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sabato 20 novembre 2021

Italia - Milano, Vittorio Feltri, addio Giuseppe Conte: "Si è tagliato gli attributi, torni a fare l'avvocato. Sempre che..."

Ho avuto la fortuna di non conoscere personalmente Giuseppe Conte. Però devo dire che il suo governo strampalato quando si è trattato di affrontare l'inizio misterioso della pandemia, ha fatto il possibile per contrastare il virus, allora un killer sconosciuto

 

lunedì 20 settembre 2021

Italia - Silvio Berlusconi e la perizia psichiatrica, "un rimbambito?". Vittorio Feltri: perché deve accettare la richiesta dei Pm

Comprendiamo l'irritazione di Silvio Berlusconi nell'apprendere che i magistrati, quelli che lo vogliono a processo (l'ennesimo), hanno chiesto di sottoporlo a perizia psichiatrica. La qualcosa, interpretata in senso malevolo, insinua che il più grande imprenditore italiano non abbia tutte le rotelle funzionanti. È normale che il Cavaliere si sia offeso a sangue e pretenda di rifiutare l'esame. Sul piano emotivo è difficile dargli torto. Tuttavia io al posto suo avrei accettato il confronto con gli strizzacervelli per una ragione semplice.

venerdì 26 novembre 2010

Il Giornale - Autisti privati di Fini pagati da An

 

La fuoriserie BMW 740, a spese di AN, del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini

Finirà all’asta la Bmw 740 da 100mila euro restituita dal leader Fli dopo l’inchiesta del Giornale

Lamorte tenta di giustificare l’acquisto: "Avrebbe risparmiato i soldi dell’auto blu"

Gamba (Pdl): "Difesa comica"

 

 Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Un po’ come l’Aston Martin Db5 guidata dallo 007 Sean Connery, passata di mano un mesetto fa per circa 3 milioni di euro. O come la Mercedes 770K che accompagnava Adolf Hitler nelle sue parate, finita nel garage di un miliardario russo per una somma anche maggiore. 
La Bmw 740, di proprietà di An, che fino a pochi giorni fa portava senza motivo a spasso Gianfranco Fini potrebbe finire all’asta. Venduta come un cimelio per collezionisti, l’originale «macchina del fango», anche se l’ammiraglia tedesca in questione, immatricolata a marzo del 2010, è quasi nuova e senza macchia. 
Quell’auto è stata comprata per quasi centomila euro con i soldi della cassa di An, partito il liquidazione, e messa a disposizione (come pure gli autisti) del presidente della Camera Gianfranco Fini. Che in quel che resta di An, va ricordato, non ricopre alcun ruolo, e dunque non aveva titolo per utilizzarla.
Sarà un caso, ma infatti l’auto è stata «restituita» solo quando il Giornale stava per rivelare lo scandalo, ed è ora nella disponibilità del comitato di gestione che, spiegava due giorni fa il finiano Donato Lamorte, «non ha mai avuto da ridire». 
Anche perché a presiedere l’organismo ristretto che appunto gestisce il patrimonio di An, fino a poche settimane fa, c’era proprio il senatore finiano Francesco Pontone. 
L’uomo che firmò la (s)vendita della casa di Montecarlo a luglio del 2008, e che otto mesi fa comprò la Bmw al grande capo, Fini. Non che ne avesse bisogno: la terza carica dello Stato ha già, ovviamente, la sua brava auto blu. Un dettaglio che disintegra l’obiezione di Lamorte, che al Corsera ha detto: «Fini usava la macchina del partito per risparmiare i soldi pubblici». 
Cioè, per il fedelissimo finiano, il «risparmio» si concretizzerebbe nel lasciare l’auto di Stato pagata dai cittadini in garage, inutilizzata, acquistando al suo posto una macchina da centomila euro - e stipendiando due autisti - con soldi di un partito che, in gran parte, provengono dal finanziamento pubblico, e dunque dai contribuenti.
Tornando all’asta, l’idea di recuperare i soldi spesi per la berlinona vendendola al miglior offerente la lancia il senatore Antonino Caruso, vicepresidente del comitato dei garanti di An. «Io ho in mente una cosa: sotto Natale vorrei mettere in vendita la Bmw fra gli ex iscritti di An.
Chi vuole avere l’onore di sedere dove ha seduto per otto mesi Gianfranco Fini si faccia avanti. Io, purtroppo - prosegue Caruso - non posso partecipare all’asta. Per dire, anche io ho una Bmw ma di classe notevolmente inferiore rispetto alla classe 700 acquistata a marzo scorso». 
Ma il vice di Lamorte contesta anche la polemica, sollevata da quest’ultimo, sui mancati introiti dagli immobili ex An occupati dalle sezioni del Pdl. «L’uscita di Lamorte io proprio non la capisco», spiega Caruso: «Si lamenta dei fitti quando è lui il diretto responsabile, è lui l’amministratore delle srl che amministrano i beni immobili del partito. Ma di cosa stiamo parlando?». 
Insomma, qualche dubbio sulla vicenda, anche all’interno del comitato dei garanti, sembra esserci. 
Di certo l’acquisto di quell’auto non era proprio di dominio pubblico, come conferma Roberto Petri, anche all’interno del comitato: «La Bmw è saltata fuori - racconta Petri - perché, verificando il conto economico, c’era questa uscita per due autovetture. 
Una è quella utilizzata, direi legittimamente, proprio da Lamorte. Così è stato posto l’interrogativo su chi fosse l’utilizzatore dell’altra automobile». 
Solo a quel punto, come noto, l’«utilizzatore» Fini decide di riconsegnare l’auto.
Toni simili da un altro componente del comitato garanti, Pierfrancesco Gamba, sempre in quota Pdl: «Soprassediamo sulla comica critica di Lamorte quanto agli immobili, visto che l’amministratore unico delle srl che li gestiscono è proprio lui. 
La storia dell’auto, invece, andava chiarita e, grazie al vostro interessamento, è stata chiarita anzitempo proprio con l’annuncio di Lamorte che di fronte al vostro scoop ha annunciato il rientro dell’auto». 
E ora? Per Gamba non ci sono alternative: «Il comitato di gestione, con il nuovo presidente, Franco Mugnai, non potrà fare altro che vendere l’auto». 
Dei finiani che occupano posti nel comitato garanti o in quello di gestione, non parla nessuno. Sente il bisogno di dire la sua il finiano Carmelo Briguglio, che definisce «piccola e volgare speculazioncina» la vicenda della Bmw. 
Ma quando deve giustificare il motivo della trafelata restituzione delle chiavi da parte del suo capo, l’ex rautiano arriva a sostenere che il presidente della Camera l’ha fatto «per evitare qualsiasi polemica». 
Già che c’è, per evitare altre polemiche, perché non dice al Capo se restituisce anche le chiavi di Montecarlo?

Da www.ilGiornale.it  del 25 Novembre 2010

lunedì 6 settembre 2010

Vittorio FELTRI : «Infami noi? Ci insulta e non risponde alle domande»


 


Vittorio Feltri fa spallucce: «Avevo previsto che Gianfranco Fini non avrebbe risposto a nulla e si sarebbe limitato a insultare. Nei giorni scorsi l’avevo anche scritto». 
Il direttore del Giornale sorseggia l’aperitivo dopo aver impostato il titolo del quotidiano di oggi, «Le infamie di Fini».   
Veramente il Presidente della Camera ha affermato d’essere stato insultato da Lei. 
Le risulta? «Mi viene davvero da ridere. Fini invoca per se il diritto al dissenso ma dimentica che deve concederlo anche agli altri. Invece di dare spiegazioni sulle precise contraddizioni documentate dalla nostra inchiesta - una serie di contestazioni precise e reiterate per quaranta giorni - reagisce attaccando: scusate ma l’infame è lui». 
Non vuole difendersi neppure dall’accusa di importunare le famiglie altrui? «Famiglie? Quali? Quella di Fini è un’azienda, la Fini & Tulliani
Guarda caso infatti l’appartamento di Montecarlo è a disposizione del fratello della sua compagna. 
La suocera, una che per tutta la vita aveva fatto la casalinga, detiene la maggioranza della società che, dopo sue pressioni, si è accaparrata il contratto Rai da un miliardo e mezzo.      
Saranno tutte combinazioni, non voglio essere maligno, ma più che una famiglia sembrano un clan. Eppure Fini non si sente in dovere di fornire spiegazioni». 
Ha detto di attendere che si pronuncino i magistrati, ieri voleva parlare della fine di un ciclo. 
E’ in disaccordo anche su questo? «Siamo alle comiche finali. Il Pdl non è finito il 28 luglio perché non è mai iniziato proprio per colpa sua che non ha consentito l'integrazione di An e Forza Italia. E’ incredibile che lamenti di non aver potuto dissentire, dimenticando d’averlo fatto per due anni prima di ieri sera. Peccato che il dissenso vada espresso nel partito e non dalla sedia più alta di Montecitorio o dalla piazza».
Non c’è proprio nulla che le sia piaciuto del discorso di Mirabello? «La prima parte, quella dell’analisi politica, poteva essere apprezzabile, era appassionata. Ma quando Fini è passato all’economia sono cominciate le comiche vere».

FRANCESCA PACI

ROMA



Da www.laStampa.it  del 06 Settembre 2010

domenica 8 agosto 2010

Più di 1.500 euro al mese per la «casa dello scandalo»


 I duellanti : Gianfranco Fini e Vittorio Feltri, 
nel mezzo la vicenda della casa di Montecarlo
(inserimento delle immagini e commento sopra sono discrezionali di Alassio Futura)  

La «casa dello scandalo» è un appartamento di 60-70 metri quadri con un piccolo balcone a Palais Milton, in Boulevard Princesse Charlotte 14 a Montecarlo. Ci abita Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, la compagna da cui il presidente della Camera Gianfranco Fini ha avuto due figlie. 

Il canone di locazione è ignoto ma, come ha fatto sapere il legale di Tulliani, Michele Giordano, è «più di 1.500 euro al mese», a cui si aggiungono le spese condominiali.
L'immobile fa parte dell'eredità lasciata ad Alleanza Nazionale da Anna Maria Colleoni, discendente del condottiero bergamasco che nel XV secolo fu il luogo tenente del conte di Carmagnola. Di schiette simpatie fasciste, la Colleoni fu sempre vicina al Movimento sociale italiano e poi ad Alleanza Nazionale, a cui nel '99 lasciò una ricca eredità perché servisse ad alimentare la «buona battaglia». Oltre all'appartamento monegasco finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani, facevano parte del lascito altri immobili a Roma e a Ostia e terreni a Monterotondo, in provincia di Roma, dove la nobildonna viveva.
L'appartamento è stato venduto nel 2008 alla Printemps Ltd, una società offshore con sede a Saint Lucia, un paradiso fiscale caraibico compreso nella lista grigia dell'Ocse come Paese a rischio riciclaggio. La società è controllata dalla Jaman Directors Ltd, un altro veicolo offshore con sede allo stesso indirizzo della Printemps. A metà ottobre dello stesso anno l'immobile passa alla Timara Ltd, che oggi riscuote l'affitto da Tulliani.
L'appartamento monegasco sale alla ribalta della polemica per l'inchiesta avviata dal Giornale di Feltri, che accusa fra l'altro l'allora Alleanza Nazionale di aver rifiutato offerte di vendita più ricche di quella della Printemps.   
Dall'inchiesta del quotidiano diretto da Vittorio Feltri sono nate anche delle denunce contro ignoti, presentate da alcuni esponenti della Destra che chiedono di invalidare il viaggio dell'immobile a bordo delle società offshore in quanto non coerente con la «buona causa» a cui l'aveva vincolato Anna Maria Colleoni.

Da www.ilSole24ore.it  del 08 Agosto 2010

giovedì 5 agosto 2010

POL - Da D'Alema a Fini, quanti politici "inciampati" sulla casa

Roma, 5 ago (Il Velino) - Dagli anni '90 fino ai nostri giorni è attorno alla casa - affittata o acquistata a prezzi stracciati, o venduta - che molti politici di primo piano sono inciampati. Di recente l'ex ministro Scajola si è dovuto dimettere sospettando di abitare in una casa, vista Colosseo, pagata in parte da altri a sua insaputa; ora anche il presidente della Camera Fini è al centro dell'attenzione degli organi di stampa per una casa a Montecarlo che era di proprietà di An, che sarebbe stata "svenduta" ad una società offshore, e in cui ora vive il cognato. All'inizio fu "affittopoli", scandalo degli anni '90 che nel 2007 si trasformò in "svendopoli". Decine di politici e sindacalisti di primo piano, quasi tutti di sinistra, che hanno potuto abitare in affitto a canoni irrisori, e poi acquistare a prezzi di assoluto favore immobili di prestigio dai principali enti previdenziali. Scandali che ancora 'bruciano'. Solo qualche mese fa, infatti, la reazione scomposta di Massimo D'Alema, durante una puntata di Ballarò, contro il vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti, che gli rimproverava di essere stato uno dei protagonisti di "affittopoli". Va ricordato che a differenza di altri D'Alema, a seguito delle polemiche, non attese la vendita dell'immobile in cui abitava in affitto e si trasferì in Prati, dove acquistò un appartamento di 7 camere, accessori, soffitta e terrazza. L'importo della transazione non fu dichiarato, ma D'Alema e la moglie Linda Giuva chiesero un mutuo ipotecario al Banco di Napoli di 250 milioni di vecchie lire. Secondo le regole della banca, ricorda Franco Bechis in un articolo di qualche tempo fa, il mutuo poteva arrivare all'80 per cento del valore della transazione. Il prezzo quindi potrebbe essere stato di 300 milioni di lire, non in linea - se la supposizione di Bechis era fondata - con i valori di mercato nel 1997.

Sulla casa è inciampato l'ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Secondo le indiscrezioni giornalistiche che lo hanno indotto a rassegnare le dimissioni, gran parte del valore effettivo della sua abitazione romana, con vista sul Colosseo, sarebbe stata pagata con assegni della "cricca" degli appalti per il G8. Tuttavia, secondo una stima del sistema Sevia-Cerved, che raccoglie i valori minimi e massimi ponderati di mercato e le relative variazioni dal 2001 in poi, il prezzo giusto nel 2004 per la casa di Scajola - che il diretto interessato sostiene di aver pagato poco più di 600mila euro, e che secondo le testimonianze raccolte dai pm perugini sarebbe costata invece oltre 1,7 milioni di euro - sarebbe stato di 930mila euro. Negli ultimi giorni il Giornale e Libero hanno pubblicato diversi articoli in cui sostengono che un appartamento a Montecarlo, ricevuto in eredità da An negli anni scorsi, e in cui oggi vive il cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, sarebbe stato venduto a società offshore con sede nei Caraibi per circa 300 mila euro (mentre oggi è stimato 3 milioni di euro) e a bilancio del partito risulterebbero solo 67 mila euro. Il presidente della Camera ha annunciato querela nei confronti del Giornale, ma del caso si stanno occupando anche gli altri quotidiani e la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta ipotizzando a carico di ignoti il reato di truffa aggravata. Un atto dovuto dopo la presentazione di una denuncia il 30 luglio da parte di due esponenti di La Destra. La proprietà della casa in cui il presidente Fini vive oggi con Elisabetta Tulliani è rivendicata da Luciano Gaucci, smentito dalla Tulliani. Decideranno i giudici.

Tra gli altri politici di primo piano ad aver concluso l'affare immobiliare della vita, Walter Veltroni (a Roma in zona Fiume; anno 2005; metri quadrati 190; vani 8,5; pagato 377.590,27 euro; valore di mercato 766.703 euro; sconto del 50,75 per cento), Franco Marini (a Roma in zona Parioli; anno 2007; metri quadrati 330; vani 14,5; pagato 1 milione di euro; valore di mercato 2.188.894 euro; sconto del 54,31 per cento), Luciano Violante (a Roma in zona Quirinale; anno 2003; vani 4,5; pagato 327.000 euro; valore di mercato 637.364 euro; sconto del 48,67 per cento), Nicola Mancino (a Roma in zona Navona; anno 2001; vani 10; pagato 516.740 euro; valore di mercato 787.171 euro; sconto del 34,35 per cento) e Rosy Bindi (a Roma in zona Piazza del Popolo; anno 2006; vani 4,5; pagato 300.000 euro; valore di mercato 739.810 euro; sconto del 59,44 per cento). Il palazzo a Roma, in zona Trieste, nel quale (fino al 1999) Pier Ferdinando Casini viveva in affitto con la prima moglie, Roberta Lubich, e le figlie è stato ceduto a fine 2005 da Generali. I 5 appartamenti che lo compongono sono stati poi girati all'ex moglie (due interni), alle due figlie (uno per ciascuna) e alla ex suocera del presidente dell'Udc. Per un totale di 30 vani catastali, pagati 1,8 milioni di euro a dispetto di una stima nel 2006 (fonte Agenzia del territorio) di 5100/6900 euro al metro quadrato. Grazie ai diritti d'autore di un suo romanzo, Veltroni nel 2008 ha acquistato un appartamento di 60 metri quadrati a Manhattan per la figlia Martina, a New York per studiare cinema.
 
Federico Punzi
Da www.ilVelino.it del  05 Agosto 2010

lunedì 2 agosto 2010

Montecarlo, Fini al Giornale: "Falsità" Ma Feltri: "Ride bene chi ride ultimo"

 Vittorio Feltri, direttore de "Il Giornale " di Milano

 Il Giornale rivela la proprietà dell'appartamento a Montecarlo

Il portavoce di Fini annuncia querele e smentisce ogni coinvolgimento. Poi attacca: "Feltri sta facendo una campagna diffamatoria nei confronti del presidente della Camera". Il direttore Feltri ribatte: "Quereli pure, ma ricordi che ride bene chi ride ultimo".

Roma - Dopo una settimana di silenzio, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, risponde al Giornale, Vittorio Feltri, replica: "Quereli pure. Ride bene chi ride ultimo". sull'appartamento a Montecarlo. Smentisce tutto e annuncia querele: "Fini non è titolare dell’appartamento, e non sono a lui riconducibili le società che hanno acquistato l’immobile. Del pari è falsa la notizia relativa alla cifra versata quale corrispettivo". Il portavoce Fabrizio alfano assicura, poi, che "sarà l’autorità giudiziaria ad acclarare la totale infondatezza di quanto divulgato e ad accertare la condotta diffamatoria".
Ma il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, replica: "Quereli pure. Ride bene chi ride ultimo". 

Fini contro Il Giornale: Alfano ha spiegato che "Fini ha conferito incarico all’avvocato Giulia Bongiorno di agire in sede legale contro Il Giornale e il suo direttore per aver pubblicato negli ultimi giorni una serie di notizie false e diffamatorie riguardo alla cessione da parte di Alleanza Nazionale di un immobile ubicato a Montecarlo". Alfano ha accusato il quotidiano diretto da Vittorio Feltri portare avanti "una campagna diffamatoria nei confronti del presidente Fini" attribuendogli la titolarità dell’appartamento in Montecarlo e indicando anche la cifra alla quale l’immobile sarebbe stato venduto. Di qui la decisione di seguire le vie legali. 

Da www.ilGiornale.it  del 02 Agosto 2010 

giovedì 7 gennaio 2010

BERLUSCONI AVVERTE: FINI VUOLE SPAZIO LASCI IL SUO INCARICO


Silvio Berlusconi, affiancato dal capo della scorta, passeggia per St Paul de Vence,
in Provenza, con il volto ormai privo di bende e cerotti


ROMA. Silvio Berlusconi perfettamente guarito si concede una gita in Provenza, da dove con un messaggio telefonico a una riunione di europarlamentari innesca il giallo della Befana: «Nel 2010 faremo le riforme e taglieremo le tasse». Così almeno è stata riferita la sua frase chiave.
Poco dopo però il portavoce di palazzo Chigi, Paolo Bonaiuti, ha smentito tutto: «Frasi mai pronunciate».

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ROMA. È tornato il grande freddo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Anzi temperature polari a sentire entrambi. Il Cavaliere in questi giorni nell’accogliere i suoi ospiti a villa San Martino sta usando parole tranchant nei confronti dell’ex leader di An. Con Storace e altri esponenti del Pdl è stato categorico: «Fini in campagna elettorale ha insistito tanto nel voler fare il presidente della Camera e l’ho accontentato. Ora, invece,vuole occuparsi del partito. Lo può anche fare, ma deve abbandonare qualsiasi ruolo istituzionale...». Nessuna richiesta di dimissioni, ma l’intenzione di chiedere all’inquilino di Montecitorio una scelta ben precisa: «Io – ha ripetuto Berlusconi due giorni fa – sono pronto anche ad affidargli il partito.Venga a bussare alla mia porta, ma deve però svestire i panni che ha indossato...».
Un modo per mettere Fini nell’angolo, dunque. «Ognuno – è il ragionamento del premier – deve svolgere il proprio ruolo. Berlusconi fa il presidente del Consiglio, i ministri fanno i ministri e quindi Fini sa cosa deve fare. Altrimenti cade in una chiara contraddizione...». Non c’è, quindi, spazio di trattativa tra i due. L’ex ministro degli Esteri da tempo pone delle questioni a suo dire ineludibili. Innanzitutto chiede un cambiamento nell’organigramma del partito. Non si fida più dei vari La Russa e Gasparri e vorrebbe sostituire il primo con Italo Bocchino. Poi insiste sulla necessità di avere voce in capitolo sulle decisioni che vengono prese in via dell’Umiltà. Ma anche su questo punto il Cavaliere ha fatto capire benissimo come la pensa: «Fini – ha spiegato ad Alfano e Ghedini nell’ultima riunione a Arcore – vuole sfidarmi in una prova di democrazia. Ma le scelte non le facciamo nè io nè lui. C’è un organismo che decide ed è l’ufficio di presidenza». Infine l’ultimo “problema”: VittorioFeltri. Il direttore del Giornale sostiene che «Berlusconi è feltrizzato » anche se il Cavaliere nega di avallare la linea del quotidiano di famiglia. La risposta del premier è sempre la stessa: «Feltri fa solo danni al centrodestra, ma vende copie...».
Risposta che a Fini non va affatto giù. Il presidente della Camera è convinto che dietro i reiterati attacchi del quotidiano ci sia lo zampino del presidente del Consiglio. Allora è già pronta la “contromossa”. In primis i suoi minacciano la costituzione di un gruppo parlamentare «formato da 50 deputati e 30 senatori ». Ma è sulla giustizia che Fini carica l’arma. Forte del fatto che «legittimo impedimento e processo breve non figurano certo nel programma elettorale». Gli ex An vicini all’inquilino di Montecitorio nei prossimi giorni chiederanno al Pdl di pronunciarsi apertamente, proprio tramite il direttivo del partito, contro il direttore del Giornale.
«Serve un atto politico, mi aspetto una risposta da Berlusconi altrimenti valuteremo le conseguenze», ha spiegato Fini ai suoi collaboratori. Il patto con Berlusconi, questo il suo ragionamento, è stato stipulato a casa Letta e prevedeva cose ben diverse. «Berlusconi – è lo sfogo del presidente della Camera – non ha certamente carta bianca su tutto, non è che si può ingoiare il partito e pretendere che io mi stia zitto...». La tensione tra palazzo Chigi e Montecitorio è destinata ad aumentare anche perché non c’è traccia di un incontro tra i due duellanti. Il premier ha altro in testa. Innanzitutto le riforme: quella della giustizia innanzitutto. Ed è per questo che ha spiegato di fare il “tifo” per Bersani. «Non attacchiamolo, per il segretario del Pd le Regionali sono la prova del nove», ha spiegato. «Presidente – gli ha fatto notare Alfano , in realtà mi sa che questo è il nono leader della sinistra che fa fuori...». «Mi sa proprio di sì...”, è stata la risposta del Cavaliere.

GIOVANNI PALOMBO

Da www.ilSecoloxix.it  del 07 Gennaio 2010