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sabato 26 marzo 2011

Regione Liguria - «Sanità, nomine illegittime» La Regione denuncia se stessa

 
 Claudio Burlando, Presidente della Regione Liguria, nella tempesta 
per le nomine illegittime della Sanità 


E Burlando scarica il suo assessore alla Sanità.  
Dopo la bufera degli stipendi d’oro alla Asl 3 di Genova esplosa in questi mesi, ieri la presa di posizione del braccio operativo del governatore che ha giudicato illegittime tre delle quattro delibere relative ai dirigenti dell’Asl 3. 

La conferma arriva alla fine della commissione controlli.
Sono i consiglieri regionali del Pdl, Matteo Rosso, Raffaella Della Bianca e Marco Melgrati a dare la notizia: «Il segretario generale della Regione Liguria, il dottor Murgia di fatto ha scaricato Montaldo e la Canini». Non solo, la Regione - aggiungono i tre - ha deciso di inviare gli atti alla Corte dei Conti. 

«Con grande chiarezza - spiegano gli esponenti Pdl - il dottor Murgia ha riconosciuto l’inopportunità della nomina del dottor Rabagliati, che va in direzione opposta rispetto al criterio di razionalizzazione dei costi della sanità. Murgia ha riconosciuto che sarebbe stato più opportuno che la Asl si avvalesse di personale interno».
E con altrettanta chiarezza, prosegue la nota dei consiglieri, il segretario generale ha giudicato l’illegittimità delle altre tre delibere e ha ricordato che, in contrasto con quanto dice l’assessore Montaldo, nel mese di dicembre la nomina della dottoressa Lanzone a direttore di struttura complessa non poteva essere approvata.
«È stato inoltre evidenziato dal dottor Murgia anche il grave rischio che gli incaricati possano ricorrere aprendo un contenzioso poiché, un’organizzazione che apporti nuove responsabilità al dirigente, deve retribuirlo». 

Quindi la stoccata finale: «Non essendoci stata la revoca da parte dell’Asl 3 della delibera della dottoressa Lanzone entro il 7 marzo, così come richiesto dalla Regione, il dottor Murgia invierà in questi giorni tutto il dossier e i documenti alla Corte dei Conti». 
Ma in via Fieschi, ci sono anche le nomine per il San Martino a scatenare le polemiche.
Che arrivano da entrambi gli schieramenti, maggioranza e opposizione. «È impensabile che il direttore generale del San Martino venga nominato dalla giunta Burlando anche Commissario dell’Ist», dichiarano Matteo Rosso e il vicepresidente della commissione sanità alla Regione, Roberto Bagnasco annunciando di aver scritto al ministro Fazio.
«Abbiamo condiviso una legge per valorizzare e integrare la professionalità dell’Ist e del San Martino col riconoscimento del Ministero dell’Irccs e abbiamo bloccato quella di novembre che comportava l’annessione e la scomparsa dell’Ist dentro l’ospedale più grande».
Sulla stessa linea anche il consigliere regionale Giacomo Conti (Fed) «No al commissariamento dell’Ist. Abbiamo approvato una legge, rispettiamola». 


Da www.ilGiornale.it  del 26 Marzo 2011

lunedì 28 febbraio 2011

Regione Liguria - I lavori del Consiglio regionale di venerdì 25 febbraio - Pomeriggio - Full

 
 n.54 
 
Approvato il nuovo Piano casa

Con 22 voti favorevoli, 9 contrari (centrodestra) e 1 astenuto (Alessandro Benzi, Federazione della sinistra), e molti emendamenti, è stato approvato il disegno di legge “Modifiche alla legge regionale 3 novembre 2009 n. 49 (Misure urgenti per il rilancio dell'attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio)”, il cosiddetto “Piano casa”.
Approvato all’unanimità un ordine del giorno  primo firmatario Marco Scajola (Pdl) che impegna la Giunta a elaborare entro 90 giorni una legge che affronti i problemi urbanistici delle attività produttive e turistiche non contemplati dal piano casa.
Le principali novità
La legge modifica la precedente norma sul piano casa regionale varata nel 2009, introdotta per individuare misure di contrasto della crisi economica mediante il riavvio dell’attività edilizia, e disciplina interventi per promuovere l’adeguamento funzionale, architettonico e ambientale degli edifici. Gli strumenti individuati sono: l’ampliamento dei volumi esistenti e la riqualificazione urbanistica, paesistica e ambientale; il rinnovo del patrimonio edilizio esistente in condizioni di rischio idraulico o idrogeologico o di incompatibilità urbanistica. Questo anche mediante l’applicazione di nuove tecnologie per la sicurezza antisismica, l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale degli edifici.
Il nuovo testo chiarisce alcuni punti che avevano presentato difficoltà interpretative da parte dei tecnici dei Comuni. Tra le principali novità introdotte dal nuovo testo c’è la definizione più precisa di edifici incongrui (art. 2). Si tratta di edifici suscettibili di demolizione e ricostruzione che presentano una o più delle seguenti condizioni: esposizione a rischio idraulico o idrogeologico in base ai vigenti piani di bacino; accertate criticità statico-strutturali con rischio per l’incolumità, interferenza rispetto a realizzazione di infrastrutture o opere di pubblica utilità, incompatibilità per contrasto della funzione insediata o della tipologia della costruzione o per degrado rispetto al contesto urbanistico. Viene ridefinito anche il concetto di sito per la ricostruzione: invece che entro 5 metri dal perimetro dell’edificio esistente, la ricostruzione può avvenire entro 25 metri, come richiesto da più parti.
La normativa prevede di demolire e ricostruire solo gli edifici incongrui e fatiscenti, nel rispetto delle destinazioni d’uso previste dagli strumenti urbanistici comunali. Per gli edifici residenziali il limite massimo è 2 mila metri cubi, 10 mila per quelli non residenziali.
La nuova legge (art. 5) consente gli ampliamenti anche agli immobili oggetto di parziali condoni edilizi: dall’incremento del 20% va però sottratta la volumetria già condonata.
É consentito (art. 7) un incremento volumetrico degli edifici residenziali che vengono demoliti e ricostruiti fino al 35%.
Un immobile produttivo incongruo può essere ricostruito e cambiare destinazione d’uso da produttivo a residenziale, ma a condizione che l’area su cui vengono costruite le abitazioni abbia già una destinazione residenziale. In questo caso la volumetria rimane la stessa e la premialità non è l’aumento volumetrico, ma la possibilità stessa di cambiare destinazione d’uso all’edificio. Inoltre il 20% delle abitazioni realizzate dovrà essere destinata a edilizia residenziale popolare (erp), in alternativa, dovrà essere monetizzata e la somma corrisposta al Comune dovrà essere utilizzata sempre per edilizia convenzionata.
Per quanto riguarda la volumetria complessiva nella legge attualmente in vigore non era fissato nessun limite, mentre con la nuova norma gli edifici oggetto di intervento non possono in ogni caso superare il tetto di 10.000 metri cubi. È previsto anche un limite in altezza: l’edificio non può superare i limiti stabiliti dagli strumenti urbanistici vigenti, per evitare l’effetto “birillo”.
Le domande di intervento che sono già state presentate proseguiranno il loro iter secondo la legge precedente.
Si tratta di una legge a carattere straordinario le cui disposizioni saranno vigenti fino al 31 dicembre 2013.
La discussione in aula
Nel lungo dibattito sugli emendamenti, proseguito dal mattino, sono intervenuti: Gino Garibaldi (Pdl), Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando), Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria – Padania), Marco Melgrati (Pdl), Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria – Padania), Roberto Bagnasco (Pdl), Aldo Siri e Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente), Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria – Padania), Luigi Morgillo (Pdl), Massimo Donzella (Noi con Claudio Burlando), l’assessore all’urbanistica Marylin Fusco (Idv). Il Pdl ha tentato insistentemente, con diversi emendamenti, di riproporre alcuni punti, come l’estensione del piano casa ad immobili a destinazione alberghiera e produttiva per dare una risposta immediata, soprattutto agli operatori del turismo. Altri emendamenti proposti dal Pdl riguardano piccole pertinenze delle abitazioni dell’entroterra, come cantine, magazzini, stalle oramai inutilizzate.
Per Melgrati e Bagnasco andare contro un’estensione del piano casa agli alberghi è una posizione puramente ideologica da parte della maggioranza. Anche secondo Rixi il piano casa poteva dare risposte agli albergatori, senza il rischio di speculazioni edilizie mantenendo la destinazione d’uso: alla maggioranza, secondo il capo gruppo della Lega Nord, mancherebbe coraggio. Anche Siri, che si è autodefinito «un ambientalista pacato», ha chiesto di accogliere gli emendamenti della minoranza sugli alberghi.
Torterolo ha presentato un emendamento per chiedere di inserire anche le attività produttive nel piano, soprattutto nell’entroterra.
All’unanimità sono stati invece approvati due emendamenti di Torterolo (Lega Nord Liguria - Padania) che consentono di realizzare interventi di ampliamento o tetti rispettando la tipologia dei materiali locali tradizionali liguri. Approvato, sempre all’unanimità, anche un altro emendamento di Torterolo – riformulato su richiesta della Giunta - che consente un ulteriore premio del 3% agli interventi su edifici residenziali posti ad altitudine superiore ai 500 metri e ricadenti in Comuni non costieri.
La Giunta ha respinto tutti gli emendamenti che avrebbero comportato un consumo di territorio, ancorché minimo. Garibaldi ha precisato che non si tratta di consumo di territorio, ma di riqualificazione e ha aggiunto che l’atteggiamento di chiusura della maggioranza favorisce l’abusivismo.
Un emendamento presentato da Luigi Morgillo (Pdl), respinto, chiedeva l’inclusione del Parco di Montemarcello Magra, che si estende fino all’alta Val di Vara, tra le aree che possono beneficiare del piano.
A breve leggi specifiche per le attività produttive e turistiche
Sì unanime all’ordine del giorno del Pdl
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Marco Scajola, Pdl) che impegna la Giunta “ad attivarsi entro 90 giorni per elaborare una proposta di legge da presentare alle commissioni che risponda alle esigenze di ampliamento di attività produttive e turistiche”.
Scajola ha detto: «Fidarsi è bene, ma abbiamo presentato un documento per avere l’impegno formale». «Non c’è solo il problema dell’ampliamento degli immobili – ha detto il presidente Burlando – ma quello di una risistemazione della normativa. È corretto garantire un impegno ufficiale».
Dichiarazioni di voto sul piano casa
Annunciando voto contrario di Liste civiche per Biasotti presidente, Aldo Siri ha detto «Diversamente da altri ambientalisti ad intermittenza, noi siamo coerenti».
«Siamo soddisfatti – ha detto Massimo Donzella (noi con Claudio Burlando) - per un testo che riteniamo equilibrato e che tiene conto del le esigenze del territorio e dei liguri. Nato da un dibattito dialettico che ha migliorato la legge. Abbiamo lavorato con serietà e serenità, ascoltando le audizioni»
«Con questa votazione – ha detto Marco Scajola (Pdl) - si chiude il discusso piano casa. Da come era partito speravamo in un altro epilogo. Ci aspettavamo un confronto maggiore, siamo stati anche troppo collaborativi. Possiamo rinominare questa legge “piano Capurro”, perché ha badato più a non perdere i cocci della maggioranza che all’interesse dei liguri. Si è persa un’occasione importante di mettere in atto un piano che funzioni. Avremmo voluto votare a favore».
Dichiarando voto contrario del gruppo, Marco Melgrati (Pdl) ha sottolineato «l’amarezza per un piano casa migliorato in certi punti, ma peggiorato in corsa. La maggioranza è venuta in Consiglio con un provvedimento blindato senza accettare le nostre proposte costruttive scrivendo una brutta pagina contro il turismo e lo sviluppo della Liguria. Che non si parli di cementificazione per carità! Gli edifici condonati sono, a tutti gli effetti, legali: non è corretto che ci sia differente valutazione tra un edificio condonato e uno no». Melgrati ha criticato duramente gli emendamenti presentati all’ultimo da Capurro «per la mancanza di rispetto: sono stati stravolti punti su cui in commissione c’era stato un accordo. Questo è un grave vulnus, da oggi non collaboreremo più».
Critico anche Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria – Padania): «Era importante superare i problemi segnalati da enti locali e operatori nella vecchia legge, ma la maggioranza e la Giunta non hanno avuto coraggio e la montagna ha partorito un topolino. Siamo costretti all’intransigenza dal comportamento della maggioranza di burattini che ha stravolto all’ultimo, peggiorandolo, un provvedimento che poteva essere condiviso. Non condividiamo né lo spirito, né l’impostazione di questa legge».
Matteo Rossi (Sel): «Abbiamo fatto bene a intervenire sul vecchio testo per inserire dei limiti e dare una finalità sociale al piano casa. Si è arrivati a questa proposta, che è equilibrata, col contributo di tutti e noi siamo uniti. Se si tratta di un “piano casa” non aveva senso inserire in questo contesto attività produttive e turistiche».
Esprimendo il voto favorevole del gruppo, Alessandro Benzi (Federazione della sinistra) ha detto: «C’è stato qualche sbandamento della maggioranza su temi delicati, su cui ci sono sensibilità diverse. La legge è buon punto di equilibrio tra tutela del territorio ed esigenze delle persone. Si è affermato un principio importante: che si procede per condivisione, e non con maggioranze variabili. (il 50% del territorio libero ligure negli ultimi 15 anni è stato consumato da operazioni immobiliari, lo dice l’Istat) Il partito del cemento in Liguria ha già fatto abbastanza danni. Solo due elementi peggiorano il testo: la scadenza e la parte dei condoni. Non siamo favorevoli a premiare chi ha violato le leggi, ma avendo riscontrato che i piccoli condoni sono stati inseriti nel piano casa da molte Regioni e che il modello è la Puglia, abbiamo accettato, dal momento che non vengono premiati gli abusi. Credo che però siano stati migliorati numerosi punti, soprattutto stabilendo dei limiti precisi».
«Poteva essere una legge migliore – ha detto Nicolò Scialfa (Idv) - ma rifiuto gli insulti gratuiti. Al di là delle polemiche credo che questa legge faccia il bene dei cittadini. Se Melgrati ha un sogno, io non ne ho più, ho soltanto incubi. Non mi sento adeguato a questo ruolo».
Nino Miceli (Pd): «Al di là dell’enfasi che ha prodotto, il piano casa è la prima riforma di questa nuova legislatura. Voteremo in modo convintamente favorevole. Ho notato irritazione nella minoranza e credo che derivi dal fatto che la maggioranza che esce decisamente rafforzata da questa prova, con un voto unanime».
Ezio Chiesa (Gruppo Misto): «Importante che da questa legge abbiano benefici le imprese artigianali dell’edilizia e i cittadini. Per me è stato molto difficile approvare alcuni emendamenti, come il 3% ai comuni non costieri sopra i 500 metri. Questo emendamento premia alcuni comuni e ne penalizza altri: non ho voluto fare battaglia su una questione che durerà solo fino al 2013. Tutte le leggi sui piani casa porteranno meno risultati di quelli  sperati».
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha detto: «Da domani le case condonate potranno accedere al piano casa: fossi un consigliere di sinistra non mi vanterei di questo. La sensibilità ambientalista non ha più una casa unica e questo è un fatto positivo. Anche il centro destra aveva contenuti positivi e condivisi che sono stati respinti solo per motivi politici.».
Nel dibattito sono intervenuti anche altri consiglieri, tra gli altri Gino Garibaldi (Pdl), che ha detto: «Non comprendo la posizione pregiudiziale che definisce cementificazione ogni proposta di riqualificazione dell’esistente. La maggioranza non ha capito le nostre intenzioni. L’apertura agli immobili condonati con lo scomputo della volumetria condonata è ridicolo, a riconoscere tutto il volume non si premiano gli abusi». Anche Roberto Bagnasco (Pdl) ha detto: «Il lavoro in commissione è stato importante: i sindaci ascoltati ci hanno chiesto con voce forte e chiara di intervenire e qui la maggioranza ha di nuovo il coraggio di dire no. Anche il tentativo di introdurre gli ampliamenti degli alberghi nel provvedimento era per noi doveroso, perché era richiesto e atteso da tutto il territorio. L’atteggiamento della maggioranza è spregiudicato». Raffaella Della Bianca (Pdl) ha precisato: «Le brutture del nostro territorio non provengono dai condoni, ma da permessi edilizi regolarmente rilasciati: basta girare per rendersene conto. Qui non approviamo una proposta di legge che intacca spazi verdi».
Accorpare la data del referendum con quello delle prossime elezioni amministrative
Con 28 voti favorevoli, 2 contrari (Raffaella Della Bianca e Marco Melgrati del Pdl) e 3 astenuti (Roberto Bagnasco, Gino Garibaldi e Marco Scajola del Pdl) è stato approvato a maggioranza un ordine del giorno, primo firmatario Matteo Rossi (Sel) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza, che impegna il Presidente, la Giunta regionale e l’assessore competente ad attivarsi presso il ministero dell’Interno affinché ci sia un accorpamento della data del referendum con quello delle prossime elezioni amministrative, rispettando così la sovranità popolare, risparmiando denaro pubblico ed evitando l’assurdità di ritrovarsi alle urne per ben tre volte in poche settimane.
Nel documento si ricorda che, grazie al sostegno di oltre un milione e 400mila donne e uomini di questo Paese, nella prossima primavera il popolo italiano sarà chiamato a votare due referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua e inoltre dovranno esprimersi in materia di nucleare; inoltre si sottolinea che i referendum sono uno strumento fondamentale di democrazia e partecipazione e che, nel pieno della crisi economica, è ingiustificabile sperperare i soldi dei cittadini.
Amianto: il Consiglio per una soluzione favorevole ai lavoratori e ai pensionati coinvolti
Il Consiglio ha poi approvato all’unanimità un ordine del giorno (primi firmatari Sergio Scibilia, Pd e Gino Garibaldi, Pdl) che impegna il presidente e la Giunta regionale “ad intervenire nei confronti del Governo nazionale affinché si trovi una soluzione immediata ed indifferibile per la salvaguardia delle prestazioni pensionistiche”.
Il documento impegna inoltre la Giunta ad “intervenire presso la direzione nazionale dell’Inail affinché siano fornite le dovute risposte rispetto alla documentazione inviata dalle organizzazioni sindacali e all’evoluzione giurisprudenziale e a verificare la possibilità di utilizzare il fondo regionale previsto dall’articolo 49 bis della legge regionale 30(2009 anche con una eventuale modifica”.

Assenti: Angelo Berlangieri, Michele Boffa, Roberta Gasco

Quorum: 20 voti


Da www.RegioneLiguria.it  del 25 Febbraio 2011

sabato 29 gennaio 2011

Genova - Della Bianca e Saso (Pdl): a disagio per la candidatura a sindaco di Rixi (Lega)


 Alessio Saso, consigliere regionale del PDL 

Genova. I consiglieri regionali Raffaella Della Bianca e Alessio Saso hanno espresso perplessità, o meglio, disagio, in merito alla candidatura a sindaco del capoluogo ligure di Edoardo Rixi (Lega).

 Raffaella della Bianca del PDL genovese

La candidatura dell’esponente della Lega Nord, lanciata proprio dal capogruppo regionale del Pdl, Matteo Rosso, non convince i due colleghi di fede politica, come li mette a disagio il silenzio dei vertici del partito.



Da www.Genova24.it  del 29 Gennaio 2011

mercoledì 22 dicembre 2010

Regione - Editoriale del Giornale diventa discorso in consiglio


Il capogruppo PDL in Regione Liguria Matteo Rosso

Sono da poco passate le 4 del pomeriggio di ieri, è in corso la seduta dell’assemblea legislativa della Liguria.  
Matteo Rosso apre il Giornale e legge, davanti ai colleghi consiglieri. 
I quali, presi in controtempo, sospendono il brusio che accompagna solitamente gli interventi.  
È così, in un’atmosfera inusuale, che l’editoriale di Massimiliano Lussana pubblicato nei giorni scorsi su queste pagine - titolo: «Il silenzio assordante delle istituzioni» - diventa il motivo trainante del discorso ufficiale del capogruppo Pdl nel dibattito sul bilancio della giunta Burlando. 
Rosso attacca, come e più ancora di quanto abbiano fatto in precedenza i membri del Popolo della libertà che pure, da Raffaella Della Bianca a Luigi Morgillo, da Alessio Saso a Roberto Bagnasco, si erano impegnati a smontare letteralmente, pezzo per pezzo, con vigore le certezze, presunte, contenute nel documento presentato dal governatore e dalla sua squadra.
La maggioranza di centrosinistra ha appena archiviato a fatica la disputa con la delegazione di disabili e loro famiglie che erano arrivati al punto di bivaccare nelle ultime ventiquattr’ore, notte compresa, presso l’aula consiliare per ottenere la ricostituzione della commissione regionale per l’autorizzazione di cure all’estero, l’istituzione di due centri di riferimento regionale per le attività intensive presso l’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure e l’Istituto Gaslini di Genova per quanto riguarda l’età pediatrica e l’utilizzazione, attraverso convenzionamento, dei centri genovesi dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, compreso il centro di Fiumara, che dispongono di attrezzature e piscine indicate per la terapia di riabilitazione. 
Siglato l’accordo, torna la pace fra Nuova Ansiie (l’associazione nazionale che sostiene interventi chirurgici e riabilitativi per disabili) e l’assessore Claudio Montaldo.
Riprende, in compenso, il fuoco di fila dell’opposizione in consiglio. 
A cominciare, appunto, da Rosso che sottolinea le contraddizioni della sinistra, sull’onda di quanto scritto dal Giornale (che ricordiamo in sintesi: nessuno delle istituzioni locali ha censurato le violenze teppistiche anche ai danni di monumenti e palazzi storici genovesi, mentre le stesse istituzioni hanno esaltato i moti di piazza del giugno 1960 contro lo svolgimento del congresso del Msi a Genova e il governo Tambroni, e addirittura si apprestano a intitolare strade e spazi pubblici a chi, allora, devastò la città). 
In precedenza, c’è stato un discorso-fiume di Morgillo, molto documentato su fatti e misfatti della giunta regionale.
Dai fondi per il sociale a quelli per gli oratori, dalla liquidazione delle Comunità montane, senza l’impiego di commissari, alla razionalizzazione del trasporto pubblico locale, e ancora il sostegno al credito per le piccole e medie imprese e l’attivazione di fondi per i genitori separati: questi alcuni dei punti sui quali il consigliere del Pdl ha insistito nel dibattito di bilancio con tre emendamenti e vari ordini del giorno. 
Due, inoltre, le iniziative presentate da Alessio Saso, mentre da Marco Scajola arriva la richiesta di una più equa distribuzione delle risorse della Sanità per quanto concerne la ASL 1 imperiese, e da Roberto Bagnasco forti critiche alla riorganizzazione sanitaria «così tanto decantata dalla giunta come la panecea dei conti della Sanità ligure, ma alla fine il risultato è stato fallimentare. 
Abortita l'infelice ipotesi di inglobare l'Ist nel San Martino, sta invece procedendo verso un binario morto lo spostamento dell'Evangelico a Voltri. 
Non saranno mai raggiunte in mille parti come prevede la legge e quindi verranno spesi milioni di euro inutilmente». 
Da www.ilGiornale.it  del 22 Dicembre 2010

sabato 7 agosto 2010

Con Colombo Scajola si riporta a casa il Pdl

L'ex ministro Claudio Scajola

Boom di adesioni all’associazione culturale «Cristoforo Colombo». Tutti gli ex Forza Italia annunciano la volontà di entrare, freddi soprattutto gli ex An. Intanto Alfredo Biondi applaude Berlusconi: «Giusto il piano sulla fiducia». 

È arrivato poi il comunicato ufficiale del capogruppo Pdl in Regione Matteo Rosso e del vice presidente del consiglio regionale Gino Morgillo che «esprimono la loro soddisfazione per la nascita della Fondazione Cristoforo Colombo. 
È nostra intenzione - dicono - portare in Liguria l'esperienza di questa fondazione che vede come referente l'onorevole Claudio Scajola».   
Rosso e Morgillo offrono quindi ai promotori della Fondazione Cristoforo Colombo la loro disponibilità al fine di organizzare quanto prima una iniziativa analoga anche in Liguria «dove occorre che Claudio Scajola ritorni ad occuparsi a tempo pieno anche dei problemi della Liguria e del partito». Fissano anche i tempi. Tra settembre e ottobre si potrebbe far nascere la costola ligure «per rilanciare l'iniziativa politica del Pdl in Liguria dopo la sconfitta alle elezioni regionali, iniziando a costruire così un progetto per affrontare i prossimi impegnativi appuntamenti».
Un’adesione parziale, dunque, al progetto Scajola? Macché. 
Anche l’altra «anima» azzurra del Pdl, quella che fa riferimento a Pierluigi Vinai e alla consigliera regionale Raffaella Della Bianca, è di fatto già imbarcata con «Cristoforo Colombo». «Io non ho bisogno di scajolizzarmi, in quanto è una cosa che ho nel dna - ci scherza su il vice presidente della Fondazione Carige - Per questo non sono preoccupato di apparire iscritto a questa cosa». 
«Nessun comunicato da parte nostra, ma forse perché non era neppure necessario ribadirlo - aggiunge Della Bianca - Certo che la cosa ci fa piacere e aderiamo con entusiasmo. Ma mi pare che praticamente tutto il gruppo in Regione sia d’accordo». Quel «praticamente» serve a non prendersi la responsabilità di parlare anche a nome di chi non ha ancora deciso. 
 Tra i più incerti, Alessio Saso («mai contattato né formalmente né informalmente»), ex An, e Franco Rocca, ex biasottiano, che ammette: «Non ne so nulla, devo verificare di cosa si tratti. Nel caso non avrei certo problemi ad aderire».
Decisamente fredda la reazione di un altro ex An, il senatore Giorgio Bornacin, che se non ha aderito alle Fondazione di Fini e Musso, non parte certo lancia in resta per quella di Scajola. 
«In politica le Fondazioni servono se portano un valore aggiunto - taglia corto - Io il mio punto di riferimento già ce l’ho ed è il Pdl. Peraltro nessuno mi ha invitato». 
A proposito dei vari movimenti interni al partito c’è da registrare anche un intervento di Alfredo Biondi.  «Come avevo detto forte e chiaro che non era d’accordo con il documento del comitato di presidenza nei confronti di Fini - fa sapere - ora altrettanto chiaramente mi esprimo a favore della decisione di Silvio Berlusconi sul piano sulla fiducia: 4 punti chiari per mettere tutti d’accordo». Per il Pdl il motivetto dell’estate è «no che non m’annoio». 

Diego Pistacchi

Da www.ilGiornale.it  del 07 Agosto 2010