Visualizzazione post con etichetta Futuro e Libertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Futuro e Libertà. Mostra tutti i post

martedì 15 marzo 2011

A Vanity Fair - La moglie di Bocchino: «So da due anni della sua relazione con la Carfagna»


Le rivelazioni choc della consorte dell'esponente Fli: 

«Mara si presentava ovunque io andassi in vacanza»

NAPOLI – «Della loro relazione lo sapevo da due anni e mezzo». Dopo mesi di rumors e voci di foto intime relative a una presunta liaison tra Italo Bocchino e Mara Carfagna è la stessa moglie del vicepresidente di Fli, Gabriella Buontempo, ad ammettere l'esistenza di una storia tra i due. «Roberto D'Agostino mi ha detto: 'Sai che gira voce di foto di tuo marito con la Carfagna, foto un po' intime?'. Io gli ho risposto: 'Se ci sono, pubblicale. Tanto non è che non lo so che lui ha questa relazione».
I VOTI - «Telecomandata», così la Buontempo definisce Mara Carfagna. Da chi sarebbe telecomandata? «Da mio marito», dice la consorte del politico campano: «Se non era per Italo – precisa - mica li prendeva tutti quei voti in Campania». Il riferimento in questo caso è alle scorse elezioni regionali in cui la ministra fu record woman di preferenze, con oltre 55mila voti. La Buontempo mette poi fine alle voci che da tempo circolano in merito ad una presunta relazione tra il marito e la ministra. Lo fa dalle pagine di Vanity Fair in edicola mercoeldì. «Da più di due anni so che ha una relazione con Carfagna», dice e, in risposta alle dichiarazioni dei giorni scorsi in cui il giornalista Roberto D’Agostino avrebbe «sussurrato» all’orecchio della Buontempo di essere in possesso di foto intime tra la ministra e il marito, la consorte, che vive ancora sotto lo stesso tetto con Bocchino, rivolgendosi all’indirizzo del giornalista lo invita, «se ci sono», a pubblicare gli scatti «compromettenti».

Italo e Mara Carfagna
    Italo e Mara Carfagna
VACANZE IN TRE - In quanto alla storia amorosa tra Mara ed Italo la moglie tradita racconta con una punta di veleno: «Si presentava ovunque io andassi in vacanza», rivela. «E’ andata addirittura dal mio parrucchiere», aggiunge. E prosegue: «Italo sostiene di averla troncata. Per carità, l’avrà troncata: lei si è fidanzata, ora dice che si sposa». Il matrimonio dovrebbe celebrarsi a giugno come annunciato dalla stessa ministra. Intanto da parte della Carfagna nessun replica. In una dichiarazione all’agenzia Asca, la ministra parla piuttosto delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, il prossimo 17 marzo. «L’apporto delle donne all’avanzamento sociale e civile del nostro Paese – dice - è smisurato», citando al riguardo le 21 donne elette al Parlamento alle prime elezioni repubblicane del 1946.
A NOVELLA - Qualche settimana fa Gabriella era stata intervistata da Novella 2000. Al settimanale diretto da Candida Morvillo aveva detto: « Un marito in casa non lo trattieni: se vuole andarsene se ne va. Soprattutto se ha un’altra che è più giovane e che chiamano la “ministra più bella del mondo”». 


Francesco Parrella
15 marzo 2011


Da www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it del 14 Marzo 2011

domenica 20 febbraio 2011

Bye Bye: e alla fine Barbareschi lascia (Fli) Futuro e Libertà. Un'altra defezione in casa di Fini e Bocchino

Luca Barbareschi noto attore e deputato finiano lascia Futuro e Libertà

un'altra defezione in casa di Gianfranco Fini ed Italo Bocchino

Il deputato finiano passerà al gruppo Misto dopo un tira e molla durato settimane

L’aveva definita una "provocazione mediatica". Aveva accusato i giornalisti di "inseguire il gossip politico senza verificare le notizie".
Alla fine – invece – era tutto vero.
Luca Barbareschi lascia definitivamente Fli per aderire al gruppo Misto.
Il tira e molla è durato settimane. Dopo l’incontro con il premier Silvio Berlusconi era stato dato per scontato l’addio al partito di Fini. Ma Barbareschi aveva smentito con forza, nonostante qualche stoccata al partito e al presidente della Camera ("voglio le sue scuse": aveva detto in un’intervista).
Ora i giochi sono fatti, nonostante i malumori che la "mossa" ha scatenato da entrambe le parti.
Il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, aveva infatti chiarito che Barbareschi non sarebbe rientrato. Altrimenti, questa la frase chiave: "usciamo in 50".
"Spiace vedere tanta acredine nei miei confronti da parte del ministro che invece di pensare al suo lavoro e al bene dell'Italia, spreca il tempo per attaccarmi in modo strumentale": aveva replicato l’interessato.
 

"Le mie scelte dipendono dalle mie idee"

"Come sa bene chi mi conosce - aggiungeva Barbareschi - il mio lavoro e il mio pensiero non sono stati e non saranno mai in vendita. Le mie scelte dipendono esclusivamente dalle mie idee. Le parole che ho detto a Mirabello sono ancora attuali e credo che il disagio di molti di Futuro e Libertà non dipende dal mercato ma dalle proprie coscienze. So che l'onorevole Granata mi ha messo in lista di proscrizione, a proposito di democrazia interna. È inutile ogni ulteriore commento".

Da www.ilSalvagente.it  del 20 Febbraio 2011

sabato 19 febbraio 2011

Fli - Futuro e Libertà: Bellotti lascia e torna al Popolo della Libertà

 

L'on. Luca Bellotti lascia Fli di Fini e torna al Popolo della Libertà

 

Una nuova defezione per la formazione di Gianfranco Fini 

(ANSA) - ROMA, 19 FEB - Ancora defezioni da Futuro e Liberta'. 

'L'onorevole Luca Bellotti lascia il partito e il gruppo del Fli per tornare nel fila del Pdl e nel gruppo parlamentare di riferimento'. 

E' quanto si legge in una nota dell'ufficio Stampa del Pdl. Bellotti ha motivato la sua scelta spiegando di avere da sempre una storia politica di centrodestra, peraltro con incarichi di responsabilita' e di governo locale nella sua regione, il Veneto, non facendo mai venire meno il suo sostegno al governo nazionale'.

 

Da www.ilSecoloxix.it  del 19 Febbraio 2011

 

martedì 14 dicembre 2010

GOVERNO - Sfiducia respinta, Berlusconi alla Camera vince




Il premier Silvio Berlusconi ha riportato un altro successo con la bocciatura
della sfiducia al governo da lui guidato


La mozione di sfiducia è stata respinta dall'aula di Montecitorio, con 314 no, mentre i voti a favore sono stati 311.  
Ad annunciare il risultato del voto proprio Gianfranco Fini, che ha presieduto il lavori dell'aula. 
Il quarto Governo Berlusconi ha la maggioranza assoluta dei voti solo al Senato (162 voti su 321 senatori), ma non alla Camera dove i voti sono stati 314 su 630 deputati. Decisivi sono stati i voti delle finiane Polidori e Siliquini. 
Con il premier anche Calearo, Scilipoti e Cesario. Moffa di Futuro e Libertà non ha votato. 
Guzzanti contro il governo.
Dai banchi di Pdl e Lega una volta reso noto il risultato si è alzato un coro contro il Presidente della Camera Fini: "dimissioni, dimissioni!".

(qualora il TG in diretta di Sky dovesse disturbare l'ascolto del video, si prega 
voler interrompere Sky sulla colonna di destra, premendo il bottoncino nero sotto il riquadro TV)

giovedì 9 dicembre 2010

Scajola sfida Fini nel salone di palazzo Ducale

 
 Da sin.: Minasso, Scandroglio, Cassinelli e Sandro Biasotti, ex governatore della Liguria

Il Pdl a livello nazionale per i prossimi 11 e 12 dicembre lancia una mobilitazione lunga due giorni: convegni e gazebo in tutte le città italiane per dire «Sì al governo Berlusconi». 
In Liguria oltre all’appuntamento genovese al quale parteciperanno simpatizzanti e militanti di tutte le province liguri, verranno distribuiti 150 gazebo in tutta la regione per raccogliere firme.
«Se Berlusconi non avesse la fiducia, immaginando che il sommo poeta Dante potesse scrivere un aggiornamento alla Divina Commedia, certamente in fondo agli inferi metterebbe i traditori degli italiani» incalza il deputato Roberto Cassinelli, mentre Eugenio Minasso aspetta al varco i «saltatori della quaglia » e Sandro Biasotti ricorda ancora come l’attuale crisi « sia personale e di potere, non politica ».
I deputati e i senatori liguri sono gli stessi che sabato prossimo daranno vita ad una maratona oratoria che si terrà dalle 10 al Salone del Maggior Consiglio di palazzo Ducale e le cui conclusioni saranno tratte da Claudio Scajola, in una giornata che sa tanto di derby.
A breve distanza di tempo, infatti, arriverà a Genova Gianfranco Fini, presidente della Camera che nel pomeriggio di quel giorno sarà nella stessa sala occupata dai pidiellini ospite di un’associazione genovese. 
Ovviamente i riflettori saranno puntati su quale dei due eventi otterrà maggiore successo di pubblico, se i sostenitori del Governo o il suo scardinatore: «Non vogliamo fare confronti, la scelta concomitante di sede è del tutto casuale. In molti andranno ad ascoltare Fini che è qui non in un contesto politico. Ho amici che volevano presentarsi per contestarlo ma invito tutti a non creare azioni di disturbo» ammonisce l’onorevole Scandroglio. 
La battaglia dei numeri sarà drastica anche se c’è chi, in Futuro e Libertà, si starebbe già lamentando perché Gianfranco Fini non avrebbe pensato ad un momento ufficiale per incontrare nello stesso giorno gli esponenti del suo partito che questa mattina a Genova si incontreranno allo Star Hotel di Corte Lambruschini e si dovranno accontentare di ascoltare Roberto Menia. 

Federico Casabella
Da www.ilGiornale.it del 05 Dicembre 2010

martedì 7 dicembre 2010

Gli affari dei finiani a Gomorra: ecco la rete di amici e parenti

 

Italo Bocchino

Nel triangolo Napoli-Caserta-Casal di Principe Italo Bocchino, 

braccio destro del leader Fli, può contare su una fitta rete di parentela e amicizie con imprenditori. Da qui nascono spericolate operazioni politiche e arrivano i finanziamenti.

I futuristi odiano le critiche e querelano chi le fa  di Massimo de' Manzoni 

 

Roma - Tutte le strade finiane portano in Campania, tra Napoli e Caserta, con un epicentro nella rinomata Casal di Principe. 
Lì opera un finiano dalle parentele importanti e dal cognome che non passa inosservato, Antonio Schiavone. 
Cognato di Italo Bocchino, avendo sposato la sorella Patrizia (già consigliera comunale di Aversa), Schiavone è il coordinatore provinciale di Generazione Italia, il movimento che rappresenta Fli sul territorio e che ha nel capogruppo finiano il suo motore e creatore. 
E proprio a Schiavone, insieme al cognato Bocchino, si deve la primissima gestazione del futuro asse con l’Udc, in chiave anti-Cosentino in Campania e in chiave anti-Berlusconi su scala nazionale. È questo uno degli ingredienti della Zuppa del Casale, l’inchiesta su Fli («Futuro e libertà-La vera storia») della Voce delle voci, mensile campano di sinistra su cui scrivono tra gli altri Imposimato, Beha, Giulietto Chiesa, parterre non esattamente berlusconiano.
Sarebbero loro, Bocchino e Schiavone, insieme al segretario Udc Lorenzo Cesa, i tessitori della tela per lanciare (in primavera scorsa) la candidatura di Domenico Zinzi, udiccino, alla presidenza della Provincia di Caserta (seggiola che Zinzi occupa attualmente). 
«Il patto Bocchino-Udc suggellato a Caserta - scrive Rita Pennarola su La Voce, secondo cui sarebbe Cesa e non Casini l’interlocutore vero di Fli - era evidentemente destinato ad allargarsi, coinvolgendo i destini del Paese». 
L’asse finian-udiccino, per sfortuna, qualche rogna giudiziaria l’ha avuta. Un candidato vicinissimo al presidente Zinzi, Luigi Cassandra, in piena campagna elettorale era stato diffidato dai carabinieri e quindi costretto ad astenersi dalla vita politica per tre anni, per via di alcune frequentazioni con Salvatore Laiso, detto «Chicchinoss», ritenuto vicino al clan Schiavone. 
Ma sono cose che, da quelle parti, possono accadere anche alle migliori compagnie.
Però, per lanciare un nuovo movimento servono soldi, e chi finanzia Fli e Generazione Italia? Il mensile si addentra in un groviglio di incroci finanziari e imprenditoriali da cui escono alcuni nomi. E si torna ancora a Caserta, «con la famiglia Di Rosa, industriali petroliferi, legati a Italo Bocchino da un antico feeling politico». Il manager di famiglia, Tommaso Di Rosa «è ai vertici di Confindustria Caserta e guida un impero che spazia dagli idrocarburi all’edilizia». 
È nell’estate 2009, secondo un racconto riportato dalla Voce, l’incontro foriero di futuri sviluppi. 
Quando Fini «durante una delle sue consuete battute di pesca subacquea, sarebbe rimasto in panne col suo “Acqua e sale”, presumibilmente a largo dell’Argentario. Fortuna che al seguito c’era la “Carla III” di Tommaso Di Rosa, che provvede a caricare il presidente della Camera e famiglia sul suo yacht e a rimorchiare quello di Fini nel porto più vicino». Leggenda marinara o verità? Resta la vicinanza forte tra l’industriale e i finiani in versione campana.
Come pure c’è un rapporto consumato tra Bocchino e Alfredo Romeo, imprenditore finito nell’inchiesta «Magnanapoli» che gli è costata una condanna per corruzione (pena sospesa). Voci insistenti dicono che sia Romeo un papabile acquirente per le quote che i Bocchino (attraverso la moglie, Gabriella Buontempo) hanno nel quotidiano Il Roma, diffuso soprattutto a Napoli.  
E proprio partendo dall’azionariato del quotidiano, si ricostruisce un’altra linea di nomi e interessi incrociati, che toccano la famiglia Buontempo, Vincenzo Maria Greco (imprenditore «pomiciniano» plurindagato in epoca Tangentopoli) e il grand commis Massimo Caputi (già Sviluppo Italia).
Qui il reticolo è complicato. 
Il figlio di Greco, Ludovico, è partner di una società (la Proger) con Caputi, ma è anche partner (insieme alla sorella Maria Grazia Greco, giornalista, già collaboratrice dell’Indipendente edito da Italo Bocchino) della Retail Group, il cui fondatore e azionista si chiama Giancarlo Buontempo, architetto, fratello della moglie di Italo Bocchino. 
Una fitta rete che potrebbe, secondo il mensile, contribuire finanziariamente all’avventura finian-bocchiniana. 
Paragrafo a parte per Carmelo Briguglio, altro estremista finiano ma siciliano. 
Sua moglie guida il Consorzio universitario per la formazione turistica internazionale, che eroga corsi di formazione finanziati anche dalla Regione Sicilia, dell’alleato nel disarcionamento del Cav, Raffaele Lombardo. 
Secondo la Lega siciliana, il Consorzio «brigugliano» avrebbe messo le mani anche sul Consorzio Taormina-Enta, un altro carrozzone parastatale. 
Ma sono solo voci. Voci della Campania e della Sicilia, là dove risuona il verbo finiano.  

Paolo Bracalini
Da www.ilGiornale.it del 07 Dicembre 2010

sabato 13 novembre 2010

Governo, Alemanno: "Se non esiste maggioranza subito al voto"




 Gianni Alemanno, attuale sindaco di Roma

(L'UNICO) - "Credo che ogni giorno che passa il voto sembra l'alternativa più evidente. Da questo punto di vista penso non ci siano molti dubbi". Lo ha dichiarato il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, prima di entrare nella mattinata a Palazzo Valentini per lo svolgimento di un vertice sulla sicurezza, in merito alle vicende di politica nazionale dopo l'annuncio che lunedì 15 novembre gli esponenti politici di Futuro e Libertà rimetteranno il loro mandato di governo.
"Bisogna prendere atto se esiste una maggioranza in Parlamento - ha concluso il primo cittadino della Capitale - Se non esiste bisogna andare alle urne il più rapidamente possibile". - 

(L'UNICO) Quotidiano indipendente di Roma
Da www.lunico.eu del 12 Novembre 2010



lunedì 6 settembre 2010

LA DESTRA : Storace una stampella per Silvio

 

 Il Segretario del partito LA Destra, Francesco Storace

Quello con Gianfranco Fini non è un derby, perchè Fli non può certo rappresentare la destra. 
E dopo il discorso «politichese» del presidente della Camera, a Berlusconi non resta che fare una cosa: cacciarlo. 

Davanti al suo popolo, a Ponte Buggianese (Pistoia), il segretario de La Destra, Francesco Storace, risponde a distanza all’ex amico Gianfranco Fini e si candida, senza mai dirlo esplicitamente, a sostiuirlo nella maggioranza, quando Fini, « da Montecitorio passerà a Montezemolo ». 

E in fondo, che i contatti con il premier Silvio Berlusconi ci siano da tempo è il segreto di Pulcinella.

«Verrà alla nostra festa di Taormina - spiega Storace - e sarà accolto meglio di come lo sarebbe stato a Mirabello», ricordando poi che «se alle regionali Berlusconi ha vinto è stato grazie al Lazio e al Piemonte dove La Destra è stata determinante».


Da www.laStampa.it  del 06 Settembre 2010

domenica 5 settembre 2010

FINI: CAPEZZONE, SOLTANTO INSULTI E ANTIBERLUSCONISMO



Il portavoce del PDL, Daniele Capezzone
 
Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone boccia 
l'intervento di Fini a Mirabello: 

soltanto insulti e antiberlusconismo.   


'Il discorso di Gianfranco Fini', si legge in una nota, 'e' deludente. 

Nessuna spiegazione convincente sulle vicende che lo riguardano; antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace. 

Con queste provocazioni', aggiunge Capezzone, 'non si va lontano. 

Gli italiani potranno presto vedere se, dopo queste pessime parole, i parlamentari vicini a Fini avranno la lealta' di rispettare il mandato ricevuto dagli elettori, e se voteranno o no i provvedimenti del Governo.  

Ma questi attacchi costanti contro Pdl, Governo e maggioranza', conclude il portavoce del Pdl, 'non promettono nulla di buono, e confermano la deriva dei mesi passati'.

(ndr AlassioFutura:  
non ci sorprende che l'On. Gianfranco Fini non abbia neppure minimamente toccato l'argomento relativo alla vicenda che lo vede coinvolto nell'allienazione dell'appartamento di Montecarlo ricevuto in eredità dal Partito di Alleanza Nazionale da una pasionaria della destra italiana.
Sarebbe stato più opportuno, prima di tutta la serie di elucubrazioni e giudizi sullo stato della  politica italiana e del partito PDL in particolare, avesse chiarito la vicenda, cosa che, a quanto si potrebbe percepire, gli risulterebbe materia ostica.)

Da www.laRepubblica.it  del  05 Settembre 2010 

giovedì 12 agosto 2010

Mariani: "Perché dissi no al bilancio di An"



La coppia:  Elisabetta Tulliani - Gianfranco Fini (ndr: AlassioFutura)

L'ex amico: «I panni sporchi si lavano in famiglia, 
ma se i pm mi chiamano dirò quello che so»

ROMA
 
Sedici minuti e diciassette secondi di tensione emotiva quasi insopportabile che accomunò in un salone d’albergo Gianfranco Fini e i suoi colonnelli. Era il 28 luglio di tre anni fa e davanti allo stato maggiore di Alleanza nazionale, Sergio Mariani spiegò il suo voto contrario al bilancio di An con argomenti molto espliciti («L’oggetto concordato per alcune fatture è falso») e concluse il suo discorso con una richiesta spiazzante: «Chiedo alla Assemblea nazionale di An di deferirmi al Collegio dei Probiviri...». Come dire: se ho detto bugie, non vi resta che denunciarmi. Nel salone dell’hotel Parco dei Principi, tra i capicorrente, grande fu lo sconcerto. Fini sorrise, qualcun altro disse «non è possibile» e Mariani continuò: «E allora, a norma dello Statuto, devo chiedere di denunciarmi al segretario provinciale di Roma...». Non accadde nulla. Nessun dirigente di An denunciò Mariani e l’indomani nessun giornale diede conto del suo intervento.  

Ma quel discorso che sembrava destinato all’oblio, torna d’attualità. Soprattutto per un motivo: Sergio Mariani, sconosciuto al grande pubblico, è un personaggio nevralgico nella storia privata e pubblica della destra. Pochissimi, come lui, conoscono alcuni ex colonnelli di An, con i quali Mariani ha condiviso in gioventù “missioni” non sempre di stampo oxfordiano. Ma c’è qualcosa di più: Mariani è stato il primo marito di Daniela Di Sotto, la sanguigna militante che successivamente si innamorò di Gianfranco Fini e lo sposò. Il camerata Sergio reagì malissimo, sparandosi all’addome: allora, come oggi, Mariani era un duro, ma anche un uomo tutto d’un pezzo, per lui «onore e rispetto» restano valori assoluti. Uno spessore umano che ha impedito a quelli che avrebbero preferito rimuoverlo, di recidere i legami con lui. E infatti in privato Mariani continua a parlare senza ipocrisie con tutte le “parti”: il suo ex rivale Fini, ma anche la ex moglie di entrambi, Daniela.

E proprio loro due - Sergio e Daniela - più di 30 anni fa gli iniziatori di una lunga storia di amori e di voltafaccia, in questi giorni sono ricercatissimi dai giornali, affamati di gossip e di vetriolo. Ma i due si negano. Daniela, dopo la separazione da Fini, si è chiusa in un riserbo che i critici della sua verve romanesca non avrebbero mai immaginato. Ma a Mariani è naturale chiederlo: perché quel triplice “no” all’approvazione degli ultimi tre bilanci di An dal 2005 al 2007? Oltre alla casa di Montecarlo, ci sono forse altri beni dell’eredità Colleoni o del patrimonio missino, di cui hanno goduto in forme diversi altri dirigenti del partito? Mariani è un muro: «Non ho alcuna intenzione di fare dichiarazioni su questo argomento. Oggi, come allora, resto dell’idea che i panni sporchi si lavano in famiglia». Ma se fosse il magistrato che indaga su Montecarlo a chiederle le ragioni delle sue perplessità? «Se fosse l’autorità giudiziaria a interpellarmi, non potrei tirarmi indietro. Con spirito di verità».

Tra chi viene da An, nessuno mette in discussione la probità del garante degli ultimi bilanci, il senatore Franco Pontone, un gentiluomo napoletano d’altri tempi che non ha mai avuto l’autoblù, che si muove in treno e ripete spesso una frase: «L’unico patrimonio che lascerò a mia figlia è il mio onore». Una cosa è certa: gli ultimi bilanci di An sono stati approvati all’unanimità, la prova che nel partito di Fini c’è stata sempre una gestione collegiale delle questioni finanziarie, compresa quella che ha riguardato la casa di Montecarlo. E’ proprio questa collegialità che spiega la prudenza degli ex colonnelli? Italo Bocchino, capofila dei finiani, scuote la testa: «No, la gestione dei bilanci è sempre stata molto scrupolosa e rigida». 

Fabio Martini

Da www.laStampa.it  del 12 Agosto 2010

domenica 8 agosto 2010

Gianfranco Fini su Montecarlo: "Non ho nulla da nascondere"

 

 Gianfranco Fini durante la conferenza stampa per rispondere alle domande 

insistenti dei giornalisti sull' "affaire" Montecarlo

Il presidente della Camera risponde alle sollecitazioni dei giornali e in otto punti racconta la sua versione dei fatti. E ribadisce la fiducia nella magistratura.

"A differenza di altri non ho l'abitudine di strillare contro i magistrati comunisti"

Sollecitato da diversi quotidiani a dare una risposta sulla questione dell'appartamento di Montecarlo donato dalla contessa Colleoni ad Alleanza Nazionale e rivenduto per 300mila euro, Gianfranco Fini ha pubblicato oggi una nota in cui, in otto punti, racconta la sua versione dei fatti.

"In quasi trenta anni di impegno parlamentare - dice il presidente della Camera - non ho mai avuto problemi di sorta con la giustizia e non ho assolutamente niente da nascondere nè tantomeno da temere per la vicenda monegasca. Pertanto, chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica è meglio che si rassegni".

"Un'inchiesta della Magistratura - prosegue Fini - accerterà se sulla vicenda della casa a Montecarlo sono state commesse irregolarità o violazioni di legge. E' la ragione per cui mi sono fino ad oggi limitato ad affermare 'Ben vengano le indagini'. A differenza di altri non ho l'abitudine di strillare contro i magistrati comunisti...".

Gianfranco Fini prosegue nella nota sottolineando che "secondo molti la rilevanza che il caso ha assunto dovrebbe spingermi a chiarire rapidamente, senza attendere interrogatori e rogatorie internazionali, alcuni punti non facilmente comprensibili per l'opinione pubblica. Premesso che il caso è diventato tale per l'ossessiva campagna mediatica dei giornali berlusconiani, che fingono di ignorare che la vicenda non ha ad oggetto soldi o beni pubblici ma solo la gestione di una eredità a favore di A.N., sento comunque il dovere di fare chiarezza per ciò di cui sono a conoscenza". Il presidente della Camera Gianfranco Fini, con una lunga nota fa il punto sulla casa di An a Montecarlo.


"1) L'appartamento di Montecarlo (peraltro di modeste dimensioni) fu valutato, quando venne in possesso di A.N., circa quattrocentocinquanta milioni di lire e per tale valore fu regolarmente iscritto a bilancio. La stima fu fatta dalla societa' che amministra il condominio ed e' stata spontaneamente esibita agli inquirenti insieme con gli altri documenti richiesti.

2) Chi ebbe modo di visitare l'appartamento, l'On. Lamorte e la Sig.ra Marino, mia segretaria particolare, riferirono che esso era in condizioni fatiscenti, inabitabile senza cospicue spese di ristrutturazione.

3) Non corrisponde al vero che siano state avanzate a me o, per quel che mi risulta, all'amministratore Sen. Pontone o ad altri proposte formali di acquisto.

4) Nel 2008 il Sig. Giancarlo Tulliani mi disse che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una societa' era interessata ad acquistare l'appartamento, notoriamente abbandonato da anni.

5) Verificato dagli Uffici di A.N. che l'offerta di acquisto era superiore al valore stimato (trecentomila Euro a fronte di quattrocentocinquanta milioni di lire) e in ragione del fatto che il bene rappresentava unicamente un onere per A.N. (spese di condominio ed altro), autorizzai il Sen. Pontone alla vendita come accaduto altre volte in casi analoghi.

6) Solo per restare nell'ambito dell'eredità Colleoni, alcuni terreni a Monterotondo, un appartamento ad Ostia ed uno in Viale Somalia a Roma furono venduti in tempi diversi con le medesime modalita'. In nessuna occasione, a partire dalle assemblee nazionali convocate secondo statuto per l'approvazione dei bilanci, alcun dirigente di A.N. contesto' o sollevo' perplessita' sulle avvenute vendite essendo evidente che la "giusta battaglia" cui faceva riferimento il testamento consisteva nel rafforzamento del partito anche attraverso nuovi introiti finanziari e non certo attraverso l'utilizzo di terreni o appartamenti (specie se all'estero) non necessari all'attivita' politica.

7) La vendita dell'appartamento e' avvenuta il 15 ottobre 2008 dinanzi al Notaio Aureglia Caruso e sulla natura giudica della societa' acquirente e sui successivi trasferimenti non so assolutamente nulla.

8) Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l'appartamento". La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite" conclude il presidente della Camera.


Da www.tg24.Sky.it  del 08 Agosto 2010

venerdì 6 agosto 2010

Gaucci: "La Tulliani dice bugie. Miei i 2 miliardi dell'Enalotto"

 

L'ex patron del Perugia rivela a Panorama: "Elisabetta vuol far credere

che fosse lei a foraggiarmi, invece s'è appropriata di case e beni 

per 20 milioni di euro"

 

Nel pieno della bufera ormai con risvolti anche giudiziari sull’appartamento ereditato da An al numero 14 di Boulevard Princesse Charlotte a Montecarlo e finito nelle disponibilità di Giancarlo Tulliani - fratello della compagna di Gianfranco Fini -, Luciano Gaucci decide di parlare.  
In un’intervista a Panorama in edicola oggi l’ex presidente del Perugia calcio ripercorre la passata storia d’amore con Elisabetta Tulliani, ma soprattutto torna a spiegare come e perché abbia intestato alla donna una parte consistente del suo patrimonio per sottrarlo ai creditori. 
E poi la famosa faccenda della vincita al Superenalotto, i rapporti del presidente della Camera con la famiglia Tulliani («lui ascolta troppo il “suocero”»), i regali e gli immobili. Lucianone è vulcanico come al solito, mentre si trova in vacanza a Santo Domingo, il paese in cui s’è rifugiato durante gli anni dei guai con il fisco.
Tanto per cominciare, racconta Gaucci, «Elisabetta ha detto troppe cose non vere. Ha sostenuto perfino che aveva vinto lei al Superenalotto (cosa peraltro ribadita tramite i suoi avvocati in una lettera inviata al Giornale e da noi pubblicata nei giorni scorsi, ndr) e poi ne aveva regalato la metà a me, mamma mia, quanto è generosa», ironizza l’ex fidanzato oggi 71enne. 
«Mi hanno dato fastidio - si sfoga - le sue menzogne, sembrava che fosse lei a foraggiare economicamente me e questo io non lo sopporto. Ma come, ho aiutato lei, il fratello, la madre, il padre, le ho intestato questo mondo e quell’altro e sarebbe lei ad aiutare me? Questo mi ha fatto incavolare!». E se magari qualcuno vedesse dietro gli attacchi dei rancori nascosti nei confronti di Fini, Gaucci non ha problemi ad ammettere: «Stando in questo paradiso tante cose nemmeno le so, io non ho mai attaccato Fini, anzi l’ho sempre apprezzato come politico... 
Lui è stato sempre corretto con me e io con lui. Certo, si è preso la mia ex fidanzata, ma a me che me ne importa?».
Veniamo alla questione della vincita multimiliardaria: «Eravamo usciti e quando rientriamo mi rendo conto che erano quasi le 20: “Ahò”, le dico, “devo giocare, mi accompagni?”.   
Andiamo al solito tabaccaio. La schedina, come tutte le volte, l’ho compilata io e l’ho pagata io. Pochi euro ma un bel colpo di fortuna: 5+1 uguale a 2,4 miliardi di lire. 
Ho preso i soldi, li ho messi nel mio conto corrente del Monte dei Paschi e, siccome sono generoso ed ero perso d’amore per lei, le ho regalato la metà».
Ma adesso, a distanza di anni, «Elisabetta dice che è stata lei a giocare e a vincere e che poi mi avrebbe dato la metà, come se a quell’epoca Luciano Gaucci avesse avuto bisogno dei soldi della Tulliani», scherza amaro. In più, Lucianone giura di aver lasciato i suoi beni «a lei» dopo la bancarotta. 
Già, il patrimonio. A parte i gioielli, «che non si chiedono indietro, sono un frutto d’amore», Gaucci vuole che gli sia restituito tutto il resto. A partire dalle case. L’attico di via Sardegna a Roma fu solo il primo appartamento ricevuto in dono dalla Tulliani, ricostruisce. «Poi ne ha avuti di molto meglio. 
E poi il terreno nel Reatino, quello con immobili, e a Capranica Prenestina, le case dove vive con Fini, le automobili per tutta la famiglia, i quadri. 
Non mi ci faccia pensare... E che le posso fare? Mica le posso sparare. L’ho citata in giudizio, vedremo come andrà. 
Certo la riconoscenza è merce rara, perché certa gente quando ha una cosa in mano se la vuole tenere, anche se non è sua». 
Altro che vendetta, insomma. «Perché quello è un mio diritto - rivendica Lucianone -. 
Dovrei stare zitto solo perché siamo stati fidanzati o perché ha un grande politico alle spalle? Io lo rispetto, ma proprio lui che parla tanto di legalità comprenderà i miei diritti sacrosanti», ecco la frecciata a Fini. 
Invece Elisabetta Tulliani «prima si è riempita la pancia e poi si alzata da tavola».  
Gaucci da ultimo prova a quantificare il valore dei beni intestati o ceduti alla ex compagna: «Forse 15 milioni di euro, forse 20.  
Ci avrei potuto comprare un’altra squadra di calcio». 
Così, a proposito di rimpianti, Lucianone è pentito ma ha imparato la lezione: «Assolutamente no», non intesterebbe ancora i suoi beni a Elisabetta Tulliani. «Innamorato sì, facile a credere nelle persone sì, ma non sono mica uno stupido».


Da www.ilGiornale.it  del 06 Agosto 2010

mercoledì 4 agosto 2010

Fli-Pdl rissa sfiorata, sfiducia respinta. Bossi: "Resistiamo, non si va al voto"

 

Voto sulla fiducia al sottosegretatrio Caliendo alla camera dei Deputati

 

Confermata la fiducia al sottosegretario, ma i numeri sono al di sotto dei 316 deputati necessari per garantire la maggioranza al governo: guarda la gallery. Futuro e Libertà conferma l'astensione, ma chiede il ritiro delle deleghe di Caliendo. Berlusconi: "Vogliono nascondere di essere già divisi". Rissa sfiorata in aula tra Fli e Pdl. Anche Chiara Moroni passa coi finiani (video): alla Camera sono in 34

 

Roma - Caliendo resta al suo posto, ma i numeri non confortano il governo. La maggioranza, senza i finiani, che votano con Udc, Api e Mpa come annunciato, vacilla. O meglio, in questo caso tiene. Senza problema alcuno. Ma, come dice Landolfi ore prima della votazione e come sottolineano indiscrezioni del vertice di Palazzo Grazioli, sotto quota 316 (la maggioranza assoluta a Montecitorio) si apre una fase di crisi. Alla Camera i sì sulla mozione sono stati 229, i no 299 e 75 gli astenuti. Di diverso avviso Umberto Bossi che detta la linea: "Questo è il segnale che resistiamo. Non si va al voto ora".
I numeri dei finiani Assenti non giustificati in aula Consolo, Divella, Angeli, Tremaglia. Due membri del governo votano contro la sfiducia al sottosegretario Caliendo (il ministro Andrea Ronchi e il vice ministro Adolfo Urso). Altri due sono assenti (il sottosegretario Roberto Menia, in missione a Zanzibar e il sottosegretario Antonio Bonfiglio). Sono i conti del voto delle truppe finiane in aula alla Camera sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo. Gli altri 25 voti sono stati di astensione. Ma Futuro e libertà raggiunge quota 34 deputati alla Camera. Nel gruppo ha fatto il suo ingresso anche Chiara Moroni. Oggi la deputata non ha partecipato al voto sulla fiducia al sottosegretario Caliendo, in dissenso con il no espresso dal gruppo del Pdl, perché sul caso c’è una questione di "opportunità politica" che non c’entra con il "garantismo". Parole pronunciate dai banchi di Fli, accanto al capogruppo Italo Bocchino, con gli applausi di Udc e Api. "Con lei c’è un avvicinamento" dicono i deputati finiani in Transatlantico.
Lega: "Fedeli a Berlusconi" "La Lega dice no a un esecutivo tecnico, noi siamo con Berlusconi". Bossi assicura fedeltà al presidente del Consiglio nel caso il governo dovesse cadere. Lasciando l’aula al termine del voto sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo, il Senatùr ammette che "un po' di preoccupazione c’è sempre", ma è convinto che "se si va al voto la Lega stravince" e per questo "non temiamo il voto. Maggioranze diverse non vanno bene" ribadisce Bossi secondo cui il terzo polo "non ha futuro" e rischia "di fare male a chi vi partecipa".
Landolfi: "Al Quirinale" L’ex aennino Mario Landolfi dice a chiare lettere che "senza una maggioranza di almeno 316 no alla mozione sul sottosegretario Caliendo, il presidente del consiglio dovrebbe chiedere di poter conferire con il presidente della Repubblica per discutere dello scenario di crisi che si andrebbe ad aprire". Di questo scenario si sarebbe discusso ancora oggi nel vertice con il premier a Palazzo Grazioli.
L'astensione e le divisioni Solo un modo per nascondere le divisioni che a pochi giorni dalla nascita già attraversano il gruppo di Futuro e Libertà. Al vertice Berlusconi sarebbe tornato a criticare la scelta dell’astensione dei finiani sulla mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario alla Giustizia. Sono nati da due giorni, avrebbe attaccato il premier, e al primo voto già si sarebbero spaccati: hanno dovuto fare una scelta senza senso, l’astensione, solo per nascondere le loro divisioni. Puntuale in aula è arrivato l'annuncio dell'astione da parte di Fli, ma Benedetto Della Vedova chiede "il ritiro delle deleghe da parte del ministro Alfano".
Vertice a Palazzo Grazioli Tutti riuniti prima della tempesta. Vertice a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nella residenza romana del premier sono giunti i coordinatori del Pdl (Verdini, Bondi e La Russa), i capigruppo (Cicchitto, Gasparri e Quagliariello) e i ministri Matteoli, Frattini, Alfano e Tremonti. Sono presenti inoltre i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e l’avvocato Niccolò Ghedini. La riunione avviene alla vigilia del voto alla Camera sulla mozione di sfiducia a Caliendo e del Consiglio dei ministri che questo pomeriggio dovrebbe varare il federalismo municipale.
Pronto al voto Io sono pronto al voto, ma non decido da solo. Questo il ragionamento di Silvio Berlusconi ieri sera a Tor Crescenza. Se cade il governo "anche Giulio Tremonti è per andare a elezioni anticipate". Il premier, durante una cena ieri con le deputate del Pdl, ha rivelato di aver incontrato il ministro dell’Economia, che, a suo dire, ha escluso totalmente l’eventualità di poter guidare un governo di transizione. "Anche Tremonti è per il voto e comunque non ci saranno governi di transizione" ha ripetuto il premier più volte.
Il caso Caliendo Astenersi "è una scelta senza senso, un grave errore politico". Berlusconi durante la cena ieri è stato chiaro: "O si vota la sfiducia a Caliendo e non si capisce il motivo, oppure se si sostiene il governo si vota la fiducia e basta". Il premier non ha nascosto di considerare uno strumento di "guerriglia" la decisione da parte del presidente della Camera di incontrare esponenti dell’opposizione come Casini e Rutelli. "È il segnale che vogliono continuare ad indebolirci e cercano il pretesto per rompere" ha spiegato il cavaliere. Il capo del governo, però, ha escluso che oggi possa salire al Quirinale per aprire la crisi. "Non so da dove siano arrivate queste voci. Io sono determinato ad andare avanti. Certamente - ha ancora ragionato Berlusconi sempre secondo le stesse fonti - è da irresponsabili praticare queste manovre di palazzo ma io continuo ad andare avanti". Il premier ha escluso totalmente la possiblità di governi di transizione e ribadito che se si dovesse andare al voto bisognerà farlo quanto prima possibile. "Dobbiamo essere pronti a questa evenienza".
Problemi politici "Il governo non cadrà per incidenti di percorso. Il motivo della rottura dovrà essere politico" ha proseguito il ragionamento Berlusconi. "Non si cade su una questione che non riguarda il programma. È sul piano di governo che ci sarà un confronto aperto". Quella del presidente del Consiglio, riferisce chi appunto ha partecipato alla cena, è una speranza e al tempo stesso una certezza. "Vedremo se i finiani terranno fede al programma, certo ci sono difformità di vedute. Capiremo come si comporteranno per poi decidere cosa fare" ha spiegato il premier. "Faremo ogni sforzo per tenere compatta la maggioranza e tenere in piedi il governo e andare avanti con le riforme. Altrimenti - ripete il cavaliere - si andrà a casa e ci sarà solo il voto".
Viespoli saluta Pasquale Viespoli, indicato da Fini come capogruppo Fli al Senato da settembre, si dimetterà dall’incarico di sottosegretario al Lavoro non appena verrà eletto dai senatori Futuro e Libertà per l'Italia. Lo rende noto lo stesso Viespoli, conversando con i giornalisti.
Bocchino capogruppo
"Vi chiedo di trovare sempre una sintesi unitaria, è una necessità assoluta" era stata la preghiera di ieri sera di Gianfranco Fini a deputati e senatori, riuniti a cena nella fondazione FareFuturo. Una richiesta che sembra essere stata accolta, stando ai numeri che oggi, nella riunione del gruppo Fli alla Camera, ha eletto capogruppo Italo Bocchino, vice vicario Benedetto Della Vedova e vice Giorgio Conte con 27 voti a favore su 29 presenti (assenti giustificati Tremaglia, Angeli, Divella). Un voto è andato a Silvano Moffa, una scheda bianca. Non erano mancate divisioni (alla Camera c’era chi avrebbe preferito Moffa o Roberto Menia), alla vigilia della chiara indicazione data ieri sera da Fini sui nuovi organigrammi: oltre alla terna eletta oggi Bocchino-Della Vedova-Conte, Viespoli sarà a settembre capogruppo al Senato, Menia coordinatore nazionale di tutte le iniziati sul territorio intorno a Fini, Moffa coordinatore delle attività dei due gruppi. 

Da www.ilGiornale.it  del 04 Agosto 2010