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martedì 12 gennaio 2021
Italia - L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, avverte: "Chi vuole fare i conti con Conte trattenga l'orgasmo"
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mercoledì 19 ottobre 2011
Il Giornale - WSJ ( Wall Street Journal ) promuove il Cav: "Unica soluzione realistica ai problemi per l'Italia"
Il quotidiano di Murdoch: "Il suo programma è l'unico pacchetto di riforme serio che sia stato presentato".
E affonda il Pd: "Vuole solo nuovi posti di lavoro e una tassazione progressiva"
"La settimana scorsa Berlusconi ha ottenuto la vittoria raggiungendo la
quota necessaria di 316 voti senza troppe difficoltà. Il suo trionfo
sembra quasi sfidare ogni logica. Come ha fatto? La risposta è semplice.
Per quanto gli elettori e alcuni parlamentari disapprovino le sue
misure di austerità, il Cavaliere offre l'unica soluzione realistica ai
problemi economici dell'Italia".
A dirlo è il Wall Street Journal della famiglia Murdoch in un
editoriale a firma Alexander Lee che, pur spiegando che
"la politica economica di Berlusconi" non rappresenta "le speranze
migliori" per l'Italia, ammette che "il programma di Berlusconi è
l'unico pacchetto di riforme serio che sia stato presentato".
Una promozione per il Cavaliere e una netta bocciatura per il
centrosinistra italiano. "Nonostante abbia invocato le dimissioni del
premier per mesi, la principale forza di opposizione italiana, il
Partito Democratico, non ha saputo presentare alcuna alternativa reale
alle sue proposte di bilancio - tuona il quotidiano del magnate
australiano - non importa quanto valide siano le critiche avanzate alle
misure di austerità proposte da Berlusconi, il Partito Democratico non
ha niente di meglio da offrire".
Il Wall Street Journal
smaschera Pierluigi Bersani le cui soluzioni economiche sono incentrate
"sulla creazione di posti di lavoro e sulla tassazione progressiva". Non
solo. Il giornale americano spiega anche che "le continue divisioni tra
le varie fazioni ha impedito al Partito Democratico di spiegare come
riuscirà a centrare tali obiettivi".
A seguito dei risultati deludenti del partito di Bersani durante le elezioni amministrative di maggio, il Wall Street Journal
spiega che "gli elettori sono diventati diffidenti a causa di queste
situazioni vaghe" dal momento che temono che "il partito, se avrà la
possibilità di formare un governo, si possa spaccare".
"Queste stesse preoccupazioni hanno impedito ai sindacati italiani,
tradizionalmente di sinistra, di sostenere incondizionatamente il
Partito Democratico, e alla resa dei conti hanno fatto sì che i
parlamentari autonomi rimanessero dalla parte del presidente del
consiglio - continua - vista da questo punto di vista, la vittoria di
Berlusconi al voto di fiducia di venerdì appare meno sorprendente".
Insomma, per il giornale di Murdoch il successo del Cavaliere è "un
fallimento dell'opposizione". E ancora: "La leadership del Partito
Democratico deve riconoscere di avere la responsabilità di elaborare una
politica economica chiara ed efficiente atta a promuovere la crescita e
a stabilizzare la spesa pubblica, anche al costo di scindere il partito
e di incorrere in sconfitte elettorali future. Sarà dura, ma la
vittoria di Berlusconi dimostra che il Partito Democratico deve rivedere
la propria strategia economica da zero se vuole che l'Italia recuperi".
Da www.ilGiornale.it del 19 Ottobre 2011
mercoledì 2 febbraio 2011
I due dell’apocalisse democratica...
Massimo D'Alema e la maschera del suo braccio sinistro Bersani
Mentre l'ammucchiata anti-Berlusconi proposta da D'Alema ha già perso un pezzo e mezzo, dopo il no secco di Di Pietro e la solita spaccatura dentro Fli, Bersani non si è fatto mancare nulla perdendo le primarie anche a Cagliari.
Insomma, l'accoppiata D'Alema-Bersani - la mente e il braccio dell'agognata riscossa del Pd - sembra, più che una falange politica, una riproposizione grottesca di figure letterarie come Don Chisciotte e Sancho Pancia o, in modo forse più calzante, di personaggi dell'avanspettacolo come i fratelli De Rege.
Insomma, l'accoppiata D'Alema-Bersani - la mente e il braccio dell'agognata riscossa del Pd - sembra, più che una falange politica, una riproposizione grottesca di figure letterarie come Don Chisciotte e Sancho Pancia o, in modo forse più calzante, di personaggi dell'avanspettacolo come i fratelli De Rege.
Da quando ha ripreso in mano le redini del partito, infatti, la strana coppia non ne ha mai azzeccata una.
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lunedì 31 gennaio 2011
Italia - Il premier Silvio Berlusconi lancia un appello per il rilancio dell'economia italiana al Leader dell'opposizione Pier Luigi Bersani dalle pagine del Corriere della Sera
Silvio Berlusconi PDL e Pier Luigi Bersani PD
Gentile direttore,
il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese.
il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese.
Sono d’accordo con le conclusioni di Dario Di Vico, esposte domenica in un testo analitico molto apprezzabile che parte dalle due proposte di imposta patrimoniale, diversamente articolate, firmate il 22 dicembre e il 26 gennaio da Giuliano Amato e da Pellegrino Capaldo.
Vorrei brevemente spiegare perché il no del governo e mio va al di là di una semplice preferenza negativa, «preferirei di no», ed esprime invece una i rriducibile avversione strategica a quello strumento fiscale, in senso tecnico-finanziario e in senso politico.
Prima di tutto, se l’alternativa fosse tra un prelievo doloroso e una tantum sulla ricchezza privata e una poco credibile azione antidebito da «formichine», un gradualismo pigro e minimalista nei tagli alla spesa pubblica improduttiva e altri pannicelli caldi, staremmo veramente messi male.
Ma non è così. L’alternativa è tra una «botta secca», ingiusta e inefficace sul lungo termine, e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata, e la più grande «frustata» al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi.
Il debito è una percentuale sul prodotto interno lordo, sulla nostra capacità di produrre ricchezza. Se questa capacità è asfittica o comunque insufficiente, quella percentuale di debito diventa ingombrante a dismisura.
Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni, e i mercati capiscono che quella è la strada imboccata dall’Italia, Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo, l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso.
Per fare questo occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro.
La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale. La Germania lo ha fatto questo balzo liberalizzatore e riformatore, lo ha innescato paradossalmente con le riforme del socialdemocratico Gerhard Schröder, poi con il governo di unità nazionale, infine con la guida sicura e illuminata di Angela Merkel.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la locomotiva è ripartita. Noi, specialmente dopo il varo dello storico accordo sulle relazioni sociali di Pomigliano e Mirafiori, possiamo fare altrettanto.
Non mi nascondo il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano.
E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani.
Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil.
Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza, un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta.
Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro.
Silvio Berlusconi, lettera al Corriere della Sera, 31 gennaio 2011
giovedì 7 gennaio 2010
POL - Riforme: dopo il rilancio del Cav, Bersani paventa uno “tsunami”
Silvio Berlusconi a passeggio ieri con la sua scorta in Costa Azzurra a ST Paul de Vence
Roma, 7 gen (Velino) - La vacanza in Costa Azzurra è finita: il premier Silvio Berlusconi - in ottime condizioni, come testimoniano le foto pubblicate da “Nice-Matin” - è rientrato ad Arcore in elicottero. Ma il suo rientro nel dibattito politico interno si era già verificato mercoledì, quando – intervenendo via telefono a un incontro di europarlamentari del Pdl ospitato da Vito Bonsignore – il capo del governo aveva espresso la convinzione che il 2010 possa essere l’anno delle riforme. Indicando tra le priorità la riforma della giustizia, da cui si dovrà partire, ma anche interventi in materia di scuola e fisco (non è stata però annunciata una riduzione delle tasse nel 2010, ha puntualizzato Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e portavoce del premier). Un percorso parallelo a quello relativo alle riforme istituzionali. Rispetto alle quali, ha ribadito il premier, la collaborazione dell’opposizione è auspicabile ma non indispensabile: in caso di veti da parte del centrosinistra, la maggioranza può approvarle da sola. Se da Pier Ferdinando Casini giunge – attraverso un’esternazione a Mattino 5 – un’esortazione ad “accompagnare Berlusconi in questo percorso riformista che ha annunciato e non lasciarlo solo a fare le riforme”, il leader Pd Pier Luigi Bersani risponde rompendo un lungo silenzio con una conferenza stampa in cui tra l’altro apre alla prospettiva riformatrice, ponendo però una serie di condizioni. Prima fra tutte, quella di evitare che il Parlamento sia travolto da uno “tsunami” di leggi ad personam in tema di giustizia. Una materia sulla quale secondo Bersani si deve sì intervenire, ma in un’ottica di sistema, puntando a ricalibrare i rapporti tra governo, Parlamento e magistratura e a migliorare il servizio offerto ai cittadini soprattutto nel settore del processo civile.
Se tali condizioni verranno rispettate, il Pd – sottolinea Bersani – è pronto a mettersi in gioco “anche domattina”, nonostante l’imminente scadenza delle elezioni ragionali (indicata da Casini come un fattore inevitabilmente ostativo rispetto al confronto tra i poli). Non solo: Bersani chiede al governo di rivedere l’agenda “sbagliata” delle priorità, dando la precedenza al tema più sentito dai cittadini, quello della difficoltà dei giovani nel mercato del lavoro. Semi-aperture che soddisfano solo in parte il centrodestra. Bonaiuti commenta: “Bersani dice di essere disponibile alle riforme e questo è un bene. Ma dovrebbe sapere altrettanto bene che lo tsunami, il maremoto lo ha scatenato certa giustizia politica contro Berlusconi negli ultimi 15 anni”. Un’interpretazione a tinte più rosee dell’esternazione di Bersani è offerta dal vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi: “Con le sue parole Bersani conferma di essere un serio interlocutore per avviare il processo di riforme di cui il Paese ha bisogno”. Il dirigente Pdl è “sempre più fiducioso – aggiunge - sul fatto che questa volta si possa raggiungere l’obiettivo. Quanto al tema giustizia, mi sembra che anche il segretario del Pd – rileva Lupi - parli della necessità di un intervento”. Di tenore diverso la reazione del vicepresidente dei deputati Pdl, Italo Bocchino: “I troppi distinguo di Bersani sulle riforme rischiano di rompere sul nascere il clima di possibile convergenza per cambiare la Costituzione. Sono molti i problemi dell’Italia, ma se non c’è la disponibilità a cominciare dalla modifica delle regole istituzionali si rischia di allungare lo stallo”.
Sul versante opposto, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, avverte: “La sostanziale apertura che il segretario del Pd Bersani ha fatto oggi nei confronti del governo e del premier sulle possibili riforme da discutere insieme in Parlamento è completamente sbagliata perché da un lato permette alla maggioranza di centrodestra di andare avanti su una linea di politica economica e sociale disastrosa che continua a far pagare la crisi a lavoratori, giovani e pensionati senza una sostanziale ed efficace presenza e proposta dell’opposizione tutta e del Pd in particolare, dall’altro permette a Berlusconi ed ai suoi di introdurre nel dibattito politico il loro vero e unico obiettivo, quello di far passare le tante e pessime controriforme della e sulla giustizia che servono solo a salvare dai processi il premier”. Non dissimile la reazione dell’Italia dei valori. Il capogruppo dell’Idv alla camera, Massimo Donadi, dice che il suo partito è pronto a parlare di riforme purché si parta “dal lavoro, dall’economia e dalla libertà d’informazione”. Mentre se si continua a parlare di giustizia il Pd cadrà nell’ennesimo “trappolone”. Antonio Di Pietro accende i riflettori su Palazzo Madama e lancia un aut aut ai democrat: “Ho visto che al Senato il Pd ha presentato una proposta di legge per reintrodurre l’immunità parlamentare. Noi vogliamo essere alleati con il Pd ma se lo scordano se pensano di poter essere contemporaneamente alleati con noi e fare ammiccamenti con gli assassini della democrazia”.
Tra i temi dell’agenda politica occupa sempre un posto di rilievo quello del riassetto istituzionale. Al riguardo il presidente del Senato, Renato Schifani, ribadisce che vede “spiragli positivi” da tradurre però “in una vera volontà riformatrice”, così da raccogliere l’invito espresso da Giorgio Napolitano. Per Schifani “la Costituzione va modernizzata nella sua seconda parte” quella relativa al governo, al bicameralismo. Quanto alla prima parte, “quella che riguarda i valori e che è la parte fondamentale della Carta” non è “mai messa in discussione da nessuno”. In generale, occorre per la seconda carica dello stato “evitare di cadere nell’errore di ritenere in buona fede che questo dibattito sulle riforme voglia dire che la nostra Costituzione non sia più adeguata. È adeguata ma va solo messa al passo con i tempi”. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, affronta invece, in un’ampia intervista pubblicata dal “Messaggero”, la questione della riforma del fisco, sfiorata ieri da Berlusconi. “Una riforma fiscale – spiega Tremonti - non è una manovra elettorale. Non è neppure una manovra finanziaria, è qualcosa di enormemente più complesso”. Come Berlusconi, il ministro dell’Economia è convinto che il sistema fiscale, “disegnato negli anni 60, messo in legge negli anni 70 e poi per 40 anni infinitamente rattoppato”, va riformato: “Non si può entrare nel nuovo secolo con gli strumenti di cinquant’anni fa. E tuttavia – rammenta Tremonti - abbiamo una serie di vincoli, a partire dal debito pubblico. Sappiamo che non possiamo fare errori, e dobbiamo tra l’altro combinare la riforma fiscale con il federalismo fiscale. È un meccanismo ad alta complessità”. Per ridurre le tasse “occorrono – è il monito espresso invece da Bonaiuti - i tempi giusti e i momenti giusti”.
Da www.ilVelino.it (Nicholas D. Leone) 7 gen 2010 19:31
venerdì 1 gennaio 2010
Apprezzamenti bipartisan al discorso del Capo dello Stato
Il Premier Silvio Berlusconi ed il leader del centro-sinistra Pier Luigi Bersani
Unanimi, sia dalla maggioranza che dall'opposizione gli attestati di stima al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il suo discorso di fine anno.
A partire dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha personalmente espresso il suo apprezzamento a Giorgio Napolitano con una telefonata, subito dopo la diretta televisiva.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini condivide «appieno le parole alte e nobili del Capo dello Stato, il quale si è reso interprete di quel sentimento sempre più diffuso nel paese, che auspica l'avvio di una nuova fase politica, e di riforme istituzionali, basata sul civile e democratico confronto delle opinioni». E sottolinea la necessità di un forte impegno soprattutto per i giovani, richiamata dallo stesso Napolitano.
Il portavoce del Pdl invita l'opposizione a collaborare sulla strada delle riforme. Secondo Daniele Capezzone l«'approccio» di Napolitano «è convergente» con «la linea di fondo tenuta dal Governo Berlusconi in questo anno difficilissimo, e che ci sta consentendo di prendere il treno della ripresa prima di molti altri Paesi occidentali». Un invito alle forze politiche ad accogliere il richiamo del Capo dello Stato arriva anche da Italo Bocchino, secondo il quale le riforme non sono più rinviabili. Bocchino considera «saggia ed importante l'indicazione che viene dal Quirinale affinchè ogni riforma tenga conto del giusto equilibrio tra i poteri del governo e quelli del Parlamento, senza trascurare il ruolo degli organismi di garanzia». Secondo il presidente del Senato, Renato Schifani il confronto sulle riforme auspicato da Giorgio Napolitano potrà «iniziare alla ripresa dei lavori parlamentari con la messa all'ordine del giorno, nella commissione Affari Costituzionali del Senato, di quelle che sono le varie proposte della maggioranza e dell'opposizione».
Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi rileva che ora, tutti coloro che si sono riconosciuti «nelle parole sagge ed equilibrate del capo dello Stato, in particolare quando ha ricordato la necessità che la politica recuperi uno stile misurato, rispettoso e sobrio per aprire una nuova stagione politica»» hanno «il dovere di non allontanarsi dal sentiero stretto, difficile ma necessario per migliorare l'Italia».
Dal Pd il segretario Pier Luigi Bersani sottolinea che «il richiamo al lavoro dei giovani e alle condizioni del Mezzogiorno non può restare inevaso». E invita il Governo a lasciare «il terreno sgombro da altri problemi» e a dedicare «il prossimo anno alle questioni cruciali che il Presidente ha indicato». Suggerisce inoltre a Governo e Parlamento di stabilire «un'agenda sui temi sociali a partire dal punto di vista delle nuove generazioni colpite in modo più pesante dalla crisi». Il Pd, sottolinea metterà questa materia al centro e ribadisce «l'impegno a concorrere ad un ammodernamento delle nostre istituzioni secondo le linee che il Presidente ha tracciato con nettezza».
Anche Francesco Rutelli, presidente di Alleanza per l'Italia assicura l'impegno «a raccogliere il suo forte richiamo» del presidente della Repubblica «per restituire ragionevolezza al confronto nella politica e nelle istituzioni».
Accenti diversi da Antonio Di Pietro, secondo il quale il discorso di Napolitano «è di per sè condivisibile come tutte le dichiarazioni di buoni propositi». Ma, sottolinea il leader Idv, «per quanto riguarda la riforma della giustizia il problema è sempre lo stesso: le riforme che vuole questo Governo sono solo ed esclusivamente norme per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari, quindi processo breve, legittimo impedimento e il solito elenco di provvedimenti ad personam noti ormai a tutti». Di Pietro si dice «sicuro» che il presidente della Repubblica «non firmerà questi orrori» .
Intanto Giorgio Napolitano è arrivato a Napoli in visita privata. (S. Bi)
A partire dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha personalmente espresso il suo apprezzamento a Giorgio Napolitano con una telefonata, subito dopo la diretta televisiva.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini condivide «appieno le parole alte e nobili del Capo dello Stato, il quale si è reso interprete di quel sentimento sempre più diffuso nel paese, che auspica l'avvio di una nuova fase politica, e di riforme istituzionali, basata sul civile e democratico confronto delle opinioni». E sottolinea la necessità di un forte impegno soprattutto per i giovani, richiamata dallo stesso Napolitano.
Il portavoce del Pdl invita l'opposizione a collaborare sulla strada delle riforme. Secondo Daniele Capezzone l«'approccio» di Napolitano «è convergente» con «la linea di fondo tenuta dal Governo Berlusconi in questo anno difficilissimo, e che ci sta consentendo di prendere il treno della ripresa prima di molti altri Paesi occidentali». Un invito alle forze politiche ad accogliere il richiamo del Capo dello Stato arriva anche da Italo Bocchino, secondo il quale le riforme non sono più rinviabili. Bocchino considera «saggia ed importante l'indicazione che viene dal Quirinale affinchè ogni riforma tenga conto del giusto equilibrio tra i poteri del governo e quelli del Parlamento, senza trascurare il ruolo degli organismi di garanzia». Secondo il presidente del Senato, Renato Schifani il confronto sulle riforme auspicato da Giorgio Napolitano potrà «iniziare alla ripresa dei lavori parlamentari con la messa all'ordine del giorno, nella commissione Affari Costituzionali del Senato, di quelle che sono le varie proposte della maggioranza e dell'opposizione».
Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi rileva che ora, tutti coloro che si sono riconosciuti «nelle parole sagge ed equilibrate del capo dello Stato, in particolare quando ha ricordato la necessità che la politica recuperi uno stile misurato, rispettoso e sobrio per aprire una nuova stagione politica»» hanno «il dovere di non allontanarsi dal sentiero stretto, difficile ma necessario per migliorare l'Italia».
Dal Pd il segretario Pier Luigi Bersani sottolinea che «il richiamo al lavoro dei giovani e alle condizioni del Mezzogiorno non può restare inevaso». E invita il Governo a lasciare «il terreno sgombro da altri problemi» e a dedicare «il prossimo anno alle questioni cruciali che il Presidente ha indicato». Suggerisce inoltre a Governo e Parlamento di stabilire «un'agenda sui temi sociali a partire dal punto di vista delle nuove generazioni colpite in modo più pesante dalla crisi». Il Pd, sottolinea metterà questa materia al centro e ribadisce «l'impegno a concorrere ad un ammodernamento delle nostre istituzioni secondo le linee che il Presidente ha tracciato con nettezza».
Anche Francesco Rutelli, presidente di Alleanza per l'Italia assicura l'impegno «a raccogliere il suo forte richiamo» del presidente della Repubblica «per restituire ragionevolezza al confronto nella politica e nelle istituzioni».
Accenti diversi da Antonio Di Pietro, secondo il quale il discorso di Napolitano «è di per sè condivisibile come tutte le dichiarazioni di buoni propositi». Ma, sottolinea il leader Idv, «per quanto riguarda la riforma della giustizia il problema è sempre lo stesso: le riforme che vuole questo Governo sono solo ed esclusivamente norme per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari, quindi processo breve, legittimo impedimento e il solito elenco di provvedimenti ad personam noti ormai a tutti». Di Pietro si dice «sicuro» che il presidente della Repubblica «non firmerà questi orrori» .
Intanto Giorgio Napolitano è arrivato a Napoli in visita privata. (S. Bi)
Da www. IlSole24ore.it del 01 Gennaio 2010
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