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venerdì 9 dicembre 2022

Italia - Liguiria, Sarzana, dodicenne muore nel sonno nel letto di casa: il dramma di una famiglia ligure

Il padre era andato a svegliarlo, come tutte le mattine, per fare colazione. Ma dal letto dove dormiva suo figlio, un ragazzino di 12 anni, nessuna risposta 

mercoledì 23 dicembre 2020

domenica 5 giugno 2011

Alassio - Maltempo: tromba d'aria nel savonese, onde 'cancellano' la spiaggia

Fulmine su una vecchia abitazione, 

tamponamenti sull'Aurelia

 

(ANSA) - ALASSIO (SAVONA), 5 GIU - Una tromba d'aria e una violenta mareggiata si sono abbattute nella zona di Alassio, nel savonese. 
I marosi hanno cancellato buona parte dell'arenile e danneggiato le attrezzature di uno stabilimento balneare.
Un incidente si e' verificato a Punta Murena dove si sono tamponate alcune autovetture a causa della pioggia intensa che ha ridotto anche la visibilita'. 
Solo danni ai mezzi, ma nessun ferito. Raffiche di vento fortissime hanno abbattuto rami anche nell'immediato entroterra di Albenga per una tromba d'aria. 
Un fulmine ha centrato il tetto di una vecchia abitazione lungo la strada per Moglio, frazione di Alassio. 
(ANSA).

venerdì 7 gennaio 2011

Alassio - Furto in casa dell’assessore provinciale alla sicurezza Luca Villani

 
 
La notte scorsa dei ladri sono entrati nella casa dell’assessore provinciale alla sicurezza Luca Villani e hanno rubato dei costosi orologi che facevano parte della sua collezione privata dell’assessore provinciale alla sicurezza.
Il furto è avvenuto approfittando che nessuno fosse nell’appartamento, nei pressi dell’ospedale di Alassio, in cui l’assessore vive insieme al padre Giovanni, noto medico di Alassio.
Solo questa mattina dei parenti si sono accorti del colpo e hanno avvertito la polizia.
Non è il primo furto in zona: prima della casa dell’assessore, nel mirino dei ladri erano finiti altri alloggi in regione Parco San Rocco sempre ad Alassio, un alloggio in via Dalmazia ad Albenga e un altro ancora a Ceriale sulla strada Romana.

Da www.ilsecoloxix.it  del 07 Gennaio 2011

sabato 14 agosto 2010

Montecarlo, il progetto della cucina: tutti i documenti che smentiscono Fini

 

 

Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera dei Deputati

 

Ecco le fatture dei mobili acquistati dalla Tulliani: guarda i documenti. 

L'ordinazione dei mobili è dell'inizio del 2010. 

Il testimone: "Il presidente era al tavolo con lei e l'arredatore, lavoravano al progetto per quella casa".

Il mobilificio non ha curato il trasporto. Ma la compravendita c'è stata.

Ecco l'arredatore al centro di Roma.

Aderisci alla campagna "Fini dimettiti": aderisci

 

Tutto comincia con un nuovo annuncio di querela da parte di Gianfranco Fini. 
Dopo aver letto sul Giornale che l’anno scorso in almeno due occasioni aveva accompagnato Elisabetta Tulliani in un grande negozio di mobili, dove la sua compagna stava comprando l’arredamento per la casa di Montecarlo, il portavoce del presidente della Camera parla di «ennesima dimostrazione di un delirio diffamatorio», di «ricostruzioni fantasiose basate su improbabili racconti di personaggi che si celano dietro l’anonimato». 
A condire il tutto, appunto, l’annuncio di una querela che non guasta mai.
Peccato che la replica allo sfogo finiano da parte del Giornale non tardi ad arrivare: «In merito alla querela annunciata da Gianfranco Fini, la direzione del giornale conferma il contenuto dell’articolo pubblicato oggi (ieri, ndr): “Fini e signora comprarono i mobili della casa di Montecarlo” e annuncia che sull’edizione di domani (oggi, ndr) pubblicherà fatture, contratti e nome e cognome dei testimoni».
Detto, fatto. Quanto promesso lo trovate su queste pagine.
Testimoni non anonimi che raccontano quello che hanno visto, che ricordano cosa accadeva in quel negozio di mobili alle porte di Roma nell’arco dell’anno passato, dove Elisabetta Tulliani si vedeva spesso e Fini almeno due volte. 
Mica in segreto, alla luce del sole. Testimoni che ricordano come si cercasse uno spedizioniere che portasse «all’estero», oltre ai mobili, anche materiali per ristrutturazioni. 
E poi fatture e progetti relativi a uno degli ambienti arredati, che portano la data dell’inizio di quest’anno.
In coincidenza temporale con quanto affermato da chi si occupò dei lavori di ristrutturazione dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, 14, nel Principato di Monaco. 
Ossia Stefano Garzelli della Tecab, che a questo quotidiano aveva già raccontato lo scorso 30 luglio di «un legame» tra Giancarlo Tulliani e la società off-shore Timara Limited, proprietaria della casa, poiché il «cognato» di Fini avrebbe seguito personalmente i lavori, che sarebbero cominciati nel 2009 e finiti «sei-otto mesi dopo», ossia «qualche mese fa, parliamo di quest’anno».
Più che «ricostruzioni fantasiose», insomma, ristrutturazioni reali.
Tanto che anche la «rettifica» inviata dal centro arredamenti nel pomeriggio non ha proprio l’aria della secca smentita. «La società Castellucci Maria Teresa, con esercizio in Roma via Aurelia Km 13,400, in relazione alle notizie di stampa apparse su alcuni quotidiani precisa di non aver mai effettuato trasporto o montaggio di mobili acquistati presso il proprio esercizio da Roma a Montecarlo, nell’interesse di Elisabetta Tulliani o suoi familiari o dell’onorevole Fini». 
Una precisazione che il Giornale aveva già anticipato ieri, raccontando sia la «risposta standard» del negozio («la nostra azienda non ha fatto consegne o spedizioni per conto di Fini a Montecarlo») che l’«interpretazione» da parte del testimone: «A quel punto l’azienda cominciò a mettersi in moto per trovare uno spedizioniere disposto a curare un trasporto, delicato e riservato, a Montecarlo». Perché, come detto, non c’erano solo mobili e cucina da spedire oltreconfine, ma anche appunto alcuni materiali per la ristrutturazione.
Tanto da consigliare l’uso di un trasportatore con mezzi più adeguati. E lo sfogo del titolare del negozio non cambia il senso di una virgola: «Un conto è sostenere che il presidente Fini, o i suoi famigliari, sono stati in passato nostri clienti, un altro è dire che per loro conto abbiamo portato dei mobili a Montecarlo, cosa che non è assolutamente vera». 
Quel che conta è se il passato era remoto o prossimo. E dove, adesso, si trovano quei mobili. 

Da www.ilGiornale.it  del 14 Agosto 2010

giovedì 5 agosto 2010

POL - Da D'Alema a Fini, quanti politici "inciampati" sulla casa

Roma, 5 ago (Il Velino) - Dagli anni '90 fino ai nostri giorni è attorno alla casa - affittata o acquistata a prezzi stracciati, o venduta - che molti politici di primo piano sono inciampati. Di recente l'ex ministro Scajola si è dovuto dimettere sospettando di abitare in una casa, vista Colosseo, pagata in parte da altri a sua insaputa; ora anche il presidente della Camera Fini è al centro dell'attenzione degli organi di stampa per una casa a Montecarlo che era di proprietà di An, che sarebbe stata "svenduta" ad una società offshore, e in cui ora vive il cognato. All'inizio fu "affittopoli", scandalo degli anni '90 che nel 2007 si trasformò in "svendopoli". Decine di politici e sindacalisti di primo piano, quasi tutti di sinistra, che hanno potuto abitare in affitto a canoni irrisori, e poi acquistare a prezzi di assoluto favore immobili di prestigio dai principali enti previdenziali. Scandali che ancora 'bruciano'. Solo qualche mese fa, infatti, la reazione scomposta di Massimo D'Alema, durante una puntata di Ballarò, contro il vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti, che gli rimproverava di essere stato uno dei protagonisti di "affittopoli". Va ricordato che a differenza di altri D'Alema, a seguito delle polemiche, non attese la vendita dell'immobile in cui abitava in affitto e si trasferì in Prati, dove acquistò un appartamento di 7 camere, accessori, soffitta e terrazza. L'importo della transazione non fu dichiarato, ma D'Alema e la moglie Linda Giuva chiesero un mutuo ipotecario al Banco di Napoli di 250 milioni di vecchie lire. Secondo le regole della banca, ricorda Franco Bechis in un articolo di qualche tempo fa, il mutuo poteva arrivare all'80 per cento del valore della transazione. Il prezzo quindi potrebbe essere stato di 300 milioni di lire, non in linea - se la supposizione di Bechis era fondata - con i valori di mercato nel 1997.

Sulla casa è inciampato l'ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Secondo le indiscrezioni giornalistiche che lo hanno indotto a rassegnare le dimissioni, gran parte del valore effettivo della sua abitazione romana, con vista sul Colosseo, sarebbe stata pagata con assegni della "cricca" degli appalti per il G8. Tuttavia, secondo una stima del sistema Sevia-Cerved, che raccoglie i valori minimi e massimi ponderati di mercato e le relative variazioni dal 2001 in poi, il prezzo giusto nel 2004 per la casa di Scajola - che il diretto interessato sostiene di aver pagato poco più di 600mila euro, e che secondo le testimonianze raccolte dai pm perugini sarebbe costata invece oltre 1,7 milioni di euro - sarebbe stato di 930mila euro. Negli ultimi giorni il Giornale e Libero hanno pubblicato diversi articoli in cui sostengono che un appartamento a Montecarlo, ricevuto in eredità da An negli anni scorsi, e in cui oggi vive il cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, sarebbe stato venduto a società offshore con sede nei Caraibi per circa 300 mila euro (mentre oggi è stimato 3 milioni di euro) e a bilancio del partito risulterebbero solo 67 mila euro. Il presidente della Camera ha annunciato querela nei confronti del Giornale, ma del caso si stanno occupando anche gli altri quotidiani e la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta ipotizzando a carico di ignoti il reato di truffa aggravata. Un atto dovuto dopo la presentazione di una denuncia il 30 luglio da parte di due esponenti di La Destra. La proprietà della casa in cui il presidente Fini vive oggi con Elisabetta Tulliani è rivendicata da Luciano Gaucci, smentito dalla Tulliani. Decideranno i giudici.

Tra gli altri politici di primo piano ad aver concluso l'affare immobiliare della vita, Walter Veltroni (a Roma in zona Fiume; anno 2005; metri quadrati 190; vani 8,5; pagato 377.590,27 euro; valore di mercato 766.703 euro; sconto del 50,75 per cento), Franco Marini (a Roma in zona Parioli; anno 2007; metri quadrati 330; vani 14,5; pagato 1 milione di euro; valore di mercato 2.188.894 euro; sconto del 54,31 per cento), Luciano Violante (a Roma in zona Quirinale; anno 2003; vani 4,5; pagato 327.000 euro; valore di mercato 637.364 euro; sconto del 48,67 per cento), Nicola Mancino (a Roma in zona Navona; anno 2001; vani 10; pagato 516.740 euro; valore di mercato 787.171 euro; sconto del 34,35 per cento) e Rosy Bindi (a Roma in zona Piazza del Popolo; anno 2006; vani 4,5; pagato 300.000 euro; valore di mercato 739.810 euro; sconto del 59,44 per cento). Il palazzo a Roma, in zona Trieste, nel quale (fino al 1999) Pier Ferdinando Casini viveva in affitto con la prima moglie, Roberta Lubich, e le figlie è stato ceduto a fine 2005 da Generali. I 5 appartamenti che lo compongono sono stati poi girati all'ex moglie (due interni), alle due figlie (uno per ciascuna) e alla ex suocera del presidente dell'Udc. Per un totale di 30 vani catastali, pagati 1,8 milioni di euro a dispetto di una stima nel 2006 (fonte Agenzia del territorio) di 5100/6900 euro al metro quadrato. Grazie ai diritti d'autore di un suo romanzo, Veltroni nel 2008 ha acquistato un appartamento di 60 metri quadrati a Manhattan per la figlia Martina, a New York per studiare cinema.
 
Federico Punzi
Da www.ilVelino.it del  05 Agosto 2010