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martedì 6 giugno 2023
Italia - Colombia, D'Alema e Profumo indagati per la vendita di navi e aerei allo Stato sudamericano
domenica 17 ottobre 2021
Italia - Corteo Cgil, Giorgia Meloni all'attacco: "Manifestazione contro i fascismi, ma c'è la bandiera dell'Urss"
Per Maurizio Landini era "la piazza di tutti". Per Massimo D'Alema, che l'ha buttata direttamente in polemica politica, gli assenti "hanno perso una bella occasione". Si sta parlando del corteo di ieri, sabato 16 ottobre, a Roma, la manifestazione di solidarietà alla Cgil e "contro ogni fascismo" organizzata dopo gli scontri del weekend precedente e dopo l'assalto alla sede del sindacato. Eppure, quella piazza, "di tutti", non è affatto sembrata.
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sabato 15 maggio 2021
Italia - D'Alema spa: tutti gli affari del Baffo d'oro
Non avendo problemi di sottovalutazione del proprio ego, Massimo D'Alema ha incaricato una società di valutarlo come uomo d'affari
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lunedì 19 aprile 2021
Italia - La verità dietro il ruolo di D'Alema nell'acquisto dei ventilatori
Massimo D'Alema ha lasciato la politica ed è diventato un businessman: ecco perché è intervenuto come mediatore negli acquisti tra Italia e Cina
sabato 17 aprile 2021
Italia - Roma, il "ritorno" di D'Alema: dai Pm per le mascherine
Sarà sentito come persona informata sui fatti. Si attivò per sistemi di protezione contraffatti
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martedì 9 marzo 2021
Italia - Covid & mascherine: "Vado da Roberto, ti aggiorno". Ora viene tirato in ballo Speranza
L'imprenditore Farina, ora ai domiciliari, sarebbe stato ricevuto al Ministero: "Ho un appuntamento alle 4 e mezzo". E spunta un incontro con D'Alema in Puglia
mercoledì 6 gennaio 2021
Italia - A volte tornano... Massimo D'Alema da un assist a Conte: "Non si può mandare via Conte, è l'uomo più popolare del Paese"
Massimo D'Alema "benedice" il premier e il governo giallorosso: "Non ci sarà la crisi, vedrete che presto si tornerà a parlare d'altro"
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mercoledì 2 febbraio 2011
I due dell’apocalisse democratica...
Massimo D'Alema e la maschera del suo braccio sinistro Bersani
Mentre l'ammucchiata anti-Berlusconi proposta da D'Alema ha già perso un pezzo e mezzo, dopo il no secco di Di Pietro e la solita spaccatura dentro Fli, Bersani non si è fatto mancare nulla perdendo le primarie anche a Cagliari.
Insomma, l'accoppiata D'Alema-Bersani - la mente e il braccio dell'agognata riscossa del Pd - sembra, più che una falange politica, una riproposizione grottesca di figure letterarie come Don Chisciotte e Sancho Pancia o, in modo forse più calzante, di personaggi dell'avanspettacolo come i fratelli De Rege.
Insomma, l'accoppiata D'Alema-Bersani - la mente e il braccio dell'agognata riscossa del Pd - sembra, più che una falange politica, una riproposizione grottesca di figure letterarie come Don Chisciotte e Sancho Pancia o, in modo forse più calzante, di personaggi dell'avanspettacolo come i fratelli De Rege.
Da quando ha ripreso in mano le redini del partito, infatti, la strana coppia non ne ha mai azzeccata una.
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martedì 2 novembre 2010
Vespa: Il rischio che corre Casini
Pier Ferdinando Casini, al momento di alzarsi al mattino, guarda fuori della finestra. Nebbia, come sempre. Prende la bussola e cerca di orientarsi. Nel giro di tre mesi ha esaminato le tre situazioni possibili. In estate, quando ci fu la rottura con Gianfranco Fini, tentò di convincere Silvio Berlusconi a fare una crisi di governo per imbarcare l’Udc in un’ottica dichiarata di responsabilità nazionale. L’8 luglio, in una cena in casa mia organizzata per tutt’altra ragione, Maddalena Letta portò due ottime crostate, evocando il famoso patto che fu stretto in casa sua il 18 giugno 1997 tra Berlusconi, Fini, Franco Marini e Massimo D’Alema per una revisione della Costituzione e della legge elettorale sotto gli auspici della bicamerale. Dinanzi alle nuove crostate, Casini fu molto di spirito. Le tagliò con cura, ne distribuì le fette, ma il Cavaliere voleva che Casini entrasse con un semplice rimpasto di governo. E tutto saltò. Berlusconi non accettò la crisi, temendo di non controllarne gli sviluppi. Casini, quando ne abbiamo parlato, mi ha detto al contrario di essere certo che Giorgio Napolitano non avrebbe obiettato nulla sulla nuova alleanza e, paradossalmente, non lo farebbe nemmeno oggi se Berlusconi e Umberto Bossi andassero a dirgli che vogliono aprire una crisi per allearsi con Casini.
Ma intanto le convulsioni politiche italiane vanno avanti e, solo in caso di autoribaltone, cioè di crisi aperta dalla maggioranza, Casini accetterebbe un governo appoggiato da Fini, Francesco Rutelli, Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani. Lo sta già preparando perché una gestazione del genere è complessa e il nuovo esecutivo «non dovrebbe occuparsi soltanto di legge elettorale, ma anche di provvedimenti economici e finanziari per l’emergenza che stiamo vivendo. Un programma chiaro e limitato, insomma».
Un governo a metà strada fra il tecnico e il politico, presieduto verosimilmente da Beppe Pisanu (anche se Casini non ne fa apertamente il nome per non bruciarlo) e composto da personalità politicamente riconoscibili, ma meno «ministeriali» di quelle dei governi ordinari.
All’obiezione che non è facile mettere d’accordo teste tanto diverse su fisco, lavoro, scelte economiche, legge elettorale, Casini, come del resto Bersani, risponde di non vedere troppe difficoltà. Vorrebbe un accordo «blindato» sull’economia e pensa che, come per incanto, al momento della crisi tutte le insanabili divergenze che finora hanno sempre impedito all’opposizione di proporre una legge elettorale diversa dell’attuale cadrebbero «in dieci minuti».
La terza ipotesi, quella di «ballare da solo», in questo momento sarebbe limitata a una chiusura traumatica della legislatura e a elezioni anticipate. A meno che non maturasse un’alleanza elettorale con Rutelli e anche con Fini perché Casini sostiene di avere fatto sempre prevalere le scelte politiche sulle questioni personali. E si sa che dopo la rottura del 2008 i rapporti tra Casini e Fini non erano al meglio.
Come andrà a finire? Casini si sente uomo del centrodestra e le recenti mosse del Pd, ultima il sostegno alla manifestazione della Fiom, gli fanno escludere di poter fare con Bersani e Di Pietro un’alleanza che non fosse provvisoria e dettata dall’emergenza. Domani chissà. Lo vedremo tornare a destra in un ipotetico dopo Berlusconi o con un Berlusconi convertito o scivolare lentamente a sinistra? Pier, da vecchio democristiano, vuole prudentemente restare fedele a se stesso ed evitare, soprattutto, che gli diano del traditore.
Ma intanto le convulsioni politiche italiane vanno avanti e, solo in caso di autoribaltone, cioè di crisi aperta dalla maggioranza, Casini accetterebbe un governo appoggiato da Fini, Francesco Rutelli, Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani. Lo sta già preparando perché una gestazione del genere è complessa e il nuovo esecutivo «non dovrebbe occuparsi soltanto di legge elettorale, ma anche di provvedimenti economici e finanziari per l’emergenza che stiamo vivendo. Un programma chiaro e limitato, insomma».
Un governo a metà strada fra il tecnico e il politico, presieduto verosimilmente da Beppe Pisanu (anche se Casini non ne fa apertamente il nome per non bruciarlo) e composto da personalità politicamente riconoscibili, ma meno «ministeriali» di quelle dei governi ordinari.
All’obiezione che non è facile mettere d’accordo teste tanto diverse su fisco, lavoro, scelte economiche, legge elettorale, Casini, come del resto Bersani, risponde di non vedere troppe difficoltà. Vorrebbe un accordo «blindato» sull’economia e pensa che, come per incanto, al momento della crisi tutte le insanabili divergenze che finora hanno sempre impedito all’opposizione di proporre una legge elettorale diversa dell’attuale cadrebbero «in dieci minuti».
La terza ipotesi, quella di «ballare da solo», in questo momento sarebbe limitata a una chiusura traumatica della legislatura e a elezioni anticipate. A meno che non maturasse un’alleanza elettorale con Rutelli e anche con Fini perché Casini sostiene di avere fatto sempre prevalere le scelte politiche sulle questioni personali. E si sa che dopo la rottura del 2008 i rapporti tra Casini e Fini non erano al meglio.
Come andrà a finire? Casini si sente uomo del centrodestra e le recenti mosse del Pd, ultima il sostegno alla manifestazione della Fiom, gli fanno escludere di poter fare con Bersani e Di Pietro un’alleanza che non fosse provvisoria e dettata dall’emergenza. Domani chissà. Lo vedremo tornare a destra in un ipotetico dopo Berlusconi o con un Berlusconi convertito o scivolare lentamente a sinistra? Pier, da vecchio democristiano, vuole prudentemente restare fedele a se stesso ed evitare, soprattutto, che gli diano del traditore.
Da www.Panorama.it del 02 Novembre 2010
giovedì 5 agosto 2010
POL - Da D'Alema a Fini, quanti politici "inciampati" sulla casa
Roma, 5 ago (Il Velino) - Dagli anni '90 fino ai nostri giorni è attorno alla casa - affittata o acquistata a prezzi stracciati, o venduta - che molti politici di primo piano sono inciampati. Di recente l'ex ministro Scajola si è dovuto dimettere sospettando di abitare in una casa, vista Colosseo, pagata in parte da altri a sua insaputa; ora anche il presidente della Camera Fini è al centro dell'attenzione degli organi di stampa per una casa a Montecarlo che era di proprietà di An, che sarebbe stata "svenduta" ad una società offshore, e in cui ora vive il cognato. All'inizio fu "affittopoli", scandalo degli anni '90 che nel 2007 si trasformò in "svendopoli". Decine di politici e sindacalisti di primo piano, quasi tutti di sinistra, che hanno potuto abitare in affitto a canoni irrisori, e poi acquistare a prezzi di assoluto favore immobili di prestigio dai principali enti previdenziali. Scandali che ancora 'bruciano'. Solo qualche mese fa, infatti, la reazione scomposta di Massimo D'Alema, durante una puntata di Ballarò, contro il vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti, che gli rimproverava di essere stato uno dei protagonisti di "affittopoli". Va ricordato che a differenza di altri D'Alema, a seguito delle polemiche, non attese la vendita dell'immobile in cui abitava in affitto e si trasferì in Prati, dove acquistò un appartamento di 7 camere, accessori, soffitta e terrazza. L'importo della transazione non fu dichiarato, ma D'Alema e la moglie Linda Giuva chiesero un mutuo ipotecario al Banco di Napoli di 250 milioni di vecchie lire. Secondo le regole della banca, ricorda Franco Bechis in un articolo di qualche tempo fa, il mutuo poteva arrivare all'80 per cento del valore della transazione. Il prezzo quindi potrebbe essere stato di 300 milioni di lire, non in linea - se la supposizione di Bechis era fondata - con i valori di mercato nel 1997.
Sulla casa è inciampato l'ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Secondo le indiscrezioni giornalistiche che lo hanno indotto a rassegnare le dimissioni, gran parte del valore effettivo della sua abitazione romana, con vista sul Colosseo, sarebbe stata pagata con assegni della "cricca" degli appalti per il G8. Tuttavia, secondo una stima del sistema Sevia-Cerved, che raccoglie i valori minimi e massimi ponderati di mercato e le relative variazioni dal 2001 in poi, il prezzo giusto nel 2004 per la casa di Scajola - che il diretto interessato sostiene di aver pagato poco più di 600mila euro, e che secondo le testimonianze raccolte dai pm perugini sarebbe costata invece oltre 1,7 milioni di euro - sarebbe stato di 930mila euro. Negli ultimi giorni il Giornale e Libero hanno pubblicato diversi articoli in cui sostengono che un appartamento a Montecarlo, ricevuto in eredità da An negli anni scorsi, e in cui oggi vive il cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, sarebbe stato venduto a società offshore con sede nei Caraibi per circa 300 mila euro (mentre oggi è stimato 3 milioni di euro) e a bilancio del partito risulterebbero solo 67 mila euro. Il presidente della Camera ha annunciato querela nei confronti del Giornale, ma del caso si stanno occupando anche gli altri quotidiani e la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta ipotizzando a carico di ignoti il reato di truffa aggravata. Un atto dovuto dopo la presentazione di una denuncia il 30 luglio da parte di due esponenti di La Destra. La proprietà della casa in cui il presidente Fini vive oggi con Elisabetta Tulliani è rivendicata da Luciano Gaucci, smentito dalla Tulliani. Decideranno i giudici.
Tra gli altri politici di primo piano ad aver concluso l'affare immobiliare della vita, Walter Veltroni (a Roma in zona Fiume; anno 2005; metri quadrati 190; vani 8,5; pagato 377.590,27 euro; valore di mercato 766.703 euro; sconto del 50,75 per cento), Franco Marini (a Roma in zona Parioli; anno 2007; metri quadrati 330; vani 14,5; pagato 1 milione di euro; valore di mercato 2.188.894 euro; sconto del 54,31 per cento), Luciano Violante (a Roma in zona Quirinale; anno 2003; vani 4,5; pagato 327.000 euro; valore di mercato 637.364 euro; sconto del 48,67 per cento), Nicola Mancino (a Roma in zona Navona; anno 2001; vani 10; pagato 516.740 euro; valore di mercato 787.171 euro; sconto del 34,35 per cento) e Rosy Bindi (a Roma in zona Piazza del Popolo; anno 2006; vani 4,5; pagato 300.000 euro; valore di mercato 739.810 euro; sconto del 59,44 per cento). Il palazzo a Roma, in zona Trieste, nel quale (fino al 1999) Pier Ferdinando Casini viveva in affitto con la prima moglie, Roberta Lubich, e le figlie è stato ceduto a fine 2005 da Generali. I 5 appartamenti che lo compongono sono stati poi girati all'ex moglie (due interni), alle due figlie (uno per ciascuna) e alla ex suocera del presidente dell'Udc. Per un totale di 30 vani catastali, pagati 1,8 milioni di euro a dispetto di una stima nel 2006 (fonte Agenzia del territorio) di 5100/6900 euro al metro quadrato. Grazie ai diritti d'autore di un suo romanzo, Veltroni nel 2008 ha acquistato un appartamento di 60 metri quadrati a Manhattan per la figlia Martina, a New York per studiare cinema.
Da www.ilVelino.it del 05 Agosto 2010
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