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martedì 24 gennaio 2023

sabato 25 settembre 2010

I commenti a caldo al videomessaggio di Fini, di La Russa (PdL) e Letta (Pd), del 25 settembre 2010



Per ascoltare, in maniera ottimale, questa registrazione parziale del telegiornale di RaiDue, sospendere prima il servizio di Sky News 24 premendo il relativo bottoncino nero sotto lo schermo, nella colonna di destra in basso.








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domenica 5 settembre 2010

FINI: CAPEZZONE, SOLTANTO INSULTI E ANTIBERLUSCONISMO



Il portavoce del PDL, Daniele Capezzone
 
Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone boccia 
l'intervento di Fini a Mirabello: 

soltanto insulti e antiberlusconismo.   


'Il discorso di Gianfranco Fini', si legge in una nota, 'e' deludente. 

Nessuna spiegazione convincente sulle vicende che lo riguardano; antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace. 

Con queste provocazioni', aggiunge Capezzone, 'non si va lontano. 

Gli italiani potranno presto vedere se, dopo queste pessime parole, i parlamentari vicini a Fini avranno la lealta' di rispettare il mandato ricevuto dagli elettori, e se voteranno o no i provvedimenti del Governo.  

Ma questi attacchi costanti contro Pdl, Governo e maggioranza', conclude il portavoce del Pdl, 'non promettono nulla di buono, e confermano la deriva dei mesi passati'.

(ndr AlassioFutura:  
non ci sorprende che l'On. Gianfranco Fini non abbia neppure minimamente toccato l'argomento relativo alla vicenda che lo vede coinvolto nell'allienazione dell'appartamento di Montecarlo ricevuto in eredità dal Partito di Alleanza Nazionale da una pasionaria della destra italiana.
Sarebbe stato più opportuno, prima di tutta la serie di elucubrazioni e giudizi sullo stato della  politica italiana e del partito PDL in particolare, avesse chiarito la vicenda, cosa che, a quanto si potrebbe percepire, gli risulterebbe materia ostica.)

Da www.laRepubblica.it  del  05 Settembre 2010 

giovedì 12 agosto 2010

Mariani: "Perché dissi no al bilancio di An"



La coppia:  Elisabetta Tulliani - Gianfranco Fini (ndr: AlassioFutura)

L'ex amico: «I panni sporchi si lavano in famiglia, 
ma se i pm mi chiamano dirò quello che so»

ROMA
 
Sedici minuti e diciassette secondi di tensione emotiva quasi insopportabile che accomunò in un salone d’albergo Gianfranco Fini e i suoi colonnelli. Era il 28 luglio di tre anni fa e davanti allo stato maggiore di Alleanza nazionale, Sergio Mariani spiegò il suo voto contrario al bilancio di An con argomenti molto espliciti («L’oggetto concordato per alcune fatture è falso») e concluse il suo discorso con una richiesta spiazzante: «Chiedo alla Assemblea nazionale di An di deferirmi al Collegio dei Probiviri...». Come dire: se ho detto bugie, non vi resta che denunciarmi. Nel salone dell’hotel Parco dei Principi, tra i capicorrente, grande fu lo sconcerto. Fini sorrise, qualcun altro disse «non è possibile» e Mariani continuò: «E allora, a norma dello Statuto, devo chiedere di denunciarmi al segretario provinciale di Roma...». Non accadde nulla. Nessun dirigente di An denunciò Mariani e l’indomani nessun giornale diede conto del suo intervento.  

Ma quel discorso che sembrava destinato all’oblio, torna d’attualità. Soprattutto per un motivo: Sergio Mariani, sconosciuto al grande pubblico, è un personaggio nevralgico nella storia privata e pubblica della destra. Pochissimi, come lui, conoscono alcuni ex colonnelli di An, con i quali Mariani ha condiviso in gioventù “missioni” non sempre di stampo oxfordiano. Ma c’è qualcosa di più: Mariani è stato il primo marito di Daniela Di Sotto, la sanguigna militante che successivamente si innamorò di Gianfranco Fini e lo sposò. Il camerata Sergio reagì malissimo, sparandosi all’addome: allora, come oggi, Mariani era un duro, ma anche un uomo tutto d’un pezzo, per lui «onore e rispetto» restano valori assoluti. Uno spessore umano che ha impedito a quelli che avrebbero preferito rimuoverlo, di recidere i legami con lui. E infatti in privato Mariani continua a parlare senza ipocrisie con tutte le “parti”: il suo ex rivale Fini, ma anche la ex moglie di entrambi, Daniela.

E proprio loro due - Sergio e Daniela - più di 30 anni fa gli iniziatori di una lunga storia di amori e di voltafaccia, in questi giorni sono ricercatissimi dai giornali, affamati di gossip e di vetriolo. Ma i due si negano. Daniela, dopo la separazione da Fini, si è chiusa in un riserbo che i critici della sua verve romanesca non avrebbero mai immaginato. Ma a Mariani è naturale chiederlo: perché quel triplice “no” all’approvazione degli ultimi tre bilanci di An dal 2005 al 2007? Oltre alla casa di Montecarlo, ci sono forse altri beni dell’eredità Colleoni o del patrimonio missino, di cui hanno goduto in forme diversi altri dirigenti del partito? Mariani è un muro: «Non ho alcuna intenzione di fare dichiarazioni su questo argomento. Oggi, come allora, resto dell’idea che i panni sporchi si lavano in famiglia». Ma se fosse il magistrato che indaga su Montecarlo a chiederle le ragioni delle sue perplessità? «Se fosse l’autorità giudiziaria a interpellarmi, non potrei tirarmi indietro. Con spirito di verità».

Tra chi viene da An, nessuno mette in discussione la probità del garante degli ultimi bilanci, il senatore Franco Pontone, un gentiluomo napoletano d’altri tempi che non ha mai avuto l’autoblù, che si muove in treno e ripete spesso una frase: «L’unico patrimonio che lascerò a mia figlia è il mio onore». Una cosa è certa: gli ultimi bilanci di An sono stati approvati all’unanimità, la prova che nel partito di Fini c’è stata sempre una gestione collegiale delle questioni finanziarie, compresa quella che ha riguardato la casa di Montecarlo. E’ proprio questa collegialità che spiega la prudenza degli ex colonnelli? Italo Bocchino, capofila dei finiani, scuote la testa: «No, la gestione dei bilanci è sempre stata molto scrupolosa e rigida». 

Fabio Martini

Da www.laStampa.it  del 12 Agosto 2010

domenica 8 agosto 2010

Gianfranco Fini su Montecarlo: "Non ho nulla da nascondere"

 

 Gianfranco Fini durante la conferenza stampa per rispondere alle domande 

insistenti dei giornalisti sull' "affaire" Montecarlo

Il presidente della Camera risponde alle sollecitazioni dei giornali e in otto punti racconta la sua versione dei fatti. E ribadisce la fiducia nella magistratura.

"A differenza di altri non ho l'abitudine di strillare contro i magistrati comunisti"

Sollecitato da diversi quotidiani a dare una risposta sulla questione dell'appartamento di Montecarlo donato dalla contessa Colleoni ad Alleanza Nazionale e rivenduto per 300mila euro, Gianfranco Fini ha pubblicato oggi una nota in cui, in otto punti, racconta la sua versione dei fatti.

"In quasi trenta anni di impegno parlamentare - dice il presidente della Camera - non ho mai avuto problemi di sorta con la giustizia e non ho assolutamente niente da nascondere nè tantomeno da temere per la vicenda monegasca. Pertanto, chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità nella politica è meglio che si rassegni".

"Un'inchiesta della Magistratura - prosegue Fini - accerterà se sulla vicenda della casa a Montecarlo sono state commesse irregolarità o violazioni di legge. E' la ragione per cui mi sono fino ad oggi limitato ad affermare 'Ben vengano le indagini'. A differenza di altri non ho l'abitudine di strillare contro i magistrati comunisti...".

Gianfranco Fini prosegue nella nota sottolineando che "secondo molti la rilevanza che il caso ha assunto dovrebbe spingermi a chiarire rapidamente, senza attendere interrogatori e rogatorie internazionali, alcuni punti non facilmente comprensibili per l'opinione pubblica. Premesso che il caso è diventato tale per l'ossessiva campagna mediatica dei giornali berlusconiani, che fingono di ignorare che la vicenda non ha ad oggetto soldi o beni pubblici ma solo la gestione di una eredità a favore di A.N., sento comunque il dovere di fare chiarezza per ciò di cui sono a conoscenza". Il presidente della Camera Gianfranco Fini, con una lunga nota fa il punto sulla casa di An a Montecarlo.


"1) L'appartamento di Montecarlo (peraltro di modeste dimensioni) fu valutato, quando venne in possesso di A.N., circa quattrocentocinquanta milioni di lire e per tale valore fu regolarmente iscritto a bilancio. La stima fu fatta dalla societa' che amministra il condominio ed e' stata spontaneamente esibita agli inquirenti insieme con gli altri documenti richiesti.

2) Chi ebbe modo di visitare l'appartamento, l'On. Lamorte e la Sig.ra Marino, mia segretaria particolare, riferirono che esso era in condizioni fatiscenti, inabitabile senza cospicue spese di ristrutturazione.

3) Non corrisponde al vero che siano state avanzate a me o, per quel che mi risulta, all'amministratore Sen. Pontone o ad altri proposte formali di acquisto.

4) Nel 2008 il Sig. Giancarlo Tulliani mi disse che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una societa' era interessata ad acquistare l'appartamento, notoriamente abbandonato da anni.

5) Verificato dagli Uffici di A.N. che l'offerta di acquisto era superiore al valore stimato (trecentomila Euro a fronte di quattrocentocinquanta milioni di lire) e in ragione del fatto che il bene rappresentava unicamente un onere per A.N. (spese di condominio ed altro), autorizzai il Sen. Pontone alla vendita come accaduto altre volte in casi analoghi.

6) Solo per restare nell'ambito dell'eredità Colleoni, alcuni terreni a Monterotondo, un appartamento ad Ostia ed uno in Viale Somalia a Roma furono venduti in tempi diversi con le medesime modalita'. In nessuna occasione, a partire dalle assemblee nazionali convocate secondo statuto per l'approvazione dei bilanci, alcun dirigente di A.N. contesto' o sollevo' perplessita' sulle avvenute vendite essendo evidente che la "giusta battaglia" cui faceva riferimento il testamento consisteva nel rafforzamento del partito anche attraverso nuovi introiti finanziari e non certo attraverso l'utilizzo di terreni o appartamenti (specie se all'estero) non necessari all'attivita' politica.

7) La vendita dell'appartamento e' avvenuta il 15 ottobre 2008 dinanzi al Notaio Aureglia Caruso e sulla natura giudica della societa' acquirente e sui successivi trasferimenti non so assolutamente nulla.

8) Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l'appartamento". La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite" conclude il presidente della Camera.


Da www.tg24.Sky.it  del 08 Agosto 2010