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sabato 27 novembre 2010

Governo: Berlusconi, non sopravvalutiamo Fli

 

Roma, 27 nov. (Adnkronos)

Nuovo affondo di Silvio Berlusconi contro i finiani

In collegamento telefonico con l'assemblea nazionale di alleanza del centro, il premier scherza con Francesco Pionati sui finiani. 
"Sono convinto che il treno dei finiani sta andando a sbattere contro un muro di cemento a 200 chilometri all'ora...", assicura Pionati. 
Replica con una battuta il Cavaliere: "a 200 allora, non sopravvalutiamoli...".
Poco prima il presidente del Consiglio aveva puntato il dito in questi termini sugli esponenti di Fli: "molti di loro sono in grave difficolta' ci stanno ripensando. Infatti si stanno interrogando se portare un danno al Paese e macchiarsi del reato di tradimento e slealta' oppure essere leali verso gli elettori".

giovedì 12 agosto 2010

Mariani: "Perché dissi no al bilancio di An"



La coppia:  Elisabetta Tulliani - Gianfranco Fini (ndr: AlassioFutura)

L'ex amico: «I panni sporchi si lavano in famiglia, 
ma se i pm mi chiamano dirò quello che so»

ROMA
 
Sedici minuti e diciassette secondi di tensione emotiva quasi insopportabile che accomunò in un salone d’albergo Gianfranco Fini e i suoi colonnelli. Era il 28 luglio di tre anni fa e davanti allo stato maggiore di Alleanza nazionale, Sergio Mariani spiegò il suo voto contrario al bilancio di An con argomenti molto espliciti («L’oggetto concordato per alcune fatture è falso») e concluse il suo discorso con una richiesta spiazzante: «Chiedo alla Assemblea nazionale di An di deferirmi al Collegio dei Probiviri...». Come dire: se ho detto bugie, non vi resta che denunciarmi. Nel salone dell’hotel Parco dei Principi, tra i capicorrente, grande fu lo sconcerto. Fini sorrise, qualcun altro disse «non è possibile» e Mariani continuò: «E allora, a norma dello Statuto, devo chiedere di denunciarmi al segretario provinciale di Roma...». Non accadde nulla. Nessun dirigente di An denunciò Mariani e l’indomani nessun giornale diede conto del suo intervento.  

Ma quel discorso che sembrava destinato all’oblio, torna d’attualità. Soprattutto per un motivo: Sergio Mariani, sconosciuto al grande pubblico, è un personaggio nevralgico nella storia privata e pubblica della destra. Pochissimi, come lui, conoscono alcuni ex colonnelli di An, con i quali Mariani ha condiviso in gioventù “missioni” non sempre di stampo oxfordiano. Ma c’è qualcosa di più: Mariani è stato il primo marito di Daniela Di Sotto, la sanguigna militante che successivamente si innamorò di Gianfranco Fini e lo sposò. Il camerata Sergio reagì malissimo, sparandosi all’addome: allora, come oggi, Mariani era un duro, ma anche un uomo tutto d’un pezzo, per lui «onore e rispetto» restano valori assoluti. Uno spessore umano che ha impedito a quelli che avrebbero preferito rimuoverlo, di recidere i legami con lui. E infatti in privato Mariani continua a parlare senza ipocrisie con tutte le “parti”: il suo ex rivale Fini, ma anche la ex moglie di entrambi, Daniela.

E proprio loro due - Sergio e Daniela - più di 30 anni fa gli iniziatori di una lunga storia di amori e di voltafaccia, in questi giorni sono ricercatissimi dai giornali, affamati di gossip e di vetriolo. Ma i due si negano. Daniela, dopo la separazione da Fini, si è chiusa in un riserbo che i critici della sua verve romanesca non avrebbero mai immaginato. Ma a Mariani è naturale chiederlo: perché quel triplice “no” all’approvazione degli ultimi tre bilanci di An dal 2005 al 2007? Oltre alla casa di Montecarlo, ci sono forse altri beni dell’eredità Colleoni o del patrimonio missino, di cui hanno goduto in forme diversi altri dirigenti del partito? Mariani è un muro: «Non ho alcuna intenzione di fare dichiarazioni su questo argomento. Oggi, come allora, resto dell’idea che i panni sporchi si lavano in famiglia». Ma se fosse il magistrato che indaga su Montecarlo a chiederle le ragioni delle sue perplessità? «Se fosse l’autorità giudiziaria a interpellarmi, non potrei tirarmi indietro. Con spirito di verità».

Tra chi viene da An, nessuno mette in discussione la probità del garante degli ultimi bilanci, il senatore Franco Pontone, un gentiluomo napoletano d’altri tempi che non ha mai avuto l’autoblù, che si muove in treno e ripete spesso una frase: «L’unico patrimonio che lascerò a mia figlia è il mio onore». Una cosa è certa: gli ultimi bilanci di An sono stati approvati all’unanimità, la prova che nel partito di Fini c’è stata sempre una gestione collegiale delle questioni finanziarie, compresa quella che ha riguardato la casa di Montecarlo. E’ proprio questa collegialità che spiega la prudenza degli ex colonnelli? Italo Bocchino, capofila dei finiani, scuote la testa: «No, la gestione dei bilanci è sempre stata molto scrupolosa e rigida». 

Fabio Martini

Da www.laStampa.it  del 12 Agosto 2010

sabato 5 giugno 2010

Saso si schiera coi finiani «Serve andare a congresso»

Alessio Saso, Pdl, ha goduto di un grande consenso elettorale alle
ultime elezioni regionali della Liguria

«Pur non avendo aderito a Generazione Italia, 

condivido l’appello dei finiani imperiesi per approdare

a un confronto e a una dialettica interna al PdL 

provinciale assolutamente democratica e trasparente. 

Ben venga il congresso. 

La legittimazione alla leadership si può attuare solo

attraverso democratiche elezioni interne»

«In questi ultimi anni, molte decisioni importanti sono state prese in ambiti troppo ristretti, senza tenere in considerazione gli apporti di molti esponenti esclusi in partenza da vertici e riunioni decisivi. Convocare il congresso per eleggere il coordinatore provinciale e gli organismi dirigenti? 
Sono convinto che sia al più presto necessario costituire un esecutivo che contenga le varie anime, correnti, competenze per affrontare con decisione il futuro politico di questa provincia. Ben venga il congresso. La legittimazione alla leadership si può attuare solo attraverso democratiche elezioni interne».
Alessio Saso, consigliere regionale del Pdl, ex vicesindaco di Imperia nelle file di An e grande amico del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, parla a ruota libera e interviene sul dibattito aperto dal Secolo XIX dopo l’appello lanciato dai vertici del circolo imperiese di Generazione Italia per rinnovare e innovare il Pdl rivierasco.
Allora, consigliere Saso, è giunto il momento di cambiare, voltare pagina nel Pdl imperiese?
«Se un iscritto si vuole candidare al posto di Ambesi, in futuro, si faccia avanti e si candidi. Dovrà raccogliere le firme a sostegno della sua candidatura, poi si andrà al congresso e gli iscritti al PdL voteranno».
I finiani chiedono maggiore trasparenza nelle decisioni e nelle scelte politiche...
«Quando le decisioni vengono prese da una, due, tre persone si perde la capacità di iniziativa e di riflessione politica».
E il futuro del coordinatore provinciale Massimiliano Ambesi?
«Ambesi è una risorsa. L'ultimo anno è stato complicato. Ha potuto svolgere una gestione prevalentemente tecnico-organizzativa del partito, meno politica...».
E il doppio, delicato ruolo di Giuseppe Fossati, uomo forte dei finiani imperiesi ma anche capogruppo in consiglio del PdL a Imperia?
«Interpreto questo fatto positivamente. Fossati è uomo e politico di qualità. E poi...anche nel PdL, non essere totalmente allineati, a volte in un non pensiero, può dare un positivo impulso alla vita del partito».
Il “trapianto” di Fini, in provincia di Imperia, è già avvenuto: è nato il circolo di Generazione Italia. Che ne pensa?
«Beh..Fini ambisce a raggiungere una quota importante all’interno del partito. La sua azione, a cui io come detto non ho aderito, offre una grande possibilità: un’apertura ad altre voci, altre anime, altre correnti. Fini, a mio avviso, anche nella nostra provincia, darà la possibilità di costituire finalmente un partito in cui ci sarà confronto dialettico tra le varie componenti. D’altro canto, se il PdL vuole rappresentare il 30% degli italiani deve percorrere la strada della dialettica e del confronto: le diversità di opinioni, nell’ambito di uno stesso partito, non possono che essere una risorsa, un arricchimento...».
Come vive, il PdL, questo periodo post-elettorale che ha portato alla sconfitta in Regione e all’affermazione in Provincia?
«Il momento non è certo facile. La sconfitta alle regionali è stata una delusione, una forte delusione. In provincia, anche se si è vinto, ci sono molte amministrazioni da noi guidate che sono in difficoltà. Ci sono problemi legati alla scarsità di risorse economiche provocate dai tagli alla spesa pubblica. Poi c’è la questione rifiuti. La Provincia sta ora lavorando per risolvere finalmente il problema della gestione, delicatissima, dello smaltimento. Credo che il PdL non possa esimersi dall’intervenire e partecipare attivamente alla soluzione della delicata problematica. Una sorta di regia politica, insomma, che guidi gli amministratori provinciali e comunali verso le scelte più adeguate, nell’interesse dei cittadini. Credo che sia giusto dare anche l’adeguato rilievo al destino occupazionale dei lavoratori della Ponticelli che stanno vivendo momenti di forte apprensione».
Poco più di un mese fa le improvvise, clamorose dimissioni del ministro Claudio Scajola. Da allora, la presenza politica, ma anche fisica, dell’uomo più potente e influente della Riviera, è mancata. Un problema? Un danno? Come reagirà il PdL?
«Sicuramente il PdL, in provincia di Imperia e non solo, ha subito e poi accusato un grosso scossone. Superata la prima, comprensibile fase di disorientamento, ho visto una grande volontà di reazione da parte del partito, a tutti i livelli. Si può essere un partito coeso ma anche autonomamente maturo».
E il futuro di Saso, nel PdL, quale sarà?
«Per quel che mi riguarda, dopo essere uscito più che soddisfatto dall’esito delle ultime elezioni regionali, ho potuto aggregare intorno a me e alle mie idee un gruppo di persone capaci e con le migliori intenzioni di dare un significativo contributo al futuro del PdL che, credo, necessiti comunque di nuove energie».

Da www.ilSecoloxix.it  del 05 Giugno 2010