese. È detentore di una stima personale e politica che va ben al di là del Pdl: da tempo si parla di un asse sotterraneo tra lui, Casini e Maroni. I tre non hanno mai smentito. Se Berlusconi sparisse dalla scena politica mettendo la sua squadra di lavoro (mezzi di comunicazione inclusi) a disposizione del progetto, il centrodestra tornerebbe improvvisamente in partita.
Ma la grande novità di Alfano è l’atteggiamento verso la Rete. Tutto il ritardo del centrodestra su Internet è sparito magicamente a Ballarò, ieri sera. Alfano è stato il primo segretario di partito a usare un iPad durante un talk show politico di approfondimento (4,4 milioni di spettatori, 15% di share). Lo ha fatto prima di tutti gli altri e questa è un’immagine che ha una sua potenza, soprattutto tra i cittadini meno smaliziati, ossia il suo elettorato potenziale. Con i cittadini maliziosi è una guerra persa e lui lo sa. Non si sa se abbia aggiornato Facebook e Twitter in prima persona o lo abbia fatto qualcuno per lui: sono dettagli che meritano un’approfondita discussione qui in Rete, ma che non riducono minimamente l’impatto dell’immagine che ieri è entrata nelle case degli italiani.
Alfano, con quella mossa, ha imposto un’accelerazione a tutti gli altri leader, che ora diventeranno follower, mutuando il linguaggio di Twitter: se non avrai l’iPad in studio, da domani, apparirai vecchio. Il Pdl, che aveva già annunciato un forte investimento in Rete, ha in realtà usato il web e la tecnologia in chiave “analogica”: lo scopo non è comunicare in Rete, ma comunicare la Rete, la presenza, la novità, la tecnologia, ammiccando alla cultura pop come Alfano aveva già fatto da Fazio domenica scorsa, citando Fonzie e Caparezza nel giro di cinque minuti.
Tornando alla malizia, vorrei segnalare un ultimo dato che conforta la mia tesi: l’atteggiamento di una parte dell’elettorato di centrosinistra nei suoi confronti. Lo irride. Come con Berlusconi in tutti questi anni. Sappiamo com’è andata a finire.
Alfano sarà candidato premier del centrodestra e passerà per le elezioni primarie. Saranno limitate agli iscritti e dunque saranno abbastanza fasulle, perché regolate dalle indicazioni di voto dei signori delle tessere: se il Pd farà l’alleanza col Terzo Polo, però, saranno un altro punto di forza simbolico, un altro elemento (insieme al simbolo del presidio della comunicazione sul web) sfilato alla sinistra in pochi mesi.
C’è solo un punto di debolezza attuale: i sondaggi. Ma si sa, la sinistra è sempre molto forte prima dell’inizio della campagna elettorale.
Può essere percepito come nuovo: è sulla scena nazionale da soli tre anni; a lui, di certo, non possono essere attestate le ataviche storture del nostro Paese. È detentore di una stima personale e politica che va ben al di là del Pdl: da tempo si parla di un asse sotterraneo tra lui, Casini e Maroni. I tre non hanno mai smentito. Se Berlusconi sparisse dalla scena politica mettendo la sua squadra di lavoro (mezzi di comunicazione inclusi) a disposizione del progetto, il centrodestra tornerebbe improvvisamente in partita.
Ma la grande novità di Alfano è l’atteggiamento verso la Rete. Tutto il ritardo del centrodestra su Internet è sparito magicamente a Ballarò, ieri sera. Alfano è stato il primo segretario di partito a usare un iPad durante un talk show politico di approfondimento (4,4 milioni di spettatori, 15% di share). Lo ha fatto prima di tutti gli altri e questa è un’immagine che ha una sua potenza, soprattutto tra i cittadini meno smaliziati, ossia il suo elettorato potenziale. Con i cittadini maliziosi è una guerra persa e lui lo sa. Non si sa se abbia aggiornato Facebook e Twitter in prima persona o lo abbia fatto qualcuno per lui: sono dettagli che meritano un’approfondita discussione qui in Rete, ma che non riducono minimamente l’impatto dell’immagine che ieri è entrata nelle case degli italiani.
Alfano, con quella mossa, ha imposto un’accelerazione a tutti gli altri leader, che ora diventeranno follower, mutuando il linguaggio di Twitter: se non avrai l’iPad in studio, da domani, apparirai vecchio. Il Pdl, che aveva già annunciato un forte investimento in Rete, ha in realtà usato il web e la tecnologia in chiave “analogica”: lo scopo non è comunicare in Rete, ma comunicare la Rete, la presenza, la novità, la tecnologia, ammiccando alla cultura pop come Alfano aveva già fatto da Fazio domenica scorsa, citando Fonzie e Caparezza nel giro di cinque minuti.
Tornando alla malizia, vorrei segnalare un ultimo dato che conforta la mia tesi: l’atteggiamento di una parte dell’elettorato di centrosinistra nei suoi confronti. Lo irride. Come con Berlusconi in tutti questi anni. Sappiamo com’è andata a finire.
Alfano sarà candidato premier del centrodestra e passerà per le elezioni primarie. Saranno limitate agli iscritti e dunque saranno abbastanza fasulle, perché regolate dalle indicazioni di voto dei signori delle tessere: se il Pd farà l’alleanza col Terzo Polo, però, saranno un altro punto di forza simbolico, un altro elemento (insieme al simbolo del presidio della comunicazione sul web) sfilato alla sinistra in pochi mesi.
C’è solo un punto di debolezza attuale: i sondaggi. Ma si sa, la sinistra è sempre molto forte prima dell’inizio della campagna elettorale.
mercoledì 16 giugno 2010
Fini: «Intercettazioni ? Non c'è fretta»
ROMA - «Perché tanta fretta? Perché, dopo due anni di discussione,
correre forsennatamente prima dell'estate?».
Se lo chiede, Gianfranco Fini, e non trova una risposta.
O almeno, una risposta che giustifichi strappi regolamentari o costituzionali. Il regolamento dice che la priorità di luglio è il decreto legge sulla manovra finanziaria, decisa dal governo per fronteggiare la crisi.
La Costituzione, visti le perplessità emersi a largo raggio, consiglia di «approfondire», di «discutere ancora un po' per evitare polemiche e fraintendimenti, per avere un testo condiviso».
Perciò il presidente della Camera non ha dubbi: l'Aula di Montecitorio non si occuperà del ddl intercettazioni prima della fine di luglio o in un periodo ancora successivo».
Le parole del co-fondatore confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, che la partita è aperta e i finiani hanno intenzione di giocarla fino in fondo per migliorare il testo uscito dal Senato, almeno su quattro punti: le intercettazioni ambientali, i «reati spia», le sanzioni agli editori, la durata massima di 75 giorni per gli ascolti e il meccanismo delle proroghe.
Le parole del co-fondatore confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, che la partita è aperta e i finiani hanno intenzione di giocarla fino in fondo per migliorare il testo uscito dal Senato, almeno su quattro punti: le intercettazioni ambientali, i «reati spia», le sanzioni agli editori, la durata massima di 75 giorni per gli ascolti e il meccanismo delle proroghe.
A chi li accusa di «indecisionismo» o addirittura di «doppiogiochismo», replicano che un conto è accettare un compromesso in prima lettura - come accadde un anno fa con il sì della Camera - altra cosa è pretendere di far «ingoiare un rospo» nei successivi passaggi parlamentari, addirittura in quello che dovrebbe essere l'ultimo. Se, un anno fa, le perplessità sul compromesso erano state accantonate in vista di un miglioramento successivo del testo (tanto più alla luce dei rilievi del Quirinale), oggi - è il ragionamento dei finiani - «lo scrupolo» è maggiore proprio perché questo potrebbe essere l'ultimo giro di boa.
La partita non è facile né dall'esito scontato. Fini e finiani hanno dalla loro l'opposizione che, con il leader del Pd Pierluigi Bersani avverte: «Se governo e maggioranza forzeranno la mano, non sanno a cosa andranno incontro». L'Idv promette le «barricate»; idem l'Udc.
La partita non è facile né dall'esito scontato. Fini e finiani hanno dalla loro l'opposizione che, con il leader del Pd Pierluigi Bersani avverte: «Se governo e maggioranza forzeranno la mano, non sanno a cosa andranno incontro». L'Idv promette le «barricate»; idem l'Udc.
Ma il Pdl replica che «il dibattito sulle intercettazioni dura da due anni ed è ora di far entrare in vigore la riforma» (Gasparri, Cicchitto) e che se il decreto legge sulla manovra sorpasserà, nell'agenda dell'aula della Camera, il ddl Alfano, «sarà la prova di una direzione tutta politica e poco istituzionale dei lavori parlamentari» (Osvaldo Napoli, vicecapogruppo a Montecitorio del Pdl).
Chi ieri ha parlato con il premier, assicura che è determinato a «chiudere subito ad ogni costo» e «senza modifiche». La fiducia sembra ancora dietro l'angolo. «Non posso farmi ricattare - avrebbe detto Silvio Berlusconi - su un punto votato all'unanimità dal partito. Altrimenti, se c'è qualcuno che vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo, si va a votare».
Berlusconi, però, sa anche che approvare il testo così com'è a fine luglio o i primi di agosto, e per di più con un voto di fiducia, non lo metterebbe al riparo dal rischio che durante l'estate le inchieste sugli appalti di Perugia e Firenze inondino le pagine dei giornali con i nomi di numerosi politici.
Se, infatti, il Quirinale non promulgasse la legge o se si prendesse tutto il tempo necessario (30 giorni) per valutarne l'impatto sulla Costituzione e sul funzionamento degli uffici giudiziari, quel rischio non sarebbe affatto scongiurato.
Ieri la presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, si è trattenuta per un'ora con Fini a discutere dei tempi e delle eventuali modifiche al ddl. La commissione dovrebbe cominciarne l'esame la prossima settimana, anche se Enrico Costa (Pdl) preannuncia che oggi, all'Ufficio di presidenza, chiederà di metterlo subito all'ordine del giorno.
Ieri la presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, si è trattenuta per un'ora con Fini a discutere dei tempi e delle eventuali modifiche al ddl. La commissione dovrebbe cominciarne l'esame la prossima settimana, anche se Enrico Costa (Pdl) preannuncia che oggi, all'Ufficio di presidenza, chiederà di metterlo subito all'ordine del giorno.
Donatella Ferranti anticipa che il Pd insisterà per una serie di audizioni, perché il testo del Senato è molto diverso da quello della Camera. La Bongiorno assicura «tutto l'approfondimento che merita un provvedimento così rilevante», fino alla calendarizzazione in aula. Su cui Fini, rispondendo a Dario Franceschini, ha garantito che dalla presidenza non ci saranno forzature.
Donatella Stasio
Da www.ilSole24ore.it 15 Giugno 2010
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