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mercoledì 15 settembre 2010

Gianfranco e il cognato sono i veri protagonisti Ma i Pm non li sentono





 L'appartamento di Montecarlo al "Palais Milton"

Roma - La notizia, quella vera, è che secondo i magistrati romani Fini e Tulliani non avrebbero niente di rilevante da dire sulla vendita dell’appartamento di Montecarlo.  
E questo nonostante Fini abbia espressamente dichiarato che a trovare l’acquirente sarebbe stato proprio il «cognato». 
Che ai pm non interessi il Tulliani inquilino è comprensibile. Che non vogliano capire meglio la genesi della vendita, invece, no. 
Ieri intanto il senatore di Fli ed ex tesoriere di An Francesco Pontone è stato interrogato per due ore in procura a Roma dal capo dell’ufficio Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pierfilippo Laviani.  
Ma a verbale si è raccontato come mero esecutore di un atto - la compravendita della casa che An ereditò da Anna Maria Colleoni - che considerava una «direttiva» del partito. 
Dal notaio monegasco Paul-Louis Aureglia, dunque, quell’11 luglio del 2008 era tutto pronto, e Pontone si limitò a mettere una firma in virtù della procura generale che gli aveva conferito Gianfranco Fini.
Il prezzo, quei 300mila euro - cifra risibile considerato il bene immobile che passava di mano - secondo Pontone non fu invece oggetto di alcuna trattativa, o almeno lui non ne sarebbe stato protagonista né testimone. 
Idem per quanto riguarda l’acquirente, o meglio il «mister x» nascosto dietro alla società offshore Printemps, con sede a Saint Lucia.  
E per quanto riguarda il ruolo di Tulliani: «L’ho visto una volta, a cena, tempo dopo la cessione dell’immobile», ha spiegato Pontone ai magistrati
Questi ultimi sarebbero interessati a capire se il prezzo incassato da An era davvero troppo basso, e - se è così - come mai An accettò di vendere a una cifra inferiore al valore. Sul costo però Pontone non ha potuto o voluto dire molto. 
Ha ribadito invece di non ricordare di aver mai ricevuto altre offerte di acquisto per quell’appartamento. Affermazione che collide con le numerose testimonianze di segno diverso, ultima quella di un ex An come Giorgio Bornacin, che al Giornale ha raccontato di aver invano girato al partito l’offerta di un gruppo di Sanremesi. 
Ora toccherà all’ex capo della segreteria di Fini, Donato Lamorte, e alla segretaria del presidente della Camera, Rita Marino, sfilare a piazzale Clodio per dire ciò che sanno su quella vendita. 
La decisione di convocarli è legata al fatto che i due effettuarono un sopralluogo nella casa di boulevard Princesse Charlotte, riferendo di aver trovato l’appartamento in cattive condizioni. 
I pm vogliono comprendere se le condizioni erano così cattive da giustificare un crollo del prezzo a un quinto del suo valore. 
Oggi partiranno le convocazioni, nei prossimi giorni il fascicolo si arricchirà dei due verbali.
Detto dei prossimi testimoni, va ribadito, come si diceva, che la procura ha fatto sapere di «escludere almeno al momento» di voler sentire il presidente della Camera. 
Eppure il suo ruolo nella vicenda non sembra affatto poter essere escluso a priori. 
Così come stupisce che, per ora, i pm romani non siano interessati a convocare Giancarlo Tulliani, con la malintesa motivazione che la sua qualifica di «inquilino» non sarebbe attinente all’oggetto dell’indagine, la quantificazione del prezzo.
Ma è proprio Fini, nei suoi «chiarimenti in otto punti» dell’8 agosto, che affida al «cognato» un ruolo molto più centrale nella fase della trattativa che, a parole, interesserebbe gli inquirenti. 
È il giovane Tulliani, infatti, a parlare a Fini di una proposta di acquisto. 
E se Pontone non ha mai trattato il prezzo, forse proprio Tulliani e lo stesso Fini potrebbero sapere chi lo ha fissato. E perché.    


Da www.ilGiornale.it  del 15 Settembre 2010

mercoledì 18 agosto 2010

Montecarlo, altro testimone: "Fini qui a Natale"

 

 

Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani in vacanza a Ferragosto

 

Ennesimo testimone di una visita del presidente della Camera all’alloggio monegasco del cognato. È l’ingegner Mereto, da 25 anni nel Principato e con ufficio nel palazzo: "Per lui grande spiegamento di polizia". E l'uomo che lo incontrò a novembre: "Parlammo a lungo di immigrazione" 

 

Montecarlo - Gratta gratta, anche in questo strano «non luogo» chiamato Montecarlo, dove la regola ferrea del mutismo di fronte a qualsivoglia domanda fa sembrare perfino la Sicilia una terra di loquacissimi testimoni volontari, si viene a sapere prima o poi qualcosa.  

In questo caso è una conferma in più, rispetto alle prove già raccolte e pubblicate nelle settimane scorse dal Giornale, del fatto che il presidente della Camera Gianfranco Fini non può «non conoscere» l’identità del vero proprietario dell’appartamento al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte
Non può perché in quella casa e in quell’appartamento lui c’è stato. E nel quartiere lo hanno visto in molti, anche se quasi tutti quei molti adesso non lo dicono.
«Ovviamente vado a memoria sulla data, direi il dicembre scorso, sotto Natale», racconta l’ingegner Giorgio Mereto, un genovese residente da 25 anni nel Principato e titolare della Mgm Marine Gasoil, società di trading petrolifero che ha i propri uffici nella stessa villona giallognola in stile anni Venti.  
«Ricordo però bene l’episodio perché quel giorno, da un momento all’altro, si era scatenata una gran confusione fuori dal palazzo, in strada, e subito dopo fin dentro, nell’androne e sulle scale, con un notevole spiegamento della polizia monegasca a sirene accese». 
Sia per regolare il traffico, sia per scortare un illustre ospite italiano. Era Gianfranco Fini. «Lo accompagnava quella bella signora bionda, con i capelli mossi, che si vede sui giornali (Elisabetta Tulliani, ndr). Io, come altri coinquilini, gli ho anche fatto un cenno di saluto, ma non gli ho parlato», dice l’imprenditore. Poi, a sirene finalmente spente, la cosa era finita lì.
Sirene che si sarebbero però riaccese davanti al civico 14 soltanto qualche giorno fa. Quando altri gendarmi del principe Alberto hanno fatto da premuroso usbergo a Giancarlo Tulliani, il cognatino (o per dirla alla francese il quasi beau frère di Fini) in occasione del suo precipitoso e forse temporaneo addio al quartierino monegasco. «“Fermo, dove va?”, pensi che hanno fermato anche me che lavoro in questo stabile da un quarto di secolo», se la ride l’imprenditore italiano.
Comunque, tra gli abitanti del Palais Milton, quell’improvvisa apparizione natalizia del fondatore di An non aveva destato gran sorpresa. Tutti sapevano già, infatti, che l’appartamento di hall, deux pieces, servizi, cucina e balcone per complessivi almeno 70 metri quadri, era stato lasciato in eredità agli ex camerati della Fiamma tricolore dalla pasionaria missina Anna Maria Colleoni. 
Ed erano state dieci anni fa proprio le proteste di molti inquilini, per via dello stato di abbandono dell’appartamento (lasciato andare e con le persiane ormai avvolte dall’edera fin quasi al piano superiore), proteste raccolte dall’amministratore dello stabile Michel Dotta, a provocare l’arrivo a Montecarlo dell’onorevole Donato Lamorte in rappresentanza di An, la nuova proprietà. 
«Questa circostanza la ricordo bene per via del cognome, uno di quelli che non si dimenticano, ma anche per la vistosa gestualità del parlamentare, forse ben più difficile da scordare», rievoca Mereto.
Lamorte aveva insomma placato gli animi, annunciando interventi di manutenzione tempestivi e diffondendo al tempo stesso la voce che se qualcuno fosse stato intenzionato ad acquistare… beh, che si facesse avanti. «Io ci avevo fatto un pensiero
Del resto ho ufficio qui e poteva essere interessante. Poi però avevo rinunciato». 
E se l’ingegnere non ricorda quale fosse all’epoca la valutazione di mercato, ha idee ben chiare dove potrebbe essere schizzato oggi il prezzo in questa zona centrale del Principato, pur se senza vista mare: ovvero verso i 30mila euro al metro quadro.   
Che porterebbero la valutazione dell’appartamento - pagato dalla Printemps Limited la risibile miseria di 300mila euro - a 2,4 milioni in valuta europea. 
Fatto è che il real estate monegasco è stato stravolto, con una crescita delle quotazioni del 30% in tre anni, in seguito all’arrivo a Montecarlo di orde di ricconi russi con adolescenti dalla coscia chilometrica al seguito (si riconoscono in base alla regola del 20: i ricconi sono vent’anni più vecchi, le gnocche venti centimetri più alte). 

«Di fatto non c’è immobile che possa resistergli. Arrivano con le valigie piene di soldi e se vogliono qualcosa se la comprano. A qualunque prezzo», dice Mereto. 

Intanto, la processione degli italiani in vacanza sta portando altro ossigeno alle casse del Principato. È il turismo della curiosità.
Arrivano, leggono il nome Tulliani sul citofono, si scattano foto in posa con il cellulare e se ne vanno commentando. Testimoni a modo loro, almeno così credono, della storia. 
  Una gran brutta storia. 


Guido Mattioni

Da www.ilGiornale.it  del 18 Agosto 2010

 

giovedì 12 agosto 2010

Mariani: "Perché dissi no al bilancio di An"



La coppia:  Elisabetta Tulliani - Gianfranco Fini (ndr: AlassioFutura)

L'ex amico: «I panni sporchi si lavano in famiglia, 
ma se i pm mi chiamano dirò quello che so»

ROMA
 
Sedici minuti e diciassette secondi di tensione emotiva quasi insopportabile che accomunò in un salone d’albergo Gianfranco Fini e i suoi colonnelli. Era il 28 luglio di tre anni fa e davanti allo stato maggiore di Alleanza nazionale, Sergio Mariani spiegò il suo voto contrario al bilancio di An con argomenti molto espliciti («L’oggetto concordato per alcune fatture è falso») e concluse il suo discorso con una richiesta spiazzante: «Chiedo alla Assemblea nazionale di An di deferirmi al Collegio dei Probiviri...». Come dire: se ho detto bugie, non vi resta che denunciarmi. Nel salone dell’hotel Parco dei Principi, tra i capicorrente, grande fu lo sconcerto. Fini sorrise, qualcun altro disse «non è possibile» e Mariani continuò: «E allora, a norma dello Statuto, devo chiedere di denunciarmi al segretario provinciale di Roma...». Non accadde nulla. Nessun dirigente di An denunciò Mariani e l’indomani nessun giornale diede conto del suo intervento.  

Ma quel discorso che sembrava destinato all’oblio, torna d’attualità. Soprattutto per un motivo: Sergio Mariani, sconosciuto al grande pubblico, è un personaggio nevralgico nella storia privata e pubblica della destra. Pochissimi, come lui, conoscono alcuni ex colonnelli di An, con i quali Mariani ha condiviso in gioventù “missioni” non sempre di stampo oxfordiano. Ma c’è qualcosa di più: Mariani è stato il primo marito di Daniela Di Sotto, la sanguigna militante che successivamente si innamorò di Gianfranco Fini e lo sposò. Il camerata Sergio reagì malissimo, sparandosi all’addome: allora, come oggi, Mariani era un duro, ma anche un uomo tutto d’un pezzo, per lui «onore e rispetto» restano valori assoluti. Uno spessore umano che ha impedito a quelli che avrebbero preferito rimuoverlo, di recidere i legami con lui. E infatti in privato Mariani continua a parlare senza ipocrisie con tutte le “parti”: il suo ex rivale Fini, ma anche la ex moglie di entrambi, Daniela.

E proprio loro due - Sergio e Daniela - più di 30 anni fa gli iniziatori di una lunga storia di amori e di voltafaccia, in questi giorni sono ricercatissimi dai giornali, affamati di gossip e di vetriolo. Ma i due si negano. Daniela, dopo la separazione da Fini, si è chiusa in un riserbo che i critici della sua verve romanesca non avrebbero mai immaginato. Ma a Mariani è naturale chiederlo: perché quel triplice “no” all’approvazione degli ultimi tre bilanci di An dal 2005 al 2007? Oltre alla casa di Montecarlo, ci sono forse altri beni dell’eredità Colleoni o del patrimonio missino, di cui hanno goduto in forme diversi altri dirigenti del partito? Mariani è un muro: «Non ho alcuna intenzione di fare dichiarazioni su questo argomento. Oggi, come allora, resto dell’idea che i panni sporchi si lavano in famiglia». Ma se fosse il magistrato che indaga su Montecarlo a chiederle le ragioni delle sue perplessità? «Se fosse l’autorità giudiziaria a interpellarmi, non potrei tirarmi indietro. Con spirito di verità».

Tra chi viene da An, nessuno mette in discussione la probità del garante degli ultimi bilanci, il senatore Franco Pontone, un gentiluomo napoletano d’altri tempi che non ha mai avuto l’autoblù, che si muove in treno e ripete spesso una frase: «L’unico patrimonio che lascerò a mia figlia è il mio onore». Una cosa è certa: gli ultimi bilanci di An sono stati approvati all’unanimità, la prova che nel partito di Fini c’è stata sempre una gestione collegiale delle questioni finanziarie, compresa quella che ha riguardato la casa di Montecarlo. E’ proprio questa collegialità che spiega la prudenza degli ex colonnelli? Italo Bocchino, capofila dei finiani, scuote la testa: «No, la gestione dei bilanci è sempre stata molto scrupolosa e rigida». 

Fabio Martini

Da www.laStampa.it  del 12 Agosto 2010

domenica 8 agosto 2010

Più di 1.500 euro al mese per la «casa dello scandalo»


 I duellanti : Gianfranco Fini e Vittorio Feltri, 
nel mezzo la vicenda della casa di Montecarlo
(inserimento delle immagini e commento sopra sono discrezionali di Alassio Futura)  

La «casa dello scandalo» è un appartamento di 60-70 metri quadri con un piccolo balcone a Palais Milton, in Boulevard Princesse Charlotte 14 a Montecarlo. Ci abita Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, la compagna da cui il presidente della Camera Gianfranco Fini ha avuto due figlie. 

Il canone di locazione è ignoto ma, come ha fatto sapere il legale di Tulliani, Michele Giordano, è «più di 1.500 euro al mese», a cui si aggiungono le spese condominiali.
L'immobile fa parte dell'eredità lasciata ad Alleanza Nazionale da Anna Maria Colleoni, discendente del condottiero bergamasco che nel XV secolo fu il luogo tenente del conte di Carmagnola. Di schiette simpatie fasciste, la Colleoni fu sempre vicina al Movimento sociale italiano e poi ad Alleanza Nazionale, a cui nel '99 lasciò una ricca eredità perché servisse ad alimentare la «buona battaglia». Oltre all'appartamento monegasco finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani, facevano parte del lascito altri immobili a Roma e a Ostia e terreni a Monterotondo, in provincia di Roma, dove la nobildonna viveva.
L'appartamento è stato venduto nel 2008 alla Printemps Ltd, una società offshore con sede a Saint Lucia, un paradiso fiscale caraibico compreso nella lista grigia dell'Ocse come Paese a rischio riciclaggio. La società è controllata dalla Jaman Directors Ltd, un altro veicolo offshore con sede allo stesso indirizzo della Printemps. A metà ottobre dello stesso anno l'immobile passa alla Timara Ltd, che oggi riscuote l'affitto da Tulliani.
L'appartamento monegasco sale alla ribalta della polemica per l'inchiesta avviata dal Giornale di Feltri, che accusa fra l'altro l'allora Alleanza Nazionale di aver rifiutato offerte di vendita più ricche di quella della Printemps.   
Dall'inchiesta del quotidiano diretto da Vittorio Feltri sono nate anche delle denunce contro ignoti, presentate da alcuni esponenti della Destra che chiedono di invalidare il viaggio dell'immobile a bordo delle società offshore in quanto non coerente con la «buona causa» a cui l'aveva vincolato Anna Maria Colleoni.

Da www.ilSole24ore.it  del 08 Agosto 2010