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lunedì 29 gennaio 2024
venerdì 30 dicembre 2011
Regione Liguria - Intervento in Consiglio Regionale del 21/12/2011 del Cons. Reg. Marco Melgrati... in grassetto la parte sull'ospedale di Alassio
Marco Melgrati consigliere interviene nuovamente in Consiglio Regionale
sul futuro degli Ospedali del ponente ligure
MELGRATI: Signor Presidente, signori Consiglieri, io
non essendo un tuttologo e non facendo parte della Commissione
Bilancio, devo dire che conosco i bilanci perché ho imparato a
conoscerli nella mia carriera amministrativa, da Assessore prima, da
Sindaco dopo, da Consigliere provinciale, e devo dire che avevo chiesto
di fare da relatore per questo provvedimento di legge perché dalla
Commissione, della quale ho l’onore di essere Vicepresidente, cioè la VI
Commissione, è stata espunta – come direbbe il Presidente Donzella –
una legge per essere trasformata in un collegato a questa finanziaria. E
quindi mi sembrava opportuno intervenire come relatore perché sarei
intervenuto come relatore sull’altro punto. Avevo anche preparato una
breve relazione.
Ma dopo gli interventi dell’assessore Rossetti
prima, che peraltro ho trovato poco tecnico e molto politico, e del
Presidente Burlando, intervento assolutamente politico anche questo, era
una relazione sul bilancio, io non ho sentito fare un numero qua
dentro, non si è sentito parlare di numeri. Si è sentito parlare di
concetti, che sono magari interessanti, ma sul bilancio ci si confronta
sui numeri.
Pertanto, ho ritenuto opportuno intervenire con una
relazione di tipo politico anch’io, poi entrando in quello che è il
meccanismo della relazione che intendevo apportare appunto a quella
parte che è la cartolarizzazione, di cui abbiamo trattato in particolare
in Commissione. Ho pensato di scriverlo, perché poi mi perdo e magari
non sto nel tempo. Io spero di farlo in meno dei sessanta minuti
concessi e credo che, avendolo scritto e leggendolo, cercherò di
rimanere molto al di sotto di questo limite.
L’Assessore nella sua
relazione è partito da un dato di fatto: i 150 milioni di disavanzo
della sanità. In campagna elettorale più di un anno e mezzo fa avevate
sbandierato il pareggio di bilancio della sanità. Il raggiungimento del
livello zero del Piano di rientro che fine ha fatto? O, come dico
sempre, avete taroccato i bilanci, o è successo qualcosa, e non si
spiega questo qualcosa.
Anche perché in quest’aula abbiamo sentito recentemente affermare da un autorevole membro di maggioranza una verità, e cioè che il Governo Berlusconi negli ultimi due anni non ha stanziato un euro di meno per la sanità in Liguria.
Questa bocca della verità della maggioranza ha provocato il panico
nella maggioranza stessa, anche perché la verità fa male. E poi si è
corsi a dire che invece diceva delle stupidaggini, che non era vero.
Però non credo che sia così. Credo che invece quello che ha detto il
Consigliere sia la verità.
E allora questo buco di bilancio è da
addebitare solamente alla vostra incapacità gestionale, alla incapacità
di gestire la sanità in maniera economica, evitando gli sprechi, sprechi
di cui avremo una dotta disquisizione da parte del mio Collega di
Gruppo – posso dire così? – Matteo Rosso, che sono sicuro vi intratterrà
per un’ora e forse più sugli sprechi della sanità in Liguria e non solo
della sanità.
E’ di ieri una nostra interrogazione, un comunicato
stampa sull’ennesimo spreco che abbiamo trovato nelle pieghe del
bilancio, nelle pieghe della Giunta e che continuiamo a vedere.
E allora degli sprechi appunto ne parlerà bene Matteo Rosso, quelli che noi vi segnaliamo puntualmente, i doppioni, i reparti inutili, il proliferare di nuovi primariati, specialmente a ridosso delle elezioni, in maniera clientelare, l’eccessivo uso della creazione e del mantenimento di strutture complesse, specialmente quelle non strettamente connesse con la medicina, cioè quelle amministrative, che in termini di personale rappresentano il 60 per cento dei numeri in tutta la sanità in Liguria.
Abbiamo
ascoltato l’assessore Rossetti parlare dell’IMU con un atteggiamento
succube e prono, quasi servile nei confronti di questo Governo tecnico.
L’Assessore ha detto che questa tassa era prevista dal Governo
Berlusconi col federalismo fiscale.
Noi siamo convinti – e lo
sareste anche voi se foste in buona fede, ma non lo siete – che quella
prevista dal Governo Berlusconi era altra cosa, era comunque
un’opportunità, non un obbligo, al servizio dei Sindaci, delle Autonomie
locali, che avrebbero potuto scegliere se applicarla e a quale prezzo e
per quale motivazione.
Questa è la differenza tra l’imposizione
centralista, che deriva da questa tassa fatta in questa manovra, e il
federalismo fiscale, che era invece l’IMU (hanno scelto lo stesso nome)
della manovra prevista dal Governo Berlusconi. E le stesse cose che vi
dico io le ho sentite ieri al TG2, non Tele Kabul. Le ho sentite su un
TG nazionale da autorevoli membri della passata maggioranza.
Nella
relazione dell’Assessore abbiamo ascoltato in maniera velata, quasi
soft, accennare ad una contrazione di risorse verso tutti gli
Assessorati.
Andando ad esaminare i capitoli di spesa, si evince che la contrazione maggiore risulta verso due Assessorati in particolare: Sport
e Turismo e Cultura. E viene spontaneo chiedersi: ma dove viviamo?
Forse in Basilicata? O viviamo in una Regione come la Liguria, a forte
vocazione turistica? Noi viviamo in Liguria, vivaddio! E quanto spediamo per il turismo? Poco o nulla. Quanto
spendiamo per promuovere all’estero la Regione turistica ligure? Poco o
nulla. Quanto spendiamo per la riqualificazione delle strutture
turistico-alberghiere in Liguria? Poco o nulla.
Poi ci
lamentiamo se andiamo in Trentino e vediamo che tutti gli alberghi sono a
quattro stelle, che tutti gli alberghi hanno la Spa, che tutti gli
alberghi hanno delle camere con arredamenti di grandissima qualità e da
noi no. Ci lamentiamo ma spendiamo poco o nulla. E questo non è una
critica a questa Giunta in particolare, è una critica che avevo fatto da
Sindaco anche alla Giunta di Centro-destra precedente, ma nel frattempo
sono passati sette anni e la situazione è peggiorata, quindi gli
interventi avrebbero dovuto essere promossi e facilitati. E per la
cultura, che è essa stessa occasione di turismo, ancorché di nicchia,
quanto spendiamo? Poco o nulla.
E allora avevamo ragione noi
quando presentammo una legge per la riduzione del numero degli Assessori
esterni da 6 a 2, primo firmatario Luigi Morgillo, che lo ha ricordato
nel suo intervento molto bene.
Noi non chiedevamo, come richiesto
da ben cinque Gruppi consiliari di maggioranza – non di minoranza, di
maggioranza, lo abbiamo letto sui giornali – l’azzeramento degli
Assessori esterni. Noi non lo abbiamo chiesto. Noi abbiamo chiesto una
riduzione da 6 a 2, contando sul fatto anche che il Presidente Burlando
ha utilizzato al massimo il numero degli Assessori previsti nel
Regolamento della Regione, cioè 12: 6 interni e 6 esterni.
Non lo
abbiamo chiesto noi questo azzeramento, lo hanno chiesto cinque Gruppi
di maggioranza. E questo azzeramento degli Assessori esterni e la
cancellazione di due Assessorati inutili, appunto quelli che citavo
prima, inutili perché? Perché, Assessore, li ha definiti Lei
inutili, con la pressoché nulla attribuzione di risorse appunto per
l’Assessorato allo Sport e a quello di Turismo e Cultura.
Non ne faccio un fatto personale con il mio amico Berlangieri, ma il suo effetto in questa Regione è pari a zero, come
sono pari a zero l’effetto e i risultati dell’Assessore allo Sport.
Quindi togliamoli questi Assessorati, non è che dobbiamo eliminarli, li
accorpiamo con altri Assessorati e diamo più importanza ad altri
Assessorati, magari.
Non chiediamo la cancellazione
dell’Assessorato all’Ambiente, che riteniamo fondamentale e importante,
come ricordato anche prima dall’amico Morgillo, ma che per voi (e non
per noi) è diventato un fatto politico: l’attacco che è stato fatto da
questa maggioranza all’Assessorato all’Ambiente nella persona
dell’Assessore all’Ambiente, è un fatto grave politico vostro, non
nostro. Questo è grave.
Noi non siamo come il consigliere Capurro,
che prima ho citato in maniera velata, che oggi cito invece in maniera
esplicita, che prima getta il sasso e poi nasconde la mano e ora cerca
terza via all’accomodamento per paura di perdere la poltrona, dopo lo
sfogo del Presidente Burlando, che si è finalmente accolto che la
maggioranza arlecchino, eterogenea uscita dal patto scellerato delle
elezioni, il famoso “Progetto Liguria” di cui vi vantate tanto, da
esportare in tutta Italia, col diavolo e l’acqua santa. L’UDC con la teoria dei due forni, che poi era quella dei due posti in Liguria,
lo sappiamo bene: uno da Assessore e uno da Presidente del Consiglio.
Non me ne voglia il Presidente, che per fortuna non c’è, c’è il
Vicepresidente a presiedere, quindi leggerà il mio intervento
successivamente, ma glielo avevo già detto ad inizio Legislatura: e
l’ultra sinistra radicale di Rifondazione Comunista e Sinistra, Ecologia
e Libertà.
Di fatto questa alleanza non sta in piedi su troppi temi, siano
la creazione di nuovi ospedali, e abbiamo visto le due facce un po’
lombrosiane, se mi permette, dei due Consiglieri sui manifesti contro
l’ospedale Galliera. Sia il Piano Casa, dove abbiamo visto delle
lacerazioni insanabili. Sia sulla caccia, e ancora ieri abbiamo
assistito a un dietro-front incredibile in questo Consiglio regionale.
La
legge del turismo, che stiamo ancora aspettando. L’assessore
Berlangieri prima delle elezioni, in un confronto con gli albergatori
della Provincia di Savona, ha detto: se vinciamo noi, in cento giorni
cambieremo la legge Ruggeri; parlo a nome del Presidente Burlando. Tanto
in campagna elettorale si può dire qualunque stupidaggine.
Oggi
sono passati più di cento giorni, ma questa legge Ruggeri rimane e non è
stata cambiata e l’Assessore – che non era ancora Assessore, era
candidato – ha detto: se in cento giorni (glielo ricordo, glielo
ricorderò sempre) non approviamo la modifica a questa legge io vengo qua
e voi mi sputerete in faccia. Gliel’ho detto, Assessore, ci sono le
registrazioni, sono pronti con la saliva gli albergatori della Provincia
di Savona, se lo ricordi!
Perché stiamo aspettando
questa legge? Perché è un’altra cosa su cui non riusciamo a metterci
d’accordo, non riuscite a mettervi d’accordo sulla modifica della
famigerata legge Ruggeri, uno dei più grossi fallimenti della passata
Amministrazione Burlando, smentita da sentenze al TAR che rischiano di
ripetersi come chicchi d’uva in grandi grappoli, facendo cadere il
castello di carta artificiosamente costruito da questa legge.
La legge sugli ampliamenti, un’altra cosa sulla quale non riuscite a trovare come maggioranza – perché
siete troppo diversi – una quadra: è arrivata in Commissione e ora è
nell’oblio, forse da quando i Gruppi di Sinistra hanno scoperto e
compreso che era previsto un aumento del 20 per cento
indiscriminato delle superfici per immobili commerciali,
turistico-ricettivi, artigianali e industriali, senza limite superiore,
come invece avete trovato il sistema di imporre per il Piano Casa. E anche questa con un grave ritardo, soprattutto per quello che riguarda le strutture turistico-ricettive, che
sono l’industria che regge questa Regione, qualcuno se lo dimentica,
qualcuno se lo dimentica troppo spesso. La norma illegittima approvata
dalla Giunta sulla salvaguardia, che vuol dire blocco di tutte le
pratiche edilizie in zone esondate, ancorché non in zona rossa di Piano
di Bacino, che di fatto blocca la ricostruzione e la ristrutturazione di
immobili in zone, appunto, esondate.
Immaginatevi chi, colpito da
alluvione, dovesse presentare una DIA per ricostruire, a quali pastoie
burocratiche andrebbe incontro.
Nonostante questo, il Presidente
Burlando ci viene a dire che il Magra e le Cinque Terre non c’entrano
con la cementificazione. Vivaddio, finalmente qualcuno dice una parola
di verità, onestà intellettuale. Ma state attenti, perché a gridare
sempre e comunque “al lupo, al lupo”, poi qualcuno il lupo potrebbe
farlo arrivare, perché non potete sempre gridare alla cementificazione
qualunque cosa succeda.
Il Fereggiano. Il Fereggiano, che è esondato, ha creato dei lutti. Non dimentichiamoci che abbiamo chiesto le dimissioni di Burlando e della Vincenzi
dopo l’alluvione per le responsabilità oggettive della politica che ha
gestito questi territori e Genova in particolare, e non solo negli
ultimi anni; Genova è stata gestita dalla Sinistra sempre, voglio dire.
Ricordiamo ancora una volta, come abbiamo ricordato nel Consiglio
monotematico, che comunque il Presidente Burlando è il Commissario del
Fereggiano, e questo ecomostro sopra la tombinatura che adesso si vuole e
si deve demolire, perché non si è pensato di demolirlo prima? Forse si
sarebbe risparmiata qualche vittima. Noi non lo sappiamo, ma il sospetto
è forte, perché se si doveva demolire, se si deve demolire oggi si
doveva demolire anche prima, e qualcuno ha la responsabilità di questo. E
le aziende alluvionate non hanno ricevuto che spiccioli. Perché non si
cerca di erogare questi fondi? Si dice sempre che aspettiamo dal
Governo. Ma quelli che ci sono in cassa eroghiamoli, quella della
Regione eroghiamoli. A Varazze li stanno aspettando dall’anno scorso i fondi della Regione.
Il Presidente Burlando precisa che, se si fossero affrontati per tempo i
problemi – ovviamente riferendosi al Governo Berlusconi – si sarebbe
vista questa realtà magari prima. Si assuma però le sue colpe,
Presidente. Dove era Lei cinque anni fa? Dove era tre anni fa? Dove era
due anni fa? Come ha fatto il bilancio della sanità da pareggio alle
elezioni un anno e mezzo fa, andare a 150 e forse oltre, si parla di 180
milioni di euro di buco, che ci obbliga oggi a vendere i gioielli di
famiglia.
Quando il Governo Berlusconi aumentò l’Iva di un punto siete insorti, la Sinistra è insorta al grido “dimissioni!”,
una delle poche parole del vocabolario italiano che Bersani conosce,
forse l’unica. Adesso non conosce neanche più quella. Bersani oggi è
orfano del Presidente Berlusconi, capace solo di gridare questa parola
“dimissioni”, come sono orfani i vostri “agenti”, i Travaglio, i
Santoro, i Floris. Oggi questo Governo porta l’Iva al 23 per cento e si
tace, “tutto va bene, madama la marchesa”. Ma se lo avesse fatto
Berlusconi? Dove saremmo oggi? Dove sareste voi? Sareste in piazza a
manifestare.
Oggi, invece, si manifesta sommessamente per un’idea
non ancora e forse mai applicata: l’abolizione del famigerato articolo
18. Cioè sul nulla, si manifesta su un’ipotesi per nascondere la realtà,
e cioè che bisognerebbe manifestare su questa manovra che questo
Governo ha portato avanti con la vostra connivenza, con la connivenza
della Sinistra.
Con Berlusconi, tanto vituperato, lo
spread era altissimo, si diceva che la colpa dello spread era di
Berlusconi; le Borse erano in picchiata. Con Monti, professore della
Bocconi, Preside, con un grandissimo carisma nel mondo, in Europa, non è
cambiato niente: lo spread è altissimo, le Borse sono in picchiata,
oggi c’è stata una ripresina, anche ieri, ma di solito facciamo dei
bagni di sangue con le Borse, bruciamo milioni e milioni di finanza
virtuale, che poi si riflette però nelle borse di chi ha investito.
E
allora? Il PD appoggia questo Governo. Voi mi direte: anche il PDL.
Avete ragione. Premesso che da parte mia, e non solo da parte mia,
perché ho promosso, insieme al mio amico Rosso e all’amico Gianni
Plinio, un convegno che dava voce a quello che è il comune sentire della
gente: la gente – non so se si può dire, Presidente – è incazzata per questa manovra. L’ho detto, mi scusi, però ci stava.
Dicevo
che per parte mia, pur con la coerenza di rimanere e di stare in un
partito che ha dato delle direttive, ma non ho portato il cervello
all’ammasso, da parte mia dico che questa manovra, che questo Governo è
un esproprio della volontà popolare, un golpe delle banche, della
massoneria e di altri poteri forti. Questo non l’ho detto solo io, lo
dicono in tanti credo, però io lo dico qua ufficialmente, non ho paura
di dirlo.
La politica non può lasciare spazio alla tecnocrazia, sennò poi la politica perde, sennò
poi ti dicono che non servi a niente, e hanno ragione. Personalmente
sarei a chiedere le elezioni subito, però si possono chiedere in
primavera, perché ormai la manovra è stata fatta, il risanamento
dovrebbe funzionare, se nel breve ci dicono anche come fare, questi
tecnocrati bravi, che sono dei luminari, questa manovra qui l’avrei
fatta io con il mio commercialista, anzi, forse con mio figlio di undici
anni, perché a far pagare in più le tasse sono capaci tutti.
Siccome la manovra è stata fatta, adesso vogliamo vedere che cosa si inventano, cosa esce dal cilindro di questo mago del Governo per la ripresa, perché
qui non si è ancora visto niente, e allora in primavera si può andare
alle elezioni e ripristinare l’ordine democratico, cioè la delega che i
cittadini danno alla politica per fare quello che devono fare, cioè le
leggi, cioè la manovra, cioè governare questo Paese.
Noi
chiediamo coerenza politica, coerenza politica che voi non avete e non
potete avere, voi del Centro-sinistra, e sarete danneggiati nelle scelte
e dalle scelte di questo Governo più voi che noi, e in questo non sono
Cassandra, è una mia previsione: voi che avete voluto scacciare l’usurpatore, verrà il giorno che la gente dirà “a ridateci er puzzone”, parlando come il popolo romano si esprimeva.
Apprendiamo
dal Presidente con piacere dell’appuntamento di oggi, se non ho capito
male, per la firma dell’accordo sul Terzo Valico. Era ora, Presidente, e
solo a voi la responsabilità di averlo ritardato, sempre per i soliti
motivi falso ambientalisti e per correre dietro a tutti i Comitati, che
molte volte rappresentano solo loro stessi, cioè pochi invasati. Se non
ci fosse questo accordo sarebbe grave, altro che applaudire dai banchi
della maggioranza. E’ grave averlo portato fino ad oggi questo accordo,
c’è poco da applaudire, Colleghi di maggioranza. Stavo dicendo “compagni”, ma è una parola che non è nel mio DNA.
La Gronda è un altro elemento irrinunciabile: senza la Gronda e il
Terzo Valico e il raddoppio della Ferrovia di Ponente, Finale-Andora
ancora da finanziare e da mettere d’accordo i Comuni sui progetti, ve lo
ricordo, perché magari qualcuno dà tutto per scontato, non si va da
nessuna parte. La ferrovia è da completare, bisogna trovare i soldi.
Fateveli dare da questo Governo tecnico, visto che avete questa amicizia
e questa contiguità con questo Governo tecnico.
Concordiamo con
Burlando sulla difesa dei lavori dei grandi cantieri, senza subire
condizionamenti di possibili infiltrazioni camorristiche, mafiose o
malavitose; bene la centrale degli appalti; bene una maggiore attenzione
della Magistratura a questi fenomeni. Ma senza pregiudizi, falsi
allarmismi e cacce alle streghe. E l’abbiamo vista, soprattutto
nell’estremo ponente della Provincia di Imperia, questa caccia alle
streghe che poi non ha portato a nulla, per lo meno nelle connivenze tra
la politica e le organizzazioni di tipo mafioso.
Il Presidente
ha parlato di nuove occasioni di lavoro, più che altro trasferimenti e
ricollocazione. Più che appunto nuove occasioni di lavoro, si è parlato
di trasferimenti, trasferimenti di aziende da una parte all’altra,
ricollocazione di aziende.
Il trasferimento Piaggio prima di
tutti. Non è che abbiamo una nuova azienda, abbiamo un’azienda che da un
posto si è trasferita nell’altro e monetizza, tra l’altro, i terreni
facendo una grossa operazione, che io chiamo “operazione immobiliare”,
qualcuno dell’estrema Sinistra chiamerà “speculazione immobiliare”. Io
la chiamo, invece, “operazione immobiliare”, secondo me anche corretta.
Gli
Erzelli, l’unica vera opportunità, fatta con i soldi del Governo
Berlusconi… Presidente, lo ha detto Lei ieri che, prima di andare via,
il Governo Berlusconi ha fatto il versamento dei soldi. Lo ha detto Lei,
adesso si contraddice? Comunque poi mi risponderà. Lo ha detto, lo ha
detto. Università? Pazienza, sempre di quello si tratta. Stiamo parlando
di Erzelli, voglio dire. Io ho parlato di Erzelli, poi se è Università o
se è impianti produttivi, sempre e comunque produttività è, voglio
dire. Lo ha detto Lei, Presidente.
La dimostrazione – l’unico intervento è stato fatto su Genova – ancora una volta è che Genova è matrigna. Ma perché Genova è matrigna? Perché a Genova rappresenta il 60 per cento dei voti elettorali della Regione Liguria. Questo
è talmente lampante e lo vediamo in tutte le scelte della Regione, in
tutte le scelte verticistiche della Regione. Guardate un po’ se viene
privilegiata la sanità della Provincia di La Spezia, la sanità della
Provincia di Imperia, la sanità della Provincia di Savona rispetto a quella, per esempio, della Provincia di Genova. Mai, mai! Guardate le quote capitarie.
Si
è parlato della Aurelia bis. La Aurelia bis è come la favola del
“bestente”, non so se la conoscete, cioè è una cosa che si deve sempre
fare, poi qualcuno non la vuole fare, poi si interrompe, poi si rifà. Io
spero che comunque prima o poi si facciano questi tratti di Aurelia
bis. Non sono un fiore all’occhiello di questa Amministrazione, si
trascinano da vent’anni i cantieri presunti della Aurelia bis.
Siamo
però la Regione più tassata. Il Presidente ci viene a vendere che non
ha aumentato le tasse dei redditi sopra i 30.000 euro. Abbiamo ancora e
paghiamo la addizionale per la sanità, quella sanità con un buco stimato
in 150-180 milioni di euro. La paghiamo per gli anni precedenti, voglio
dire. Abbiamo le tasse della guerra di Libia, noi, che ci trasciniamo
sempre. E allora dice: sopra i 30.000 non abbiamo messo nuove tasse.
Quelli sopra i 30.000 saranno un po’ incavolati, voglio dire (scusate il
termine).
Il Presidente ha parlato di energie alternative:
biomasse, solare, fotovoltaico, eolico, occasione di sviluppo per
energie alternative che si confronta sempre, tutte le volte, con
posizioni radicali dell’ultra Sinistra di questa maggioranza.
Ieri
scopriamo, con l’accordo Tirreno Power a Savona, che la salute dei
liguri, dei savonesi in particolare, ha un prezzo. Il prezzo è 7,5
milioni per la Regione e 1 milione ciascuno per i Comuni di Vado e
Quiliano. E a Savona? Nulla. A Savona la salute dei cittadini non vale
nulla. Pensare che la centrale è sì sul territorio di Vado, ma è molto
vicina al territorio di Savona.
Il Presidente ha chiesto un
segnale della politica con la riduzione del numero dei Parlamentari.
Giusto e sacrosanto, se lo avesse fatto in Parlamento. Diamo un segnale noi con la riduzione, non con l’azzeramento come, ripeto, avete chiesto voi del numero degli Assessori. Noi abbiamo presentato questa legge per la riduzione da 6 a 2 del numero degli Assessori esterni.
La eliminazione del listino,
per esempio, che porta persone non elette, non confrontatesi con la
società civile, con gli elettori a sedere in Consiglio Regionale, a
pieno titolo, per carità, ma senza l’avallo degli elettori. E a noi, che
abbiamo fatto campagna elettorale, che siamo andati in giro a chiedere i
voti, questa cosa un po’ di fastidio dà. O la sua trasformazione, la
trasformazione del listino in quote elettorali. Andatevi a prendere i voti per le strade, con gli elettori, non questa facilità di essere inseriti in un listino e poi essere eletti, cari amici. A valere con i voti del popolo, questa è una vera ricetta anti “casta”: eletti e non nominati.
Ho
chiesto di intervenire come relatore di minoranza circa l’emendamento
alla legge regionale finanziaria sulla cartolarizzazione, e qui entro
nel vivo di quello che doveva essere il mio intervento, perché fino ad
adesso abbiamo scherzato. Anzi, c’è poco da scherzare, voglio dire, la
situazione è grave, però a me piace indugiare con la battuta
ogni tanto, un po’ come il nostro Presidente del Consiglio (non il
vostro, quello nostro).
Burlando e la sua Giunta vogliono
espropriare i territori con la vendita degli ex ospedali con la legge
che propone il cambio di destinazione d’uso in appartamenti contro il
parere dei Sindaci e degli Enti locali. Si chiama cartolarizzazione, ma
di fatto è una legge che espropria i territori con queste vendite e con
questi cambi di destinazione. C’è stata bagarre in VI Commissione sulla
proposta di legge, sulla cartolarizzazione degli immobili di proprietà
della A.S.L. per fare cassa e ripianare il debito di 180 milioni di euro
della sanità in Liguria. La maggioranza si è comunque divisa
sull’ipotesi di approvare il provvedimento in VI Commissione oppure,
come proposto dai Gruppi PDL, Lega Nord e Lista Biasotti, rinviarlo alla
II Commissione per trasformare l’emendamento alla finanziaria.
Infatti,
secondo i Gruppi di minoranza, questo provvedimento ha attinenza col
bilancio e quindi la legge finanziaria, perché implica la destinazione
dei proventi delle vendite e dell’eventuale surplus delle stesse. Di
fatto, il documento, su richiesta dei Gruppi di minoranza, era stato
ritirato dall’assessore Fusco e riproposto come emendamento dalla
consigliera Piredda, mi sembra, in II Commissione.
Questo emendamento, per quello che mi riguarda, è iniquo perché di fatto espropria i Comuni dalla potestà decisionale urbanistica. Infatti,
se anche un Comune si oppone al cambio di destinazione d’uso, viene
convocata una Conferenza di Servizi col parere predominante della
Regione; tanto vale a dire che la Regione ha già deciso di trasformare gli ex ospedali del territorio in alloggi di lusso,
perché è ciò che fa rendere di più questa cartolarizzazione, questa
monetizzazione o, come la chiamate voi, questa rivalutazione.
Viste
le posizioni degli stessi sul territorio, pensiamo all’Ospedale di
Alassio e quello di Varazze, alla realtà di Costarainera, all’Ospedale
di Santa Margherita; l’Ospedale di Santa Margherita e quello di Alassio,
che mi risultano ancora in funzione; quindi vendete la pelle dell’orso
prima di averlo ucciso.
Noi non siamo come concetto e come
filosofia contrari alla cartolarizzazione, anzi, noi siamo liberal come
concetto, quindi siamo favorevoli alla cartolarizzazione e alla
riqualificazione di immobili dismessi; ancorché ci venga il dubbio che
qualche dismissione sia stata fatta ad ARTE per poi vendere che qualche
chiusura e qualche dismissione.
Siamo assolutamente contrari
all’esproprio proposto da questa Giunta Burlando e dalla maggioranza di
Centro-sinistra in Regione della potestà dei Comuni di dare la
destinazione d’uso, con il contentino ai Comuni di un contributo fino al
10 per cento del valore. Oggi so che c’è un emendamento che dice il 10
per cento, comunque un’elemosina. Abbiamo presentato degli emendamenti.
No, non lo facciamo gratis, Presidente. La vendita di questi “gioielli
di famiglia”, acquisiti al patrimonio dell’A.S.L. con legge nazionale,
ma in precedenza quasi sempre di proprietà dei Comuni. Difatti, vorrei
ricordare che, una volta, gli ospedali erano affidati alle iniziative
comunali e solo una legge nazionale ha espropriato i Comuni e ha mandato
le proprietà alle A.S.L., non solo degli ospedali ma di tutte le
proprietà connesse, che erano frutto di lasciti di munifici donatori.
Ci troverebbe consenziente – mi troverebbe consenziente – solo se le
destinazioni d’uso fossero concordate con il Comune. Potrebbe essere
l’occasione – quando l’ho detto la Commissione, la Sinistra è saltata
sulle sedie “Melgrati ha detto una cosa di Sinistra”, “no, ho detto una
cosa di buonsenso” - per creare in questi plessi edilizia convenzionata
da affidare a cooperativa per realizzare prime case a prezzi calmierati
per i cittadini più giovani, per le nuove coppie e comunque per i
residenti dei Comuni. In un momento di crisi grave, dare la possibilità
ai cittadini di acquistare una casa a prezzi calmierati, senza
ulteriormente cementificare il territorio, potrebbe farci superare le
perplessità legate a questa operazione dalla Giunta di Centro-sinistra.
Perché
affermo questo? Perché, da Sindaco, ho proposto più di un’operazione di
edilizia convenzionata; mi è sempre stata negata replicando che si
faceva della cementificazione. Qui il cemento già, si tratta di
ristrutturarlo per dare un servizio, una casa ai cittadini residenti che
non ce l’hanno. Alla richiesta sul motivo per cui alcuni negozi di
Alassio, che facevano parte della precedente vendita, non sono ancora di
proprietà della A.S.L.; mi è stato risposto dall’Assessore che non è
stato ancora stipulato l’atto.
Quindi non è
stata fatta ancora – stiamo parlando dal 2001, credo, cioè dalla vendita
di questi negozi dell’A.S.L. ad ARTE – la rivalutazione. Io mi auguro
che la rivalutazione di questi plessi, invece, avvenga con tempi meno
biblici. Mi riferisco, in particolare, alla vendita degli ospedali di
Alassio e Varazze con le relative RSA. L’interrogazione è stata fatta
mesi fa contro la chiusura delle Residenze sanitarie di lungo degenza di
Alassio e Varazze, chiedendo alla Giunta quali siano le eventuali
modalità di affidamento della gestione ai privati. Le RSA di Alassio e
Varazze costituiscono un presidio e forniscono un servizio che gli
ospedali tradizionali non possono più svolgere. E’ stata indetta una
gara d’appalto per esternalizzare il servizio e affidare la gestione a
privati, con accreditamento A.S.L., per le strutture di Millesimo e
Finale, contenente una postilla per un’eventuale estensione del modello
di gestione anche a Varazze, cosa che è stata puntualmente fatta; mentre
non vi è traccia di quella di Alassio. L’intenzione da parte della
A.S.L. è quella, ovviamente, di cedere i muri delle strutture per i
cambi di destinazione. E questo sarebbe uno sfregio agli autori di
lasciti immobiliari, ai munifici donatori che hanno consentito il
mantenimento della struttura di Alassio. Nella RSA di Alassio c’è un
problema in più: nel 2001 è stata fatta la ristrutturazione
dell’ospedale, che è costata 2 miliardi di lire, 1 miliardo e mezzo è
stato messo da un munifico donatore, con l’impegno di attivare il
servizio “Asilo del Nonno”, un servizio per le famiglie gestito dalla
A.S.L. con il Comune di Alassio. E questo andrebbe a scomparire. E come
ci si comporta nei confronti di questo munifico donatore, che ha di
fatto ristrutturato l’ex Ospedale di Alassio e consentito che venisse
tenuto in vita, quindi, dal 2001 ad oggi, per dieci anni? Un bel Grazie
e via! Inoltre, il voler spostare presso l’Ospedale di Albenga la RSA
di Alassio. Se la commistione non c’è in nessun ospedale d’Italia, un
motivo ci sarà, la commistione tra acuti e RSA. Questo è un grave
precedente. L’Assessore dichiara che non ci sono soluzioni alternative.
Il Sindaco di Albenga ha dimostrato all’Assessore che vi è la
possibilità di convenzionamento con una clinica privata, così come è
stato fatto a Varazze, con dei costi inferiori da quelli della RSA
intramoenia.
Oggi, di fatto, la chiusura
dell’Ospedale di Alassio e diventerà un condominio di lusso in prima
collina. Non ci sono più i reparti di Radiologia, Dialisi e
Riabilitazione, trasferiti ad Albenga, e entro la fine dell’anno sarà
trasferita la RSA. E la chiusura sarà sancita con questo emendamento.
La
legge regionale finanziaria sulla cartolarizzazione, che sarà,
purtroppo, approvata oggi, o domani, dal Consiglio regionale, crea
queste condizioni e tutto questo nel silenzio complice del Sindaco e
dell’Amministrazione di Alassio, serva del PD regionale.
E parliamo della perdita di funzioni degli ospedali di Albenga e Cairo. Mentre la maggioranza a Genova discute e
si appresta ad approvare, nella seduta di domani, l’articolo di legge
che agevola dismissione e cambio di destinazione d’uso dei plessi di
proprietà regionale, con l’ultima parola che spetterà alla Regione;
anche in caso di parere contrario dell’Amministrazione regionale, che di
fatto dà il via libera alla trasformazione in alloggi degli ospedali di
Alassio e di Varazze, in provincia di Savona, dell’Ospedale di Santa
Margherita, dell’Ospedale di Costarainera (dove ho avuto il piacere di
essere ricoverato); Sagunto – cioè Albenga e Cairo – sta per essere espugnata.
La
preoccupazione e l’allarme dei primari albenganesi non ha trovato, per
ora, e credo non troverà, risposta nei rappresentanti della maggioranza
in Regione; anzi, dalle parole del Capogruppo del PD, nei giorni
passati, è emersa la volontà di trasformare il plesso albenganese in un
centro di eccellenza, sì, ma privato. Infatti, oltre alla Protesica, già
di fatto operativa presso l’Ospedale di Albenga, potrebbero essere
inserite altre specialità, sempre gestite dai privati, quali
l’oculistica, e si è parlato anche di Cardiochirurgia, ma quest’ultima
se la gioca il Capogruppo del PD un giorno con Santa Corona e un altro
giorno con Albenga (quella che ha sede a Villa Azzurra di Rapallo, ma
con la convenzione in scadenza, io credo però che sarà difficile). E i
servizi essenziali che fine faranno? Chiuderà la Terapia
intensiva, dopo le battaglie che abbiamo fatto per tenerla aperta 24 ore
su 24, sette giorni la settimana. Questo fatto è recente e oggi già
chiude, l’abbiamo tenuta aperta e oggi la chiudiamo, allora non dovevamo
tenerla aperta sette giorni su sette. La Medicina generale, il
Laboratorio Analisi, strutture di eccellenza, con tre persone addette,
che fa mille esami al mese; la Nefrologia, che già oggi copre anche il
servizio Dialisi di Alassio; la Chirurgia laparoscopica avanzata, altro
reparto di eccellenza con attrezzature specialistiche, sala operatoria
attrezzata, che cura e opera tumori del colon ed ernie iatali; si può
pensare di trasferirlo così, senza perdita di livello? E il reparto di
Riabilitazione, già chiuso ad Alassio e spostato ad Albenga, la
Radiologia e soprattutto il Pronto Soccorso? Pronto Soccorso che ad
Albenga ha numeri importantissimi: 32.000 accessi all’anno contro i
49.000 di Santa Corona; ma se togliamo i ricoveri per il Pronto Soccorso
traumatologico, ginecologico e pediatrico, Santa Corona ha solo 2.000
accessi in più per il Pronto Soccorso.
E come
farebbe soprattutto Santa Corona a smaltire una siffatta mole di accessi
per tutto il comprensorio pietrese e albenganese in caso di chiusura
del Pronto Soccorso di Albenga? Già oggi i tempi di attesa sono
biblici. Basta andare una sera, a me è capitato di accompagnare mio
papà, che per fortuna non aveva niente di grave, al Pronto Soccorso di
Pietra Ligure e trovare una coda di ore e ore.
E che dire del
reparto di Ortopedia, di cui è già stata annunciata la chiusura, con i
medici e il personale paramedico abbandonati a loro stessi, che non
sanno quale sarà il loro futuro? Reparto che svolgeva e svolge 800
interventi l’anno, di cui 350 di Traumatologia, che andranno a ricadere
completamente su Pietra Ligure, che sarà, quindi, a tappo.
E
il protocollo firmato dai medici della A.S.L., che impone il rispetto
dei tempi di massimo 24-48 ore per operare un femore rotto, sarà
possibile rispettarlo con l’Ortopedia solo a Santa Corona? Io credo di
no.
E lo spostamento della RSA di Alassio e di Albenga,
unico caso in Liguria di ospedale per acuti che ospita una RSA per lungo
degenza, ma per quanto ancora, al di là della incongruenza?
Sembra
proprio che si respiri un’aria di smobilitazione in attesa di affidare
ai privati tutto il plesso e far diventare l’Ospedale di Albenga, dove
ora ci sono delle eccellenze, una clinichetta qualunque. Forse perché è stato un ospedale voluto dal Centro-destra (Dio non voglia), inoltre perché
il contributo regionale sarà ridotto, il prossimo anno, di 1 milione di
euro in provincia di Imperia e di 20 milioni di euro in provincia di
Savona, perché? Quando dalla A.S.L. n. 1 provengono già oggi, con dati
del gennaio-ottobre, 332 operati ad Albenga e 1.992 operati a Santa
Corona, esclusi i PAC, che porta il numero di operati provenienti dalla
provincia di Imperia a 2.500. E la chiusura della day surgery? E intanto
i pazienti fuggono a farsi operare in altre regioni con un aggravio dei
costi per la sanità ligure. E’ questo il vero problema, lo ha detto prima molto bene il mio collega, il consigliere Morgillo. E mentre scopriamo che il 60 per cento del personale della A.S.L. appartiene all’area amministrativa, Neirotti, il megadirettore savonese, fa
battute e dice che per lui sarebbe utile un ospedale unico in provincia
di Savona, a Spotorno o a Vado, magari. Direttore, non si scherza con
la salute dei cittadini!
L’Ospedale di Albenga come quello di Cairo sono una risorsa irrinunciabile per tutto il territorio. Scenderemo in piazza, se necessario. Ma scenderà la gente, Presidente, con i forconi, se toglierete i Pronto Soccorsi di Alassio e di Cairo Montenotte. Con i forconi ve li troverete qui fuori, altro che con le fasce da sindaco! Giù le mani, Giunta di Sinistra, dai Pronto Soccorsi di Albenga e di Cairo Montenotte! Giù le mani, compagno Presidente!
Questa sera, sarò ad Albenga, a un incontro pubblico, a confrontarmi
con la gente, e ho invitato anche il Presidente della Commissione Sanità
Quaini perché senta con le sue orecchie quello che lui sa già e che ben
conosce, cioè l’esasperazione della gente su questi tagli che
sono fatti in maniera casuale, oserei dire. Il Piano sanitario
provinciale prevede per Albenga la perdita di Chirurgia, appunto del
servizio sette giorni su sette, di Rianimazione e Ortopedia, il
declassamento del Pronto Soccorso, appunto il Primo Intervento.
Si dice che questi reparti siano doppioni del Santa Corona, tacendo il fatto che a Santa Corona le liste d’attesa, come ricordavo prima, sono già intasate. Le
operazioni vengono svolte ad Albenga con grande professionalità e
soddisfazione degli utenti e ne alleviano il lavoro e danno risposta ai
cittadini e al comprensorio. Quindi mi aspetto una mobilitazione, come
ho chiesto, di tutti i sindaci del comprensorio albenganese, emulazione
di quanto già fatto dai colleghi della Val Bormida, con in più il
supporto – mi dicono – di 21 mila firme, io avevo scritto 18 mila
l’altro, ma sarebbero 21 mila firme.
Presidente, se ci sono 21 mila persone che hanno firmato per mantenere i servizi minimi negli ospedali del Savonese, ci sarà un perché, soprattutto nel comprensorio albenganese.
Bene
l’emendamento sui parametri della legge 16, un emendamento bipartisan,
ma ricordiamoci – esco dall’argomento della sanità – che il problema di
questi parametri è sui progetti già avviati; quindi chiederò che, nella
rivisitazione della legge 16, si faccia una norma transitoria per
consentire ai progetti già avviati di non andare a modificare.
Voi
immaginatevi un progetto che è andato in Commissione edilizia o in
Conferenza dei Servizi, è stato approvato, è andato magari in zona di
vincolo idrogeologico, allora è stato mandato alle Comunità montane, ma
le Comunità montane hanno chiuso, quindi l’ hanno mandato alla Provincia
di competenza, la quale l’ ha trasferito ai Comuni, che a loro volta l’
hanno mandato al Comune capofila che si è incaricato di fare la
procedura per il vincolo idrogeologico. Ebbene, ci sono dei progetti che
sono in giro da due anni, con questo giro di uffici. Immaginatevi un
progetto che ha avuto l’autorizzazione della Commissione locale per il
Territorio e poi ha avuto l’approvazione della Sovrintendenza, torna
indietro, se non vi fosse questa proroga, oggi dovrebbero rifare il
progetto e riattivare tutta la procedura, anni e anni. E allora un po’
di rispetto anche per gli imprenditori, per i cittadini soprattutto e
per i professionisti.
Vado a concludere. Il Presidente è stato
bravo, il Presidente è bravo, non è che è stato bravo, non lo dico oggi,
non dico una cosa nuova, nella sua relazione. Con quel suo tono
fintamente dimesso, un po’ understatement, ci ha propinato anche un
siparietto da libro “Cuore”, con la citazione in dialetto del padre
sulla sanità. Un bel siparietto, anche simpatico! La realtà,
però, è un’altra Presidente: mai in questa legislatura, questa
maggioranza è stata così in crisi, a un passo dalla rottura,
dal break point, dal punto di non ritorno, con il conflitto che nasce a
Roma – sappiamo bene – dove l’I.D.V. rincorre le posizioni populistiche
della Lega Nord per biechi scopi elettoralistici.
D’altronde, noi
al Centro-destra abbiamo la Lega e al Centro-sinistra avete l’I.D.V. E’
così, fa parte del gioco. Però la realtà è questa. E il PD, con l’ultra Sinistra, a fare da pretoriani al Presidente, schegge
impazzite ogni tanto di una maggioranza che non può, per sua natura,
avere la stessa filosofia, lo stesso credo, le stesse radici, come può?
Anzi, con la tradizione del Partito Popolare europeo, con don Sturzo e
De Gasperi, da una parte, e il radicalismo bolscevico e oltranzista,
finto ambientalista, di Rifondazione, dei figliocci del ribelle di
Sinistra, Vendola. Come direbbe Di Pietro: “che ci azzecca?”.
E
questo è il risultato, Presidente. Questa crisi della Sua maggioranza
che mai come in questi giorni è stata grave. Si è arrivati a un passo
dalla rottura. Ma oggi, come scriveva il divino Dante facendo dire al
conte Ugolino “più che l’amor poté il digiuno”, e allora tutto sarà come prima, o quasi !
Marco Melgrati
Consigliere regionale Gruppo PdL
domenica 20 febbraio 2011
Popolo della Libertà: Per una giustizia giusta e degna di un Paese civile
Il premier on. Silvio Berlusconi
"Al di là dei danni arrecati dalle ennesime, insensate e imperdonabili iniziative giudiziarie messe in campo dai magistrati di Milano, il Presidente del Consiglio, il governo e la maggioranza hanno lavorato e stanno lavorando alacremente alla soluzione dei tanti problemi che ci affliggono.
Abbiamo affrontato bene la crisi economica internazionale, ma, dopo aver evitato le conseguenze più gravi, siamo ancora alle prese con la necessità di creare le condizioni per uno sviluppo che sia solido e che sia duraturo.
Avere garantito la tenuta dei conti pubblici e del bilancio dello Stato, avere mantenuto la pace sociale, avere avviato finalmente la riforma della pubblica amministrazione, realizzato la riforma della scuola e dell’università, sostenuto con molti provvedimenti le imprese, tutto questo ci consente oggi di mettere i primi mattoni della ripresa e del rilancio dell’economia.
Il nostro governo, lungi dall’essere paralizzato o bloccato, come va dicendo l’opposizione con argomentazioni assolutamente infondate, il nostro governo del fare non si è fermato mai neppure un momento. E ora vogliamo e possiamo andare avanti grazie a un passo che è reso ancora più spedito dall’uscita dalla nostra maggioranza di Fini e dei suoi, che avevano sempre da ridire su ogni nostra iniziativa e ritardavano di proposito le riforme, in particolare, come sapete, quella della giustizia e quella sulle intercettazioni.
Negli ultimi due mesi abbiamo lavorato sodo, sottoponendo all’approvazione definitiva del Parlamento una serie di provvedimenti importanti: la legge di stabilità per continuare a tenere il bilancio pubblico in sicurezza; la riforma dell’università; il decreto per la situazione dei rifiuti in Campania; la legge comunitaria, più i decreti attuativi della legge sul federalismo fiscale, che per giudizio di tutti rappresenta una riforma epocale per un corretto uso del denaro pubblico, in quanto consentirà ai Comuni di contrastare l’evasione fiscale e consentirà ai contribuenti di controllare se le imposte versate corrispondano alla qualità dei servizi pubblici ricevuti.
Anche nell’ultima settimana l’azione del governo è stata nella direzione della crescita: abbiamo stipulato un accordo con le banche che proroga sino a tre anni la moratoria per il pagamento dei debiti delle piccole e medie imprese, e questo è un provvedimento che ha già aiutato circa 200 mila aziende e che nei prossimi mesi ne aiuterà ancora tantissime per uscire dalla crisi, per tornare a livelli di produzione che generano utili e per garantire migliaia di posti di lavoro.
Di fronte alle crisi politiche e sociali che hanno investito e che stanno investendo la Tunisia e l’Egitto e gli altri Paesi del Nord Africa e che hanno provocato l’afflusso di più di 5mila clandestini in pochissimi giorni, il governo si è riunito d’urgenza ed ha deliberato lo stato d’emergenza umanitaria, che consente l’immediata adozione, con una ordinanza di Protezione civile, delle misure necessarie per controllare il fenomeno e assistere i cittadini in fuga dalla Tunisia e dagli altri Paesi.
Poiché si tratta di un fenomeno che può assumere dimensioni molto rilevanti e che non riguarda soltanto noi e che non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa, abbiamo chiesto un intervento adeguato dell’Unione europea, e io quanto prima porterò la questione all’attenzione del vertice dei capi di governo dell’Ue e dei partners europei affinchè tutti si facciano carico in modo concreto di questa emergenza.
Il Senato in questa settimana, su proposta del governo, ha approvato il cosiddetto decreto Milleproroghe, che introduce importanti misure di sostegno alle imprese e alle famiglie.
Fra le tante misure abbiamo introdotto: il ripristino della social card per consentire gli acquisti alimentari alle persone più indigenti, con un’innovazione importante che ne affida la gestione agli enti della carità. Abbiamo introdotto delle norme di sostegno all’autotrasporto, con un fondo di 30 milioni per la proroga dell’ecobonus. Abbiamo introdotto sgravi per le banche, che si riverbereranno positivamente sui risparmiatori; abbiamo introdotto acconti per i Comuni in vista dell’attuazione del federalismo fiscale; e sono così tante le cose che è difficile anche ricordarsele, abbiamo ripristinato il cinque per mille per le tantissime associazioni “no profit” che operano secondo il principio di sussidiarietà.
Quanto all’agenda futura, io convocherò il Consiglio dei Ministri per fargli varare entro pochi giorni e in seduta straordinaria la riforma costituzionale, questa importantissima della Giustizia, introducendo delle innovazioni di portata storica nell’ordinamento giudiziario, per fare in modo che anche l’Italia possa avere finalmente una giustizia giusta ed anche una giustizia degna di un Paese moderno, cioè senza quelle ingiustizie, quelle lentezze e quelle inefficienze che hanno scoraggiato per anni anche gli investitori stranieri a venire ad operare da noi. Sono ingiustizie, lentezze e inefficienze che hanno fatto precipitare al minimo la fiducia delle famiglie e delle imprese nella giustizia, che è divenuta sempre più un contropotere politico che esonda dai principi costituzionali e che è sempre meno un servizio pubblico efficiente e giusto, quale invece tutti vorrebbero che fosse.
Tra i provvedimenti che sottoporremo di qui in avanti al Parlamento, vi ricordo: la divisione dell’ordine requirente da quello giudicante, con la separazione degli ordini tra avvocati dell’accusa e giudici giudicanti e con un Consiglio Superiore della Magistratura, uno per i pm e uno per i giudici, accompagneremo queste novità da una riforma elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura per ridurre quella che oggi è una politicizzazione che è eccessiva e che è inaccettabile. Introdurremo anche procedure più snelle per invocare la responsabilità civile dei magistrati e anche una normativa sulle intercettazioni telefoniche che ponga fine agli abusi e alle violazioni della nostra privacy che si verificano anche in danno di chi non è neppure indagato, con l’introduzione di nuove norme di garanzia che scoraggino la pratica di fornire ai giornali il risultato delle intercettazioni, così come avviene in tutti, tutti i Paesi civili, e tra l’altro come avviene negli Stati Uniti, dove chi passa le intercettazioni alla stampa va in galera, e ci resta per molti anni.
Continuiamo quindi, voglio ripeterlo, a lavorare con impegno. Perché come succede in ogni democrazia liberale, il governo è legittimato dal voto popolare ed ha il diritto-dovere, diritto-dovere di governare se ha il sostegno della maggioranza parlamentare.
Noi abbiamo vinto tutte le tornate elettorali degli ultimi tre anni: abbiamo vinto le elezioni politiche, le elezioni europee, le amministrative e quelle regionali. Non solo. Negli ultimi tre mesi il Parlamento ci ha rinnovato per ben otto volte la fiducia al governo, con uno scarto crescente tra maggioranza e opposizione, a favore della maggioranza.
Noi non abbiamo mai alimentato tensioni o conflitti tra le istituzioni, ma abbiamo sempre operato con determinazione per fare esclusivamente l’interesse dell’Italia, e siamo riusciti a porre le famiglie e le imprese al riparo dai contraccolpi della crisi internazionale.
Amici cari, vi invito dopo aver detto forse troppe cose, a fare partecipi delle cose che ho detto di questo messaggio i vostri familiari, i vostri amici e i vostri colleghi di lavoro. Vi ringrazio per il vostro impegno, che si sta rivelando sempre più prezioso per contrastare le menzogne dei nostri avversari.
Vi abbraccio tutti e vi auguro di conservare sempre lo spirito di missionari della libertà, di missionari della democrazia, che vi ha animato e vi anima e che vi rende tanto preziosi per tutti noi.
Ancora grazie, davvero di cuore.".
Silvio Berlusconi
20/02/2011 11:52:23
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domenica 12 dicembre 2010
Cento voci per dire «sì» al governo e «no» ai traditori
Sandro Biasotti durante l'intervento a sostegno del Governo Berlusconi
A dare il «la» e accendere l’entusiasmo ci pensano subito loro, le «quote rosa»:
Lilli Lauro, consigliere comunale e grazia da vendere con un temperamento da mastino napoletano in tacco dodici.
E poi Renata Oliveri, già candidata alla presidenza della Provincia e riconosciuta manager di vaglia.
Le due apripista sono seguite a ruota da Roberta Gasco, consigliere regionale in attesa di bebé, orgogliosamente presente in prima fila e in ottima forma: «Sono qui a rappresentare le donne, le mamme, i giovani»;
infine Raffaella Della Bianca, anche lei consigliere regionale in grande spolvero, particolarmente risoluta nell’opposizione alla squadra e alla maggioranza di Burlando: «Il governo e il Pdl hanno difeso i valori della famiglia e della vita. Oltre c’è il buio».
Tutte e quattro prendono fra i primi la parola ieri mattina alla manifestazione del Pdl al Ducale e accomunano nelle lodi Berlusconi e Claudio Scajola, trascinando il pubblico alla prima delle standing ovation per l’ex ministro che torna in campo.
Ma è solo l’inizio: mentre l’onorevole Michele Scandroglio, in veste di coordinatore-regolatore degli interventi al microfono, irride «chi dubitava del successo della nostra iniziativa» e si compiace di vedere fra il pubblico l’«arancione» Massimo Pernigotti - «questa è la sua casa» -,
Paolo Strescino, sindaco di Imperia, e l’omologo di Ventimiglia Gaetano Scullino rivendicano l’appartenenza a «una provincia mai occupata» dalla sinistra.
Raccoglie la sfida Angelo Vaccarezza, al vertice dell’amministrazione provinciale di Savona, che parla a sua volta di «provincia liberata». Ma aggiunge: «Senza avere sulla scheda, col mio nome, il simbolo che richiamava Berlusconi non sarei diventato presidente, ma senza Scajola non sarei diventato nemmeno sindaco».
Si accende Marco Melgrati, robusto consigliere regionale, riferendosi al Fli: «Chi ha tradito è un infame».
Intervengono anche i colleghi Luigi Morgillo e Roberto Bagnasco, che espone un manifesto con le effigi di Bersani, Vendola, Di Pietro e Granata: «L’arrampicata sugli specchi».
Si associa un campionario di voci. A cominciare da quelle dei parlamentari.
Roberto Cassinelli: «Martedì si deciderà il cammino delle riforme», e rivolto a Scajola: «Io con te verrei anche all’inferno, ma intanto mandiamoci i traditori all’inferno!».
Luigi Grillo: «Siamo a un tornante della Storia, come sostiene Giulio Tremonti. Guardiamo avanti e, se dovessimo superare il Pdl, affidiamoci a Claudio e riconosciamoci nel Partito popolare europeo».
Giorgio Bornacin, durissimo contro il presidente della Camera dopo «40 anni di percorso politico e di vicinanza» condivisi anche con Gianni Plinio che è seduto in sala: «Ho la morte nel cuore. Come fa - sbotta Bornacin - uno come Fini a venire qui, oggi, a parlare di etica, dopo la vicenda della casa di Montecarlo? Ha dato un calcio ai valori, si vergogni!».
Gabriele Boscetto: «Fini è incompatibile con le linee guida storiche del centrodestra».
Franco Orsi: «Questa Italia non vuole tornare indietro».
Rincara la dose Sandro Biasotti: «Sto con Silvio Berlusconi come presidente del Consiglio, ma anche come persona. Io che non l’avevo votato, nel 2000 ho capito che è un uomo straordinario, un extraterrestre, un vincente. Ha inventato il tifo in politica. Ma ve le ricordate le trasmissioni televisive ai tempi della Dc?». C’è anche spazio per un piccolo infortunio verbale, accolto dal pubblico con mormorii di simpatia, quando l’ex governatore della Liguria dichiara: «Io, da presidente della Repubblica, ho avuto modo di apprezzare Berlusconi, uno che fa cucù, ma è un cucù che porta soldi al Paese».
L’apoteosi è ancora una volta per Scajola: «Se ci fossi stato tu, Claudio, questo casino di Fini non sarebbe successo». Alla fine i giovani del partito, guidati da Alessandra Luti, si stringono intorno al leader ritrovato.
E Scajola si fa coinvolgere volentieri anche davanti a fotografi e telecamere.
Era il giorno del sostegno al governo, ma è diventato anche un po’ il «suo» giorno e di chi non l’ha mai voluto abbandonare.
Ferruccio Repetti
Da www.ilGiornale.it del 11 Dicembre 2010
domenica 21 novembre 2010
Berlusconi: "Non mi dimetto, avremo la fiducia". Poi: "Mio gradimento al 56%, primo in Europa"
Il premier Silvio Berlusconi al vertice NATO di Lisbona
"L'ultimo sondaggio mi dà al 56% di gradimento, sono il primo in Europa per l'apprezzamento da parte della sua gente". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa finale del vertice Nato a Lisbona. "Incompreso? No. L'ultimo sondaggio mi dà al 56% del gradimento. Sono il primo in Europa per l'apprezzamento del suo popolo. Semmai sono incompreso da coloro che hanno capito che la mia presenza è un ostacolo insormontabile perché la sinistra riesca ad andare al governo", ha dichiarato Berlusconi rispondendo a chi gli chiedeva se si sentisse incompreso in Italia.
NON MI DIMETTO, AVREMO BUONA FIDUCIA - Non mi dimetto, avremo una buona fiducia che ci permettera' di governare. Rispondendo in conferenza stampa a Lisbona ai giornalisti che chiedevano se avrebbe preso in considerazione il suggerimento di Umberto Bossi e cioé di fare come Fanfani - che si dimise dopo aver ottenuto la fiducia in Parlamento -, il premier Silvio Berlusconi ha dichiarato: "Ho le idee chiarissime: avremo una buona fiducia che ci consentirà di governare e di fare le riforme".
ALLE URNE VINCEREMO ANCHE SENZA FINI- Se otterremo la fiducia continueremo a governare "altrimenti nulla potrà opporsi al ritorno dagli elettori" e, in base ai sondaggi disponibili, "avremo un'ottima affermazione sia alla Camera che al Senato anche con un'alleanza di vero centrodestra...". Lo ha detto Silvio Berlusconi oggi a Lisbona.
URNE OTTIMA AFFERMAZIONE ANCHE A SENATO - E' saggio il consiglio di Umberto Bossi di andare al voto dopo aver ottenuto la fiducia? "Io non l'ho ancora ascoltato - risponde Berlusconi - ma ho le idee chiarissime. Penso che avremo una buona fiducia, con buoni numeri che ci dovrebbero consentire di governare, cioé di approvare attraverso il Parlamento le riforme che abbiamo avuto dal Parlamento l'ordine, con la fiducia che ci è stata data recentemente, di realizzare". "Se sarà possibile continueremo - va avanti il premier nel suo ragionamento - Altrimenti credo che nulla possa opporsi al ritorno dagli elettori. Con tutte le notizie e i sondaggi veri che abbiamo noi avremo una ottima affermazione sia per quanto riguarda la Camera che per quanto riguarda il Senato. E lo dico a ragion veduta, anche con una alleanza di vero centrodestra". Una affermazione che il ministro della Difesa, seduto accanto al premier, commenta così: "A buon intenditor...".
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sabato 13 novembre 2010
Governo, Alemanno: "Se non esiste maggioranza subito al voto"
Gianni Alemanno, attuale sindaco di Roma
(L'UNICO) - "Credo che ogni giorno che passa il voto sembra l'alternativa più evidente. Da questo punto di vista penso non ci siano molti dubbi". Lo ha dichiarato il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, prima di entrare nella mattinata a Palazzo Valentini per lo svolgimento di un vertice sulla sicurezza, in merito alle vicende di politica nazionale dopo l'annuncio che lunedì 15 novembre gli esponenti politici di Futuro e Libertà rimetteranno il loro mandato di governo.
"Bisogna prendere atto se esiste una maggioranza in Parlamento - ha concluso il primo cittadino della Capitale - Se non esiste bisogna andare alle urne il più rapidamente possibile". -
"Bisogna prendere atto se esiste una maggioranza in Parlamento - ha concluso il primo cittadino della Capitale - Se non esiste bisogna andare alle urne il più rapidamente possibile". -
(L'UNICO) Quotidiano indipendente di Roma
Da www.lunico.eu del 12 Novembre 2010
domenica 5 settembre 2010
FINI: CAPEZZONE, SOLTANTO INSULTI E ANTIBERLUSCONISMO
![]() |
| Il portavoce del PDL, Daniele Capezzone |
Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone boccia
l'intervento di Fini a Mirabello:
soltanto insulti e antiberlusconismo.
'Il discorso di Gianfranco Fini', si legge in una nota, 'e' deludente.
Nessuna spiegazione convincente sulle vicende che lo riguardano; antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace.
Con queste provocazioni', aggiunge Capezzone, 'non si va lontano.
Gli italiani potranno presto vedere se, dopo queste pessime parole, i parlamentari vicini a Fini avranno la lealta' di rispettare il mandato ricevuto dagli elettori, e se voteranno o no i provvedimenti del Governo.
Ma questi attacchi costanti contro Pdl, Governo e maggioranza', conclude il portavoce del Pdl, 'non promettono nulla di buono, e confermano la deriva dei mesi passati'.
(ndr AlassioFutura:
non ci sorprende che l'On. Gianfranco Fini non abbia neppure minimamente toccato l'argomento relativo alla vicenda che lo vede coinvolto nell'allienazione dell'appartamento di Montecarlo ricevuto in eredità dal Partito di Alleanza Nazionale da una pasionaria della destra italiana.
Sarebbe stato più opportuno, prima di tutta la serie di elucubrazioni e giudizi sullo stato della politica italiana e del partito PDL in particolare, avesse chiarito la vicenda, cosa che, a quanto si potrebbe percepire, gli risulterebbe materia ostica.)
Da www.laRepubblica.it del 05 Settembre 2010
giovedì 25 marzo 2010
Matteoli smentisce Burlando «Il tunnel arriva dopo il voto»
Il ministro alle Infrastrutture sen. Altero Matteoli
«Ho assicurato i sindaci della Fontanabuona:
il tunnel si farà, ma non fatemi dettare i tempi».
Il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli sbarca a Genova a sostegno di Sandro Biasotti con tre appuntamenti distinti, il secondo dei quali è stato considerato strategico ed ha avuto l’efficacia di tranquillizzare i sindaci della Val Fontanabuona preoccupati da chi, in queste settimane, aveva fatto intendere che il governo Berlusconi volesse rinunciare alla galleria che collegherebbe Rapallo con la valle dell’entroterra.
«Dateci i tempi tecnici, aspettate che si insedi la nuova giunta regionale e, che sia guidata da Sandro Biasotti o da Claudio Burlando, firmeremo il protocollo di intesa: la volontà politica c’è, anzi c’è sempre stata». E per spiegare il progetto del governo Berlusconi, Matteoli è sceso direttamente in valle con Gianfranco Gadolla, candidato per la carica di consigliere regionale nel Pdl ed organizzatore della riunione tecnica svolta ieri pomeriggio. Il prossimo appuntamento per discutere del tunnel è fissato il 13 aprile a Roma.
In tarda mattinata, invece, Matteoli ha incontrato il popolo del centrodestra a Genova in un incontro pubblico che ha messo a confronto il «non governo» della giunta Burlando contro il progetto di Sandro Biasotti per una Liguria competitiva e soprattutto con un governo che si occupi dei suoi problemi.
In tarda mattinata, invece, Matteoli ha incontrato il popolo del centrodestra a Genova in un incontro pubblico che ha messo a confronto il «non governo» della giunta Burlando contro il progetto di Sandro Biasotti per una Liguria competitiva e soprattutto con un governo che si occupi dei suoi problemi.
Ma con Matteoli il discorso non poteva che scivolare sempre sul tema infrastrutture ricordando che «qualcosa è partito. Abbiamo sottoscritto l’accordo che riguarda la gronda autostradale, andiamo avanti con gli accordi che abbiamo preso sul Terzo Valico. Sono infrastrutture che erano attese da tempo - ha concluso Matteoli - e per le quali, una volta sottoscritti gli accordi, sono partiti i lavori o stanno per partire». Quando si vedranno gli operai nei cantieri del Terzo valico? Sembra davvero questione di settimane: «Se non è per la fine di aprile sarà per i primi di maggio, stiamo risolvendo dei problemi di carattere burocratico. Le polemiche sui finanziamenti? - ha proseguito il ministro per le Infrastrutture - Non si può pensare di avere finanziata per intero un’opera colossale come questa».
Spazio per un confronto anche sulla riforma della portualità complice anche la presenza del senatore Luigi Grillo tra i promotori della riforma: «Siccome si è lavorato in sintonia con l’opposizione spero si possa andare in legislativa e licenziare in tempi brevi la riforma - ha aggiunto Matteoli -. Tutto dev’essere proporzionale alla situazione economica e finanziaria».
Spazio per un confronto anche sulla riforma della portualità complice anche la presenza del senatore Luigi Grillo tra i promotori della riforma: «Siccome si è lavorato in sintonia con l’opposizione spero si possa andare in legislativa e licenziare in tempi brevi la riforma - ha aggiunto Matteoli -. Tutto dev’essere proporzionale alla situazione economica e finanziaria».
E alla domanda se avesse più slancio ad aiutare la Liguria in caso di vittoria di Sandro Biasotti il ministro si dimostra super partes: «Ho lavorato correttamente anche con l’attuale giunta nel rispetto istituzionale. Tifo per Biasotti ma per la mia attività di ministro non cambia nulla che vinca uno o vinca l’altro».
Da www.ilGiornale.it del 25 Marzo 2010
lunedì 1 febbraio 2010
Il Senatore Bornacin interviene sulla questione amianto
PDL - Il senatore Giorgio Bornacin
Il Sen. Giorgio Bornacin, membro della VIII Commissione lavori pubblici e comunicazioni, e l’On. Michele Scandroglio, membro della XI Commissione lavoro pubblico e privato, incontreranno in settimana il Sottosegretario Pasquale Viespoli per discutere sulla vicenda amianto i cui contorni continuano a restare molto confusi e su cui si intersecano episodi vari che coinvolgono lavoratori e pensionati di diverse aziende.
L’auspicio è di fissare un incontro a Genova tra le parti interessate e il Governo nelle prossime settimane. Nel frattempo il Governo attiverà tutti gli enti intermedi interessati affinché si possa mettere la parola fine a questo caso, che appare sempre più un calcolo politico e non una reale tutela dei lavoratori.
L’auspicio è di fissare un incontro a Genova tra le parti interessate e il Governo nelle prossime settimane. Nel frattempo il Governo attiverà tutti gli enti intermedi interessati affinché si possa mettere la parola fine a questo caso, che appare sempre più un calcolo politico e non una reale tutela dei lavoratori.
Carlo Alessi
Da www.Sanremonews.it del 01 Febbraio 2010
venerdì 15 gennaio 2010
Imperia: verso le Regionali, domani arriva Alemanno per Saso
Gianni Alemanno, Sindaco di Roma, parteciperà domani, sabato 16 gennaio, a due incontri pubblici: il primo, alle ore 16 al Roof del Teatro Ariston di Sanremo ed il secondo alle ore 18 al Cinema Imperia di Oneglia.
A margine dell’incontro, dal tema: “Verso le Elezioni Regionali, Un Cambiamento Necessario”, durante il quale, tra le altre cose, racconterà la propria esperienza di Sindaco agli Amministratori presenti - tra cui i Sindaci Maurizio Zoccarato per Sanremo e Paolo Strescino per Imperia – Alemanno sosterrà la candidatura dell’amico Alessio Saso alla Regione.
In merito all'incontro di domani che fa da preambolo alle regionali ormai imminenti Alessio Saso ha dichirato:
"L’esperienza ed i progetti del Sindaco di Roma, specialmente in tema "di sicurezza urbana e di agevolazioni alle famiglie con l’introduzione del quoziente familiare, che anticipano quanto sarà possibile con l’avvio del federalismo fiscale del Governo Berlusconi, saranno un ottimo spunto per il dibattito, assolutamente condivisibile ed auspicabile, in quanto daranno, finalmente, piena attuazione alle norme dedicate alla famiglia contenute nella nostra Carta Costituzionale".
Per quanto riguarda la candidatura di Alessio Saso quella di domani sarà un’occasione per riassumere un po’ l’attività svolta durante questo mandato dai banchi dell’opposizione, con alcuni dati abbastanza significativi, che vedono un totale di 144 interventi fra interrogazioni, mozioni, interpellanze e proposte di legge, come sola attività personale, prendendo in esame tutti gli aspetti più significativi e tutte le problematiche emergenti dal territorio, dalle tematiche più localistiche a quelle di più ampio respiro, maggiormente incisive per la tutela e la qualità della vita dei cittadini, come Sanità, Sociale, Agricoltura, Infrastrutture, Trasporti e Lavoro. Ma anche per illustrare le cose da fare per la nostra provincia che sono tante.
Alessio Saso ha poi concluso dichiarando: "C’è bisogno di maggiori risorse, di più servizi, socio-sanitari, per difendere il nostro entroterra dall’abbandono, per la nostra agricoltura e per potenziare le nostre infrastrutture. La provincia di Imperia merita più attenzione, dobbiamo far uscire il nostro Ponente Ligure da quell’isolamento in cui è stato confinato, da quella condizione di inferiorità in cui è stato posto rispetto alle altre province della Liguria e si deve lavorare molto per recuperare pari dignità.”
Per quanto riguarda la candidatura di Alessio Saso quella di domani sarà un’occasione per riassumere un po’ l’attività svolta durante questo mandato dai banchi dell’opposizione, con alcuni dati abbastanza significativi, che vedono un totale di 144 interventi fra interrogazioni, mozioni, interpellanze e proposte di legge, come sola attività personale, prendendo in esame tutti gli aspetti più significativi e tutte le problematiche emergenti dal territorio, dalle tematiche più localistiche a quelle di più ampio respiro, maggiormente incisive per la tutela e la qualità della vita dei cittadini, come Sanità, Sociale, Agricoltura, Infrastrutture, Trasporti e Lavoro. Ma anche per illustrare le cose da fare per la nostra provincia che sono tante.
Alessio Saso ha poi concluso dichiarando: "C’è bisogno di maggiori risorse, di più servizi, socio-sanitari, per difendere il nostro entroterra dall’abbandono, per la nostra agricoltura e per potenziare le nostre infrastrutture. La provincia di Imperia merita più attenzione, dobbiamo far uscire il nostro Ponente Ligure da quell’isolamento in cui è stato confinato, da quella condizione di inferiorità in cui è stato posto rispetto alle altre province della Liguria e si deve lavorare molto per recuperare pari dignità.”
Stefano Michero
Da www.Sanremonews.it del 15 Gennaio 2010
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