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giovedì 21 novembre 2024

Italia - Il M5s verso l'assemblea costituente, Conte: "Movimento resti progressista o vado via"

Il leader pentastellato lancia un messaggio dalle pagine di Repubblica: "Se dovesse emergere una traiettoria politica opposta a quella portata avanti finora dalla mia leadership, mi farei da parte. Si chiama coerenza"

sabato 5 febbraio 2022

Italia - Fratelli d’Italia esclusa dai programmi Mediaset: l’editto di Arcore dopo le parole “ingrate” di Giorgia Meloni verso Berlusconi

Dopo tre giorni di indiscrezioni su Dagospia e Repubblica, fonti confermano a Ilfattoquotidiano.it che, lo stop ai meloniani è stata una decisione che ambienti di Forza Italia hanno imposto all'azienda di proprietà della famiglia del fondatore. Tutti indicano la senatrice Licia Ronzulli come l'autrice della telefonata: "Dovete sentire qualcuno più in alto di me. Ma molto più in alto. - risponde lei - Io non ho fatto questa telefonata né mai nessuno mi ha chiesto di farla"

martedì 22 giugno 2021

Italia - Lago di Garda, falciati e uccisi? I tedeschi indagati già a casa. E il testimone: "Erano ubriachi"

Erano ubriachi secondo più testimoni i due tedeschi che nella notte di sabato hanno speronato e ucciso Umberto Garzarella e Greta Nedrotti. Diverse voci affermano che la coppia, due turisti di 52 anni, barcollava dopo aver ormeggiato a fatica al Centro Nautico Arcangeli il Riva Aquarama di proprietà di uno dei due. Non solo, perché secondo quanto riportato da Repubblica uno dei due, che quella tragica notte con il suo motoscafo di lusso ha speronato il gozzo dei due fidanzati, avrebbe vomitato per strada di ritorno all'albergo. I tedeschi sarebbero addirittura stati visti bere birra fin dal pomeriggio, durante la visione di Germania-Portogallo, la partita degli Europei. Sarebbero stati loro, poi fuggiti, a uccidere e mutilare Umberto e Greta. Nonostante le indagini in corso però i due sono tornati in Germania.

martedì 27 aprile 2021

Italia - Beppe Grillo, mossa estrema per salvare il figlio Ciro: "Indagini private sulla ragazza, chi ha assoldato"

Tutto pur di salvare il figlio Ciro Grillo dall'accusa di stupro. Secondo Repubblica, Beppe Grillo avrebbe chiesto "indagini conoscitive" su Silvia, la 19enne studentessa italo-svedese che ha denunciato di essere stata violentata nella villa del comico e fondatore del M5s a Porto Cervo, in Sardegna, la notte del 17 luglio 2019. Indagati, come noto, sono Ciro e tre suoi amici, in vacanza insieme a lui. 

martedì 20 aprile 2021

Italia - Beppe Grillo, dopo il video Giuseppe Conte lo scarica: "Comprendo le angosce, ma anche il dolore della ragazza"

Beppe Grillo? “Ha detto cose indifendibili”: lo sa bene il Movimento 5 Stelle che pubblicamente sta respingendo gli attacchi al suo garante bollandoli come “vergognosi assalti politici contro lo sfogo di un padre”, ma nelle chat private l’imbarazzo è ai massimi storici. Lo scrive Annalisa Cuzzocrea, che su Repubblica dà conto dei “messaggi preoccupati” che girano tra i 5 Stelle, che ritengono “devastante” il video in cui Grillo difende il figlio rinviato a giudizio con l’accusa di stupro, addossando la responsabilità di tutto a una ragazza di 19 anni e ai giornali. 

lunedì 12 aprile 2021

Italia - Roma, riaperture, Roberto Speranza gela tutti. E per gli over-60 spuntano le dosi avanzate di AstraZeneca

Zona gialla addio ad aprile, "conviene tenere ancora la massima prudenza". E a maggio si vedrà. Il ministro della Salute Roberto Speranza non vede svolte dietro l'angolo in fatto di allentamento delle restrizioni sul Covid. Lo fa nel giorno in cui tornano in piazza, a Roma, i ristoratori fiaccati da crisi e chiusure, in una intervista a Repubblica.

giovedì 25 marzo 2021

Italia - Laura Boldrini sul caso della colf: "Sono una donna sola. Fango dai giornali di destra". Ma lo scoop è del "Fatto"

E' accusata dalle sue ex collaboratrici di averle maltrattate e mal pagate ma Laura Boldrini prova a difendersi e contrattacca i giornali di destra per il "fango" contro di lei (anche se la notizia è stata pubblicata sul Fatto Quotidiano, a firma di Selvaggia Lucarelli). 

Insomma, è subito cortocircuito. La ex presidente della Camera, in una intervista a La Repubblica spiega la vicenda di Lilia, la colf che sostiene di non aver avuto la liquidazione dopo dieci mesi "perché la commercialista della Boldrini è sparita". "No, non è vero. Lilia, con la quale ho avuto un rapporto sereno per otto anni, ha regolarmente ricevuto il trattamento di fine rapporto. Restano da saldare gli scatti di anzianità maturati".

Ma, continua la Boldrini, "i calcoli per gli scatti di anzianità si sono rivelati complicatissimi", "da settembre la commercialista ha provato a contattare la funzionaria del Caf che si occupava della pratica, ma non è mai riuscita a rintracciarla". Spiegazione poco credibile ma la Boldrini insiste: "Sostiene di avere provato più volte, senza successo. È stato un periodo complicato per tutti. Però ammetto che sei mesi sono troppi". Lilia dice che le spettano 3000 euro, "la commercialista dice che la cifra è un po' inferiore".

sabato 9 gennaio 2021

martedì 27 ottobre 2020

Alassio - "Il ritorno di Pricò" è la nuova opera del giornalista e scrittore alassino Daniele La Corte, Fusta Editore

Daniele La Corte, giornalista e scrittore, nato nel 1949 ad Alassio (Sv), ha legato la sua prestigiosa firma ai principali quotidiani nazionali, tra i quali ricordiamo almeno “la Repubblica”, il “Corriere della Sera”, “Avvenire” e su tutti “Il Secolo XIX”. Insignito per due volte (nel 1983 e nel 1985) del riconoscimento di Cronista dell’anno, in data 20 febbraio 2002 l’allora ministro della Cultura del governo francese, Cathérine Tasca, gli ha conferito l’onorificenza di Chevalier de l’Ordre des Art et des Lettres.

martedì 8 novembre 2011

Lettera di Marco Melgrati, Gianni Plinio e Matteo Rosso a Massimiliano Lussana, Caporedattore de "il Giornale" con la richiesta di dimissioni per il Sindaco di Genova Marta Vincenzi.

 

 Marco Melgrati, consigliere d'opposizione in Regione Liguria per il Pdl



   Carissimo Direttore,
seppur addolorati per le sei vittime innocenti del nubifragio e ammirati per la generosità di chi sta spalando fango, ribadiamo la richiesta di dimissioni del Sindaco Marta Vincenzi per colpevole incapacità. Anche a costo di dissentire,per una volta, dal Tuo pensiero in merito peraltro assai brillantemente esposto nell'editoriale odierno: del resto è così che si fa tra amici veri e uomini liberi. A fronte di tanto disastro e di tante negligenze ed omissioni ci saremmo aspettati ben altra sensibilità da parte della prima cittadina. Non avendo, invece, ritenuto di rinunciare spontaneamente alla poltrona - atto che avrebbe meritato il nostro rispetto - e non avendo neppure voluto fare la benché minima autocritica,abbiamo ritenuto giusto e doveroso invitarla fin da subito ad andarsene rendendoci così interpreti della rabbia di tantissimi genovesi. Che la decisione di tenere aperte le scuole si sia rivelata un tragico errore e che Tursi fosse impreparato a fronteggiare l'emergenza sono dati oggettivi ed inconfutabili Se poi ci saranno responsabilità anche di altri che cercano di defilarsi, come il Presidente della Regione Burlando che è da tempo anche Commissario straordinario per la messa in sicurezza del Fereggiano, sarà la Magistratura ad
accertarle. Insieme con le modalità di spesa nel tempo per gli interventi che avrebbero dovuto sistemare il Fereggiano ed il Bisagno. A definire, senza tanti edulcoranti, inadeguata la Sindaca Vincenzi è stata addirittura "Repubblica" con un editoriale di Francesco Merlo. Ai nostrani cultori del fair play politico ad oltranza facciamo osservare che soltanto qualche tempo fa un galantuomo come il Ministro della Cultura Sandro Bondi fu martirizzato dalle opposizioni per un crollo avvenuto a Pompei a causa di forti piogge e come proprio in queste ore vengano messe in atto dai nostri avversari manovre inconfessabili per far cadere il Governo Berlusconi. Non osiamo immaginare quale sarebbe stata la reazione delle sinistre se in oggi, a Genova, ci fosse stato il centrodestra al timone, come dice quell'adagio buoni si ma sciocchi o meglio utili idioti mai. Soprattutto quando fare sconti a chi porta tragiche responsabilità non corrisponde alla volontà della gente che è spontanea ed immediata e potrebbe sembrare ipocrisia,bizantinismo di casta e di Palazzo o peggio ancora complicità. Quanto alle mani nel portafoglio - a cui giustamente esorti i politici, stai certo che non mancheremo di fare il nostro dovere. Come abbiamo sempre fatto e garantendoci, per evitare esibizionismi politici di cattivo gusto, l'anonimato.
Saluti affettuosi,

      Matteo ROSSO                              Marco Melgrati                                 Gianni Plinio
Capogruppo PDL Regione                Consigliere Reg.le Pdl                  Resp. Sicurezza Pdl Liguria

domenica 31 ottobre 2010

Genova : «Io, coordinatore cittadino vi presento il Pdl democratico»

 

Il sen. Giorgio Bornacin, in primo piano nella foto, nuovo coordinatore 
metropolitano del PDL a Genova 

La nomina è firmata dai coordinatori nazionali 28 ottobre, che per uno che da giovane ha militato nell’Msi sembra quasi un segno del destino.  
Fatto sta che il Pdl a Genova ha un nuovo coordinatore metropolitano: il senatore Giorgio Bornacin proprio nel giorno in cui Alfredo Biondi e la sua Consulta liberale decidono di rivedere la loro posizione all’interno del Popolo della Libertà. «Svolgerò il mio ruolo come i consoli dell’antica Roma che erano sempre in due: il mio vicario Cassinelli agirà in piena sintonia con me» racconta ringraziando chi, in questi mesi, ha sopperito alla mancanza di un coordinatore ufficiale.
Il lavoro non le mancherà, il partito è tutto da costruire «Comincio subito consultando i membri del coordinamento, i consiglieri comunali quelli dei Municipi e i presidenti delle delegazioni. Soprattutto questi ultimi, sono quelli che rappresentano il Pdl al governo in città».
Anche nei Municipi ci sono forti mal di pancia
«Lo dico chiaro e che valga per tutti: in questo partito d’ora in poi ci confronteremo tanto e su tutto. Poi si prenderanno delle decisioni alle quali si dovrà sottostare: è la democrazia interna che deve vigere anche nel nostro partito».
E ci vuole anche un Pdl più attento ai quartieri. Meno esibizioni in giacca e cravatta e più attenzione alla periferia.
«Ho già preso contatti con alcuni esponenti per portare nei quartieri l’incontro “Voce alla gente”. Bisogna andare ovunque per costruire un progetto di città».
Ad un progetto di città lavora anche Enrico Musso. Secondo lei Berlusconi gli farà cambiare idea?
«Me lo auguro ma allo stesso tempo spero che Musso capisca che quando si è in un gruppo si discute, si analizza ma dopo le consultazioni interne si vota compatti anche ingoiando dei rospi. Mi rammarico per la sua intervista a Repubblica, davvero poco elegante».
Musso fuori dal Pdl ma candidato sindaco del centrodestra?
«Ora non si può escludere nulla: le candidature vanno scelte dopo il progetto su Genova. Ricordiamoci che il nostro avversario è il Pd oggi cinghia di trasmissione della Cgil». 
Da www.ilGiornale.it  del 31 Ottobre 2010

venerdì 22 gennaio 2010

Caro Enrico, rappresenti un popolo. Non buttarti via



 
L’altro giorno ero a letto, semidistrutto dal virus 
intestinale che sta decimando la città, 
quando ho ascoltato la dichiarazione 
di voto del senatore del Pdl Enrico Musso 
sul processo breve. 
Anzi, per la precisione, la dichiarazione di non voto.

A quel punto, il dolore è aumentato ancor di più. Perché credo che quella dichiarazione di voto sia stata un grandissimo errore politico. E non perché non in linea con le indicazioni del Pdl.
È già capitato in passato che il senatore Musso - ad esempio, sul caso di Eluana Englaro o sulla moschea - avesse pareri diversi da quello maggioritario nel suo partito. Ma mai mi sono sognato di dire che quei pareri erano grandissimi errori politici. Anzi, anche se quelle idee non coincidevano con le mie, le ho accolte con soddisfazione. Perché un partito dove si discuta e che non sia una caserma è un partito più ricco, più vivo, più interessante. E arrivo a dire che di Musso ce ne vorrebbero di più.
Fin dalla sua candidatura a sindaco, Enrico ha saputo dimostrare di essere uno spirito libero. E - pur con il peccato originale di non essere votato in un’elezione con le preferenze dal giorno in cui fu eletto consigliere comunale del Pli in Comune di Genova - è certamente un valore aggiunto per il suo partito. E, a differenza di altre, la sua non è stata una candidatura sbagliata.
Il problema è che ci sono giorni in cui la libertà di coscienza è un lusso. In cui la libertà confina con l’anarchia intellettuale. E l’anarchia intellettuale non è un valore in politica. Soprattutto se rischia di essere strumentalizzata.
A mio parere, è quello che sta succedendo in questi giorni. Perchè, diciamolo chiaramente, il non voto di Musso non ha cambiato di una virgola l’esito dello scrutinio di Palazzo Madama sul processo breve. Più di trenta voti di scarto c’erano e più di trenta sono rimasti. E anche l’acrobazia procedurale di non votare per evitare un’astensione che al Senato vale come voto contrario è una raffinatezza apprezzabile, ma eccessiva per il grande pubblico.
Il problema è che, stavolta, si votava su un provvedimento fatto anche per sottrarre il presidente del Consiglio a quella che, a tratti, sembra una persecuzione giudiziaria. E così l’unico risultato concreto del voto di Musso è stato quello di farne un eroe per una certa sinistra: l’eletto nelle liste di Berlusconi che ha il coraggio di cantarle a Berlusconi. Tanto da meritarsi un corsivo di Sebastiano Messina su Repubblica per il fatto di essere stato tacitato dopo un minuto di intervento, per spegnimento del microfono. Peccato che - come Musso ha onestamente riconosciuto - il microfono che si spegne dopo un minuto sia espressamente previsto dal regolamento del Senato per le dichiarazioni di voto in dissenso. Oibò, i paladini della legalità ad ogni costo vogliono violare i regolamenti?
Il problema, fra l’altro, è che la posizione di Musso è riuscita anche a scontentare la stessa Repubblica. E cinquantacinque pagine dopo, nelle pagine liguri, Ava Zunino, pezzo pregiatissimo dell’argenteria di famiglia del Lavoro e giornalista per nulla faziosa, se la prende con Musso per la sua posizione pilatesca sul processo breve: nè sì, nè no.
Insomma, il risultato della dichiarazione di voto di Musso è quella di aver scontentato tutti, perdendo voti dagli elettori di centrodestra, senza guadagnarne fra quelli di centrosinistra. E questo per chi si candida a mandare a casa la giunta fallimentare di Marta Vincenzi non è il massimo dei risultati possibili.
Ultimo punto: Musso ha spiegato che il suo non voto è stato dovuto anche al fatto che non si è detto chiaramente che era una norma ad personam. E, sinceramente, mi pare una motivazione curiosa, una sorta di processo alle intenzioni della legge.
Ok, facciamolo pure questo processo. Purchè sia un processo breve.

Massimiliano Lussana 

Da www.ilGiornale.it  del 22 Gennaio 2010