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domenica 31 luglio 2011

Alassio - “A Festa”: a Moglio sagra di “A come Alassio” per finanziare l’acquisto di alberi

 
 Il Sindaco Avogadro, il vice-Sindaco Luigi Sibelli, il consigliere dott. Alessandro Scarpati e l'Assessore Domenico Bogliolo 
al taglio della porchetta offerta da Italo Bocchino ex Alleanza Nazionale 
oggi  Fli (Futuro e Libertà)

Alassio. Si è svolta ieri sera con successo a Moglio la prima edizione di “A Festa”, la sagra organizzata da “A come Alassio” per raccogliere fondi per acquistare alberi per la città di Alassio.

Dietro i banchi a servire le specialità gastronomiche, oltre agli amici della Società di Mutuo Soccorso di Moglio, il sindaco Roberto Avogadro che si è impegnato nel taglio della porchetta, il vice sindaco Luigi Sibelli, gli assessori Agostini, Bogliolo, Zavaroni

I consiglieri Ienca, Boscione, Scarpati, Schivo e il presidente del consiglio Matteo Monti

Grande l’affluenza di pubblico. L’iniziativa si ripeterà anche in futuro, probabilmente cambiando la location per dare la possibilità ad ogni quartiere o frazione di Alassio di essere coinvolto nell’iniziativa.


Da www.Ivg.it  del 31 Luglio 2011

martedì 15 marzo 2011

A Vanity Fair - La moglie di Bocchino: «So da due anni della sua relazione con la Carfagna»


Le rivelazioni choc della consorte dell'esponente Fli: 

«Mara si presentava ovunque io andassi in vacanza»

NAPOLI – «Della loro relazione lo sapevo da due anni e mezzo». Dopo mesi di rumors e voci di foto intime relative a una presunta liaison tra Italo Bocchino e Mara Carfagna è la stessa moglie del vicepresidente di Fli, Gabriella Buontempo, ad ammettere l'esistenza di una storia tra i due. «Roberto D'Agostino mi ha detto: 'Sai che gira voce di foto di tuo marito con la Carfagna, foto un po' intime?'. Io gli ho risposto: 'Se ci sono, pubblicale. Tanto non è che non lo so che lui ha questa relazione».
I VOTI - «Telecomandata», così la Buontempo definisce Mara Carfagna. Da chi sarebbe telecomandata? «Da mio marito», dice la consorte del politico campano: «Se non era per Italo – precisa - mica li prendeva tutti quei voti in Campania». Il riferimento in questo caso è alle scorse elezioni regionali in cui la ministra fu record woman di preferenze, con oltre 55mila voti. La Buontempo mette poi fine alle voci che da tempo circolano in merito ad una presunta relazione tra il marito e la ministra. Lo fa dalle pagine di Vanity Fair in edicola mercoeldì. «Da più di due anni so che ha una relazione con Carfagna», dice e, in risposta alle dichiarazioni dei giorni scorsi in cui il giornalista Roberto D’Agostino avrebbe «sussurrato» all’orecchio della Buontempo di essere in possesso di foto intime tra la ministra e il marito, la consorte, che vive ancora sotto lo stesso tetto con Bocchino, rivolgendosi all’indirizzo del giornalista lo invita, «se ci sono», a pubblicare gli scatti «compromettenti».

Italo e Mara Carfagna
    Italo e Mara Carfagna
VACANZE IN TRE - In quanto alla storia amorosa tra Mara ed Italo la moglie tradita racconta con una punta di veleno: «Si presentava ovunque io andassi in vacanza», rivela. «E’ andata addirittura dal mio parrucchiere», aggiunge. E prosegue: «Italo sostiene di averla troncata. Per carità, l’avrà troncata: lei si è fidanzata, ora dice che si sposa». Il matrimonio dovrebbe celebrarsi a giugno come annunciato dalla stessa ministra. Intanto da parte della Carfagna nessun replica. In una dichiarazione all’agenzia Asca, la ministra parla piuttosto delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, il prossimo 17 marzo. «L’apporto delle donne all’avanzamento sociale e civile del nostro Paese – dice - è smisurato», citando al riguardo le 21 donne elette al Parlamento alle prime elezioni repubblicane del 1946.
A NOVELLA - Qualche settimana fa Gabriella era stata intervistata da Novella 2000. Al settimanale diretto da Candida Morvillo aveva detto: « Un marito in casa non lo trattieni: se vuole andarsene se ne va. Soprattutto se ha un’altra che è più giovane e che chiamano la “ministra più bella del mondo”». 


Francesco Parrella
15 marzo 2011


Da www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it del 14 Marzo 2011

domenica 20 febbraio 2011

Bye Bye: e alla fine Barbareschi lascia (Fli) Futuro e Libertà. Un'altra defezione in casa di Fini e Bocchino

Luca Barbareschi noto attore e deputato finiano lascia Futuro e Libertà

un'altra defezione in casa di Gianfranco Fini ed Italo Bocchino

Il deputato finiano passerà al gruppo Misto dopo un tira e molla durato settimane

L’aveva definita una "provocazione mediatica". Aveva accusato i giornalisti di "inseguire il gossip politico senza verificare le notizie".
Alla fine – invece – era tutto vero.
Luca Barbareschi lascia definitivamente Fli per aderire al gruppo Misto.
Il tira e molla è durato settimane. Dopo l’incontro con il premier Silvio Berlusconi era stato dato per scontato l’addio al partito di Fini. Ma Barbareschi aveva smentito con forza, nonostante qualche stoccata al partito e al presidente della Camera ("voglio le sue scuse": aveva detto in un’intervista).
Ora i giochi sono fatti, nonostante i malumori che la "mossa" ha scatenato da entrambe le parti.
Il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, aveva infatti chiarito che Barbareschi non sarebbe rientrato. Altrimenti, questa la frase chiave: "usciamo in 50".
"Spiace vedere tanta acredine nei miei confronti da parte del ministro che invece di pensare al suo lavoro e al bene dell'Italia, spreca il tempo per attaccarmi in modo strumentale": aveva replicato l’interessato.
 

"Le mie scelte dipendono dalle mie idee"

"Come sa bene chi mi conosce - aggiungeva Barbareschi - il mio lavoro e il mio pensiero non sono stati e non saranno mai in vendita. Le mie scelte dipendono esclusivamente dalle mie idee. Le parole che ho detto a Mirabello sono ancora attuali e credo che il disagio di molti di Futuro e Libertà non dipende dal mercato ma dalle proprie coscienze. So che l'onorevole Granata mi ha messo in lista di proscrizione, a proposito di democrazia interna. È inutile ogni ulteriore commento".

Da www.ilSalvagente.it  del 20 Febbraio 2011

martedì 7 dicembre 2010

Gli affari dei finiani a Gomorra: ecco la rete di amici e parenti

 

Italo Bocchino

Nel triangolo Napoli-Caserta-Casal di Principe Italo Bocchino, 

braccio destro del leader Fli, può contare su una fitta rete di parentela e amicizie con imprenditori. Da qui nascono spericolate operazioni politiche e arrivano i finanziamenti.

I futuristi odiano le critiche e querelano chi le fa  di Massimo de' Manzoni 

 

Roma - Tutte le strade finiane portano in Campania, tra Napoli e Caserta, con un epicentro nella rinomata Casal di Principe. 
Lì opera un finiano dalle parentele importanti e dal cognome che non passa inosservato, Antonio Schiavone. 
Cognato di Italo Bocchino, avendo sposato la sorella Patrizia (già consigliera comunale di Aversa), Schiavone è il coordinatore provinciale di Generazione Italia, il movimento che rappresenta Fli sul territorio e che ha nel capogruppo finiano il suo motore e creatore. 
E proprio a Schiavone, insieme al cognato Bocchino, si deve la primissima gestazione del futuro asse con l’Udc, in chiave anti-Cosentino in Campania e in chiave anti-Berlusconi su scala nazionale. È questo uno degli ingredienti della Zuppa del Casale, l’inchiesta su Fli («Futuro e libertà-La vera storia») della Voce delle voci, mensile campano di sinistra su cui scrivono tra gli altri Imposimato, Beha, Giulietto Chiesa, parterre non esattamente berlusconiano.
Sarebbero loro, Bocchino e Schiavone, insieme al segretario Udc Lorenzo Cesa, i tessitori della tela per lanciare (in primavera scorsa) la candidatura di Domenico Zinzi, udiccino, alla presidenza della Provincia di Caserta (seggiola che Zinzi occupa attualmente). 
«Il patto Bocchino-Udc suggellato a Caserta - scrive Rita Pennarola su La Voce, secondo cui sarebbe Cesa e non Casini l’interlocutore vero di Fli - era evidentemente destinato ad allargarsi, coinvolgendo i destini del Paese». 
L’asse finian-udiccino, per sfortuna, qualche rogna giudiziaria l’ha avuta. Un candidato vicinissimo al presidente Zinzi, Luigi Cassandra, in piena campagna elettorale era stato diffidato dai carabinieri e quindi costretto ad astenersi dalla vita politica per tre anni, per via di alcune frequentazioni con Salvatore Laiso, detto «Chicchinoss», ritenuto vicino al clan Schiavone. 
Ma sono cose che, da quelle parti, possono accadere anche alle migliori compagnie.
Però, per lanciare un nuovo movimento servono soldi, e chi finanzia Fli e Generazione Italia? Il mensile si addentra in un groviglio di incroci finanziari e imprenditoriali da cui escono alcuni nomi. E si torna ancora a Caserta, «con la famiglia Di Rosa, industriali petroliferi, legati a Italo Bocchino da un antico feeling politico». Il manager di famiglia, Tommaso Di Rosa «è ai vertici di Confindustria Caserta e guida un impero che spazia dagli idrocarburi all’edilizia». 
È nell’estate 2009, secondo un racconto riportato dalla Voce, l’incontro foriero di futuri sviluppi. 
Quando Fini «durante una delle sue consuete battute di pesca subacquea, sarebbe rimasto in panne col suo “Acqua e sale”, presumibilmente a largo dell’Argentario. Fortuna che al seguito c’era la “Carla III” di Tommaso Di Rosa, che provvede a caricare il presidente della Camera e famiglia sul suo yacht e a rimorchiare quello di Fini nel porto più vicino». Leggenda marinara o verità? Resta la vicinanza forte tra l’industriale e i finiani in versione campana.
Come pure c’è un rapporto consumato tra Bocchino e Alfredo Romeo, imprenditore finito nell’inchiesta «Magnanapoli» che gli è costata una condanna per corruzione (pena sospesa). Voci insistenti dicono che sia Romeo un papabile acquirente per le quote che i Bocchino (attraverso la moglie, Gabriella Buontempo) hanno nel quotidiano Il Roma, diffuso soprattutto a Napoli.  
E proprio partendo dall’azionariato del quotidiano, si ricostruisce un’altra linea di nomi e interessi incrociati, che toccano la famiglia Buontempo, Vincenzo Maria Greco (imprenditore «pomiciniano» plurindagato in epoca Tangentopoli) e il grand commis Massimo Caputi (già Sviluppo Italia).
Qui il reticolo è complicato. 
Il figlio di Greco, Ludovico, è partner di una società (la Proger) con Caputi, ma è anche partner (insieme alla sorella Maria Grazia Greco, giornalista, già collaboratrice dell’Indipendente edito da Italo Bocchino) della Retail Group, il cui fondatore e azionista si chiama Giancarlo Buontempo, architetto, fratello della moglie di Italo Bocchino. 
Una fitta rete che potrebbe, secondo il mensile, contribuire finanziariamente all’avventura finian-bocchiniana. 
Paragrafo a parte per Carmelo Briguglio, altro estremista finiano ma siciliano. 
Sua moglie guida il Consorzio universitario per la formazione turistica internazionale, che eroga corsi di formazione finanziati anche dalla Regione Sicilia, dell’alleato nel disarcionamento del Cav, Raffaele Lombardo. 
Secondo la Lega siciliana, il Consorzio «brigugliano» avrebbe messo le mani anche sul Consorzio Taormina-Enta, un altro carrozzone parastatale. 
Ma sono solo voci. Voci della Campania e della Sicilia, là dove risuona il verbo finiano.  

Paolo Bracalini
Da www.ilGiornale.it del 07 Dicembre 2010

domenica 28 novembre 2010

Fini - Lady Bocchino fa i film con i nostri soldi

 
 Italo Bocchino e la moglie Gabriella Buontempo

In 10 anni la sua casa di produzione ha ricevuto oltre 2,6 milioni di contributi pubblici per pellicole tra cui molti flop.  
Oltre a essere la consorte del capogruppo di Fli Italo Bocchino, la napoletana Gabriella Buontempo è titolare della società di produzione Good Time Enterprise, specializzata in film e fiction televisive.

È certo una produttrice brava e abile, Gabriella, ma altrettanto sicuramente è una produttrice fortunata.
Non a tutti i produttori, difatti, capita di ricevere finanziamenti pubblici (peraltro di non piccola entità) con la stessa frequenza con cui li percepiscela Good Time. 
Già lo scorso aprile la signora Bocchino si era fatta notare grazie a un sontuoso contratto da sei milioni di euro stipulato con la Rai per la realizzazione di una serie in sei parti con Ricky Memphis e la regia di Michele Soavi, La Narcotici”.
Adesso Gabriella torna alla ribalta perché il suo nome, o meglio quello della Good Time, è tra quelli in cui, nel condurre la sua inchiesta sui contributi statali al cinema italiano, «Libero» si è imbattuto più spesso.
Dati alla mano, la Good Time Enterprise ha beneficiato del sostegno pubblico almeno in sei occasioni nel corso degli ultimi quindici anni.
L’ultimo titolo a essere stato finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali è un documentario sulla saga della famiglia Agnelli intitolato “Il pezzo mancante”, la cui presentazione al pubblico avverrà durante la prossima edizione del Torino Film Festival guidato da Gianni Amelio. 
Diretta da Marco Ferrante (autore del saggio mondadoriano “Casa Agnelli”) e da Giovanni Piperno, l’opera ha ricevuto dallo Stato 250.000 euro e gode della coproduzione nonché della distribuzione dell’Istituto Luce (che è, lo ricordiamo, un ente statale), oltre al supporto di Piemonte Film Commission e Regione Piemonte.
Al 2008 risale l’uscita del lungometraggio “Amore che vieni amore che vai” di Daniele Costantini, tratto dal romanzo di Fabrizio De André e Alessandro Gennari “Un destino ridicolo”, edito da Einaudi.
Non positivamente accolto quando fu presentato nella sezione Extra del Festival Internazionale del Film di Roma, il lungometraggio in questione, che inizialmente doveva essere diretto da Antonio Luigi Grimaldi, è stato coprodotto da Rai Cinema e finanziato con ben 1.766.000 euro e, alla fine di novembre del 2008, di euro ne aveva purtroppo incassati solo 87.000.
Nel 2005 Gabriella Buontempo ha prodotto la pellicola “Fatti della banda della Magliana”, sempre di Daniele Costantini, interpretata fra gli altri da Francesco Pannofino e Leo Gullotta. In questo caso il contributo pubblico è consistito nella coproduzione e nella distribuzione da parte dell’Istituto Luce.
Torniamo indietro di qualche anno e arriviamo al 2000, quando la Good Time sforna “Fate un bel sorriso” di Anna Di Francisca, una coproduzioneitalo-franco-greca le cui vendite estere sono state curate da Rai Trade, società specializzata nella commercializzazione dei diritti e nella promozione delle proprietà intellettuali del gruppo Rai.  
Ancora al 2000 risale il film di Cecilia Calvi “Mi sei entrata nel cuore come un colpo di coltello”, nel cui cast figurano Gaia De Laurentiis e Gianni Ippoliti.
A questo titolo, sicuramente non un campione dei botteghini, il Ministero stabilì di elargire, nel 1994, un miliardo e duecentosei milioni di lire.
Anche in questo caso la distribuzione venne garantita dall’Istituto Luce.
Nel 1996, infine, la Good Time Enterprise si è occupata della produzione de “La bruttina stagionata”, diretto ancora da Anna Di Francisca, un film ricavato dall’omonimo bestseller di Carmen Covito.
La pellicola, coprodotta da Rai Tre, è stata riconosciuta opera di interesse culturale nazionale dal Dipartimento Spettacolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Pure in questo caso siamo di fronte a un film che senz’altro non figura negli annali dei maggiori incassi del cinema italiano di tutti i tempi ma il punto nodale della faccenda non è questo.
Ciò che viene spontaneo chiedersi, dopo avere verificato che vi sono società di produzione che riescono ad accedere ai finanziamenti statali in modo quasi sistematico (è appunto il caso della Good Time di Gabriella Buontempo), è come mai alcuni operatori del mondo cinematografico italiano siano sempre così “fortunati” mentre altri non lo sono mai.   


giovedì 12 agosto 2010

Mariani: "Perché dissi no al bilancio di An"



La coppia:  Elisabetta Tulliani - Gianfranco Fini (ndr: AlassioFutura)

L'ex amico: «I panni sporchi si lavano in famiglia, 
ma se i pm mi chiamano dirò quello che so»

ROMA
 
Sedici minuti e diciassette secondi di tensione emotiva quasi insopportabile che accomunò in un salone d’albergo Gianfranco Fini e i suoi colonnelli. Era il 28 luglio di tre anni fa e davanti allo stato maggiore di Alleanza nazionale, Sergio Mariani spiegò il suo voto contrario al bilancio di An con argomenti molto espliciti («L’oggetto concordato per alcune fatture è falso») e concluse il suo discorso con una richiesta spiazzante: «Chiedo alla Assemblea nazionale di An di deferirmi al Collegio dei Probiviri...». Come dire: se ho detto bugie, non vi resta che denunciarmi. Nel salone dell’hotel Parco dei Principi, tra i capicorrente, grande fu lo sconcerto. Fini sorrise, qualcun altro disse «non è possibile» e Mariani continuò: «E allora, a norma dello Statuto, devo chiedere di denunciarmi al segretario provinciale di Roma...». Non accadde nulla. Nessun dirigente di An denunciò Mariani e l’indomani nessun giornale diede conto del suo intervento.  

Ma quel discorso che sembrava destinato all’oblio, torna d’attualità. Soprattutto per un motivo: Sergio Mariani, sconosciuto al grande pubblico, è un personaggio nevralgico nella storia privata e pubblica della destra. Pochissimi, come lui, conoscono alcuni ex colonnelli di An, con i quali Mariani ha condiviso in gioventù “missioni” non sempre di stampo oxfordiano. Ma c’è qualcosa di più: Mariani è stato il primo marito di Daniela Di Sotto, la sanguigna militante che successivamente si innamorò di Gianfranco Fini e lo sposò. Il camerata Sergio reagì malissimo, sparandosi all’addome: allora, come oggi, Mariani era un duro, ma anche un uomo tutto d’un pezzo, per lui «onore e rispetto» restano valori assoluti. Uno spessore umano che ha impedito a quelli che avrebbero preferito rimuoverlo, di recidere i legami con lui. E infatti in privato Mariani continua a parlare senza ipocrisie con tutte le “parti”: il suo ex rivale Fini, ma anche la ex moglie di entrambi, Daniela.

E proprio loro due - Sergio e Daniela - più di 30 anni fa gli iniziatori di una lunga storia di amori e di voltafaccia, in questi giorni sono ricercatissimi dai giornali, affamati di gossip e di vetriolo. Ma i due si negano. Daniela, dopo la separazione da Fini, si è chiusa in un riserbo che i critici della sua verve romanesca non avrebbero mai immaginato. Ma a Mariani è naturale chiederlo: perché quel triplice “no” all’approvazione degli ultimi tre bilanci di An dal 2005 al 2007? Oltre alla casa di Montecarlo, ci sono forse altri beni dell’eredità Colleoni o del patrimonio missino, di cui hanno goduto in forme diversi altri dirigenti del partito? Mariani è un muro: «Non ho alcuna intenzione di fare dichiarazioni su questo argomento. Oggi, come allora, resto dell’idea che i panni sporchi si lavano in famiglia». Ma se fosse il magistrato che indaga su Montecarlo a chiederle le ragioni delle sue perplessità? «Se fosse l’autorità giudiziaria a interpellarmi, non potrei tirarmi indietro. Con spirito di verità».

Tra chi viene da An, nessuno mette in discussione la probità del garante degli ultimi bilanci, il senatore Franco Pontone, un gentiluomo napoletano d’altri tempi che non ha mai avuto l’autoblù, che si muove in treno e ripete spesso una frase: «L’unico patrimonio che lascerò a mia figlia è il mio onore». Una cosa è certa: gli ultimi bilanci di An sono stati approvati all’unanimità, la prova che nel partito di Fini c’è stata sempre una gestione collegiale delle questioni finanziarie, compresa quella che ha riguardato la casa di Montecarlo. E’ proprio questa collegialità che spiega la prudenza degli ex colonnelli? Italo Bocchino, capofila dei finiani, scuote la testa: «No, la gestione dei bilanci è sempre stata molto scrupolosa e rigida». 

Fabio Martini

Da www.laStampa.it  del 12 Agosto 2010

giovedì 7 gennaio 2010

BERLUSCONI AVVERTE: FINI VUOLE SPAZIO LASCI IL SUO INCARICO


Silvio Berlusconi, affiancato dal capo della scorta, passeggia per St Paul de Vence,
in Provenza, con il volto ormai privo di bende e cerotti


ROMA. Silvio Berlusconi perfettamente guarito si concede una gita in Provenza, da dove con un messaggio telefonico a una riunione di europarlamentari innesca il giallo della Befana: «Nel 2010 faremo le riforme e taglieremo le tasse». Così almeno è stata riferita la sua frase chiave.
Poco dopo però il portavoce di palazzo Chigi, Paolo Bonaiuti, ha smentito tutto: «Frasi mai pronunciate».

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ROMA. È tornato il grande freddo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Anzi temperature polari a sentire entrambi. Il Cavaliere in questi giorni nell’accogliere i suoi ospiti a villa San Martino sta usando parole tranchant nei confronti dell’ex leader di An. Con Storace e altri esponenti del Pdl è stato categorico: «Fini in campagna elettorale ha insistito tanto nel voler fare il presidente della Camera e l’ho accontentato. Ora, invece,vuole occuparsi del partito. Lo può anche fare, ma deve abbandonare qualsiasi ruolo istituzionale...». Nessuna richiesta di dimissioni, ma l’intenzione di chiedere all’inquilino di Montecitorio una scelta ben precisa: «Io – ha ripetuto Berlusconi due giorni fa – sono pronto anche ad affidargli il partito.Venga a bussare alla mia porta, ma deve però svestire i panni che ha indossato...».
Un modo per mettere Fini nell’angolo, dunque. «Ognuno – è il ragionamento del premier – deve svolgere il proprio ruolo. Berlusconi fa il presidente del Consiglio, i ministri fanno i ministri e quindi Fini sa cosa deve fare. Altrimenti cade in una chiara contraddizione...». Non c’è, quindi, spazio di trattativa tra i due. L’ex ministro degli Esteri da tempo pone delle questioni a suo dire ineludibili. Innanzitutto chiede un cambiamento nell’organigramma del partito. Non si fida più dei vari La Russa e Gasparri e vorrebbe sostituire il primo con Italo Bocchino. Poi insiste sulla necessità di avere voce in capitolo sulle decisioni che vengono prese in via dell’Umiltà. Ma anche su questo punto il Cavaliere ha fatto capire benissimo come la pensa: «Fini – ha spiegato ad Alfano e Ghedini nell’ultima riunione a Arcore – vuole sfidarmi in una prova di democrazia. Ma le scelte non le facciamo nè io nè lui. C’è un organismo che decide ed è l’ufficio di presidenza». Infine l’ultimo “problema”: VittorioFeltri. Il direttore del Giornale sostiene che «Berlusconi è feltrizzato » anche se il Cavaliere nega di avallare la linea del quotidiano di famiglia. La risposta del premier è sempre la stessa: «Feltri fa solo danni al centrodestra, ma vende copie...».
Risposta che a Fini non va affatto giù. Il presidente della Camera è convinto che dietro i reiterati attacchi del quotidiano ci sia lo zampino del presidente del Consiglio. Allora è già pronta la “contromossa”. In primis i suoi minacciano la costituzione di un gruppo parlamentare «formato da 50 deputati e 30 senatori ». Ma è sulla giustizia che Fini carica l’arma. Forte del fatto che «legittimo impedimento e processo breve non figurano certo nel programma elettorale». Gli ex An vicini all’inquilino di Montecitorio nei prossimi giorni chiederanno al Pdl di pronunciarsi apertamente, proprio tramite il direttivo del partito, contro il direttore del Giornale.
«Serve un atto politico, mi aspetto una risposta da Berlusconi altrimenti valuteremo le conseguenze», ha spiegato Fini ai suoi collaboratori. Il patto con Berlusconi, questo il suo ragionamento, è stato stipulato a casa Letta e prevedeva cose ben diverse. «Berlusconi – è lo sfogo del presidente della Camera – non ha certamente carta bianca su tutto, non è che si può ingoiare il partito e pretendere che io mi stia zitto...». La tensione tra palazzo Chigi e Montecitorio è destinata ad aumentare anche perché non c’è traccia di un incontro tra i due duellanti. Il premier ha altro in testa. Innanzitutto le riforme: quella della giustizia innanzitutto. Ed è per questo che ha spiegato di fare il “tifo” per Bersani. «Non attacchiamolo, per il segretario del Pd le Regionali sono la prova del nove», ha spiegato. «Presidente – gli ha fatto notare Alfano , in realtà mi sa che questo è il nono leader della sinistra che fa fuori...». «Mi sa proprio di sì...”, è stata la risposta del Cavaliere.

GIOVANNI PALOMBO

Da www.ilSecoloxix.it  del 07 Gennaio 2010

venerdì 1 gennaio 2010

Apprezzamenti bipartisan al discorso del Capo dello Stato


Il Premier Silvio Berlusconi ed il leader del centro-sinistra Pier Luigi Bersani
 
Unanimi, sia dalla maggioranza che dall'opposizione gli attestati di stima al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il suo discorso di fine anno.
A partire dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha personalmente espresso il suo apprezzamento a Giorgio Napolitano con una telefonata, subito dopo la diretta televisiva.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini condivide «appieno le parole alte e nobili del Capo dello Stato, il quale si è reso interprete di quel sentimento sempre più diffuso nel paese, che auspica l'avvio di una nuova fase politica, e di riforme istituzionali, basata sul civile e democratico confronto delle opinioni». E sottolinea la necessità di un forte impegno soprattutto per i giovani, richiamata dallo stesso Napolitano.

Il portavoce del Pdl invita l'opposizione a collaborare sulla strada delle riforme. Secondo Daniele Capezzone l«'approccio» di Napolitano «è convergente» con «la linea di fondo tenuta dal Governo Berlusconi in questo anno difficilissimo, e che ci sta consentendo di prendere il treno della ripresa prima di molti altri Paesi occidentali». Un invito alle forze politiche ad accogliere il richiamo del Capo dello Stato arriva anche da Italo Bocchino, secondo il quale le riforme non sono più rinviabili. Bocchino considera «saggia ed importante l'indicazione che viene dal Quirinale affinchè ogni riforma tenga conto del giusto equilibrio tra i poteri del governo e quelli del Parlamento, senza trascurare il ruolo degli organismi di garanzia». Secondo il presidente del Senato, Renato Schifani il confronto sulle riforme auspicato da Giorgio Napolitano potrà «iniziare alla ripresa dei lavori parlamentari con la messa all'ordine del giorno, nella commissione Affari Costituzionali del Senato, di quelle che sono le varie proposte della maggioranza e dell'opposizione».
Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi rileva che ora, tutti coloro che si sono riconosciuti «nelle parole sagge ed equilibrate del capo dello Stato, in particolare quando ha ricordato la necessità che la politica recuperi uno stile misurato, rispettoso e sobrio per aprire una nuova stagione politica»» hanno «il dovere di non allontanarsi dal sentiero stretto, difficile ma necessario per migliorare l'Italia».

Dal Pd il segretario Pier Luigi Bersani sottolinea che «il richiamo al lavoro dei giovani e alle condizioni del Mezzogiorno non può restare inevaso». E invita il Governo a lasciare «il terreno sgombro da altri problemi» e a dedicare «il prossimo anno alle questioni cruciali che il Presidente ha indicato». Suggerisce inoltre a Governo e Parlamento di stabilire «un'agenda sui temi sociali a partire dal punto di vista delle nuove generazioni colpite in modo più pesante dalla crisi». Il Pd, sottolinea metterà questa materia al centro e ribadisce «l'impegno a concorrere ad un ammodernamento delle nostre istituzioni secondo le linee che il Presidente ha tracciato con nettezza».
Anche Francesco Rutelli, presidente di Alleanza per l'Italia assicura l'impegno «a raccogliere il suo forte richiamo» del presidente della Repubblica «per restituire ragionevolezza al confronto nella politica e nelle istituzioni».

Accenti diversi da Antonio Di Pietro, secondo il quale il discorso di Napolitano «è di per sè condivisibile come tutte le dichiarazioni di buoni propositi». Ma, sottolinea il leader Idv, «per quanto riguarda la riforma della giustizia il problema è sempre lo stesso: le riforme che vuole questo Governo sono solo ed esclusivamente norme per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari, quindi processo breve, legittimo impedimento e il solito elenco di provvedimenti ad personam noti ormai a tutti». Di Pietro si dice «sicuro» che il presidente della Repubblica «non firmerà questi orrori» .

Intanto Giorgio Napolitano è arrivato a Napoli in visita privata. (S. Bi)
 
 
Da www. IlSole24ore.it  del 01 Gennaio 2010

domenica 27 dicembre 2009

RIFORME - PD: NESSUNA TELEFONATA TRA BERSANI E BERLUSCONI - PDL: E' UN PECCATO



27 dic. - "Non c'e' stata nessuna telefonata natalizia tra il segretario del Pd e Silvio Berlusconi. Di conseguenza anche i contenuti del presunto colloquio telefonico riportati oggi da alcuni quotidiani ovviamente non esistono". Lo afferma Stefano Di Traglia, portavoce di Pier Luigi Bersani.


PDL: PECCATO PER MANCATA TELEFONATA BERSANI - "Le smentite in casa Pd e il continuo riecheggiare dell'alibi delle riforme ad personam, dimostrano nei fatti che il Pd non e' capace di portare chiarezza al proprio interno e ancora non ha scelto se tenersi agganciato al chiassoso ed inconcludente carrozzone di Di Pietro o avere il coraggio di confrontarsi sulle riforme nell'interesse del Paese".
Lo sostiene Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Pdl, in merito alla smentita, da parte del Pd, della telefonata natalizia di Bersani a Berlusconi. Secondo Bernini, si tratta di "un'altra occasione perduta, altro tempo dilapidato. La maggioranza ha il dovere di andare avanti: questo ha promesso ai suoi elettori, questo si aspetta il Paese, questo e' il compito della buona politica".
 
BOCCHINO (PDL): BERSANI FACCIA SENTIRE LA VOCE DEI RIFORMATORI - "L'ala riformatrice del Partito democratico batta un colpo e si faccia sentire rispetto ai sabotatori del dialogo e del percorso condiviso per varare le riforme. Fin quando i no vengono da Di Pietro appartengono alla propaganda di chi cerca un voto in piu' ai danni dell'alleato, ma se a mettere i bastoni tra le ruote e' il capogruppo alla Camera del Partito Democratico il problema diventa serio, perche' e' oggettivamente difficile discutere di convergenze con la manifesta divergenza che c'e' nell'opposizione".
Lo afferma Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera. "Bersani - aggiunge - faccia sentire alta e forte la voce dell'anima riformista e dica con chiarezza quali riforme sono possibili per il Pd". 

Da www.Clandestinoweb.it  del 27 Dicembre 2009