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martedì 16 febbraio 2021

venerdì 13 gennaio 2012

Roma - Inchiesta sulla casa vista Colosseo di Patroni Griffi. E c'è anche Improta: "Ho 95 fabbricati ma non sono ricco"




 La casa del ministro Patroni Griffi in via Colle Oppio a Roma (Ansa)


La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla compravendita dell'appartamento vicino al Colosseo da parte del ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. Lo anticipa oggi il Messaggero. Il fascicolo, per ora senza ipotesi di reato e indagati, è stato affidato al procuratore aggiunto Alberto Caperna. L'immobile in via di Colle Oppio fu acquistato nel 2008 per centosettantamila euro grazie ad una decisione del Consiglio di Stato quando Patroni Griffi ne era membro.
Le fiamme Gialle conducono le indagini - Per il momento, secondo quanto si è appreso, il fascicolo conterrebbe solo articoli di stampa. A breve, però, il procuratore aggiunto Alberto Caperna affiderà un'ampia delega agli uomini del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza. Al centro dell'indagine l'acquisto da parte del ministro della Funzione Pubblica di un appartamento di 109 mq in via Monte Oppio, a pochi metri dal Colosseo. Gli uomini delle Fiamme Gialle dovranno, inoltre, accertare se sull'acquisto possa avere pesato il fatto che Patroni Griffi fosse membro del Consiglio di Stato che qualificò l'immobile nel cuore di Roma come "non di pregio".
Si apre intanto capitolo "case" nel governo guidato da Mario Monti. Sotto la lente stavolta c'è il sottosegretario alle Infrastrutture Guido Improta, proprietario di 95 ("e non 96") fabbricati. Intervistato dal Corriere della sera, il sottosegretario dice: "Premesso che tutto è frutto di eredità, e sorvolando sul fatto che i fabbricati sono in realtà 95 e non 96", "cominciamo a dire che le abitazioni sono in totale 41. Di cui solo 16 sono appartamenti di mia piena proprietà, tutti derivanti dall'eredità di mio padre, Improta Salvatore, industriale e costruttore". La notizia, pubblicata inizialmente dal quotidiano Libero, che ha scandagliato redditi e patrimoni dei membri del governo.
Improta snocciola quote proprietarie e sottolinea di non essere "ricco", "la mia denuncia dei redditi - dice - ammonta a circa 249 mila euro: 149 mila da stipendio, e i rimanenti 100 mila dalle rendite di appartamenti e terreni". "Così poco - prosegue -. I 16 appartamenti sono a Napoli, in zona Capodichino. Li ho affittati tutti regolarmente, ma a una cifra di mercato. Quindi ciascuno mi rende circa 600 euro al mese. Al netto, pagate le tasse, quanto mi resta?". Gli immobili, dice, sono accatastati come "abitazioni popolari e ultrapopolari", e ora - ammette - con il ricalcolo degli estimi catastali "per me sarà un guaio". "A parole sembro un riccastro - dice - e, invece, se non mi sbrigo a vendere un po' di appartamenti, rischio di lavorare per pagare le tasse", ma "il mio caso - conclude - dimostra che questo governo non bada a interessi personali".

giovedì 23 dicembre 2010

Riforma dell'Università: via libera del Senato, la riforma della Gelmini è legge

 
 Studenti ripresi durante le manifestazioni contro la riforma dell'Università
 
Più responsabilità per consigli di amministrazione. Direttori generali come manager. Via le facoltà inutili e maggiori finanziamenti agli ateni virtuosi. Abilitazione nazionale per diventare docente di ruolo. Giro di vite sui nepotismi accademici. Incentivi per i ricercatori italiani che vogliono tornare ad operare in Italia. Il Senato ha dato il definitivo via libera al disegno di legge che cambia il sistema universitario italiano, la 'riforma Gelmini' in questi mesi fortemente contestata da molti studenti e da parte del mondo accademico. Il testo si è sempre più ampliato nel corso delle prime due revisioni a palazzo Madama e alla Camera, sino a costituire l'attuale conformazione di 25 articoli complessivi. Le novità.
 
La riforma dell'università non avrà affetti immediati - Per rendere operativi i 29 articoli, contenenti i principi generali, occorrerà attendere un po' di mesi. Prima di tutto servirà la verifica di compatibilità economica. Successivamente il testo verrà sottoposto all'attenzione del presidente della Repubblica, chiamato a firmarlo. Solo qualora non dovessero essere riscontrate incompatibilità, il testo approderà quindi in Gazzetta Ufficiale. Nel frattempo sarà indispensabile, per rendere spendibile la riforma, che il parlamento approvi al più presto i decreti attuativi. Ma anche che gli organi direttivi di tutte le università italiane dovranno mettersi subito al lavoro: entro sei mesi dalla pubblicazione della legge, i 66 atenei pubblici italiani dovranno infatti approvare i nuovi statuti. Se non dovessero subentrare rallentamenti la riforma potrebbe trovare attuazione già dal prossimo ottobre, in corrispondenza del nuovo anno accademico.
 
 Il ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini
 
Gelmini: “Ho i soldi per attuare riforma in 6 mesi” - Le risorse per attuare la riforma dell'università entro sei mesi ci sono. Ha tenuto a precisarlo il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, durante la trasmissione di 'Porta a porta'. "Ho i soldi - ha detto Gelmini - è stato stanziato un miliardo di euro nella legge di stabilità che è sufficiente per garantire le spese di funzionamento e il riconoscimento degli scatti meritocratici per i ricercatori e i professori". La riforma dovrà essere attuata attraverso una serie di provvedimenti "che verranno approvati tutti entro sei mesi. Quindi - ha aggiunto - sicuramente dal prossimo anno accademico la riforma sarà attuata".
 
Sacconi: "Ricreazione è finita" - La riforma dell'università segna la fine della "ricreazione" nel sistema educativo iniziata nel 1968. Lo sottolinea il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo cui la legge Gelmini "ha un grande valore in sè, per i robusti contenuti di promozione del merito e della responsabilità, e in relazione al più generale clima culturale del paese. È forse l'atto più significativo con cui si è posta fine alla lunga 'ricreazione' nel sistema educativo iniziata nel 1968". "La fine dell'epoca del debito pubblico irresponsabile - aggiunge il ministro in una nota - induce a fare di necessità virtù e così a evitare dispersione, sprechi, rassegnazione alla bassa qualità. E ora, per completare la liberazione dell'Italia dagli anni Settanta e per promuovere l'occupazione e il lavoro di qualità - conclude Sacconi - dobbiamo realizzare lo 'Statuto dei lavori', perchè il lavoro non si crea con la spesa in disavanzo ma garantendo competenze alle persone in un mercato del lavoro efficiente e trasparente".
 
Gasparri: "Napolitano ascolti chi è a favore della riforma" - "Adesso, come ha ricevuto le associazioni studentesche in dissenso, mi auguro che il capo dello Stato voglia ascoltare anche le ragioni di coloro che sono favorevoli alla riforma dell'Università, svolgendo in maniera saggia il suo ruolo a 360 gradi". E' l'invito che il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, rivolge al presidente della Repubblica dopo l'approvazione al Senato in via definitiva della riforma Gelmini, che andrà ora alla firma di Giorgio Napolitano. "L'approvazione della riforma - prosegue Gasparri - rappresenta un passaggio fondamentale della legislatura, dell'azione del governo Berlusconi e della maggioranza di centrodestra. Le contestazioni a tratti caratterizzate da episodi di grave violenza non hanno interrotto il processo riformatore. Il fatto che poi le contestazioni degli ultimi giorni abbiano visto prevalere comportamenti pacifici è un ulteriore merito di chi non ha voluto interrompere un'azione di modernizzazione delle nostre strutture universitarie".
 
Finocchiaro: "Adesso speriamo in decreti attuativi" - La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, non molla e, dopo l'approvazione del ddl Gelmini fa notare ai cronisti che "una cosa che il ministro non dice mai è che questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà quindi che Camera e Senato tornino in commissione per occuparsene e mi auguro che in quella sede si possa fare ancora qualche passo in avanti".
 
Confindustria: "Sistema nuovo tenga al centro i giovani" - La riforma Gelmini "consegna finalmente al Paese un sistema universitario nuovo che mette al centro i giovani". Lo afferma Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria con delega all'education, sottolineando che "con l'approvazione della riforma abbiamo evitato di lasciare le nostre università in una situazione di forte incertezza su tutti i fronti: le risorse, la governance, la valutazione della qualità della ricerca e della didattica, la selezione dei docenti". Nascerà un sistema nuovo, spiega Rocca in una nota, "in cui il merito, il finanziamento premiale, la selezione dei migliori e l'internazionalizzazione potranno sostituire l'appiattimento retributivo, il finanziamento su base storica e egualitaria, le assunzioni per anzianità e la chiusura internazionale che hanno caratterizzato la vita dei nostri atenei per troppi anni, penalizzando i giovani e ritardando lo sviluppo del Paese". "Si apre ora - conclude il vicepresidente degli industriali - un'impegnativa fase di riforma organizzativa delle università che consente di competere realmente a livello internazionale lasciandosi alle spalle sprechi, inefficienze e nepotismi".

venerdì 24 settembre 2010

Santa Lucia, il ministro della Giustizia "La lettera sulle società è autentica"

Dall'isola la conferma sulle carte che accusano il cognato di Fini. 
Il Pdl: «E adesso chieda scusa» 




 Palais Milton a Montecarlo

Il presidente della Camera: video online per raccontare la mia verità

di FRANCESCO SEMPRINI, INVIATO A SANTA LUCIA
 
La lettera che il ministro della Giustizia di Santa Lucia ha inviato al primo ministro dell’Isola King Stephenson riguardo le società off shore che farebbero capo a Giancarlo Tulliani, il cognato di Gianfranco Fini, «è autentica».   

E’ quanto ha comunicato l’attorney general dello stato caraibico Rudolph Francis nel corso di una conferenza stampa riservata esclusivamente ai giornalisti italiani. Il ministro della Giustizia ha spiegato che l’indagine preliminare sulle due società off shore (la Timara e la Primntemps) è stata aperta dopo aver preso atto del coinvolgimento dell’isola di Santa Lucia nei fatti di politica italiana.

Alla luce dell’indagine Francis ha inviato un "confidential memo" al primo ministro la cui copia è stata pubblicata da due quotidiani dominicani. Dopo aver annunciato l’avvio di un’ulteriore indagine, il ministro della Giustizia ha espresso preoccupazione per la fuga di notizie riguardo alla lettera. «Il nostro sistema di comunicazione- ha detto- ha dimostrato una chiara vulnerabilità. Chiariremo l’accaduto, in ogni caso quella lettera è autentica».   

Nella lettera Francis spiegava al primo ministro Stephenson King che dietro le società off-shore che hanno comprato l’appartamento di Montecarlo ci sarebbe Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini e su quel documento si è scatenata la polemica politica, con i finiani che hanno accusato l’entourage vicino al premier Berlusconi di dossieraggio.
 
 
«Dopo le conferme giunte dal Governo di Santa Lucia, se i finiani hanno senso di dignità civile e politica, devono scusarsi con tutti gli italiani oltre che con gli organi di stampa che hanno posto domande fondate e legittime, ottenendo insulti e intimidazioni.Ora è il momento delle assunzioni di responsabilità, senza ulteriori cortine fumogene», attacca subito il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. 
 
E Chicchitto invita Fini «a fare i conti con la realtà che gli si presenta davanti»
Dall'entourage finiano, intanto, rimbalza la voce che il presidente della Camera diffonderà un video in Rete per rispondere a quella che giudica una «campagna di disinformazione».
 
 
Da www.laStampa.it  del 24 Settembre 2010