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domenica 3 settembre 2023

Russia - "Va tutto bene...": così Prigozhin scherzava sulla sua morte

Il canale Telegram Grey Zone, legato al gruppo russo Wagner, ha pubblicato un nuovo video di Evgenij Prigozhin, risalente a prima della sua morte il 23 agosto

lunedì 1 ottobre 2012

Roma - Addio a Shlomo Venezia, sopravvissuto alla Shoah e testimone dei lager nazisti

 

 Shlomo Venezia, un grande testimone della Shoah, è morto quest'oggi



Roma, 1 ott. (Adnkronos/Ign) - E' morto nella notte a Roma lo scrittore ebreo Shlomo Venezia, 89 anni, uno dei sopravvissuti alla Shoah e protagonista dei 'Viaggi della Memoria'. Shlomo Venezia è stato un deportato sopravvissuto all'internamento nel campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau.
Durante la prigionia fu obbligato a lavorare nei Sonderkommando, squadre composte da internati e destinate alle operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante gas. La sua esperienza ha spinto Roberto Benigni a chiamarlo come consulente, insieme a Marcello Pezzetti, per il film 'La vita è bella'. Venezia ha raccolto le sue memorie in un libro pubblicato nell'ottobre 2007 dal titolo 'Sonderkommando Auschwitz'.
''Voglio esprimere il mio profondo cordoglio per la scomparsa di Shlomo Venezia, uno dei pochissimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz" si legge nel messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla signora Marica Venezia. "Ha saputo vivere con sobria dignità - si legge - la notorietà che gli portava l'essere divenuto uno dei simboli della tragedia ebraica, nata da secolari persecuzioni, che negli anni del nazismo e del fascismo raggiunsero inimmaginabili dimensioni''.
"La sua coraggiosa e infaticabile opera - è scritto nel messaggio inviato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, al presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna - continuerà ad ispirare la nostra società affinché non diminuisca mai l'impegno volto a rafforzare i valori della libertà e della democrazia, attraverso un'opera diretta a preservare la società dai rischi derivanti dal riaffacciarsi del razzismo, dell'odio etnico e religioso, del fanatismo''.
In un messaggio a Gattegna il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, si è detto ''profondamente colpito dalla scomparsa di Shlomo Venezia. Dobbiamo prendere tutti un impegno solenne, quello di preservare la memoria dello sterminio e tramandarlo alle giovani generazioni anche quando non ci saranno più testimoni diretti delle atrocità commesse dalla follia nazista".
"Era un uomo straordinario, che aveva vissuto la più terribile delle esperienze'' è il ricordo di Walter Veltroni . "Ho avuto la fortuna di conoscerlo bene, di diventare suo amico. Sono tornato con lui ad Auschwitz, assieme ai ragazzi delle scuole romane: mi impressionava la fermezza e la precisione con cui raccontava quell'inferno che aveva visto e toccato. Ecco Shlomo era davvero un testimone che sapeva restituire l'orrore dei campi e della Shoah. Era forse l'unico testimone che avesse vissuto lo sterminio come vittima e ingranaggio della macchina di morte. La condizione più disperata: per questo la sua morte provoca tanto dolore. Il suo racconto, questo possiamo promettere a Shlomo, non andrà perduto. E' il mio impegno, l'impegno di tutti quelli che ti hanno conosciuto'', conclude Veltroni.


 


''Lascia un vuoto e un grande dolore'' le parole del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. ''Shlomo è stato uno dei pochissimi sopravvissuti nel mondo ai terrificanti Sonderkommando: un'esperienza tremenda, annichilente per l'essere umano. Di questa tragedia, Venezia ci ha lasciato una testimonianza preziosa, il suo libro 'Sonderkommando Auschwitz', un pugno nello stomaco - sottolinea - in grado di porre a nudo le vette di crudeltà cui può giungere l'uomo quando abbraccia l'ideologia del male''. Per Alemanno occorre ''accelerare ancora di più sulla costruzione del Museo della Shoah proprio perché ci sia la possibilità di continuare quell'opera di formazione e trasmissione della memoria che Shlomo Venezia ha portato avanti in modo impareggiabile e con una grandissima umanità".
''Con Shlomo Venezia muore un grande testimone della tragedia della Shoah - afferma il leader Idv Antonio Di Pietro - I suoi racconti da sopravvissuto alla prigionia, nel campo di concentramento di Auschwitz, sono stati un importante contributo alla memoria storica e alla consapevolezza di quanto accadde durante l'Olocausto". "Sarà sempre - aggiunge - nei nostri cuori e la sua testimonianza continuerà a essere un monito alla politica e alle future generazioni, affinché non si dimentichi e non si ripeta una delle pagine più drammatiche di tutti i tempi''.
Per il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, è grazie a Shlomo Venezia, ''al suo infaticabile impegno per tenere accesa la fiammella della memoria, che tante generazioni hanno potuto conoscere l'orrore dei campi di sterminio". "Le sue parole e la sua spaventosa testimonianza personale - dice Cesa - resteranno scolpite in maniera indelebile nella mente di tutti noi e continueranno a essere un inestimabile insegnamento per i più giovani, perché capiscano a che punto possa arrivare la follia umana''.



lunedì 20 febbraio 2012

USA - California - E' morto il premio Nobel per la medicina, Renato Dulbecco. Aveva 98 anni




Renato Dulbecco, premio Nobel per la Medicina, è morto in California 
all'età di 98 anni   



E' morto Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina nel 1975 per le scoperte sulle interazioni fra virus tumorali e il materiale genetico della cellula. Ne dà notizia il Consiglio nazionale delle Ricerche. Dulbecco, ha spiegato Paolo Vezzoni, uno dei suoi più stretti collaboratori , è morto in California dove viveva con sua moglie. Fino a qualche mese fa le sue condizioni di salute erano buone ma nell'ultimo periodo aveva accusato alcuni problemi circolatori. Il prossimo 22 febbraio avrebbe compito 98 anni.

Pioniere delle ricerche sul cancro - Se oggi sappiamo che i tumori sono malattie dai mille volti e che il primo bersaglio per aggredirli é il loro Dna il merito è di Renato Dulbecco, il pioniere delle ricerche sulla genetica del cancro. In pochi decenni la lotta ai tumori ha imparato a parlare un linguaggio completamente nuovo grazie alle sue ricerche. Nonostante avesse la cittadinanza americana dal 1953, Dulbecco ha sempre mantenuto un forte legame con l'Italia, tanto da essere considerato il padre delle ricerche italiane sulla mappa del Dna, condotte presso l'Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Milano. Solo l'età avanzata e le condizioni di salute precarie hanno interrotto la spola tra Milano e La Jolla, in California, dove viveva e lavorava presso l'istituto Salk.
Tuttavia la sua presenza in Italia ha lasciato tracce significative, sia nei risultati scientifici sia nella difesa del valore della ricerca. Al punto che nel 1999 non ha esitato ad accettare l'invito a condurre il Festival di Sanremo insieme a Fabio Fazio, devolvendo il compenso a favore del rientro in Italia di cervelli fuggiti all'estero. Un'iniziativa simbolica che ancora oggi prosegue nel Progetto Carriere Dulbecco promosso da Telethon. Non è stato solo il palco di Sanremo a favorire la popolarità di Dulbecco: il suo sorriso spontaneo, la cortesia innata e il grande entusiasmo per la ricerca hanno fatto di lui uno "scienziato gentiluomo", schierato in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per reintrodurre l'Evoluzionismo nei libri scolastici.
La vita, la carriera - Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco si avvicina alla scienza spinto dalla passione per la fisica e arriva alla medicina dopo avere "assaporato" anche chimica e matematica. A 16 anni si iscrive alla facoltà di Medicina dell'università di Torino e segue i corsi dell'anatomista Giuseppe Levi insieme a Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Si laurea con lode nel 1934. Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale medico sul fronte francese e poi su quello russo dove, nel 1942, rischia di morire. Rientrato in Italia, nel dopoguerra torna a Torino.
Nel 1947 la grande decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per raggiungere Luria, che lavorava lì già dal 1940. Un viaggio che cominciò con una sorpresa: "senza saperlo, ci ritrovammo sulla stessa nave", raccontava mezzo secolo più tardi ancora divertito, ripensando all'incontro inatteso con Rita Levi Montalcini. "Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare: lei alle sue idee sullo sviluppo embrionale e io alle cellule in vitro per fare un mucchio di cose in fisiologia e medicina". Sono le strade che entrambi seguono negli Usa e che portano Dulbecco nel California Institute of Technology (CalTech), dove ha una cattedra e comincia ad occuparsi di tumori.
Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo porterà al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà "oncogeni". Nel 1972 lascia gli Usa per Londra, come vicedirettore dell' Imperial Cancer Research Fund. Dopo il Nobel, condiviso con David Baltimore e Howard Temin, ritorna all'Istituto Salk per studiare i meccanismi genetici responsabili di alcuni tumori, in primo luogo quello del seno. Il suo rientro in Italia, nel 1987, coincide con l'avvio del Progetto internazionale Genoma Umano, del quale Dulbecco diventa coordinatore del ramo italiano. Un'esperienza che si arena nel 1995 per mancanza di fondi e che lo riporta negli Stati Uniti.
Da www.Tiscali.it  del 20 Febbraio 2012

Andora - Autopsia per Simone Robaldo caduto da un terrazzo di casa senza protezione. Le foto pubblicate erroneamente ieri non appartengono a Robaldo ma ad un conoscente



Da www.laStampa.it  del 20 Febbraio 2012