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lunedì 16 maggio 2022
domenica 25 aprile 2021
Italia - "A cena fino alle 22". Ed è scontro Gelmini-Sibilia
Intervistata da Il Messaggero, Mariastella Gelmini ha spiegato che non ci sarà nessuna sanzione per chi uscirà dal ristorante alle 22, orario del coprifuoco in vigore dal 26 aprile nei locali. Ma subito arriva la rettifica di Carlo Sibilia, che annuncia che "non ci saranno deroghe"
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venerdì 12 febbraio 2021
Italia - Roma: Mariastella Gelmini è ministro per gli Affari regionali
L'avvocato di Leno, capogruppo di Forza Italia alla Camera, torna al governo al posto di Francesco Boccia a capo Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie
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sabato 12 marzo 2011
Popolo della Libertà - Il quotidiano LIBERO diretto da Maurizio Belpietro anticipa la notizia del rientro in pista di Claudio Scajola
Claudio Scajola, si prepara ad un grande rientro sulla scena politica
Da "LIBERO - EDIZIONE MILANO" di sabato 12 marzo 2011
Partito in fibrillazione Scajola ritorna col botto: ho i numeri per lasciare il Pdl L`ex ministro è pronto a fare gruppi autonomi con i suoi parlamentari per difendere Silvio da Lega ed exAn. L`obiettivo è il rimpasto. Silvio Berlusconi ha evocato lo «spirito dei `94»? Eccolo qua, prende corpo ed è quello di Claudio Scajola. L`ex ministro è uno dei pionieri azzurri. Uno dei protagonisti dell`esordio berlusconiano, la «discesa in campo», che il Cavaliere ricorda con nostalgia, chiedendo ai suoi di recuperare lo slancio e l`entusiasmo della primaora. A tutto ciò Scajola aggiunge anche motivazioni personali: ha dovuto mollare il ministero dello Sviluppo economico per il polverone della casa al Colosseo, vicenda per la quale, rivendica, «non sono mai neanche stato indagato».
S`è fatto un po` di mesi nel retrobottega della politica. Ha cercato volontariamente l`ombra.
Ma adesso ritorna, ha creato una fondazione (si chiama Cristoforo Colombo") alla quale aderiscono 56 parlamentari del Popolo della libertà, lascia trapelare un pensiero hard, la costituzione di gruppi parlamentari autonomi alla Camera e al Senato: i numeri ce li ha.
No, non siamo al battesimo di "Futuro e Scajola", lo scisma limano è l`esatto contrario di quello che ha in testa Claudio. Cioè una milizia iperberlusconiana, i gladiatori di Silvio. Per fare cosa? Lo ha spiegato l`ex ministro ai suoi: «Il premier è stretto nella morsa, pressato dalla Lega e dagli exAn, va difeso». E il compito tocca ai Forza Silvio del`94, la "brigata 27 marzo". Poi non è detto che i gruppi autonomi nascano sul serio, più probabile che la proiezione parlamentare della fondazione Colombo finisca con l`essere un coordinamento. Ma Scajola vuole un «ritorno alla politica» e solo la oldschool azzurra è attrezzata allo scopo. Che in soldoni significa:
il rientro di Scajola al governo (con lo spacchettamento delle deleghe, lui sarebbe ministro dell`Industria e Romani ministro delle Comunicazioni) e uno scajoliano al partito. Magari triumviro al posto di Sandro Bondi, dal momento che il coordinatore, per motivi suoi, ha di fatto abdicato anche al ruolo ricoperto a via dell`Umiltà. Il politico ligure ne parlerà direttamente con Berlusconi, i due si vedranno. C`è chi dice già domenica, ma domani il Cavaliere ha un impegno con il Milan.
Nel frattempo, tanto basta per gettare nel panico governo e partito.
Non solo tra gli exAn: il ritorno di Scajola è vissuto con spirito competitivo da Liberamente, la componente dei ministri Frattini, Gelmini, Prestigiacomo, Carfagna, Romani. In settimana si sono visti per valutare l`onda d`urto dei "colombiani" e prendere le contromisure.
Una cosa è certa: se Scajola e C. chiedono posti al governo allora anche liberamente batterà cassa per i suoi. E gli ex An? Non staranno a guardare.
Ma tanto non c`è trippa per gatti: lo ha spiegato chiaro e tondo Denis Verdini, che ha a che fare tutti i giorni con gli appetiti dei responsabili - vecchi, nuovi e aspiranti. I posti da sottosegretario finiranno a chi aiuta il governo a rimettere a posto i numeri alla Camera, chi sta nel PdL deve riporre nel cassetto le ambizioni. A riposo. Oltretutto Berlusconi non ha alcuna voglia di accelerare. Farà tre ministri - Romano (Politiche agricole), Galan (Beni culturali), Bonaiuti (Politiche comunitarie) - ma senza fretta. E senza rimettere sul "mercato" deleghe appetibili come l`editoria. Toccherà a Gianni Letta. Mani sicure.
Da www.Libero-news.it del 12 Marzo 2011
giovedì 23 dicembre 2010
Riforma dell'Università: via libera del Senato, la riforma della Gelmini è legge
Studenti ripresi durante le manifestazioni contro la riforma dell'Università
Più responsabilità per consigli di amministrazione. Direttori generali come manager. Via le facoltà inutili e maggiori finanziamenti agli ateni virtuosi. Abilitazione nazionale per diventare docente di ruolo. Giro di vite sui nepotismi accademici. Incentivi per i ricercatori italiani che vogliono tornare ad operare in Italia. Il Senato ha dato il definitivo via libera al disegno di legge che cambia il sistema universitario italiano, la 'riforma Gelmini' in questi mesi fortemente contestata da molti studenti e da parte del mondo accademico. Il testo si è sempre più ampliato nel corso delle prime due revisioni a palazzo Madama e alla Camera, sino a costituire l'attuale conformazione di 25 articoli complessivi. Le novità.
La riforma dell'università non avrà affetti immediati - Per rendere operativi i 29 articoli, contenenti i principi generali, occorrerà attendere un po' di mesi. Prima di tutto servirà la verifica di compatibilità economica. Successivamente il testo verrà sottoposto all'attenzione del presidente della Repubblica, chiamato a firmarlo. Solo qualora non dovessero essere riscontrate incompatibilità, il testo approderà quindi in Gazzetta Ufficiale. Nel frattempo sarà indispensabile, per rendere spendibile la riforma, che il parlamento approvi al più presto i decreti attuativi. Ma anche che gli organi direttivi di tutte le università italiane dovranno mettersi subito al lavoro: entro sei mesi dalla pubblicazione della legge, i 66 atenei pubblici italiani dovranno infatti approvare i nuovi statuti. Se non dovessero subentrare rallentamenti la riforma potrebbe trovare attuazione già dal prossimo ottobre, in corrispondenza del nuovo anno accademico.
Il ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini
Gelmini: “Ho i soldi per attuare riforma in 6 mesi” - Le risorse per attuare la riforma dell'università entro sei mesi ci sono. Ha tenuto a precisarlo il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, durante la trasmissione di 'Porta a porta'. "Ho i soldi - ha detto Gelmini - è stato stanziato un miliardo di euro nella legge di stabilità che è sufficiente per garantire le spese di funzionamento e il riconoscimento degli scatti meritocratici per i ricercatori e i professori". La riforma dovrà essere attuata attraverso una serie di provvedimenti "che verranno approvati tutti entro sei mesi. Quindi - ha aggiunto - sicuramente dal prossimo anno accademico la riforma sarà attuata".
Sacconi: "Ricreazione è finita" - La riforma dell'università segna la fine della "ricreazione" nel sistema educativo iniziata nel 1968. Lo sottolinea il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo cui la legge Gelmini "ha un grande valore in sè, per i robusti contenuti di promozione del merito e della responsabilità, e in relazione al più generale clima culturale del paese. È forse l'atto più significativo con cui si è posta fine alla lunga 'ricreazione' nel sistema educativo iniziata nel 1968". "La fine dell'epoca del debito pubblico irresponsabile - aggiunge il ministro in una nota - induce a fare di necessità virtù e così a evitare dispersione, sprechi, rassegnazione alla bassa qualità. E ora, per completare la liberazione dell'Italia dagli anni Settanta e per promuovere l'occupazione e il lavoro di qualità - conclude Sacconi - dobbiamo realizzare lo 'Statuto dei lavori', perchè il lavoro non si crea con la spesa in disavanzo ma garantendo competenze alle persone in un mercato del lavoro efficiente e trasparente".
Gasparri: "Napolitano ascolti chi è a favore della riforma" - "Adesso, come ha ricevuto le associazioni studentesche in dissenso, mi auguro che il capo dello Stato voglia ascoltare anche le ragioni di coloro che sono favorevoli alla riforma dell'Università, svolgendo in maniera saggia il suo ruolo a 360 gradi". E' l'invito che il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, rivolge al presidente della Repubblica dopo l'approvazione al Senato in via definitiva della riforma Gelmini, che andrà ora alla firma di Giorgio Napolitano. "L'approvazione della riforma - prosegue Gasparri - rappresenta un passaggio fondamentale della legislatura, dell'azione del governo Berlusconi e della maggioranza di centrodestra. Le contestazioni a tratti caratterizzate da episodi di grave violenza non hanno interrotto il processo riformatore. Il fatto che poi le contestazioni degli ultimi giorni abbiano visto prevalere comportamenti pacifici è un ulteriore merito di chi non ha voluto interrompere un'azione di modernizzazione delle nostre strutture universitarie".
Finocchiaro: "Adesso speriamo in decreti attuativi" - La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, non molla e, dopo l'approvazione del ddl Gelmini fa notare ai cronisti che "una cosa che il ministro non dice mai è che questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà quindi che Camera e Senato tornino in commissione per occuparsene e mi auguro che in quella sede si possa fare ancora qualche passo in avanti".
Confindustria: "Sistema nuovo tenga al centro i giovani" - La riforma Gelmini "consegna finalmente al Paese un sistema universitario nuovo che mette al centro i giovani". Lo afferma Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria con delega all'education, sottolineando che "con l'approvazione della riforma abbiamo evitato di lasciare le nostre università in una situazione di forte incertezza su tutti i fronti: le risorse, la governance, la valutazione della qualità della ricerca e della didattica, la selezione dei docenti". Nascerà un sistema nuovo, spiega Rocca in una nota, "in cui il merito, il finanziamento premiale, la selezione dei migliori e l'internazionalizzazione potranno sostituire l'appiattimento retributivo, il finanziamento su base storica e egualitaria, le assunzioni per anzianità e la chiusura internazionale che hanno caratterizzato la vita dei nostri atenei per troppi anni, penalizzando i giovani e ritardando lo sviluppo del Paese". "Si apre ora - conclude il vicepresidente degli industriali - un'impegnativa fase di riforma organizzativa delle università che consente di competere realmente a livello internazionale lasciandosi alle spalle sprechi, inefficienze e nepotismi".
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lunedì 15 novembre 2010
Il Pdl si stringe intorno al leader: "Non sei solo, orgogliosi di seguirti"
Attivisti e simpatizzanti del PDL in piazza esprimono la loro solidarietà
al premier Silvio Berlusconi
Il premier telefona e dà l'investitura a Letizia Moratti.
La Santanchè: "Mare increspato, ma non lasceremo la barca"
Milano - Letizia Moratti è appena andata via quando arriva al telefono l’investitura di Silvio Berlusconi per la seconda corsa a sindaco di Milano.
Non che ci fossero dubbi, ma l’attesa era diventata un tormentone.
Il premier mette fine alle danze: «So che siete lì riuniti e state pensando a come preparaci alle prossime elezioni a Milano, a sostegno della nostra Letizia a cui vanno tutti i nostri in bocca al lupo». Applausi in platea, aria di normalità in un clima da stato assedio.
Al Teatro Nuovo di piazza san Babila i militanti del Popolo della libertà ascoltano la voce di Silvio Berlusconi, guardano la sfilata di politici, ministri e sottosegretari lombardi che si danno il turno sul palco. Un corteo di solidarietà al governo.
I ministri si sentono vittime di una manovra di accerchiamento che mira a mandarli a casa, fanno quadrato intorno a Palazzo Chigi.
Parla Michela Vittoria Brambilla: «Rifioriscono nella palude romana giochi di palazzo. È legittimo cambiare opinione e casacca ma non sovvertire il voto popolare».
Accenna al nome di Gianfranco Fini e l’aria si riempie di buuuh.
Mariastella Gelmini taglia corto: «L’unica persona che può guidare il Paese è Silvio Berlusconi». Definisce «ribaltoni» ogni tentativo di maggioranze alternative: «O si sta da una parte o dall’altra. Non ci sono terze strade. Il patto con gli italiani va onorato fino in fondo. Mentre il palazzo congiura contro Berlusconi, noi andiamo avanti con le riforme che né i Grillo né i Vendola né i Bersani possono fare».
Roberto Formigoni sfodera l’orgoglio Pdl: «Siamo contenti di essere tutti insieme, contenti del presidente Berlusconi. Siamo il primo e più forte partito dell’Italia».
Letizia Moratti riceve l'investitura a candidata sindaco da Silvio Berlusconi
per la seconda volta consecutiva
Le pareti del Teatro Nuovo sono tappezzate di manifesti con barconi di extracomunitari che cavalcano le onde. Lo slogan recita: «I finiani insieme alla sinistra: contro la lotta ai clandestini. Vogliono farli tornare».
Una battagliera Daniela Santanchè chiosa dal palco: «I clandestini, caro Fini, prenditeli a casa tua, tanto a te le case costano poco».
Riccardo De Corato, ex An, arringa la platea: «Fini non ha il diritto di vendere i nostri voti e portare i clandestini a Milano». La lingua batte dove il dente duole.
«Non esiste in nessuna parte del mondo che possano governare quelli che hanno perso le elezioni» dichiara Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl.
Contesta il Fli sulla famiglia («massimo rispetto per gli omosessuali, ma il matrimonio è un’altra cosa»), annuncia un appello: «Ci siamo sentiti lasciati dopo essere stati portati. Fermatevi sull’orlo del baratro, ne va delle sorti del Paese».
Il sottosegretario Mario Mantovani progetta norme anti-ribaltone, «una legge contro i parlamentari che cambiano percorso e non mantengono gli impegni con gli elettori».
Spara contro il nuovo centro di Casini, Fini, Rutelli: «Gente che non ha mai lavorato nemmeno un’ora».
Pdl malato?
Il sottosegretario Daniela Santanchè assicura che l’unica malattia è «l’eccesso di successo, alla faccia di chi vede morti noi e Silvio Berlusconi». Semmai «malati» sono Rutelli, Casini e Fini «che vogliono mettersi insieme per un polo che non può esistere».
Promette fedeltà al premier: «Il mare è increspato, qualcuno vorrebbe scendere dalla barca, ma noi no».
Il sottosegretario Laura Ravetto teorizza l’«orgoglio della coerenza» a differenza di «quelli che ci hanno lasciati per ottenere cose personali».
Quando tocca al ministro Paolo Romani, parte un piccolo show: «Avevo preparato un discorso, ma poi ho letto i giornali e mi sono girate... Ma secondo voi Berlusconi è solo? E noi chi siamo? E voi chi siete? Vogliono dividerci, ma noi siamo con te, Silvio. Tieni duro, andiamo avanti».
Sabrina Cottone
Da www.ilGiornale.it del 15 Novembre 2010
sabato 7 agosto 2010
Buongiorno: IL l’aureato
Umberto Bossi ed il suo 'famoso' dito medio
Mi unisco alla ministra Gelmini nel caldeggiare
la laurea honoris causa a Umberto Bossi
in scienza della comunicazione.
Il rettore dell’Università dell’Insubria, cui si deve la brillante iniziativa, non ha certo bisogno di aiuto per redigere le motivazioni del meritato riconoscimento, ma vorrei comunque ricordare il contributo del dottor Bossi alla comunicazione politica in un Paese come il nostro, stremato dal linguaggio ipnotico dei democristiani e da quello inaccessibile di Spadolini, che riusciva a pronunciare anche sette congiuntivi di seguito senza sbagliarne uno.
Dopo una fase pionieristica, nella quale il dottor Bossi ha saputo sapientemente alternare il registro scurrile (è l’età del celodurismo e del tricolore carta igienica) con la metafora guerriera a sfondo erotico (i kalashnikov e lo spadone di Alberto da Giussano piantabile in luoghi ogni volta piacevolmente diversi), negli ultimi tempi l’accademico ha imboccato una strada davvero innovativa: l’abolizione delle parole, retaggio ingannevole del passato, sostituite da ombrelli, diti medi e mani aperte a casseruola.
Questa è, al momento, la punta più avanzata della ricerca.
Ma confidiamo negli studi del dottor Fabrizio Corona.
Massimo Gramellini
Da www.laStampa.it del 07 Agosto 2010
domenica 21 marzo 2010
Il Tar riboccia il prof amico di Travaglio Barbero (Pdl): «Gelmini mandi gli ispettori»
Il dott. Angelo Barbero ri-candidato alla Regione Liguria per le Elezioni 2010
«Chiediamo al ministro Gelmini di inviare
gli ispettori al Campus universitario di Savona»:
ad alzare la voce è il consigliere regionale e candidato del Popolo della libertà Angelo Barbero sulla vicenda, nota ai lettori del Giornale, della facoltà di scienza della Comunicazione che ha sede a Savona dove il corso di «Organizzazione del lavoro e comunicazione aziendale» è stato sospeso per due semestri per i ricorsi al Tar della Liguria presentati dal professor Rinaldo Marinoni per due volte candidato alla cattedra e per due volte battuto da Pierfranco Pellizzetti che pare vantare come requisito supplettivo a quello di Marinoni, l’aver scritto un libro edito da il Manifesto intitolato «La fenomenologia di Silvio».
Il Tar della Liguria ha bocciato per due volte su due l’esito del bando dopo le valutazioni della commissione tanto da far slittare il corso al prossimo anno accademico. «Avevo già denunciato nelle scorse settimane la preoccupante politicizzazione dell’università di Savona - racconta Barbero -. Purtroppo, alla luce di quanto emerso recentemente, non posso che constatare di essere stato un facile profeta. Mi auguro che intervenga il ministro Maria Stella Gelmini, affinché siano inviati ispettori a verificare con quali criteri, per ben due volte, sia stato preferito dalla Facoltà di Scienze della Formazione un insegnate il cui merito, secondo il curriculum vitae presentato, sarebbe quello di aver scritto un libro contro il presidente del Consiglio».
La scelta della commissione che ha giudicato sui requisiti, secondo Barbero, è quanto meno dubbia e allo stesso tempo preoccupante. A dare la cattedra a Pellizzetti sono stati il preside Guido Amoretti e il presidente del corso di laurea Alessandro Dal Lago, bocciati però dal Tribunale amministrativo regionale: «Sono preoccupato che l’Università di Genova possa abbandonare il Campus di Savona, lasciandolo diventare terra dio conquista di personaggi veterocomunisti come il professor Dal Lago, diventato famoso ai tempi del G8 per aver scritto sui giornali italiani ed internazionali l’articolo “Le mutande del premier”, che già allora insultava il presidente del Consiglio».
Il Tar della Liguria ha bocciato per due volte su due l’esito del bando dopo le valutazioni della commissione tanto da far slittare il corso al prossimo anno accademico. «Avevo già denunciato nelle scorse settimane la preoccupante politicizzazione dell’università di Savona - racconta Barbero -. Purtroppo, alla luce di quanto emerso recentemente, non posso che constatare di essere stato un facile profeta. Mi auguro che intervenga il ministro Maria Stella Gelmini, affinché siano inviati ispettori a verificare con quali criteri, per ben due volte, sia stato preferito dalla Facoltà di Scienze della Formazione un insegnate il cui merito, secondo il curriculum vitae presentato, sarebbe quello di aver scritto un libro contro il presidente del Consiglio».
La scelta della commissione che ha giudicato sui requisiti, secondo Barbero, è quanto meno dubbia e allo stesso tempo preoccupante. A dare la cattedra a Pellizzetti sono stati il preside Guido Amoretti e il presidente del corso di laurea Alessandro Dal Lago, bocciati però dal Tribunale amministrativo regionale: «Sono preoccupato che l’Università di Genova possa abbandonare il Campus di Savona, lasciandolo diventare terra dio conquista di personaggi veterocomunisti come il professor Dal Lago, diventato famoso ai tempi del G8 per aver scritto sui giornali italiani ed internazionali l’articolo “Le mutande del premier”, che già allora insultava il presidente del Consiglio».
Barbero accusa la facoltà di Scienze della Formazione di «fumus persecutionis» verso Rinaldo Marinoni «che per tre anni ha insegnato con grandi risultati». Barbero conclude la sua accusa spiegando che «è necessario intervenire quanto prima, per far sì che la politica resti fuori dal mondo universitario ligure e savonese».
Da www.ilGiornale.it del 21 Marzo 2010
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