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giovedì 30 maggio 2024
lunedì 30 aprile 2012
Alassio - Angelo Galtieri di "Insieme X" pone una domanda ed alcune ovvie riflessioni sull'argomento: Quale futuro per le spiagge Alassine ?
Angelo Galtieri, di "Insieme X", consigliere comunale d'Opposizione
Quale futuro per le spiagge Alassine ?
Grazie ad una interpretazione del bando di concorso per l'affidamento degli stabilimenti balneari comunali Adelasia, Cadorna e Ponente, estremamente garantista verso la società cooperativa Ma.Ris. , oggi Alassio perde ulteriori imprenditori balneari, oltre all'assegnazione delle S.L.A..
Grazie ad una interpretazione fumosa e giuridicamente insostenibile, da parte dell'Amministrazione comunale, oggi ad Alassio si sta perpetrando un'ingiustizia clamorosa nei confronti di alcuni imprenditori balneari Alassini.
Grazie all'assordante silenzio del Presidente dell'Associazione dei Bagni Marini e di tutta la categoria, inizia oggi la colonizzazione delle nostre aziende balneari che su questo modello porterà nel 2015 tutto un comparto economico Alassino sotto il controllo, non di multinazionali estere, ma di rassicuranti cooperative.
Tutto questo in spregio ad impegni elettorali assunti da questa Amministrazione che doveva tutelare le imprese locali, garantire l 'occupazione ai residenti e mantenere la ricchezza economica prodotta nel circuito locale.
Oggi nove S.L.A. sono state affidate alla Cooperativa sociale Arcadia (non si potevano gestire in house?). La spiaggia Levante é stata assegnata alla società CON.I.COS per adempiere agli impegni concordati per l'operazione Grand Hotel; tre Spiagge (Adelasia -Cadorna -Ponente) sono state assegnate ad un altra cooperativa grazie ad un' appalto scritto su misura per escludere qualcuno: un gestore reo di non possedere il titolo di studio superiore (fondamentale per fare il bagnino), una società alassina rea di aver omesso una banale autocertificazione che la esclude di fatto dal bando; mentre alla cooperativa Spezzina priva del codice Ateco (requisito fondamentale richiesto dal bando pena esclusione) è stato consentito di integrare fuori dai termini il suddetto requisito e quindi di partecipare e vincere.
Tutto ciò merita una seria discussione, affrontata in maniera oggettiva al di là delle appartenenze politiche o simpatie personali, tenendo ben presente che questo è innanzitutto un problema di rispetto delle regole da parte dell'Amministrazione, nonché di rispetto per chi da anni opera su queste spiagge producendo ricchezza che riversa nell'economia cittadina.
L'attuale esclusione dalla gestione delle spiagge di 14 famiglie alassine è solo l'inizio di un percorso, che nel 2015, troverà l'epilogo con l'attribuzione delle concessioni a favore di operatori economici “foresti”.
Per quanto riguarda il mio ruolo di Consigliere comunale continuerò ad oppormi a questa deriva, fortemente evidenziata dalla risposta del Sindaco alla mia interrogazione del 26 Aprile.
Risposta che denota la mancanza di volontà ad invertire questo percorso già segnato se la categoria balneare non saprà reagire compatta alla mattanza in atto.
Al fine di una valutazione serena ed oggettiva a sostegno di quanto denunciato, sono a disposizione sul sito www.insiemex.org i documenti, tutti gli atti amministrativi nonché le dichiarazioni dell'Amministrazione comunale.
Angelo Galtieri
Consigliere Comunale - "Insieme X"
venerdì 6 aprile 2012
Alassio - Appalto per le 3 spiagge comunali vinto dalla Coop "Ma.ris." di La Spezia. Le 9 spiagge "libere attrezzate" (SLA), due delle quali dotate di chiosco bar, saranno gestite da un'associazione temporanea d'impresa creata dalle Cooperative sociali "Arcadia" e "Il Cammino" mentre nei 2 chioschi lavoreranno gli studenti dell'Istituto Alberghiero
sabato 24 dicembre 2011
Alassio - Nuove sanzioni della Guardia di Finanza per la gestione 2010 delle 7 spiagge libere attrezzate comunali
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martedì 19 luglio 2011
Alassio - Controlli del Comune sulle Sla "spiagge libere attrezzate" per il rispetto degli spazi liberi
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mercoledì 9 marzo 2011
Alassio, “caos spiagge”: le proposte della Lista Avogadro
La spiaggia di Alassio col suo splendido mare
«Per uscire dal caos in cui l’attuale amministrazione ha fatto precipitare la gestione delle spiagge comunali di Alassio», “A come Alassio – Lista Avogadro” propone nel suo programma alcuni indirizzi che «porterebbero a superare gli attuali problemi, restituendo soprattutto le spiagge agli Alassini».
- “Utilizzare le concessioni di Stabilimenti Balneari e Spiagge Libere Organizzate (S.L.O..) per garantire un’occupazione ai giovani alassini i quali dovranno avere canali preferenziali in sede di aggiudicazione”.
- ” Coloro che saranno individuati per la gestione dovranno essere inquadrati con regolare contratto a tempo determinato per la durata della stagione estiva (6/7 mesi, da Aprile a Settembre/Ottobre). Saranno sottoposti a controlli di gestione a campione più volte alla settimana in modo da garantire un buon grado di efficienza ed impedire qualsiasi abuso o problema di evasione”.
- “Prevedere una tessera per i residenti che dia diritto ad usufruire, tramite le strutture S.L.O. e gli Stabilimenti Balneari, di prezzi calmierati e molto convenienti, come accade oggi con i parcheggi a pagamento”.
- “La gestione degli Stabilimenti Balneari e soprattutto delle S.L.O. non deve avere finalità di lucro ma deve costituire un servizio agli Alassini indirizzando gli introiti verso servizi al cittadino o in attività di promozione turistica”.
- “Le S.L.O. devo essere, finalmente, a tutti gli effetti spiagge libere, seguendo in modo corretto le linee guida della Regione Liguria, garantendo gli spazi di spiaggia libera previsti dalla legge e fornendo una risposta concreta a chi non vuole o non può spendere per andare in spiaggia”.
- “S.L.O. e Stabilimenti Balneari devono essere all’avanguardia per ciò che riguarda ordine, pulizia e decoro sia nel periodo estivo che in quello invernale”.
Emanuele Schivo, responsabile per le aree demaniali di “A come Alassio – Lista Avogadro” sottolinea come «dall’applicazione ed il rispetto di questi sei punti possa ripartire, sia sotto il profilo dell’immagine che da quello della trasparenza amministrativa, il rilancio di una realtà importantissima per Alassio che una gestione clientelistica ha totalmente affossato».
Da Albengacorsara.it del 09 Marzo 2011
martedì 15 febbraio 2011
domenica 28 novembre 2010
Alassio - Spiagge - ACCELERAZIONE NELL’INCHIESTA
LA SETTIMANA PROSSIMA POTREBBE ESSERE DECISIVA
SAVONA. La prossima potrebbe essere la settimana decisiva per quanto riguarda l’inchiesta sulla gestione delle spiagge comunali alassine.
Per mercoledì è infatti fissata davanti ai giudici del tribunale del Riesame l’istanza presentata dall’avvocato Franca Giannotta per ottenere il dissequestro del materiale, documenti ma soprattutto soldi in contanti e assegni, a suo tempo sequestrati a Gian Emanuele Fracchia.
Uno tra i tanti indagati dell’inchiesta, ma che secondo i primi accertamenti svolti dalla procura della Repubblica di Savona avrebbe svolto un ruolo di primo piano nella vicenda della gestione delle spiagge libere organizzate (le Slo) del Comune di Alassio.
Ma non solo. Nei prossimi giorni, dopo la raffica di interrogatori effettuati nelle ultime settantadue ore al sesto piano del palazzo di giustizia e soprattutto dopo le dichiarazioni fornite al procuratore capo Francantonio Granero e al sostituto Chiara Maria Paolucci da Fabio Valenza, ex socio della Sogeba, una delle società confluite nella “Bagni di Mare”, appare più che probabile che l’autorità giudiziaria savonese decida di dare una accelerazione all’inchiesta.
Magari tornando a interrogare qualcuno degli indagati, a partire dagli assessori comunali Fabrizio Calò e Rocco Invernizzi, che sino ad oggi hanno scelto la strada di non rispondere alle domande rivolte loro dagli inquirenti.
L’impressione che emerge dalla fitta cortina di riserbo innalzata sin dal primo momento intorno alla vicenda, è che la procura savonese sia ormai vicina a chiudere il cerchio della clamorosa inchiesta.
Puntando la propria attenzione non tanto su quelle persone che hanno avuto in concessione negli ultimi anni, e in modo particolare a partire dal 2008, la gestione delle spiagge comunali alassine e vi hanno effettivamente lavorato, quanto su quelle che invece si trovavano ad un livello più alto.
Amministratori di società e cooperative che prima facevano parte di Gescomare e che poi sono confluite nella società Bagni di Mare. Quella che sembra esser finita a tutti gli effetti nel mirino dell’autorità giudiziaria.
Che sta cercando di capire le regole con le quali le spiagge comunali di Alassio venivano date in concessione.
Per mercoledì è infatti fissata davanti ai giudici del tribunale del Riesame l’istanza presentata dall’avvocato Franca Giannotta per ottenere il dissequestro del materiale, documenti ma soprattutto soldi in contanti e assegni, a suo tempo sequestrati a Gian Emanuele Fracchia.
Uno tra i tanti indagati dell’inchiesta, ma che secondo i primi accertamenti svolti dalla procura della Repubblica di Savona avrebbe svolto un ruolo di primo piano nella vicenda della gestione delle spiagge libere organizzate (le Slo) del Comune di Alassio.
Ma non solo. Nei prossimi giorni, dopo la raffica di interrogatori effettuati nelle ultime settantadue ore al sesto piano del palazzo di giustizia e soprattutto dopo le dichiarazioni fornite al procuratore capo Francantonio Granero e al sostituto Chiara Maria Paolucci da Fabio Valenza, ex socio della Sogeba, una delle società confluite nella “Bagni di Mare”, appare più che probabile che l’autorità giudiziaria savonese decida di dare una accelerazione all’inchiesta.
Magari tornando a interrogare qualcuno degli indagati, a partire dagli assessori comunali Fabrizio Calò e Rocco Invernizzi, che sino ad oggi hanno scelto la strada di non rispondere alle domande rivolte loro dagli inquirenti.
L’impressione che emerge dalla fitta cortina di riserbo innalzata sin dal primo momento intorno alla vicenda, è che la procura savonese sia ormai vicina a chiudere il cerchio della clamorosa inchiesta.
Puntando la propria attenzione non tanto su quelle persone che hanno avuto in concessione negli ultimi anni, e in modo particolare a partire dal 2008, la gestione delle spiagge comunali alassine e vi hanno effettivamente lavorato, quanto su quelle che invece si trovavano ad un livello più alto.
Amministratori di società e cooperative che prima facevano parte di Gescomare e che poi sono confluite nella società Bagni di Mare. Quella che sembra esser finita a tutti gli effetti nel mirino dell’autorità giudiziaria.
Che sta cercando di capire le regole con le quali le spiagge comunali di Alassio venivano date in concessione.
Da www.ilSecoloxix.it del 28 Novembre 2010
domenica 21 novembre 2010
Alassio - Tra le spiagge della Baia del Sole spunta la Massoneria
L'affollato litorale alassino con i soliti "Vu Cumprà" carichi di merce contraffatta da proporre ai turisti
La Procura indaga sui 'Bagni di mare' e gli indagati sono al momento dodici tra assessori, funzionari, dirigenti della societa' e sub concessionari
Spiagge e massoneria. Ad Alassio, un tempo 'perla della Riviera', non si parla d'altro.
Lo rivela oggi Repubblica-cronaca di Genova anche se l'inchiesta sulle 'spiagge d'oro' (soldi evasi e forse mai finiti nelle casse del Comune) e' stata avviata gia' mesi fa dalla Procura della Repubblica di Savona.
L'articolo rivela l'esistenza della massoneria e quindi scrive uno dei nomi dei 'fratelli' quello di Gianpaolo Fracchia, gia' vicesindaco, assessore, e vicepresidente regionale dell'Udc. Uno dei 12 indagati per il caso spiagge e' il figlio Gianemanuele Fracchia.
La Procura indaga sui 'Bagni di mare' e gli indagati sono al momento dodici tra assessori, funzionari, dirigenti della societa' e sub concessionari. Si e' anche parlato della nascita di una nuova loggia.
Ma Gianpaolo Fracchia precisa: 'Macche' nuova esiste da dieci anni e non c'e' niente di segreto'. Tra le accuse contestate dalla magistratura c'e' quella di peculato: i soldi provenienti della gestione di un bene pubblico sono finiti in tasche diverse da quelle previste dalla legge.
E poi ci sono gli aspetti burocratici relativi alle pratiche di affidamento delle spiagge.
Da www.Savonanews.it del 21 Novembre 2010
sabato 13 novembre 2010
Alassio - MINACCIÒ IL PALADINO DEGLI ARENILI CONDANNATO IERI IN TRIBUNALE
TELEFONATE DI INSULTI
E
“AVVERTIMENTI”
ALASSIO. «Tanto sappiamo dove sei. Sono anni che rompi, adesso ti rompiamo le ossa». Quando rispondendo al telefono sentì pronunciare questa frase Marcello Bellando ha avuto un sussulto, e forse anche qualche momento di timore, ma nessun dubbio su quale fosse il motivo di quelle minacce.
Da tempo, infatti, aveva cominciato una battaglia in difesa delle spiagge libere ed era stato tra i primissimi a contestare le spiagge libere attrezzate alassine, che secondo lui non rispettavano le regole.
In particolare quelle che impongono che metà della superficie sia sgombera e destinata alla libera balneazione.
E che oltretutto non fornivano adeguate indicazioni sui diritti dei bagnanti.
Una battaglia fatta di ogni tipo di iniziativa, dalla costituzione di un’associazione alla realizzazione di un sito internet, da appelli alla Regione a qualche visita a palazzo di giustizia, passando per volantinaggi e questionari.
Iniziative che evidentemente non sono piaciute molto a qualcuno, e in particolare a quei gestori che si sono sentiti presi di mira dalle rimostranze di Bellando, ma che hanno ottenuto il plauso di quanti rivendicano il diritto di poter passare qualche ora in riva al mare di fronte a casa senza dover sborsare quattrini.
«Il sole è di tutti, e il mare anche – andava spiegando Bellando, e non è giusto essere costretti a pagare per usufruirne».
Quando, l’estate scorsa, il blitz della Procura ha portato prepotentemente le vicende riguardanti le spiagge al centro dell’attenzione il “popolo delle spiagge libere” ha cominciato a far squillare il telefono di Bellando, complimentandosi con lui per averci visto giusto.
«I complimenti dovete farli alla Procura» rispondeva lui a quelle telefonate, seppure con un pizzico di orgoglio in fondo al cuore.
Di ben diverso tenore, invece, la telefonata che il paladino della libera balneazione ricevette nel settembre del 2008, quella con epiteti e minacce, arrivata proprio all’indomani di una delle tante iniziative.
Bellando non si lasciò intimorire ed anzi andò a denunciare l’accaduto alle Forze dell’Ordine, che sono riuscite ad identificare l’autore della telefonata.
Si tratta del sessantatreenne napoletano Michele De Laurentis, nei confronti del quale il giudice per le udienze preliminari Donatella Aschero ha emesso un decreto di condanna a 15 giorni di reclusione, commutati in una pena pecuniaria di 570 euro.
Una decisione contro cui De Laurentis si è opposto tramite il suo legale Carlo Manti, chiamando Bellando e il suo avvocato Gianluca Nasuti in tribunale.
Arrivato davanti al giudice, però, De Laurentis ha cambiato opinione, accettando la condanna.
Da tempo, infatti, aveva cominciato una battaglia in difesa delle spiagge libere ed era stato tra i primissimi a contestare le spiagge libere attrezzate alassine, che secondo lui non rispettavano le regole.
In particolare quelle che impongono che metà della superficie sia sgombera e destinata alla libera balneazione.
E che oltretutto non fornivano adeguate indicazioni sui diritti dei bagnanti.
Una battaglia fatta di ogni tipo di iniziativa, dalla costituzione di un’associazione alla realizzazione di un sito internet, da appelli alla Regione a qualche visita a palazzo di giustizia, passando per volantinaggi e questionari.
Iniziative che evidentemente non sono piaciute molto a qualcuno, e in particolare a quei gestori che si sono sentiti presi di mira dalle rimostranze di Bellando, ma che hanno ottenuto il plauso di quanti rivendicano il diritto di poter passare qualche ora in riva al mare di fronte a casa senza dover sborsare quattrini.
«Il sole è di tutti, e il mare anche – andava spiegando Bellando, e non è giusto essere costretti a pagare per usufruirne».
Quando, l’estate scorsa, il blitz della Procura ha portato prepotentemente le vicende riguardanti le spiagge al centro dell’attenzione il “popolo delle spiagge libere” ha cominciato a far squillare il telefono di Bellando, complimentandosi con lui per averci visto giusto.
«I complimenti dovete farli alla Procura» rispondeva lui a quelle telefonate, seppure con un pizzico di orgoglio in fondo al cuore.
Di ben diverso tenore, invece, la telefonata che il paladino della libera balneazione ricevette nel settembre del 2008, quella con epiteti e minacce, arrivata proprio all’indomani di una delle tante iniziative.
Bellando non si lasciò intimorire ed anzi andò a denunciare l’accaduto alle Forze dell’Ordine, che sono riuscite ad identificare l’autore della telefonata.
Si tratta del sessantatreenne napoletano Michele De Laurentis, nei confronti del quale il giudice per le udienze preliminari Donatella Aschero ha emesso un decreto di condanna a 15 giorni di reclusione, commutati in una pena pecuniaria di 570 euro.
Una decisione contro cui De Laurentis si è opposto tramite il suo legale Carlo Manti, chiamando Bellando e il suo avvocato Gianluca Nasuti in tribunale.
Arrivato davanti al giudice, però, De Laurentis ha cambiato opinione, accettando la condanna.
L.REB.
Da www.ilSecoloxix.it del 13 Novembre 2010
venerdì 5 novembre 2010
Alassio, inchiesta spiagge: ascoltato in Procura Pino Maiellano
Pino Maiellano consigliere con delega al commercio del Comune di Alassio
Alassio. E’ stato ascoltato dai magistrati savonesi come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria sulla gestione delle spiagge comunali di Alassio.
Il consigliere comunale con delega al commercio, Pino Maiellano, è stato sentito questo pomeriggio al sesto piano di Palazzo di Giustizia dal procuratore capo Francantonio Granero e dalla sostituto Maria Chiara Paolucci.
Proseguono quindi gli interrogatori da parte della Procura che vuole far luce sulle concessioni rilasciate per la gestione delle spiagge libere attrezzate oltre che sul presunto volume d’affari non dichiarato generato dalle tariffe applicate, senza contare il passaggio nella gestione delle spiagge dalla Gescomare (società mista pubblico-privata) ai Bagni di Mare (società pubblica).
Pino Maiellano ha ribadito la regolarità delle procedure messe in atto dall’amministrazione comunale e che il Comune ha sempre rispettato le normative previste per la concessione di spiagge libere attrezzate. Al consigliere comunale alassino è stato chiesto anche del lavoro del figlio, che prestava servizio in una di queste spiagge.
Maiellano ha ribadito che il figlio è dipendente da anni della società di gestione ed effettua in estate il servizio di bagnino.
Al momento restano 12 gli indagati nell’ambito dell’inchiesta per evasione fiscale e abuso d’ufficio. Nei prossimi giorni dovrebbe essere ascoltato dai magistrati l’assessore alle società partecipate Fabrizio Calò, indagato assieme all’assessore Rocco Invernizzi e al vice segretario comunale Demetrio Valdiserra.
Da www.Ivg.it del 05 Novembre 2010
venerdì 29 ottobre 2010
Alassio - Spiagge comunali, l’ombra delle tangenti
SVOLTA NELL’INCHIESTA:
CACCIA A UN MILIONE E MEZZO MAI VERSATO
NELLE CASSE DEL MUNICIPIO
Alassio, la Procura ipotizza buste a funzionari e amministratori
per avere la gestione dei bagni attrezzati
ALASSIO.Tangenti. Avanza l’ipotesi tangenti nelle indagini sulla gestione delle spiagge di Alassio. Più che un sospetto.
È di un milione e mezzo di euro infatti la stima fatta dalla Procura sul volume d’affari generato in una stagione dalle spiagge libere attrezzate date in gestione dal Comune ai privati.
Tramite assegnazione diretta, senza gara, attraverso società pubbliche. Soldi che secondo chi indaga dovevano finire nelle casse comunali e invece non ve ne è traccia. Perché?
Denari che secondo i gestori privati delle spiagge avute in concessione non dovevano essere versati nelle casse pubbliche, in base alle convenzioni (anche “sub”convenzioni sono finite negli atti sequestrati) contestate dalla Procura. La destinazione del milione e mezzo di euro stimato dalla polizia giudiziaria è al centro degli interrogatori di questi giorni. A fronte di utili troppo bassi, denunciati dai gestori delle spiagge.
Fiumi di soldi che non si sa dove siano finiti. Negli interrogatori di questi giorni in Procura l’obiettivo è capire il perchè della mancata organizzazione di una gara pubblica per aprire il mercato dei gestori a più persone. Intanto gli agenti della polizia giudiziaria (Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto) continuano a cercare i soldi “fantasma” frutto delle loro stime del volume d’affari. Una cifra che non corrisponde agli utili troppo bassi riscontrati nei conti dei gestori privati e della ex società pubblica Gescomare (ora ”Bagni di Mare”).
Ieri pomeriggio intanto nuova tornata di interrogatori in Procura. Dopo il vicesindaco reggente di Alassio Gianni Aicardi, sentito come persona informata sui fatti la scorsa settimana, e il vice segretario generale del Comune Demetrio Valdiserra, assistito dall’avvocato Flavio Opizzo, nei giorni scorsi, è toccato ieri all’assessore al demanio Rocco Invernizzi essere convocato nell’ufficio del procuratore capo Francantonio Granero, presente anche il pm Chiara Maria Paolucci. In qualità di indagato, assistito dall’avvocato Franco Vazio.
È di un milione e mezzo di euro infatti la stima fatta dalla Procura sul volume d’affari generato in una stagione dalle spiagge libere attrezzate date in gestione dal Comune ai privati.
Tramite assegnazione diretta, senza gara, attraverso società pubbliche. Soldi che secondo chi indaga dovevano finire nelle casse comunali e invece non ve ne è traccia. Perché?
Denari che secondo i gestori privati delle spiagge avute in concessione non dovevano essere versati nelle casse pubbliche, in base alle convenzioni (anche “sub”convenzioni sono finite negli atti sequestrati) contestate dalla Procura. La destinazione del milione e mezzo di euro stimato dalla polizia giudiziaria è al centro degli interrogatori di questi giorni. A fronte di utili troppo bassi, denunciati dai gestori delle spiagge.
Fiumi di soldi che non si sa dove siano finiti. Negli interrogatori di questi giorni in Procura l’obiettivo è capire il perchè della mancata organizzazione di una gara pubblica per aprire il mercato dei gestori a più persone. Intanto gli agenti della polizia giudiziaria (Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto) continuano a cercare i soldi “fantasma” frutto delle loro stime del volume d’affari. Una cifra che non corrisponde agli utili troppo bassi riscontrati nei conti dei gestori privati e della ex società pubblica Gescomare (ora ”Bagni di Mare”).
Ieri pomeriggio intanto nuova tornata di interrogatori in Procura. Dopo il vicesindaco reggente di Alassio Gianni Aicardi, sentito come persona informata sui fatti la scorsa settimana, e il vice segretario generale del Comune Demetrio Valdiserra, assistito dall’avvocato Flavio Opizzo, nei giorni scorsi, è toccato ieri all’assessore al demanio Rocco Invernizzi essere convocato nell’ufficio del procuratore capo Francantonio Granero, presente anche il pm Chiara Maria Paolucci. In qualità di indagato, assistito dall’avvocato Franco Vazio.
L’assessore, tramite il suo legale, ha fatto sapere di avvalersi della facoltà di non rispondere. Non ha voluto rispondere alle domande dei pm: «Preferiamo produrre un dettagliato memoriale che consegneremo alla Procura al più presto», ha spiegato l’avvocato. A Invernizzi i magistrati, assistiti dalla polizia giudiziaria della capitaneria di porto, hanno contestato gli abusi in atti d’ufficio in merito all’affidamento delle concessioni demaniali. A margine dell’interrogatorio è emersa la questione del milione e mezzo di euro.
Tangenti è l’ipotesi su cui gli inquirenti stanno lavorando.
Un’ipotesi di lavoro che in Procura vogliono approfondire, testimoniata dal fatto che il procuratore Granero si è opposto nei giorni scorsi al dissequestro dei soldi in contanti (circa 30 mila euro) più gli assegni, trovati arrotolati in casa di un paio di indagati, tra cui Gian Emanuele Fracchia e Giancarlo Capasso (società “AltaMarea”), tutelati dall’avvocato Franca Giannotta. È stato lo stesso procuratore insieme al pm Paolucci, a firmare nei giorni scorsi un nuovo atto di sequestro dei soldi e beni di cui il Tribunale del Riesame (giudici Giovanni Zerilli, Marco Canepa e Francesco Meloni) aveva disposto la restituzione. Ai proprietari che si erano presentati in Procura forti del provvedimento del Riesame (”carenti le motivazioni del sequestro”), è stato notificato infatti un nuovo atto di sequestro.
«Siamo rimasti stupiti, anche perchè avevamo dimostrato la provenienza dei soldi» spiega Giannotta.
Soldi destinati a pagare gli stipendi di altre società gestite dagli indagati.
Tangenti è l’ipotesi su cui gli inquirenti stanno lavorando.
Un’ipotesi di lavoro che in Procura vogliono approfondire, testimoniata dal fatto che il procuratore Granero si è opposto nei giorni scorsi al dissequestro dei soldi in contanti (circa 30 mila euro) più gli assegni, trovati arrotolati in casa di un paio di indagati, tra cui Gian Emanuele Fracchia e Giancarlo Capasso (società “AltaMarea”), tutelati dall’avvocato Franca Giannotta. È stato lo stesso procuratore insieme al pm Paolucci, a firmare nei giorni scorsi un nuovo atto di sequestro dei soldi e beni di cui il Tribunale del Riesame (giudici Giovanni Zerilli, Marco Canepa e Francesco Meloni) aveva disposto la restituzione. Ai proprietari che si erano presentati in Procura forti del provvedimento del Riesame (”carenti le motivazioni del sequestro”), è stato notificato infatti un nuovo atto di sequestro.
«Siamo rimasti stupiti, anche perchè avevamo dimostrato la provenienza dei soldi» spiega Giannotta.
Soldi destinati a pagare gli stipendi di altre società gestite dagli indagati.
Alberto Parodi
Da www.ilSecoloxix.it del 29 Ottobre 2010
giovedì 28 ottobre 2010
Alassio - Inchiesta spiagge: Invernizzi non risponde ai pm, pronto memoriale della difesa
Il Palazzo del Tribunale di Savona dove si trovano
gli Uffici della Procura della Repubblica
Savona. E’ stato interrogato questo pomeriggio dalla Procura savonese l’assessore del Comune di Alassio Rocco Invernizzi, indagato assieme al dirigente Demetrio Valdisserra e l’assessore Fabrizio Calò, ed altre nove persone, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione delle spiagge comunali alassine.
L’ipotesi di reato contestata ad Invernizzi è abuso in atti d’ufficio. Davanti al procuratore capo Francantonio Granero e la pm Maria Chiara Paolucci l’assessore comunale, assistito dall’avvocato Franco Vazio, non ha voluto rispondere alle domande dei magistrati savonesi.
L’avvocato ha annunciato la consegna agli uffici della Procura di un memoriale difensivo.
“Il mio assistito è estraneo alla vicenda e ai fatti che gli vengono contestati, secondo le sue informazioni il Comune di Alassio ha svolto tutte le pratiche relative alla gestione delle spiagge comunali in maniera corretta”.
Secondo l’accusa invece i gestori avrebbero applicato tariffe più alte per ottenere l’affidamento delle spiagge libere organizzate, con prezzi più simili a uno stabilimento privato che a una spiaggia convenzionata.
Inoltre, nonostante i notevoli incassi, un gruppo consistente di imprenditori avrebbe denunciato all’Erario utili assai irrisori. Al vaglio degli organi inquirenti anche le fasce di banconote trovate dalle forze dell’ordine nelle case di alcuni dei dodici indagati.
Secondo quanto trapelato in casa di uno degli indagati sono stati trovati 30 mila euro in contanti nascosti nella cassaforte.
E poi c’è la pista delle infiltrazioni massoniche che, secondo l’accusa, potrebbe spiegare le presunte “facilitazioni” concesse ad alcuni ma negate ad altri nel rilascio delle concessioni.
Da www.Ivg.it del 28 Ottobre 2010
giovedì 12 agosto 2010
Alassio - Inchiesta spiagge, adesso spunta una valanga di soldi in contanti
Sarebbero stati trovati nelle case di alcuni indagati
durante le perquisizioni
ALASSIO. Soldi, tanti soldi. In contanti e non. Migliaia e migliaia di euro. Come mai così tanti tenuti in casa?
La provenienza? Perchè custoditi tra le mura domestiche e non in banca per esempio? Soldi che possono essere collegabili con le ipotesi d’indagine della Procura portata avanti dalla polizia giudiziaria per peculato e abuso d’ufficio?
Sono gli interrogativi su cui stanno lavorando in queste ore gli inquirenti dopo averli trovati durante alcune delle perquisizioni domiciliari sabato scorso nell’ambito dell’inchiesta nata dal blitz sulle spiagge libere attrezzate date in gestione dal Comune.
La provenienza? Perchè custoditi tra le mura domestiche e non in banca per esempio? Soldi che possono essere collegabili con le ipotesi d’indagine della Procura portata avanti dalla polizia giudiziaria per peculato e abuso d’ufficio?
Sono gli interrogativi su cui stanno lavorando in queste ore gli inquirenti dopo averli trovati durante alcune delle perquisizioni domiciliari sabato scorso nell’ambito dell’inchiesta nata dal blitz sulle spiagge libere attrezzate date in gestione dal Comune.
Un blitz con controlli simultanei portati a termine dai militari della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza insieme agli agenti della polizia giudiziaria, coordinati dalla Procura.
Durante le perquisizioni non è passata inosservata l’ingente mole di denaro in contanti trovata a disposizione di alcuni degli indagati nelle loro abitazioni.
Soldi che, come precisa l’avvocato Franco Vazio, non sono stati rinvenuti a casa dei suoi assistiti, gli assessori alassini con deleghe al demanio e società partecipate Invernizzi e Calò. «Sul verbale di perquisizione c’è scritto che l’esito è stato nullo» si limita a dire il legale.
Intanto gli inquirenti stanno lavorando all’ipotesi di reato legato al fatto che il Comune per liquidare i soci privati dopo il buco riscontrato nell’ex società mista pubblico-privato Gesco Mare (ora “SBM Società Bagni di Mare”) abbia prolungato, con stime di valore arbitrario, la durata della concessione delle spiagge libere attrezzate (di fatto blindandole rispetto ad una gara pubblica). Per permettere il rientro della loro liquidazione. Da parte dell’avvocato Franco Vazio la tranquillità «di aspettare gli esiti delle indagini della magistratura. I miei assistiti sono sereni».
Rocco Invernizzi, intanto, si difende: «Sono sereno, perché ho fiducia nel lavoro degli uffici comunali e dei dirigenti, che hanno sempre dato parere favorevole ad ogni atto relativo alle spiagge libere attrezzate approvato dalla giunta».
Invernizzi, come il collega di giunta Fabrizio Calò mostra stupore: «Resto a disposizione per fornire i chiarimenti che la magistratura vorrà eventualmente chiedermi relativamente agli aspetti demaniali – afferma Invernizzi mentre per quanto riguarda la gestione delle società partecipate del Comune la stessa non rientra nei compiti a me assegnati».A.P. / L.R.
Da www.ilSecoloxix.it del 12 Agosto 2010
lunedì 9 agosto 2010
ALASSIO - L’AGENZIA DELLE ENTRATE NEL POOL INVESTIGATIVO
Spiagge libere attrezzate la Procura
“scava” nei bilanci
Il sospetto: introiti bassi rispetto alle tariffe
Altre località nel mirino
ALASSIO - Evasione fiscale, ma non solo. Troppo bassi gli incassi dichiarati a fronte di tariffe non certo di favore per i servizi offerti dagli stabilimenti balneari pubblici e dalle spiagge libere attrezzate comunali.
Strutture date in gestione a società partecipate e poi girate a cooperative che in teoria dovrebbero fornire al pubblico prezzi più bassi di quelli riscontrati durante il blitz della polizia giudiziaria della Procura.
Strutture date in gestione a società partecipate e poi girate a cooperative che in teoria dovrebbero fornire al pubblico prezzi più bassi di quelli riscontrati durante il blitz della polizia giudiziaria della Procura.
A fronte di una quota fissa comunque versata in Comune. Ora dei conti degli stabilimenti balneari sotto inchiesta si occupano anche gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate.
Dodici gli indagati nell’inchiesta della procura sulle spiagge pubbliche comunali date in affidamento alla società pubblica “SBM Bagni di Mare” (ex Gescomare, costituitasi il 29 aprile 2006).
Controlli e indagini che si sono estesi ad ulteriori spiagge dei centri limitrofi.
Controlli e indagini che si sono estesi ad ulteriori spiagge dei centri limitrofi.
Gli inquirenti hanno non soltanto visionato tutta la documentazione riguardante gli aspetti fiscali e il rispetto delle regole sulla balneazione, ma hanno anche interrogato lungamente i gestori, i bagnini e persino i bagnanti.
Una sorta di ricognizione attenta e approfondita dell’attività delle spiagge, e anche sulla loro gestione per poi poter esaminare il flusso di denaro legato alle entrate e capire se c’è o meno proporzionalità.
Sopralluoghi non solo sulle spiagge, ma anche in Comune ad Alassio, per visionare e fotocopiare tutta la documentazione riguardante le spiagge libere attrezzate e gli stabilimenti balneari comunali dati in concessione. Concentrandosi in particolare sui criteri di assegnazione.
Nel mirino gli amministratori della società e i vertici delle tre cooperative coinvolte nella gestione delle spiagge. Gli inquirenti hanno anche acquisito contratti e convenzioni tra Comune e SBM (Società Bagni di Mare), il cui capitale sociale risulta essere ad aprile di quest’anno di 110 mila euro.
Oggetto degli approfondimenti è anche il lavoro di Corrado Barbero, amministratore unico della società partecipata.
Sopralluoghi non solo sulle spiagge, ma anche in Comune ad Alassio, per visionare e fotocopiare tutta la documentazione riguardante le spiagge libere attrezzate e gli stabilimenti balneari comunali dati in concessione. Concentrandosi in particolare sui criteri di assegnazione.
Nel mirino gli amministratori della società e i vertici delle tre cooperative coinvolte nella gestione delle spiagge. Gli inquirenti hanno anche acquisito contratti e convenzioni tra Comune e SBM (Società Bagni di Mare), il cui capitale sociale risulta essere ad aprile di quest’anno di 110 mila euro.
Oggetto degli approfondimenti è anche il lavoro di Corrado Barbero, amministratore unico della società partecipata.
Gli inquirenti cercano di capire dalla documentazione acquisita la regolarità di autorizzazioni e assegnazioni e soprattutto eventuali flussi di denaro nascosti al fisco.
E soprattutto se c’è trasparenza e corrispondenza tra i contratti di convenzioni e quanto in realtà pagato dai bagnanti.
Tariffe che non dovrebbero essere al pari dei bagni privati.
Tariffe che non dovrebbero essere al pari dei bagni privati.
Alberto Parodi
Da www.ilSecoloxix.it del 09 Agosto 2010
sabato 7 agosto 2010
Alassio - Blitz congiunto della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza negli stabilimenti SLA del Comune
Una prospettiva dell'arenile di Alassio con le sue spiagge
Oggi verso le ore 12 sul litorale alassino ha avuto luogo un blitz
congiunto della Capitaneria di Portoe della Guardia di Finanza
che ha interessato le spiagge del Comune definite
SLA (spiagge libere attrezzate).
congiunto della Capitaneria di Portoe della Guardia di Finanza
che ha interessato le spiagge del Comune definite
SLA (spiagge libere attrezzate).
L'operazione interforze si è svolta su tutto l'arenile alassino ove si trovano spiagge libere attrezzate (SLA) ex GescoMare di competenza del Comune di Alassio.
A quanto si è appreso pare abbiano avuto luogo anche perquisizioni nelle abitazioni degli assegnatari degli stabilimenti.
L'operazione a quanto sembra è volta all'accertamento delle procedure di assegnazione degli stabilimenti nonché alla conduzione degli stessi ed alle modalità di versamento della quota spettante al Comune stesso.
Tutta l'operazione è scaturita dagli accertamenti preventivi svolti dalla Procura della Repubblica di Savona guidata dal Procuratore capo, dott. Francantonio Granero.
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