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giovedì 19 gennaio 2012

Alassio - Il sindaco Avogadro da Twitter “striglia” chi ha gestito le spiagge della SBM


Un tratto di passeggiata assai malconcio con le cabine di pertinenza di una
spiaggia comunale gestita dalla società SBM (Società Bagni di Mare) 
anch'essa comunale, ora messa in liquidazione.


Alassio - “Ecco come coloro che hanno gestito le spiagge della società comunale SBM hanno lasciato a fine stagione le spiagge”. E’ questo il messaggio, con relativa documentazione fotografica, che il primo cittadino Roberto Avogadro ha lanciato da Twitter per mostrare lo stato in cui le spiagge sono lasciate al termine della stagione. Certamente non un bel modo di salutare per chi le ha avute in gestione.


Da www.Ivg.it  del 19 Gennaio 2012

venerdì 29 ottobre 2010

Alassio - Spiagge comunali, l’ombra delle tangenti

SVOLTA NELL’INCHIESTA: 
CACCIA A UN MILIONE E MEZZO MAI VERSATO 
NELLE CASSE DEL MUNICIPIO
Alassio, la Procura ipotizza buste a funzionari e amministratori 
per avere la gestione dei bagni attrezzati
ALASSIO.Tangenti. Avanza l’ipotesi tangenti nelle indagini sulla gestione delle spiagge di Alassio. Più che un sospetto.
È di un milione e mezzo di euro infatti la stima fatta dalla Procura sul volume d’affari generato in una stagione dalle spiagge libere attrezzate date in gestione dal Comune ai privati.
Tramite assegnazione diretta, senza gara, attraverso società pubbliche. Soldi che secondo chi indaga dovevano finire nelle casse comunali e invece non ve ne è traccia. Perché?
Denari che secondo i gestori privati delle spiagge avute in concessione non dovevano essere versati nelle casse pubbliche, in base alle convenzioni (anche “sub”convenzioni sono finite negli atti sequestrati) contestate dalla Procura. La destinazione del milione e mezzo di euro stimato dalla polizia giudiziaria è al centro degli interrogatori di questi giorni. A fronte di utili troppo bassi, denunciati dai gestori delle spiagge.
Fiumi di soldi che non si sa dove siano finiti. Negli interrogatori di questi giorni in Procura l’obiettivo è capire il perchè della mancata organizzazione di una gara pubblica per aprire il mercato dei gestori a più persone. Intanto gli agenti della polizia giudiziaria (Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto) continuano a cercare i soldi “fantasma” frutto delle loro stime del volume d’affari. Una cifra che non corrisponde agli utili troppo bassi riscontrati nei conti dei gestori privati e della ex società pubblica Gescomare (ora ”Bagni di Mare”).
Ieri pomeriggio intanto nuova tornata di interrogatori in Procura. Dopo il vicesindaco reggente di Alassio Gianni Aicardi, sentito come persona informata sui fatti la scorsa settimana, e il vice segretario generale del Comune Demetrio Valdiserra, assistito dall’avvocato Flavio Opizzo, nei giorni scorsi, è toccato ieri all’assessore al demanio Rocco Invernizzi essere convocato nell’ufficio del procuratore capo Francantonio Granero, presente anche il pm Chiara Maria Paolucci. In qualità di indagato, assistito dall’avvocato Franco Vazio.
L’assessore, tramite il suo legale, ha fatto sapere di avvalersi della facoltà di non rispondere. Non ha voluto rispondere alle domande dei pm: «Preferiamo produrre un dettagliato memoriale che consegneremo alla Procura al più presto», ha spiegato l’avvocato. A Invernizzi i magistrati, assistiti dalla polizia giudiziaria della capitaneria di porto, hanno contestato gli abusi in atti d’ufficio in merito all’affidamento delle concessioni demaniali. A margine dell’interrogatorio è emersa la questione del milione e mezzo di euro.
Tangenti è l’ipotesi su cui gli inquirenti stanno lavorando.
Un’ipotesi di lavoro che in Procura vogliono approfondire, testimoniata dal fatto che il procuratore Granero si è opposto nei giorni scorsi al dissequestro dei soldi in contanti (circa 30 mila euro) più gli assegni, trovati arrotolati in casa di un paio di indagati, tra cui Gian Emanuele Fracchia e Giancarlo Capasso (società “AltaMarea”), tutelati dall’avvocato Franca Giannotta. È stato lo stesso procuratore insieme al pm Paolucci, a firmare nei giorni scorsi un nuovo atto di sequestro dei soldi e beni di cui il Tribunale del Riesame (giudici Giovanni Zerilli, Marco Canepa e Francesco Meloni) aveva disposto la restituzione. Ai proprietari che si erano presentati in Procura forti del provvedimento del Riesame (”carenti le motivazioni del sequestro”), è stato notificato infatti un nuovo atto di sequestro.
«Siamo rimasti stupiti, anche perchè avevamo dimostrato la provenienza dei soldi» spiega Giannotta.
Soldi destinati a pagare gli stipendi di altre società gestite dagli indagati.

Alberto Parodi
Da www.ilSecoloxix.it  del 29 Ottobre 2010

mercoledì 27 ottobre 2010

Alassio - La Polizia giudiziaria torna in Comune per il caso spiagge

 


 Una bella immagine della facciata del Comune di Alassio con la antistante fontana

ALASSIO - ACQUISITA NUOVA DOCUMENTAZIONE
 
ALASSIO
Proseguono le indagini della Procura di Savona sull’assegnazione delle spiagge libere comunali di Alassio. Anche ieri mattina gli uomini della pg erano a palazzo civico per reperire informazioni, atti di consiglio e documenti.   
Chiusi nell’ufficio del segretario comunale, anche se assente, insieme al vicesegretario, hanno chiesto di visionare documenti e verbali. Intanto in Procura sono proseguite le attività istruttorie con alcuni interrogatori condotti dagli uomini della polizia giudiziaria su delega del sostituto procuratore Chiara Maria Paolucci.
L’inchiesta era partita nei primi giorni di agosto portando al sequestro di assegni e contanti per decine di migliaia di euro ad alcuni dei concessionari. Alla base, presunte irregolarità nell’aggiudicazione delle spiagge libere, che secondo alcune voci sarebbero state date sempre alle stesse persone, in modo irregolare, senza un appalto. 
Da più parti si parla anche di ombre nell’aggiudicazione degli stabilimenti, che avrebbe privilegiato presunti affiliati alla massoneria. Tutte voci che potrebbero essere infondate e, come sempre in questi casi, il condizionale è d’obbligo.
I diretti interessati, sia gli amministratori comunali che il presidente della Sbm (Società bagni di mare), Corrado Barbero, escludono ogni coinvolgimento nella vicenda. Intanto nei giorni scorsi sono stati di nuovo posti sotto sequestro i fondi - assegni e contanti per decine di migliaia di euro - «ritirati» dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini di agosto. 
Pochi giorni fa il Tribunale del Riesame aveva dissequestrato tutto accogliendo il ricorso di alcuni indagati e contestando la mancanza di motivazioni del provvedimento. Nel giro di poche ore la Procura ha però reiterato il sequestro di assegni e contanti, allegando una dettagliata motivazione.
«Confido nel lavoro della procura. Lascerei lavorare i magistrati in modo sereno»: ha commentato così Fabrizio Calò, assessore alle Società partecipate, alcuni giorni fa, la notizia che parlava di infiltrazioni massoniche nell’aggiudicazione delle spiagge libere ad Alassio.
«Non so nulla di questo, io ho sempre fatto il mio lavoro di amministratore nel modo più preciso e puntuale possibile», gli ha fatto eco Corrado Barbero, presidente della Sbm, Società Bagni di Mare, che di recente ha sostituito la Gesco mare nella gestione delle spiagge alassine.

Barbara Testa
Da www.laStampa.it del 27 Ottobre 2010

lunedì 9 agosto 2010

Alassio - UN UTILE DI SOLI 13 MILA EURO PER DODICI “STABILIMENTI”




ALASSIO - A novembre dell’anno scorso il consiglio comunale alassino, guidato dall’allora sindaco MarcoMelgrati, aveva approvato il bilancio delle società partecipate riferite al 2008.    

Compreso quello della “Bagni di Mare srl”, partecipata al 100% dal Comune e costituitasi nel 2006.  
L’anno scorso la Bagni di Mare diventò l’unica società operativa nella gestione delle spiagge comunali, “e quindi ha provveduto si legge nel verbale di delibera del consiglio comunale dello scorso 3 novembre alla gestione e conduzione di stabilimenti balneari e spiagge libere attrezzate sul territorio del Comune di Alassio attraverso società terze, così come da convenzione a seguito della quale ha acquisito l’intero capitale socialedella società “Ge.s.coMare srl”.
Sempre nel 2009 si sono concluse le operazioni di fusione tra le due società.
Gli agenti delle Fiamme Gialle della compagnia di Albenga insieme ai militari della Guardia Costiera, competente sul demanio marittimo, e ai colleghi della Procura della Repubblica, coordinati dal pm Chiara Maria Paolucci che assiste il procuratore capo Francantonio Granero nell’inchiesta, si sono concentrati su carte e atti inerenti il bilancio. E in particolare sull’utile di 13 mila e 623 euro alla voce risultato d’esercizio. Ripartiti a copertura delle perdite dei precedenti esercizi per la quota di 1.453 euro.  
Altri 2 mila euro sono stati accantonati come “riserva legale”. E 10.170 euro « in attesa di destinazione futura». 
Troppo poco, secondo l’occhio degli agenti del fisco in base ai prezzi praticati all’utenza delle spiagge comunali attrezzate. 
Il sospetto è che una parte degli introiti non sia stata dichiarata e quindi versato ufficialmente nelle casse pubbliche.  
Negli atti finiti in mano agli inquirenti anche l’atto notarile con cui il Comune di Alassio decise, il 23 giugno del 2008, di cedere la sua partecipazione al 51% nella “GescoMare srl” alla “S.B.M., società Bagni di Mare”. Poi il 29 giugno dell’anno scorso la fusione. 
A suscitare l’attenzione della Procura sono soprattutto gli sbalzi nei conti dal 2002 al 2008 per quanto riguarda la Gescomare. 
Le cui risultanze contabili nel 2006 avevano fatto registrare un meno 10.213 euro, poi un ulteriore meno 41 mila nel 2007, infine nel 2008 la cifra si era attestata a meno 34 mila circa.  

A.P.

Da www.ilSecoloxix.it  del 09 Agosto 2010

ALASSIO - L’AGENZIA DELLE ENTRATE NEL POOL INVESTIGATIVO




 Spiagge libere attrezzate la Procura 
“scava” nei bilanci

Il sospetto: introiti bassi rispetto alle tariffe
Altre località nel mirino
ALASSIO - Evasione fiscale, ma non solo. Troppo bassi gli incassi dichiarati a fronte di tariffe non certo di favore per i servizi offerti dagli stabilimenti balneari pubblici e dalle spiagge libere attrezzate comunali.  
Strutture date in gestione a società partecipate e poi girate a cooperative che in teoria dovrebbero fornire al pubblico prezzi più bassi di quelli riscontrati durante il blitz della polizia giudiziaria della Procura. 
A fronte di una quota fissa comunque versata in Comune. Ora dei conti degli stabilimenti balneari sotto inchiesta si occupano anche gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate
Dodici gli indagati nell’inchiesta della procura sulle spiagge pubbliche comunali date in affidamento alla società pubblica “SBM Bagni di Mare” (ex Gescomare, costituitasi il 29 aprile 2006).
Controlli e indagini che si sono estesi ad ulteriori spiagge dei centri limitrofi. 
Gli inquirenti hanno non soltanto visionato tutta la documentazione riguardante gli aspetti fiscali e il rispetto delle regole sulla balneazione, ma hanno anche interrogato lungamente i gestori, i bagnini e persino i bagnanti.  
Una sorta di ricognizione attenta e approfondita dell’attività delle spiagge, e anche sulla loro gestione per poi poter esaminare il flusso di denaro legato alle entrate e capire se c’è o meno proporzionalità.
Sopralluoghi non solo sulle spiagge, ma anche in Comune ad Alassio, per visionare e fotocopiare tutta la documentazione riguardante le spiagge libere attrezzate e gli stabilimenti balneari comunali dati in concessione. Concentrandosi in particolare sui criteri di assegnazione.
Nel mirino gli amministratori della società e i vertici delle tre cooperative coinvolte nella gestione delle spiagge. Gli inquirenti hanno anche acquisito contratti e convenzioni tra Comune e SBM (Società Bagni di Mare), il cui capitale sociale risulta essere ad aprile di quest’anno di 110 mila euro.
Oggetto degli approfondimenti è anche il lavoro di Corrado Barbero, amministratore unico della società partecipata.  
Gli inquirenti cercano di capire dalla documentazione acquisita la regolarità di autorizzazioni e assegnazioni e soprattutto eventuali flussi di denaro nascosti al fisco. 
E soprattutto se c’è trasparenza e corrispondenza tra i contratti di convenzioni e quanto in realtà pagato dai bagnanti.
Tariffe che non dovrebbero essere al pari dei bagni privati. 

Alberto Parodi

Da www.ilSecoloxix.it  del 09 Agosto 2010